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Cous cous siciliano con verdure e legumi

Cous cous siciliano con verdure e legumi: ricetta e storia

Dalla costa di Trapani all’entroterra dei Sicani: mille anni di storia araba riadattata dalla cucina contadina con quello che l’orto offre.

Il cous cous siciliano non è un piatto preso in prestito: è un piatto che è diventato siciliano nel giro di mille anni, talmente radicato nella tradizione dell’isola da essere considerato parte integrante dell’identità gastronomica trapanese e, con variazioni significative, di gran parte dell’entroterra occidentale. Gli arabi lo portarono in Sicilia nell’827, insieme ai sistemi di irrigazione, agli agrumi e alle spezie orientali, e qui trovò un terreno così fertile che non se ne è più andato. Mentre nel resto d’Italia il cous cous rimane un piatto esotico importato, aTrapanie nei borghi dell’entroterra è semplicemente cibo di casa.

La versione originale è quella di pesce: ilcous cous alla trapanese, con il brodo di pesci di scoglio, il ghiaccio per la mantecatura, la macinatura fine della semola. Ma la cucina siciliana non si è mai fermata davanti a un ingrediente mancante, e quando il pesce non c’era, perché si viveva nell’entroterra lontano dal mare, perché era Quaresima, perché era venerdì, perché semplicemente non si aveva denaro per comprarlo, la fantasia contadina ha trovato la soluzione nell’orto. Ilcous cous con verdure e legumiè nato così: non come alternativa povera a qualcosa di più ricco, ma come risposta intelligente alla disponibilità stagionale dell’orto siciliano, con quella stessa logica che ha prodotto lacaponata, la frittedda, ilmacco di fave.

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La storia: dall’Africa del Nord all’orto siciliano

Il cous cous ha origini antichissime nel Maghreb e nell’Africa subsahariana, dove la semola di grano duro lavorata a mano con acqua salata per formare piccoli granuli era già un alimento base prima che gli Arabi la portassero nel Mediterraneo. La tecnica dell’incocciatura, il movimento circolare delle mani che lavora la semola bagnata per farla aggregare in granuli uniformi, è una delle più antiche tecniche di trasformazione del grano che esistano, e richiede una manualità che si impara solo guardando e ripetendo, non leggendo.

In Sicilia il cous cous si radicò nella provincia diTrapani, la più vicina alle coste nordafricane, dove la presenza araba fu più intensa e più duratura.San Vito Lo Capoospita ogni anno ilCous Cous Fest, diventato uno degli eventi gastronomici più importanti d’Italia, che riunisce cuochi da tutto il Maghreb e dal Mediterraneo in una gara internazionale. Ma il cous cous vero, quello che le famiglie trapanesi fanno in casa, non è quello dei ristoranti e delle gare: è quello preparato con la mafaradda, la terrina di terracotta in cui si incoccia la semola a mano, cotto nella couscoussiera di coccio sopra il brodo che sobbolle, con uno strofinaccio di cotone che sigilla il bordo per non far uscire il vapore.

Nell’entroterra siciliano, nei borghi deiMonti Sicanie delleMadonie, nelle case dei contadini che coltivavano la terra lontano dal mare, il cous cous di pesce era un lusso occasionale. Quello quotidiano, quello della settimana di magro, quello delle famiglie numerose che dovevano sfamare molte bocche con quello che l’orto e la dispensa offrivano, era fatto con le verdure e i legumi: le fave secche che si tenevano in dispensa, i ceci dell’anno prima, le patate, le cipolle, i pomodori secchi, le erbe aromatiche, lo zafferano che colorava il brodo di giallo oro. Una versione che non era mai stata scritta, tramandatissima oralmente da madre in figlia, e che oggi è quella più vicina alla sensibilità contemporanea: leggera, vegetale, profumata di spezie e di campagna.

L’incocciatura è l’atto fondativo del cous cous. Non si compra la semola precotta e si aggiunge acqua bollente: si lavora la semola grezza a mano, con movimenti circolari, bagnandola poco a poco fino a che non forma i granuli. Ci vogliono venti minuti di lavoro paziente. Il risultato è diverso da qualsiasi cous cous industriale: i granuli sono irregolari, vivi, e assorbono il brodo in modo completamente diverso.

La ricetta

4-6 personePorzioni40 min + 30 min riposoPreparazione1 oraCotturaMediaDifficoltà

Per l’incocciatura della semola

LA SEMOLA
INGREDIENTEQUANTITÀ
Semola di grano duro rimacinata500 g
Acqua fredda salata80-100 ml circa
Olio extravergine d’oliva3 cucchiai
Sale fino1 cucchiaino

Per il brodo di verdure speziato

IL BRODO
INGREDIENTEQUANTITÀ
Cipolla dorata1 grande
Sedano2 coste
Carota1
Pomodori pelati200 g
Concentrato di pomodoro1 cucchiaio
Zafferano in pistilli1 bustina
Cannella in stecca1 piccola
Chiodi di garofano2
Pepe nero in grani5-6
Alloro2 foglie
Olio extravergine d’oliva4 cucchiai
Saleq.b.
Acqua1,5 litri

Per le verdure e i legumi

VERDURE E LEGUMI
INGREDIENTEQUANTITÀ
Ceci lessati (o in scatola, scolati)250 g
Fave fresche sgranate (o surgelate)200 g
Zucchine2 medie
Melanzana1 media
Peperone rosso o giallo1
Cipolla di Giarratana (o borettana)1 grande
Pomodori secchi sott’olio4-5
Uvetta sultanina30 g (ammollo 15 min)
Pinoli30 g
Prezzemolo fresco1 mazzetto
Menta frescaqualche foglia
Olio extravergine d’oliva3 cucchiai

Procedimento

1L’incocciatura: il gesto fondanteMettere la semola nella mafaradda o in una ciotola ampia e bassa. Sciogliere il sale nell’acqua fredda. Con una mano bagnare leggermente la semola a cucchiaiate, con l’altra fare movimenti circolari ampi, come se si stesse lavando qualcosa di delicato. L’obiettivo è far formare piccoli granuli: la semola non deve bagnarsi tutta in una volta, ma progressivamente, aggiungendo poca acqua per volta. Quando i granuli si formano, aggiungere l’olio e continuare a lavorare finché la semola è tutta in granuli irregolari della dimensione di chicchi di riso piccoli. Lasciare riposare scoperta 30 minuti: i granuli si compattano e si uniformano.

2Il brodo speziatoIn una casseruola capiente fare appassire la cipolla tagliata grossolanamente con l’olio a fuoco medio. Aggiungere sedano e carota a pezzi, i pomodori pelati schiacciati con le mani, il concentrato, l’alloro, la cannella, i chiodi di garofano e il pepe in grani. Rosolare 5 minuti, poi versare l’acqua. Portare a ebollizione, abbassare il fuoco e lasciare sobbollire 30 minuti. Sciogliere lo zafferano in due cucchiai di brodo caldo e aggiungerlo alla pentola. Il brodo deve essere intenso, speziato, color oro: assaggiare e correggere di sale. Filtrare e tenere caldo.

3La cottura al vapore della semolaNella parte bassa della couscoussiera, o in una pentola capiente, mettere il brodo a sobbolire. Nella parte alta, o in uno scolapasta che vi si appoggia sopra, disporre la semola incocciata. Sigillare il bordo tra le due parti con un panno di cotone umido o con la pasta di farina e acqua (la tradizione siciliana), per non far uscire il vapore lateralmente. Cuocere a vapore per 30-40 minuti. Ogni 10 minuti aprire e sgranare delicatamente la semola con una forchetta bagnata d’olio per evitare che si attacchi. La semola è cotta quando è morbida al centro ma ancora con una leggera consistenza.

4Le verdureMentre la semola cuoce, tagliare melanzana, zucchine e peperone a cubetti di circa 2 cm. Tritare grossolanamente la cipolla. In una padella ampia scaldare l’olio e rosolare prima la cipolla fino a doratura, poi aggiungere il peperone e la melanzana. Dopo 5 minuti aggiungere le zucchine e i pomodori secchi tagliati a striscioline. Cuocere a fuoco medio-alto 10 minuti finché le verdure sono morbide ma non spappolate. Aggiungere i ceci e le fave, mescolare e cuocere altri 5 minuti. Fuori dal fuoco unire l’uvetta strizzata e i pinoli. Aggiustare di sale.

5La mantecatura finaleTogliere la semola dalla couscoussiera e metterla in una ciotola ampia. Aggiungere un mestolo abbondante di brodo caldo e mescolare con una forchetta, sgranando bene. Poi un altro mestolo, e ancora sgranare. La semola deve risultare umida ma non zupposa: ogni granulo deve essere separato e lucido. Assaggiare e correggere di sale. Coprire con un canovaccio e lasciare riposare 10 minuti: il riposo coperto è fondamentale, la semola finisce di assorbire il brodo e acquista la sua consistenza definitiva.

6Impiattare e servireDisporre la semola a cupola al centro del piatto fondo. Aggiungere le verdure e i legumi tutt’intorno e sopra. Versare qualche cucchiaio di brodo caldo direttamente sul piatto al momento di servire: il brodo non deve essere assente, è parte del piatto. Completare con foglie di prezzemolo e menta fresca spezzettate a mano. Portare in tavola la zuppiera del brodo caldo: ogni commensale ne aggiungerà quanto vuole nel proprio piatto. Servire subito, il cous cous non aspetta.

I SEGRETI DEL COUS COUS SICILIANO· La semola da usare è quella rimacinata di grano duro, non quella precotta da supermercato: il risultato è completamente diverso per consistenza e per capacità di assorbimento del brodo. · I pistilli di zafferano sono molto migliori delle bustine in polvere: metterli in ammollo in due cucchiai di brodo caldo per almeno 10 minuti prima di aggiungerli alla pentola. · Il pepe nero in grani nel brodo va messo intero, non macinato: rilascia il sapore lentamente senza essere aggressivo. Toglierlo quando si filtra il brodo. · La cannella e i chiodi di garofano danno al brodo quella nota calda e orientale che è la firma araba del piatto. Non abbondare: devono essere percepiti come sfondo, non come protagonisti. · L’uvetta è obbligatoria nella versione siciliana dell’entroterra: dà quella nota dolce che bilancia l’acidità del pomodoro e l’amaro delle verdure. Chi non la vuole intera può tenerla in ammollo più a lungo finché si gonfia e quasi scompare nel piatto. · Il brodo avanzato si conserva in frigorifero e il giorno dopo diventa ancora più buono: i sapori si fondono ulteriormente. Si usa per zuppe di legumi o per una seconda porzione di cous cous. · Il riposo coperto dopo la mantecatura non si salta mai: è il momento in cui la semola raggiunge la sua consistenza definitiva. Dieci minuti sono il minimo, venti sono meglio. · Nella versione invernale si possono sostituire le zucchine con il cavolo nero o il cavolfiore, le fave fresche con quelle secche cotte in anticipo, il peperone con i peperoni secchi reidratati: il piatto funziona con qualsiasi verdura densa di sapore.

Scritto da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi

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