Il Parco dei Monti Sicani è stato istituito nel 2014 e soppresso dal TAR nel luglio del 2019. L’ente non esiste più. Ma le foreste esistono ancora. Le aquile esistono ancora. I borghi esistono ancora. E la bellezza, stranamente, non ha aspettato il decreto.
Ci sono luoghi che esistono indipendentemente dalla burocrazia che li riconosce. I Monti Sicani sono uno di questi. Quarantamila ettari di Sicilia interna, a metà strada tra il Golfo di Palermo e la Valle dei Templi di Agrigento, percorsi dall’antico cammino di Greci, Romani, Arabi e Normanni, custoditi da borghi che sembrano fermi in un tempo difficile da definire. Un territorio che è stato parco per poco meno di cinque anni, che ha perso quella veste per una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale nel luglio del 2019, e che da allora esiste come sempre ha fatto: con la propria biodiversità, le proprie foreste, le proprie riserve naturali, i propri abitanti e le proprie tradizioni. Senza un ente che lo coordini. Ma anche senza che nessuno abbia pensato di portarsi via le querce.
Vale la pena raccontarlo con onestà, questo territorio. Vale la pena dire che cosa era il Parco, perché è stato soppresso, che cosa resta oggi, e perché tutto questo dovrebbe interessare a chiunque ami la Sicilia che non si vede dalla costa.
Il parco è stato soppresso. La natura no. E la natura, in questo caso, è molto più testarda di qualsiasi decreto.
Il Parco: cinque anni di vita, una sentenza di morte
Il Parco Naturale Regionale dei Monti Sicani è stato istituito ufficialmente il 19 dicembre 2014 dalla Regione Siciliana. Era il quinto parco naturale regionale dell’isola per ordine di istituzione, e il terzo per superficie: 43.687 ettari distribuiti tra dodici comuni a cavallo delle province di Palermo e Agrigento. I comuni erano Bivona, Burgio, Cammarata, Castronovo di Sicilia, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Giuliana, Palazzo Adriano, Prizzi, San Giovanni Gemini, Santo Stefano Quisquinia e Sambuca di Sicilia, sei per ciascuna provincia.
Il progetto aveva una logica chiara e ambiziosa: mettere in connessione quattro riserve naturali orientate preesistenti, che fino ad allora operavano in modo separato e spesso con risorse insufficienti, creando un sistema unitario capace di gestire la conservazione della natura su scala territoriale. A quelle quattro riserve si aggiungevano quindici Siti di Importanza Comunitaria e una vasta Zona di Protezione Speciale. L’insieme, nelle intenzioni, doveva diventare uno strumento di sviluppo sostenibile per un’area tra le più belle e tra le più dimenticate della Sicilia interna.
Il Parco non ha fatto in tempo a dispiegare le sue potenzialità. Nel luglio del 2019, a seguito di un ricorso presentato da alcuni dei comuni interessati, il Tribunale Amministrativo Regionale ha pronunciato la sentenza di soppressione dell’ente. Le ragioni giuridiche della sentenza riguardano vizi procedurali nell’iter istitutivo del parco, non la validità o l’importanza del patrimonio naturale che il parco si proponeva di tutelare. Le quattro riserve naturali che erano state inglobate nel parco sono tornate alla loro autonomia originaria. Il territorio è rimasto quello che era.
Quello che esiste ancora: la natura che nessuna sentenza tocca
Togliere il Parco ai Monti Sicani non è come togliere la cornice a un quadro. Il quadro è ancora lì, intatto, con tutti i suoi colori. Circa ventimila ettari di foreste, tra i più estesi della Sicilia, coprono i versanti del massiccio con un manto di querce, faggi, frassini, lecci e pini che cambia colore a ogni stagione. In primavera il verde è talmente intenso da sembrare inverosimile per chi è abituato all’aridezza dell’entroterra siciliano d’estate. In autunno il rosso e l’ocra del fogliame si mescolano con il grigio della roccia calcarea in un paesaggio che non ha niente da invidiare alle più celebrate foreste appenniniche.
La biodiversità vegetale del territorio è straordinaria. La flora censita comprende specie mediterranee, specie europee e eurasiatiche, e soprattutto un tasso di endemismi pari al sette per cento del totale, con alcune specie circoscritte ai soli Monti Sicani e non presenti in nessun altro luogo della Sicilia. La geodiversità del substrato, che passa dal calcare al gesso, dall’argilla al flysch, crea una varietà di microambienti che spiega questa ricchezza floristica: ogni tipo di suolo seleziona le sue specie, e l’insieme è un mosaico di habitat che gli ecologi chiamano, con una certa ragione, uno dei punti di massima biodiversità dell’Italia meridionale.
La fauna risponde con la stessa ricchezza. Nei cieli dei Monti Sicani volano l’aquila reale, il falco pellegrino, il lanario, il gheppio, la poiana, il nibbio reale. Tra i mammiferi sono presenti il gatto selvatico, la volpe, la martora, il cinghiale, la lepre siciliana. I laghi artificiali di Fanaco e Gammauta, che trattengono le acque dei fiumi Platani e Sosio, sono mete di sosta per numerose specie di uccelli migratori e ospitano pesci come la trota, la carpa, il persico e l’anguilla. Il Fiume Sosio, che attraversa il cuore del territorio prima di diventare Verdura e sfociare nel Canale di Sicilia, è uno dei corsi d’acqua più integri della Sicilia centro-occidentale.
Il territorio dei Monti Sicani ospita endemismi vegetali che non esistono in nessun altro posto della Sicilia. Non lo sapeva quasi nessuno quando c’era il Parco. Lo sa ancora meno gente adesso che il Parco non c’è più.
Le quattro riserve naturali: i presidi che resistono
Restituite alla loro autonomia dopo la soppressione del Parco, le quattro riserve naturali orientate dei Monti Sicani continuano a essere i nodi principali della rete di protezione di questo territorio. Ognuna ha una personalità propria, una storia propria e un ecosistema proprio.
La Riserva Naturale Orientata Monte Cammarata si estende intorno alla vetta omonima, che con i suoi 1.578 metri è la più alta dei Monti Sicani e uno dei punti di riferimento visivi di tutta la Sicilia centro-occidentale. La riserva è caratterizzata da boschi di leccio e roverella che ricoprono i versanti fino a quote elevate, da praterie d’alta quota con specie floristiche di interesse scientifico, e da una fauna rupicola di grande pregio che include l’aquila reale e il lanario. La posizione isolata e la relativa difficoltà di accesso hanno preservato Monte Cammarata da un’eccessiva pressione turistica, rendendola una delle riserve più integre e meno frequentate della Sicilia.
La Riserva Naturale Orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio si estende su un territorio di grande complessità paesaggistica, che comprende le forre calcaree del fiume Sosio, il lago artificiale di Gammauta, boschi misti di querce e frassini e ampie radure dove la vegetazione si apre su panorami di grande respiro. Il fiume Sosio scorre in un canyon dal profilo scenografico, con pareti verticali che ospitano colonie di rapaci. La riserva include anche porzioni del territorio del comune di Bivona, in provincia di Agrigento, e di Chiusa Sclafani, in provincia di Palermo.
La Riserva Naturale Orientata Monte Carcaci è la più piccola delle quattro ma non la meno importante. Si trova nel territorio di Castronovo di Sicilia e è caratterizzata da boschi di leccio secolare, garighe profumate, pascoli naturali e una straordinaria ricchezza di specie ornitiche. Nelle querce di Monte Carcaci nidificano diverse specie di rapaci, e il sito è considerato un punto di sosta fondamentale per la migrazione primaverile e autunnale degli uccelli nel Mediterraneo. La gestione della riserva ha cercato negli anni di coniugare la conservazione della natura con l’utilizzo agro-silvo-pastorale tradizionale, mantenendo il paesaggio agrario storico come parte integrante del valore ambientale del sito.
La Riserva Naturale Orientata Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco si estende tra i comuni di Sambuca di Sicilia e Contessa Entellina, nel settore più meridionale dei Monti Sicani. È caratterizzata da una foresta di leccio e roverella di grande estensione, da praterie con orchidee selvatiche e da una fauna che include il gatto selvatico e diverse specie di rapaci. Il nome Santa Maria del Bosco deriva dall’antico convento francescano che si trova nel cuore della riserva, un edificio del XVI secolo oggi parzialmente restaurato, la cui presenza in mezzo alla foresta produce uno di quegli effetti di sospensione temporale che si cercano nei luoghi speciali. Il convento è ancora visitabile e organizza periodicamente eventi culturali che attirano visitatori da tutta la Sicilia.
I borghi: la storia che non si protegge con un decreto
L’altro grande patrimonio dei Monti Sicani, quello che nessuna sentenza del TAR può toccare, è fatto di pietra, di vicoli, di chiese e di storie. I dodici comuni che facevano parte del parco sono tra i borghi più autentici e meno conosciuti della Sicilia, e ciascuno porta su di sé i segni di stratificazioni storiche che vanno dall’età dei Sicani, il popolo indigeno che ha dato il nome a queste montagne, fino all’època contemporanea.
Palazzo Adriano, sede storica dell’ente parco, è un borgo di origine albanese fondato nel XV secolo da profughi albanesi che fuggirono dall’invasione ottomana e si insediarono in Sicilia mantenendo la propria lingua, il proprio rito liturgico greco-cattolico e le proprie tradizioni. Il borgo è noto anche per essere stato la location principale del film Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, girato nel 1988. La piazza principale, con le due chiese affacciate l’una di fronte all’altra, quella latina e quella greco-cattolica, racconta ancora oggi questa doppia identità. Cammarata conserva un centro storico medievale con un castello che domina la valle sottostante e una Chiesa Madre del XVI secolo. Prizzi è arroccata a oltre mille metri di altitudine ed è celebre per la Danza dei Diavoli, una rappresentazione folclorica della Settimana Santa che mette in scena il conflitto tra il diavolo, la morte e la resurrezione. Castronovo di Sicilia custodisce un’importante testimonianza dell’insediamento medievale con tracce di un castello normanno e di una cultura materiale ricca e documentata. Bivona, Burgio, Giuliana, Chiusa Sclafani, Santo Stefano Quisquinia, San Giovanni Gemini, Sambuca di Sicilia e Contessa Entellina completano un mosaico di borghi che nessuna guida turistica ha ancora del tutto scoperto.
I borghi dei Monti Sicani non sono patrimonio dell’UNESCO. Non sono su nessuna lista di tendenza. Sono semplicemente reali. E questa, oggi, è la cosa più rara.
La biodiversità enogastronomica: il cibo come paesaggio
I Monti Sicani sono anche un paesaggio alimentare. I pascoli naturali dell’area ospitano allevamenti condotti secondo metodi antichi che producono formaggi di qualità eccezionale: il pecorino siciliano è il protagonista, ma non mancano caciocavalli, caciotte e ricotte che cambiano sapore a seconda del pascolo, della stagione e della mano del casaro. Le carni dei bovini e degli ovini allevati allo stato brado in questi territori sono considerate tra le migliori della Sicilia.
L’agricoltura d’altura produce pesche, pere, ciliegie e verdure che trovano nelle escursioni termiche tra il giorno e la notte la loro fonte di sapore concentrato. L’olio extravergine dei Monti Sicani, prodotto da ulivi che crescono sui versanti più soleggiati e riparati, è fruttato e persistente. Il vino delle cantine del territorio sta costruendo negli ultimi anni una reputazione che va ben oltre i confini provinciali, grazie a terroir particolari che valorizzano il Nero d’Avola, il Perricone e vitigni autoctoni minori che rischiavano l’estinzione.
Un’occasione ancora aperta
La soppressione del Parco ha lasciato un vuoto istituzionale reale. Senza un ente coordinatore, la gestione del territorio è tornata a essere frammentata tra le singole riserve, i comuni e la Regione Siciliana. Le quattro riserve continuano a operare, ma la visione d’insieme che il parco avrebbe dovuto garantire, quella di un sistema territoriale capace di attrarre investimenti, promuovere un turismo di qualità e coordinare le politiche di conservazione su scala comprensoriale, non ha trovato ancora una sostituzione adeguata.
Il territorio, tuttavia, non ha smesso di essere quello che era. Quarantamila ettari di Sicilia interna tra le più integre e meno contaminate dell’isola aspettano chi ha voglia di percorrere i sentieri delle riserve, di fermarsi in un borgo che non conosce ancora il turismo di massa, di assaggiare un formaggio prodotto a pochi chilometri da dove si trova, di alzare gli occhi e vedere un’aquila reale che vira in quota sopra le querce del Monte Cammarata.
Il Parco come ente non c’è più. Ma la domanda che quel parco poneva, quella di come si tutela e si valorizza un patrimonio naturale e culturale di questa portata, è ancora aperta. E merita una risposta migliore del silenzio.
Certi luoghi non hanno bisogno di un cartello all’ingresso per essere straordinari. I Monti Sicani lo sono stati prima del parco. Lo sono rimasti dopo. Quello che manca non è la natura. È la cura istituzionale che quella natura merita.
Come visitare il territorio
Il territorio dei Monti Sicani è raggiungibile da Palermo in circa un’ora e mezza percorrendo l’autostrada A19 in direzione Catania fino all’uscita di Lercara Friddi, poi la strada statale verso Cammarata e San Giovanni Gemini. Da Agrigento si risale verso nord attraverso Bivona o Sambuca di Sicilia. Non esiste un unico punto di accesso al territorio: ogni borgo è una porta d’ingresso diversa, con i propri sentieri, le proprie storie e le proprie riserve nelle vicinanze.
Le quattro riserve naturali sono gestite dall’Azienda Regionale Foreste Demaniali della Regione Siciliana e sono visitabili durante tutto l’anno, con sentieri segnalati e, in alcuni casi, possibilità di visite guidate su prenotazione. La primavera, con la fioritura delle orchidee selvatiche e il ritorno degli uccelli migratori, è la stagione migliore per la natura. L’autunno, con i colori del fogliame e la raccolta dei prodotti tipici, è la stagione migliore per i borghi e per il cibo. In entrambi i casi, portare scarpe da trekking, tempo abbondante e la disposizione mentale di chi sa che i luoghi migliori non hanno la fila all’ingresso.
Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
