Vai al contenuto

Nubia: il borgo siciliano dove il sale e l’aglio rosso profumano di storia

Nubia Sicilia: sale, aglio rosso e mulini a vento Trapani

Una piccola frazione del comune di Paceco, alle porte di Trapani, che custodisce due dei Presidi Slow Food più straordinari di Sicilia: il sale marino artigianale e l’aglio rosso dal colore porpora. Un posto dove il paesaggio vale quanto il prodotto.

Ci sono luoghi che non ti aspetti. Posti che non appaiono sulle grandi guide del turismo siciliano, che non hanno i follower di Taormina né le foto in copertina dei magazine internazionali, eppure quando ci arrivi capisci subito di trovarti davanti a qualcosa di autentico e di raro. Nubia è uno di questi luoghi. Una piccola frazione del comune di Paceco, in provincia di Trapani, che al turista frettoloso potrebbe sembrare soltanto un puntino sulla mappa. Ma chi si ferma scopre un paesaggio unico, una storia antica e due prodotti d’eccellenza riconosciuti in tutto il mondo: il sale marino e l’aglio rosso.

Arrivare a Nubia è facile. Basta uscire dall’autostrada a Trapani e seguire le indicazioni per Paceco, poi per la Riserva Naturale delle Saline. A un certo punto la pianura si apre, il cielo si allarga, e davanti a te compaiono le vasche d’acqua color rosa antico, le piramidi di sale bianco, i mulini a vento con le pale rosse che girano lente nel vento salato. È un paesaggio da fotografia, da quelli che ti fanno pensare di essere finito dentro un dipinto seicentesco. Eppure è reale, e funziona ancora oggi esattamente come funzionava secoli fa.

Il nome: tra arabi e storia mediterranea

Il nome Nubia, secondo la tradizione locale più accreditata, deriva dall’arabo nwb, che significa oro. Un riferimento diretto alla ricchezza della terra, a quell’oro bianco che è il sale e a quell’oro rosso che è l’aglio, i due prodotti che da secoli definiscono l’identità di questo piccolo borgo. Gli Arabi, che dominarono la Sicilia tra il IX e l’XI secolo e la trasformarono profondamente nella lingua, nella cultura e nell’agricoltura, hanno lasciato a Nubia tracce che resistono ancora oggi.

La Torre di Nubia, che domina il borgo dall’alto, è una delle testimonianze di questa storia stratificata. Costruita come parte del sistema difensivo costiero contro le incursioni saracene, poi usata come punto di avvistamento per secoli, è ancora lì, pietra su pietra, a raccontare di un Mediterraneo che era crocevia di popoli, commerci e conflitti. Il paesaggio intorno a essa non è cambiato molto: il mare è ancora a pochi chilometri, il vento soffia ancora salato dalla costa, le saline sono ancora vive.

Le Saline di Trapani e Paceco: un paesaggio protetto

La Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco è gestita dal WWF Italia ed è una delle aree naturali protette più interessanti della Sicilia occidentale. Si estende per circa mille ettari tra il capoluogo e Paceco, con le vasche evaporanti, i canali, le strade alzaie e i mulini a vento che punteggiano il paesaggio a intervalli regolari come sentinelle silenziose.

Le saline sono il cuore della riserva, ma non sono solo paesaggio. Sono ancora produttive, con metodi artigianali tramandati da secoli che si differenziano radicalmente dalla produzione industriale. L’acqua marina viene introdotta nelle vasche, lasciata evaporare progressivamente attraverso un sistema di bacini comunicanti, e il sale si deposita sul fondo delle ultime vasche a fine estate, quando la concentrazione salina raggiunge il massimo. La raccolta avviene nel tardo pomeriggio o nelle prime ore della sera, con rastrelli di legno e pale, a mano, come si faceva nel Medioevo.

Il sale di Trapani ha un contenuto di magnesio e di potassio superiore al sale marino industriale, grazie alla composizione particolare dell’acqua del Mediterraneo in questa zona e alla lavorazione artigianale che non prevede raffinazione chimica. È un sale umido, con granuli irregolari, che si scioglie lentamente e rilascia sapore in modo graduale. Chi l’ha usato almeno una volta difficilmente torna a quello industriale.

I mulini a vento: le pale rosse che girano ancora

I mulini a vento delle saline di Nubia e Trapani sono tra i simboli più fotografati di tutta la Sicilia, e ci vuole un certo sforzo per ricordare che non sono elementi decorativi ma macchinari di lavoro che per secoli hanno pompato l’acqua marina da una vasca all’altra, gestendo il sistema di riempimento e svuotamento delle saline. Costruiti tra il XIV e il XVIII secolo, con strutture in pietra locale e pale in legno rivestite di tela, la maggior parte è rimasta in piedi grazie a restauri successivi.

Oggi alcuni mulini sono ancora funzionanti, altri sono stati trasformati in musei o punti di osservazione. Il mulino della Salina Culcasi, inserito nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia, è uno dei più visitati e dei meglio conservati. Al tramonto, quando il sole si abbassa sull’orizzonte e le vasche delle saline diventano rosa, arancio, viola, i mulini si stagliano contro il cielo come sagome di un altro tempo. È una di quelle scene che restano.

Il Museo del Sale: storia artigianale sotto un tetto

A Nubia, in un’antica salina ancora attiva, ha sede il Museo del Sale, uno dei musei di cultura materiale più interessanti della Sicilia occidentale. Gli ambienti originali del mulino e della salina sono stati recuperati e trasformati in spazi espositivi che raccontano la storia della produzione del sale dalla preistoria fino ai giorni nostri, con attrezzi originali, fotografie d’epoca, modelli in scala e pannelli esplicativi.

Il percorso museale mostra ogni fase del processo produttivo: dall’introduzione dell’acqua marina nelle vasche di prima evaporazione, alla migrazione progressiva verso le vasche più concentrate, fino alla raccolta finale e alla fase di asciugatura a piramide. Ci sono gli strumenti dei salinai, le pale e i rastrelli di legno, le carriole, i contenitori in cotto per il trasporto. C’è la stanza dove si tenevano i registri, dove si pesava il sale, dove si contrattava con i commercianti che venivano da tutto il Mediterraneo.

L’aglio rosso di Nubia: Presidio Slow Food tra le saline

Il secondo tesoro di Nubia è invisibile al primo sguardo, ma basta avvicinarsi a uno dei campi nei mesi primaverili per sentirlo. L’aglio rosso di Nubia, noto anche come aglio di Paceco o aglio di Trapani, è una varietà autoctona di aglio caratterizzata dall’intenso colore rosso porpora delle tuniche interne dei suoi bulbilli. Cresce sui terreni scuri, asciutti e argillosi che circondano le saline, baciato dai venti salmastri che soffiano dalla costa, e deve proprio a quel microclima il suo sapore straordinario.

Il Presidio Slow Food, assegnato nel 2002, ha contribuito a salvare una varietà che rischiava di scomparire per via della concorrenza delle varietà commerciali più produttive. Oggi si coltiva su circa 15 ettari, con tecniche interamente manuali: semina tra novembre e gennaio, raccolta tra maggio e giugno nelle ore serali, quando le foglie sono più umide e permettono l’intreccio dei bulbi, essiccatura sui campi, poi intrecciatura a mano nelle trecce tradizionali chiamate trizze.

La trizza più grande contiene cento teste di aglio e viene appesa ai balconi o conservata in cantina. Il bulbo è composto mediamente da dodici bulbilli, con le tuniche esterne bianche e quelle interne di quel rosso acceso che dà il nome alla varietà. Il contenuto di allicina, la sostanza responsabile sia del sapore intenso che delle proprietà benefiche, è nettamente superiore alla media delle altre varietà nazionali, come dimostrato dagli studi della Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo.

In cucina, l’aglio rosso di Nubia è ingrediente cardine della tradizione trapanese. È l’aglio del pesto alla trapanese, quella salsa cruda di aglio pestato con basilico, mandorle, pomodoro e olio extravergine che condisce le busiate come nessun’altra cosa al mondo. È l’aglio del cous cous di pesce, il piatto simbolo della cucina di Trapani, dove il fondo di cottura è profumato di questo aglio intenso e inconfondibile. È l’aglio degli spaghetti aglio e olio versione siciliana, dove la forza del prodotto non ha bisogno di nient’altro.

La sagra Oro Rosso Oro Bianco

Ogni anno, in settembre, Nubia si trasforma per tre giorni nella capitale di entrambi i suoi prodotti d’eccellenza con la sagra Oro Rosso Oro Bianco, promossa dalla Pro Loco di Nubia con il patrocinio del Comune di Paceco e della Camera di Commercio di Trapani. La piazza del borgo si anima di stand gastronomici, dimostrazioni di raccolta manuale del sale al tramonto, laboratori di intreccio dell’aglio, spettacoli musicali e degustazioni.

Il menu della sagra è un condensato della cucina trapanese nella sua forma più autentica: busiate al pesto alla trapanese, cous cous di pesce, pane con l’aglio arrostito. Partecipare alla sagra significa immergersi in una Sicilia che non si vede dalle finestre dei tour organizzati, fatta di gesti antichi, di orgoglio territoriale, di persone che fanno le stesse cose che facevano i loro bisnonni e non hanno nessuna intenzione di smettere.

Cosa vedere nei dintorni

Nubia è a pochi minuti da Trapani, una città che merita almeno una giornata intera con il suo centro storico barocco, il mercato del pesce nel cuore del porto, le saline che si vedono già dai belvedere del lungomare. A dieci minuti in macchina ci sono le Saline di Marsala, con il loro museo anch’esso dedicato alla produzione del sale, e l’accesso alle isole dello Stagnone, quella laguna bassa e trasparente dove la luce del tramonto fa cose impossibili.

Erice, con le sue genovesi e il suo borgo medievale nella nebbia, è a venti minuti. Le isole Egadi, Favignana, Levanzo e Marettimo, si raggiungono con il traghetto da Trapani in meno di un’ora. Segesta, con il suo tempio greco solitario nella campagna, è a quaranta minuti. Nubia sta al centro di un’area geografica dove ogni direzione porta a qualcosa di straordinario, e questo la rende una base di partenza ideale per esplorare la Sicilia occidentale senza fretta.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

Come arrivare: da Trapani seguire le indicazioni per Paceco e per la Riserva Naturale delle Saline. Da Palermo: autostrada A29 fino a Trapani, circa 100 km. Da Catania: circa 280 km via A19 e A29.

Museo del Sale: Contrada Nubia, Paceco (TP). Aperto tutti i giorni in estate; in inverno verificare gli orari aggiornati sul sito del Museo. Ingresso con visita guidata inclusa.

Quando andare: primavera e autunno sono le stagioni migliori. Maggio e giugno per vedere la raccolta dell’aglio. Luglio e agosto per la raccolta del sale al tramonto. Settembre per la sagra Oro Rosso Oro Bianco.

Dove acquistare l’aglio rosso: direttamente dai produttori del Presidio Slow Food: Agricola Culcasi (Via Garibaldi 92, Paceco) e Francesca Simonte (Contrada Dattilo, Paceco). Le trizze si trovano anche online.

Riserva Naturale: la Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco e gestita dal WWF Italia. Birdwatching consigliato in primavera e autunno: la riserva ospita fenicotteri rosa, aironi, cavalieri d’Italia e numerose specie di limicoli.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *