La più piccola delle Egadi è anche la più silenziosa. Un porto, qualche casa bianca, la Grotta del Genovese con le sue pitture rupestri paleolitiche, e un mare di un turchese che non si dimentica facilmente.
Levanzo non ti accoglie. Ti riceve. C’è una differenza, e si capisce appena si scende dal traghetto. Non ci sono cartelli, non ci sono bus, non ci sono taxi. C’è il porticino, con le barche colorate e le case bianche che si riflettono nell’acqua ferma, e c’è il silenzio. Un silenzio vero, non quello costruito dei resort di lusso, ma quello delle isole abitate da poche decine di persone che hanno deciso di restare in un posto dove non arriva quasi niente e va bene così.
L’isola è la più piccola delle tre Egadi: cinque chilometri e mezzo quadrati, una sola frazione abitata che porta lo stesso nome dell’isola, qualche strada sterrata che si inerpica verso l’interno, niente automobili se non quelle dei pochi residenti. Ci si muove a piedi o in barca, e questo costringe a rallentare, che è esattamente quello che Levanzo vuole da te.
La Grotta del Genovese: arte rupestre del Paleolitico
Se c’è una ragione per cui Levanzo è conosciuta al di là della sua bellezza marina, è la Grotta del Genovese. Scoperta nel 1949 da Francesca Minellono, una pittrice milanese in vacanza sull’isola, la grotta conserva una delle più importanti collezioni di arte rupestre del Mediterraneo: incisioni del Paleolitico superiore, datate tra i 10.000 e i 6.000 anni avanti Cristo, e pitture del Mesolitico rappresentanti cervi, bovidi, equini e figure umane stilizzate.
Le pitture sono straordinarie non solo per l’età ma per la loro qualità esecutiva. Le linee sono sicure, i soggetti riconoscibili, il tratto ha una confidenza che fa pensare a mani abituate a disegnare, a persone per cui rappresentare il mondo era qualcosa di naturale e necessario. Guardandole, si ha la sensazione di essere collegati a qualcuno attraverso un filo lunghissimo, un filo di quarantamila anni di umanità che non si è mai spezzato.
La grotta si raggiunge a piedi in circa un’ora dalla frazione abitata, lungo un sentiero costiero che è già di per sé una delle cose più belle dell’isola, oppure in barca direttamente dall’approdo. Le visite si prenotano tramite la famiglia Castiglione, che gestisce la grotta da generazioni. Il numero di visitatori giornalieri è limitato per proteggere le pitture, quindi in estate è fondamentale prenotare con anticipo.
Il mare: turchese su fondo bianco
Il mare di Levanzo è uno di quelli che si fatica a descrivere senza sembrare esagerati. Le calette di roccia bianca calcarea creano un contrasto con l’acqua turchese che non ha bisogno di filtri fotografici né di elaborazioni. È già così, naturalmente. Il fondo è visibile a profondità che in altri mari non immagineresti, e l’acqua ha quella trasparenza leggermente gommosa dell’estate siciliana, quando la temperatura si alza e il mare diventa denso di luce.
Le calette più belle si raggiungono via mare, con le barche a noleggio disponibili al porto. Cala Minnola è la più famosa e frequentata, con la sua sabbia fine e le acque bassissime. Cala Tramontana, sul versante nord, è più selvaggia, più ventosa, meno frequentata e forse più bella. Poi ci sono calette senza nome che devi trovare da solo, girando con la barca lungo la costa rocciosa, e quelle sono le più belle di tutte.
Cosa fare e come vivere l’isola
Levanzo non ha grandi attrattive nel senso convenzionale del termine. Non ha musei (a parte la grotta), non ha ristoranti stellati, non ha vita notturna. Ha il mare, il silenzio, i sentieri, la luce. Ha la trattoria del porto dove si mangia il pesce pescato quella mattina. Ha il bar dove ci si ferma a chiacchierare con chi c’è. Ha le ore del pomeriggio in cui l’isola sembra addormentarsi e l’unica cosa sensata da fare è trovare una caletta e non muoversi fino al tramonto.
I sentieri dell’entroterra portano verso il punto più alto dell’isola, da dove si vede Marettimo a ovest, Favignana a est e, nelle giornate terse, il profilo della Sicilia sullo sfondo. Sono sentieri segnati ma non sempre facili, soprattutto d’estate quando la vegetazione macchia mediterranea è alta e il sole picchia duro. Portare acqua in abbondanza, scarpe chiuse e tanta pazienza con se stessi.
Quando andare e come arrivarci
Levanzo è meravigliosa in ogni stagione, ma la primavera e l’autunno sono il momento migliore: il mare è ancora balneabile a settembre e ottobre, le temperature sono miti, i turisti sono pochi. L’estate porta più vita ma anche più affollamento relativo, che su un’isola di cinquanta residenti fissi significa comunque niente rispetto alle grandi mete. I traghetti e gli aliscafi per Levanzo partono da Trapani con la compagnia Siremar e Liberty Lines, con corse giornaliere. La traversata dura circa 35 minuti in aliscafo.
| COME ARRIVARE E COSA SAPERE Come arrivare: traghetti e aliscafi da Trapani con Siremar e Liberty Lines. Traversata in aliscafo circa 35 minuti. In estate corse frequenti, in bassa stagione verificare gli orari. Dove dormire: poche strutture ricettive, meglio prenotare con mesi di anticipo in estate. Alcune case vacanze e bed and breakfast gestiti da residenti. Grotta del Genovese: prenotazione obbligatoria, contattare la famiglia Castiglione direttamente. Numero limitato di visitatori giornalieri. Visita guidata inclusa. Cosa portare: acqua abbondante, scarpe da trekking per i sentieri, maschera e pinne per snorkeling, crema solare alta protezione. Sull’isola si trova poco. Barca a noleggio: disponibile al porto per raggiungere le calette non accessibili a piedi. Concordare il prezzo prima della partenza. |
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
