Il Geopark UNESCO nel cuore dell’isola. Dove la geologia messiniana si fonde con i miti greci di Demetra e Persefone, e dove le miniere di zolfo abbandonate raccontano un’altra storia, più recente e altrettanto straordinaria.
C’è un posto in Sicilia che si chiama con il nome di una dea. Non è una metafora turistica, né il marketing di qualche ufficio regionale: Rocca di Cerere è il nome del monolite calcareo sulla cui sommità Enna è costruita, e da quella cima i sacerdoti di Cerere, la dea dell’agricoltura, equivalente romano di Demetra, officiavano i riti per millenni, guardando un paesaggio che è ancora oggi tra i più belli e misconosciuti della Sicilia.
Oggi quel nome appartiene a qualcosa di più grande: il Rocca di Cerere UNESCO Global Geopark, un territorio di oltre 1.279 km² che abbraccia nove comuni dell’ennese, da Enna a Piazza Armerina, da Leonforte ad Aidone, da Assoro a Calascibetta, e che contiene, in quello spazio, una densità di patrimoni naturali, geologici, mitologici e storici che fatica a stare in qualsiasi catalogo.
Il Geopark non è solo un patrimonio naturale e geologico ma anche un simbolo della relazione duratura tra l’uomo e il suo ambiente. E questa affermazione, qui più che altrove, è letteralmente vera: la geologia plasmò il paesaggio, il paesaggio generò i miti, i miti attirarono i Greci, i Greci portarono la civiltà, la civiltà estratse lo zolfo, lo zolfo fondò un’industria e poi scomparve. Tutto connesso, tutto leggibile ancora oggi, in ogni strato di questa terra gialla e straordinaria.
Il Rocca di Cerere UNESCO Global Geopark è stato inserito nella lista dei Geoparchi Mondiali UNESCO il 17 novembre 2015, nel corso della 38ª Sessione Plenaria della Conferenza Generale UNESCO a Parigi. È membro dell’European Geopark Network dal 2001 e del Global Geopark Network UNESCO. Il sito ufficiale è roccadicereregeopark.it.
Cos’è un UNESCO Global Geopark e perché quello di Enna è speciale
Un UNESCO Global Geopark non è un parco naturale nel senso comune del termine. Non è nemmeno un sito Patrimonio dell’Umanità, né una riserva della biosfera. È qualcosa di diverso: un territorio delimitato che custodisce un patrimonio geologico di rilevanza internazionale, gestito secondo principi di sviluppo sostenibile, conservazione e valorizzazione educativa. Essere Geopark non significa unicamente salvaguardare un patrimonio geologico di rilevanza internazionale ma significa anche avere una strategia per saperlo valorizzare a favore di uno sviluppo sostenibile del territorio.
Il Rocca di Cerere Geopark nasce ufficialmente nel 2001, quando entra nell’European Geopark Network. Nel 2008 diventa Geoparco riconosciuto, con conferma nel 2012. Il riconoscimento come UNESCO Global Geopark arriva il 17 novembre 2015 durante la 38ª Sessione Plenaria della Conferenza Generale UNESCO a Parigi, quando il Rocca di Cerere entra a far parte di un network mondiale di 120 geoparchi.
L’area del Geopark ricade nella zona centrale della Sicilia e rientra nella fascia centro meridionale del libero consorzio comunale di Enna. Il Rocca di Cerere Geopark racchiude un’ampia area di circa 1.279,80 km² e comprende interamente i territori comunali di Enna, Piazza Armerina, Aidone, Valguarnera, Villarosa, Leonforte, Assoro, Nissoria, Calascibetta.
Ciò che rende questo Geopark eccezionale non è un singolo elemento, ma la compressione straordinaria di strati diversi: geologia messiniana di rilievo mondiale, miti greci tuttora leggibili nel paesaggio, due dei maggiori siti archeologici del Mediterraneo (Villa Romana del Casale e Morgantina), il primo e unico Parco Minerario Siciliano, un lago naturale unico sull’isola e nove borghi medievali di grande interesse. Non c’è altro posto in Italia dove trovare tutto questo in meno di 1.300 km².
La geologia del Geopark: 6 milioni di anni di storia in un paesaggio
Quando il Mediterraneo si prosciugò, lasciò dietro di sé il gesso e lo zolfo
Geologicamente l’area copre la parte centrale dell’Avanfossa sicula tra la catena Appennino-Magrebide e l’Avampaese Ibleo ed è caratterizzata da un’ampia diversità geologica. A nord l’area presenta depositi sia triassici che flisciodi miocenici con belle formazioni quarzarenitiche, mentre a sud prevale la presenza dell’altipiano gessoso-solfifero creato dalla crisi del Messiniano 5,96-5,33 milioni di anni fa.
Durante quella crisi catastrofica, il Mediterraneo si prosciugò ripetutamente in cicli di milioni di anni, lasciando depositare enormi strati di gesso, salgemma e zolfo sul fondale, esattamente quei depositi che oggi formano il paesaggio caratteristico dell’ennese e che vennero sfruttati industrialmente per secoli.
Tale crisi si concluse con il ritorno del mare nel periodo Zancleano. Quando il mare tornò attraverso lo Stretto di Gibilterra, si formò probabilmente una delle più grandi cascate della storia geologica della Terra: le acque atlantiche che precipitavano nella conca mediterranea prosciugata. Un evento che ha lasciato tracce ancora leggibili nelle rocce dell’ennese.
Qui è presente lo stratotipo individuato internazionalmente a Pasquasia e la serie non di rado appare completa e leggibile in affioramenti naturali. Pasquasia, nel territorio ennese, è uno dei punti di riferimento mondiali per lo studio della Crisi Messiniana: uno stratotipo, cioè un punto fisico di riferimento per la definizione di un’era geologica, riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale.
Il risultato visivo di questa storia geologica è un paesaggio ipnotico: the view sweeps over a land that picks up the yellow of the wheat, the green of the oak woods, the silver of the olive trees and the golden ochre of the mediaeval towns perched on the peaks. Il giallo è il colore dominante di questo territorio, il giallo del grano, il giallo del gesso, il giallo dello zolfo, il giallo dell’arenaria quarzarenitica che forma le formazioni rocciose dei Boschi di Rossomanno. Un paesaggio che si è formato nel corso di milioni di anni e che si comprende solo se si conosce la storia geologica che lo ha generato.
La Crisi Messiniana non è solo una nota a piè di pagina nella storia della geologia: è la ragione per cui questo paesaggio è così come appare, perché qui esisteva lo zolfo, e perché quello zolfo ha segnato il destino di generazioni di siciliani.
Il mito fondativo: perché questo territorio fu sacro alla dea dell’agricoltura
Dalla rocca di Cerere al grano di Sicilia: un legame di quattromila anni
Il Geopark prende il nome dalla Rocca di Cerere, un luogo sacro dedicato a Cerere, la divinità romana dell’agricoltura, equivalente alla dea greca Démeter. Fin dall’antichità, i popoli indigeni della Sicilia, i Sicani e i Siculi, hanno venerato le divinità legate alla terra. Questa devozione si è tramandata nel tempo, evidenziando la profonda connessione tra la Madre Terra e gli abitanti di questo territorio.
La Rocca di Cerere, il monolite calcareo sulla cui sommità sorge Enna, era nell’antichità il luogo più sacro della Sicilia centrale. Da quella cima, i sacerdoti officiavano i riti per il ciclo delle stagioni, del grano e della fertilità della terra.
Il mito più famoso legato a questo territorio è il rapimento di Persefone (Kore), figlia di Demetra, da parte di Plutone/Ade. Secondo la tradizione greco-siciliana, il rapimento avvenne proprio sulle rive del Lago di Pergusa, l’unico lago naturale della Sicilia, che si trova nel Geopark, circondato dai Monti Erei. Demetra, disperata per la perdita della figlia, smise di badare alla terra: il grano non cresceva più, la siccità devastava i campi. Zeus dovette intervenire, concordando che Persefone trascorresse metà dell’anno con la madre (primavera-estate: il grano cresce) e metà nell’Oltretomba (autunno-inverno: il grano dorme). Il mito delle stagioni, insomma, nasce qui.
Villa Romana del Casale: i mosaici più belli del mondo romano
A circa 4 chilometri da Piazza Armerina è possibile visitare uno dei maggiori complessi archeologici dell’intero periodo romano. Risalente al IV-V sec. d.C. la Villa, nonostante la monumentalità e l’unicità dell’architettura, è universalmente conosciuta per i pavimenti mosaicati.
La Villa Romana del Casale è il sito più visitato dell’intero Geopark e uno dei luoghi più straordinari di tutta la Sicilia. Un’affermazione non retorica: i mosaici che coprono quasi 3.500 m² di pavimenti sono i più grandi complessi di mosaici romani al mondo, e la loro qualità artistica non ha eguali. Le famose Donne in bikini che praticano sport atletici, le grandi scene di caccia, i miti della guerra di Troia, le figure di Ercole: tutto è conservato con una vivacità di colori che sorprende ancora oggi, a 1.600 anni di distanza.

La Villa fu probabilmente la residenza di un altissimo funzionario imperiale, forse dello stesso imperatore Massimiano, co-reggente di Diocleziano. Le sue dimensioni (circa 4.000 m² di costruito, 38 cambiamenti di livello, terme, basilica, triclinio di rappresentanza) e la qualità delle decorazioni testimoniano un committente di straordinaria ricchezza e potere.
Visita pratica: la Villa Romana del Casale si trova a 4 km da Piazza Armerina. Apertura tutto l’anno. Biglietto: circa 10 euro intero. La visita dura almeno 2 ore. In estate è consigliabile arrivare all’apertura (9:00) o nel tardo pomeriggio per evitare la calca. Sito UNESCO dal 1997.
Morgantina e il Museo di Aidone: la Dea finalmente a casa
Distante solo 3 km da Aidone, gli scavi hanno rivelato tracce di frequentazioni risalenti all’età del Bronzo. I reperti della polis sono custoditi nel Museo Archeologico di Aidone, che dal 2011 ospita anche la Dea di Morgantina.
Morgantina è una delle poleis greche più importanti del Mediterraneo, e una delle meno frequentate dai turisti, il che la rende un’esperienza ancora più preziosa. La città fu ellenizzata nel V sec. a.C. e raggiunse il suo apice tra il IV e il II sec. a.C., con un’agorà monumentale, teatri, templi e un sistema di strade regolari che rivelano un’urbanistica raffinata. La caduta di Morgantina a seguito della conquista romana nel 211 a.C. la cristallizzò in un momento specifico della storia, rendendola una testimonianza eccezionalmente leggibile.
Il Museo Archeologico di Aidone custodisce i reperti più importanti degli scavi. Ma il pezzo più famoso è quello che il Museo espone dall’aprile 2011: la Dea di Morgantina, una statua acroteriale in terracotta dipinta di grande bellezza, che per decenni era finita trafugata e custodita al Getty Museum di Los Angeles. Il suo ritorno in Sicilia — dopo decenni di battaglie legali — è una delle storie di restituzione del patrimonio culturale più significative del Novecento.
Enna: la città più alta d’Italia tra i capoluoghi, il Castello di Lombardia e la Torre Federiciana
Enna è il cuore del Geopark, nel senso più letterale: è il comune che dà il nome al Geoparco, è la città sulla cui rocca sorgeva il santuario di Cerere, è la sede del Visitor Center e degli uffici della società di gestione. È anche, con i suoi 931 metri s.l.m., il capoluogo di provincia più alto d’Italia.

Il Castello di Lombardia è il monumento più imponente di Enna: una fortezza medievale del XIII-XIV secolo con 26 torri originarie (oggi ne rimangono 6), dalla quale si gode uno dei panorami più straordinari della Sicilia interna. Nelle giornate limpide, dal castello si vede fino all’Etna a est e all’Empedocle di Porto Empedocle a sud-ovest. La Torre Federiciana (o Torre di Federico II), isolata in un parco urbano a sud del centro storico, è un’ottagonale federiciana in pietra calcarea, una delle testimonianze architettoniche più eleganti del regno normanno-svevo. Il Duomo di Enna, iniziato nel 1307 e più volte rimaneggiato, conserva un ricco apparato decorativo interno con colonne di granito di epoca romana reimpiegate.
La Settimana Santa di Enna è tra le processioni più famose della Sicilia: undici confraternite in abiti caratteristici portano in processione i simulacri del Cristo e della Vergine per le vie della città. Un rito di devozione popolare che attira visitatori da tutta l’isola.

Il Lago di Pergusa: dove Plutone rapì Persefone
Il lago di Pergusa è posto tra un gruppo di alture appartenenti ai monti Erei, che cingono quasi interamente la conca di forma subellittica che accoglie l’invaso. È l’unico lago endoreico della Sicilia, non presenta, cioè, immissari né emissari. L’acqua che lo riempie viene solo dalla pioggia e dalle sorgenti sotterranee, e se ne va solo per evaporazione. Un lago che non ha né entrata né uscita, come il mondo di Plutone.
Il lago è oggi Riserva Naturale Speciale e ospita un’avifauna di grande interesse: folaghe, aironi, cormorani, anatre selvatiche e numerosi uccelli migratori che si fermano qui durante i loro viaggi tra Africa ed Europa. Il Visitor Center principale del Geopark si trova a Villaggio Pergusa, sulla riva del lago: un ottimo punto di partenza per organizzare la visita all’intero territorio.
Birdwatching al Lago di Pergusa: il lago è un importante sito di sosta per l’avifauna migratoria. Il periodo migliore per l’osservazione è la primavera (marzo-maggio) e l’autunno (settembre-novembre). Binocoli consigliati. Il Visitor Center di Pergusa può fornire informazioni sulle specie presenti e sui percorsi di osservazione.
Il Parco Minerario Floristella-Grottacalda: dove finì il sogno dello zolfo siciliano
Il Parco Minerario di Floristella-Grottacalda è uno dei siti di archeologia industriale più significativi del Sud Italia, e l’unico Parco Archeologico Minerario della Sicilia. Riunisce le due omonime miniere di zolfo dismesse, attive dalla fine del XVIII secolo fino agli anni ’80 del Novecento, in un complesso che conserva macchinari, sistemi di trasporto, infrastrutture di fusione, i resti dei quartieri dei minatori e l’infermeria.
La storia dello zolfo siciliano è una storia di sfruttamento, miseria e infine sconfitta. In provincia di Enna l’ultima miniera, Floristella, chiuse i battenti nel 1986. Per quasi due secoli, la Sicilia era stata il maggiore produttore mondiale di zolfo, un elemento essenziale per la vulcanizzazione della gomma, la produzione di acido solforico, i fiammiferi, i fungicidi agricoli. I carusi, i bambini che lavoravano nelle miniere, sono una delle pagine più oscure della storia sociale siciliana. La concorrenza americana rese le miniere siciliane non più competitive, e una ad una chiusero.
Una speciale sonda costituita da tre tubi concentrici perforava il terreno: nel primo tubo veniva immesso vapore a 170°C che fondeva lo zolfo, nel secondo tubo veniva immessa aria calda a pressione per far risalire, dal terzo tubo, lo zolfo fuso. Il minerale giungeva così in superficie, fuso e puro, senza pericolo di crolli nelle gallerie né esalazioni del famigerato grisou. Il metodo purtroppo non era applicabile in Sicilia dove le masse solfifere erano arborescenti e non compatte come quelle della Louisiana e del Texas. Stroncate dalla concorrenza americana le zolfare siciliane si avviarono presto alla chiusura.
Visita al Parco Minerario: il Parco Floristella-Grottacalda si trova in provincia di Enna, raggiungibile da Enna o Piazza Armerina. È aperto per visite guidate. Il complesso include la Palazzina Pennisi (dimora della famiglia proprietaria), i forni Gill per la fusione dello zolfo, il sistema di trasporto a teleferica e i resti delle strutture operative. Una visita dura circa 2 ore.
Gli altri geositi del Geopark: dalla foresta primordiale alle sculture di arenaria
Monte Altesina (1.192 m)
Il monte con i suoi 1.192 m s.l.m., la vetta più alta degli Erei, alimenta la sorgente principale del fiume Dittaino. Monte Altesina si trova in un’area strategica, crocevia nella Sicilia centrale. La Riserva Naturale di Monte Altesina è uno dei polmoni verdi del Geopark, con boschi di querce e lecci centenari.
Boschi di Rossomanno e i “Pupi Ballerini”
The Boschi di Rossomanno woods with the archaeological area and the fascinating dancing puppets, natural sculptures made from sandstone rock. Le formazioni di arenaria quarzarenitica nei Boschi di Rossomanno hanno assunto, per erosione eolica, forme zoomorfe e antropomorfe straordinarie, chiamate localmente “Pupi Ballerini”.
Riserva Monte Capodarso e Valle dell’Imera
La grande Riserva Naturale Monte Capodarso e Valle dell’Imera Meridionale, racchiusa tra i territori di Enna, Pietraperzia e Caltanissetta, comprende gran parte della valle solcata dal fiume Imera meridionale. Calanchi spettacolari, vegetazione mediterranea e la magnifica piega del Monte Grande.
Cozzo Matrice e le Necropoli
Gruppo di alture nell’area del bacino del Lago di Pergusa, raggiunge gli 860 metri sul livello del mare ed ospita i resti di un insediamento che mostra una continuità abitativa dall’età del Rame sino a tutto il V secolo a.C. Le Necropoli di Malpasso e Realmese completano il panorama preistorico del Geopark.
Museo del Treno di Villarosa
Il Treno Museo di Villarosa conserva locomotive e vagoni storici della ferrovia che serviva le miniere di zolfo. Un museo originale e poco conosciuto che racconta la mobilità industriale della Sicilia ottocentesca.
Stratotipo di Pasquasia
Il punto di riferimento scientifico mondiale per lo studio della Crisi di Salinità Messiniana. Un sito tecnico-scientifico di importanza internazionale, quasi sconosciuto al grande pubblico ma fondamentale per la comprensione della geologia mediterranea.
I borghi del Geopark: nove comunità, un territorio
La comunità del Rocca di Cerere Geopark è il cuore pulsante di questo luogo, ogni comune contribuisce con le proprie tradizioni, storie e conoscenze, creando un mosaico culturale unico.
Enna
Capoluogo e cuore del Geopark. Castello di Lombardia, Torre Federiciana, Duomo, Rocca di Cerere. Settimana Santa tra le più famose d’Italia.
Piazza Armerina
Porta d’accesso alla Villa Romana del Casale (UNESCO). Palio dei Normanni ad agosto. Centro storico aragonese di grande bellezza.
Aidone
Museo Archeologico con la Dea di Morgantina. A 3 km la polis greca di Morgantina. Borgo medievale con castello e chiese barocche.

Leonforte
La Granfonte secentesca con 24 cannelle è il simbolo del paese. Ecomuseo del “Teatro dell’Acqua”. Pesche a pasta gialla DOP, prodotto d’eccellenza.
Assoro
Basilica di San Leone normanna (1186), Palazzo Valguarnera (1492, stile catalano). Il nuovo Visitor Center “Borgo della Cultura del Sulfur” con museo minerario.

Calascibetta
Borgo medievale di origine araba costruito sulla rupe di fronte a Enna. Abitato dal Bronzo in poi. Panorama mozzafiato sul lago di Pergusa e sulla città di Enna.
Nissoria
Fondata nel 1746 sull’antico casale bizantino di Nysura (VI sec.). Museo etnoantropologico della cultura contadina. Prodotti tipici locali di grande qualità.
Valguarnera Caropepe
Mostra permanente della civiltà mineraria. Forte identità legata alla storia delle zolfare. Il paese più legato alla memoria dei minatori.
Villarosa
Il Treno Museo, locomotive e vagoni storici delle ferrovie minerarie. Paese museo di Villapriolo. Centro nel cuore del Geopark con forte vocazione naturalistica.
Prodotti tipici del Geopark: grano Timilia, zafferano e ceci neri
Agriculture, traditional crafts, and local festivals continue to shape the region’s identity. Renowned local products include olive oil, almonds, black chickpeas, and ancient grains such as Timilia, praised by Goethe for its resilience and quality.
- Grano Timilia (Tumminia): Un grano duro antico, citato persino da Goethe durante il suo viaggio in Sicilia nel 1787 per la sua «straordinaria resistenza e qualità». Praticamente scomparso nei decenni del dopoguerra, il grano Timilia è stato recuperato da produttori locali. Il pane di Timilia ha un colore scuro, un sapore intenso e una conservabilità superiore a qualsiasi grano moderno. Nel Geopark si trova in panifici artigianali e agriturismo.
- Zafferano dell’Ennese: The F.lli D’Angelo farm, a member of the Oro Rosso Cooperative of Sicily, is dedicated to producing saffron—one of the world’s most prized spices. By carefully harvesting the delicate red threads of the saffron flower, the family combines precision farming with artisanal cheese-making in their historic dairy. Lo zafferano dell’ennese è di qualità eccellente, prodotto in piccole quantità da aziende familiari che ne curano la raccolta a mano dei pistilli. Tra i prodotti agroalimentari più preziosi del Geopark.
- Ceci Neri dell’Ennese: Una varietà antica di ceci dalla buccia scura e dal sapore particolarmente intenso, coltivata sui terreni calcarei dei Monti Erei. Quasi scomparsi nei decenni dell’agricoltura intensiva, sono stati recuperati da produttori locali come presidio della biodiversità agricola. Ottimi in minestra o a farina per le panelle.
- Pesche di Leonforte DOP: Le famose pesche a pasta gialla di Leonforte, raccolte tardivamente (settembre-ottobre) grazie a una tecnica di imbustamento manuale dei frutti che le protegge dagli insetti. Hanno un sapore dolcissimo e una consistenza eccezionale. La loro DOP le tutela e valorizza come prodotto di eccellenza unico al mondo.
- Olio extravergine e formaggi dei Monti Erei: Le olivete degli Erei producono un olio fruttato e leggero di grande qualità. I formaggi, pecorino stagionato, primo sale, tuma, sono prodotti con latte di pecore allevate allo stato semibrado sui pascoli dell’altopiano. In abbinamento con il pane di Timilia e il miele locale, costituiscono uno dei pasti più autentici della Sicilia interna.
Cosa fare nel Geopark: itinerari, trekking e musei
Trekking e sentieri naturalistici
Il Geopark offre sentieri di trekking tra i geositi principali: il percorso attorno al Lago di Pergusa, i sentieri di Monte Altesina (vetta a 1.192 m), i percorsi tra i Boschi di Rossomanno. Difficoltà variabili da facile a media.
Mountain bike e cicloturismo
Il territorio pianeggiante e collinare del Geopark si presta al cicloturismo. Percorsi tra i borghi, attraverso i campi di grano e le riserve naturali. La Via Goethe (da Capodarso al Fondaco della Cuba) è uno dei percorsi più suggestivi.
Birdwatching
Il Lago di Pergusa e le riserve naturali del Geopark sono siti eccellenti per l’avifauna. Aironi, folaghe, cormorani, falchi, poiane e numerose specie migratorie. Primavera e autunno sono i periodi migliori.
Visite educative e geologiche
Il Geopark organizza escursioni guidate ai geositi, visite alle miniere di Floristella, laboratori didattici per scuole e famiglie. Il Visitor Center di Pergusa è il punto di partenza per prenotare le attività educative.
Rievocazioni storiche e feste
Il Palio dei Normanni di Piazza Armerina (agosto), la Settimana Santa di Enna, le Tavolate di San Giuseppe (19 marzo), la Festa dei Normanni di Leonforte: il calendario del Geopark è ricco di eventi che animano i borghi.
Agriturismo e degustazioni
Gli agriturismi del Geopark offrono esperienze di cucina tradizionale con i prodotti del territorio: grano Timilia, zafferano, pecorino, pesche di Leonforte. Alcune aziende organizzano anche laboratori di trasformazione dei prodotti.
La Via Goethe: Follow in the footsteps of the German writer by taking Goethe’s Way, stretching from the Capodarso bridge over the Imera to the ancient Fondaco della Cuba on the Dittaino River. Il percorso ripercorre il cammino che Goethe fece durante il suo viaggio in Sicilia nel 1787 e offre paesaggi dell’entroterra siciliano di grande bellezza. Una giornata di cammino tra geologia, storia e panorami.
Come arrivare e come visitare il Rocca di Cerere Geopark
🚗 In auto, la soluzione consigliata
Da Palermo: Autostrada A19 PA-CT, uscita Enna. Circa 130 km, 1 ora e 20 minuti. L’uscita di Enna porta direttamente al Villaggio Pergusa, sede del Visitor Center.
Da Catania: Autostrada A19 CT-PA, uscita Enna oppure uscita Dittaino per Piazza Armerina e Aidone. Circa 90 km, 1 ora.
Dall’aeroporto di Catania: Circa 100 km, 1 ora e 10 minuti via A19. Il più comodo per chi arriva in volo.
Dall’aeroporto di Palermo: Circa 140 km, 1 ora e 30 minuti via A19.
Note: Il Geopark copre 1.279 km²: l’auto è indispensabile per muoversi tra i geositi. Il Visitor Center di Pergusa organizza tour guidati con pulmino per chi non ha mezzo proprio.
🚂 In treno
Stazione: Enna ha una stazione ferroviaria sulla linea Palermo-Catania. La stazione è però lontana dal centro (8 km a valle): collegamento con autobus o taxi. Da Catania: circa 1 ora e 15 minuti.
Consiglio: Il treno funziona per raggiungere Enna, ma per esplorare il Geopark è necessaria l’auto. Valutare il noleggio auto all’aeroporto di Catania.
Visitor Center: il principale punto di accoglienza del Geopark si trova a Villaggio Pergusa, sul lago di Pergusa, a 10 km da Enna. Qui si trovano le informazioni su tutti i geositi, gli itinerari consigliati, le mappe e le prenotazioni per le escursioni guidate.
FAQ sul Rocca di Cerere UNESCO Global Geopark
Cos’è il Rocca di Cerere UNESCO Global Geopark?
È un parco geologico riconosciuto UNESCO dal 17 novembre 2015, situato sui Monti Erei in provincia di Enna. Si estende su 1.279 km² comprendendo 9 comuni: Enna, Aidone, Assoro, Calascibetta, Nissoria, Leonforte, Piazza Armerina, Valguarnera e Villarosa. Il nome deriva dalla Rocca di Cerere, il luogo sacro alla dea dell’agricoltura sulla sommità di Enna. Membro dell’European Geopark Network dal 2001.
Cosa include il Geopark oltre alla Villa Romana del Casale?
Oltre alla Villa Romana del Casale (UNESCO), il Geopark include: la polis greca di Morgantina con il Museo Archeologico di Aidone (la Dea di Morgantina), il Lago di Pergusa (unico lago naturale della Sicilia), il Parco Minerario Floristella-Grottacalda, il Castello di Lombardia a Enna, la Torre Federiciana, Monte Altesina (1.192 m), i Boschi di Rossomanno con i Pupi Ballerini, la Riserva Monte Capodarso, oltre 150 siti archeologici e 9 borghi medievali.
Perché il Geopark si chiama Rocca di Cerere?
Il nome deriva dalla Rocca di Cerere, il monolite calcareo sulla cui sommità sorge Enna, dove nell’antichità classica sorgeva il recinto sacro dedicato alla dea Cerere (Demetra in greco), dea dell’agricoltura. Da quella vetta i sacerdoti officiavano i riti per le stagioni e il ciclo del grano. Il mito del rapimento di Persefone (Kore) da parte di Plutone si situa sulle rive del vicino Lago di Pergusa.
Come si arriva al Rocca di Cerere Geopark?
La via più comoda è in auto: da Palermo A19 PA-CT uscita Enna (130 km, 1h20); da Catania A19 CT-PA uscita Enna (90 km, 1 ora). L’aeroporto più vicino è Catania (100 km). Il Visitor Center principale è a Villaggio Pergusa, sul Lago di Pergusa a 10 km da Enna. L’auto è indispensabile per visitare i geositi sparsi nel territorio: il Geopark copre oltre 1.279 km².
Quanti giorni servono per visitare il Geopark?
Per una visita completa al Geopark sono consigliati almeno 3-4 giorni. Con un giorno si visitano Villa Romana del Casale e Morgantina. Un secondo giorno per Enna (Castello di Lombardia, Torre Federiciana, Lago di Pergusa). Un terzo per il Parco Minerario Floristella, Leonforte e Assoro. Un quarto per Monte Altesina, Calascibetta e i borghi minori. Gli appassionati di geologia, archeologia o natura possono facilmente moltiplicare i giorni.
La Villa Romana del Casale fa parte del Geopark?
Sì. La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina è un partner ufficiale del Rocca di Cerere UNESCO Global Geopark e si trova all’interno del territorio del Geopark. È anche un sito separatamente riconosciuto come Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1997, per i suoi mosaici romani considerati i più belli e meglio conservati in situ al mondo.
Il Geopark come modo di leggere la Sicilia
La cosa più bella del Rocca di Cerere Geopark non è nessuno dei suoi siti singoli, non la Villa Romana, non Morgantina, non il Lago di Pergusa, non le miniere di zolfo. La cosa più bella è come questi luoghi si parlano, come si tengono insieme in un racconto che inizia sei milioni di anni fà con la Crisi Messiniana e arriva fino al 1986, quando a Floristella si spense l’ultimo fuoco delle zolfare siciliane.
Il gesso che affiora sui bordi dell’altopiano ennese è lo stesso che si depositò quando il Mediterraneo si prosciugò. Quello stesso altopiano di gesso e zolfo fu il paesaggio che ispirò i Greci a situa re qui il mito di Demetra e Persefone. Quei miti attirarono i coloni greci che fondarono Morgantina. E quella stessa terra ricca di zolfo alimentò secoli di industria estrattiva che lasciò bambini a lavorare nelle gallerie e adulti a morire di silicosi.
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
