Vai al contenuto

Nissoria, la città nata due volte, tra grano e storia

Nissoria (Enna): guida turistica al borgo nato due volte

Prima come casale bizantino del VI secolo, Nysura, poi come borgo settecentesco fondato dal principe di Paternò nel 1746. Nel cuore della Sicilia, a 660 metri sul livello del mare, tra il fiume Salso e i campi di grano degli Erei.

Nissoria non è un borgo che ti accoglie con clamore. Arrivi dalla SS 121, la vecchia consolare tra Palermo e Catania, e il paese si svela lentamente: prima le case sull’altopiano, poi il campanile della Chiesa Madre che emerge tra i tetti, poi la piazza con la gente seduta a chiacchierare nel tardo pomeriggio. Un’immagine di vita ordinaria, autentica, lontana dai circuiti del turismo organizzato. Ed è proprio per questo che vale la pena fermarsi.

Quello che Nissoria custodisce non si vede immediatamente: bisogna scendere un chilometro e mezzo verso contrada Torre per trovare i resti di una torre medievale e le tracce di Nysura, il casale bizantino del VI secolo da cui tutto è cominciato. Bisogna entrare nella Chiesa Madre per scoprire gli affreschi di Elio Romano e i dipinti di Giuseppe De Stefani. Bisogna visitare il piccolo Museo etnoantropologico per capire quanto fosse ricca la civiltà contadina di questi campi di grano. E bisogna conoscere la leggenda della Rocca di Sarro per capire che anche in questo angolo di Sicilia un normanno ha lottato e perso contro i Saraceni, e che la roccia porta ancora il suo nome arabizzato.

In questa guida ti racconto Nissoria come si merita: con la sua storia doppia, i suoi monumenti, le sue feste e i suoi sapori. Un borgo piccolo ma con un passato molto più grande di quanto le dimensioni lascino intuire.

Storia di Nissoria: da Nysura al borgo settecentesco

Nysura: il casale bizantino di contrada Torre

La sua prima origine risale al VI secolo, quando i Bizantini fondarono nella contrada Torre il casale di Nysura, dal greco Sunorì che significa “vicinanza”, per la sua posizione equidistante da Leonforte e Agira. I Bizantini introdussero qui il culto di San Gregorio, Patriarca degli Armeni, a cui fu dedicata la prima chiesa del paese, un semplice oratorio costruito in contrada Torre.

Il borgo moderno del Principe di Paternò

La seconda nascita di Nissoria risale al 1746 grazie al nobile Francesco Rodrigo Moncada, principe di Paternò, che trasferì gli abitanti della valle di Torre sull’altopiano dove oggi sorge il centro storico. «Permettersi la fabbrica delle case proporzionate per la sua abitazione e de’ suoi familiari e di tutta la gente, che dovea, e potea coltivare, ed arbitriare quel fondo…»

La storia documentata del territorio inizia però molto prima dei Bizantini. Nissoria rappresenta la fase moderna di un insediamento molto antico testimoniato dai diversi resti sia pre e protostorici, delle contrade Picinosi, Torre e Cozzo Edera, sia di periodo romano imperiale, la Statio Nysura. La posizione strategica del sito, equidistante tra due città importanti, sulla direttrice tra il Tirreno e il Mediterraneo orientale, ne fece un nodo di passaggio in tutte le epoche.

Con la conquista araba dell’861, il Qalat Musarìah sottomesso dagli Arabi quasi certamente nell’861, fu successivamente assegnato al vescovo di Troina dal Gran Conte Ruggero, per passare poi, nel 1095-1096, alla giurisdizione del Vescovo di Messina ed essere, quindi, retto dai Basiliani che, ancora nel 1309, provvedevano alla riscossione delle decime. Secoli di dominio ecclesiastico, poi feudale: con Federico II (1194 – 1250) ebbe inizio la cronologia ufficiale dei Casati ai quali fu concesso il possesso e con esso i privilegi sui 24 feudi dell’omonima “Nobile Baronia” e sul casale Nysura, il cui nome si trasformerà lentamente in Nissoria.

La fondazione del borgo moderno nel 1746 non fu un processo privo di ostacoli. I notevoli e motivati interessi economici sulla baronia, i timori di una prevedibile flessione demografica dei centri vicini a beneficio della “nuova terra”, fondata secondo precise regole feudali, che prevedevano, tra l’altro, vantaggiosi benefici (franchigia) per quanti vi si stabilivano, ne rallentarono enormemente lo sviluppo. Nei primi anni il borgo era composto da sole case basse, concentrate attorno alla sola Chiesa Madre. Poi arrivarono le famiglie, anche 128 nuclei da Centuripe, e il paese cominciò a crescere.

«Nissoria, amplissimo fondo… in cui era da gran tempo un casale del medesimo nome, ed un novello viene a costruirsene in questo nostro tempo tra Agira, Assoro e Leonforte in amenissimo sito». Dizionario Topografico della Sicilia, 1757

Contrada Torre: le radici bizantine di Nissoria a un chilometro e mezzo dal centro

Oggi Nissoria dista un chilometro e mezzo circa dal preesistente insediamento di contrada Torre, dove sono ben visibili i resti di una struttura fortificata, con una torre di difesa muraria, scelta come emblema del museo etno-antropologico: la Torre muraria, da cui prese il nome l’omonima contrada, rappresenta oggi il simbolo del museo.

È in questo luogo, un pianoro erboso a pochi minuti di auto dal centro, che si leggono le stratificazioni più antiche della storia di Nissoria. La presenza di notevoli resti di fortificazione (XIII secolo) e il ritrovamento (1953) di splendidi reperti di oreficeria bizantina (VI-VII secolo) descritti negli Atti dell’Accademia dei Lincei confermano l’importanza raggiunta dal sito. Il ritrovamento degli ori, fibbie, pendenti, monili, avvenuto nel 1953, fu un evento straordinario che portò all’attenzione degli studiosi nazionali questa piccola contrada della Sicilia interna.

La torre medievale visibile oggi risale verosimilmente al XIII secolo: è una struttura difensiva in pietra locale, parzialmente erosa dal tempo, che sorvegliava il passo tra le valli. Attorno ad essa si riconoscono ancora i profili delle strutture abitative dell’antico casale. Ancora oggi restano visibili i resti della fortificazione e della torre, insieme a preziosi reperti di oreficeria bizantina risalenti al VI-VII secolo.

Come visitarla: Contrada Torre si trova a circa 1,5 km dal centro di Nissoria, percorrendo una strada secondaria in direzione del vecchio insediamento. I resti della torre sono visibili dall’esterno. Per informazioni su eventuali visite guidate, contattare il Comune di Nissoria o il Museo etnoantropologico.

La Rocca di Sarro: il caduceo greco e la morte di Serlo d’Altavilla

Hagar Sârlû: dove un normanno morì con l’inganno e gli Arabi ne tennero il nome

La contrada Rocca di Sarro è nota per il ritrovamento di un caduceo in bronzo con iscrizione greca legato all’antica città di Imakara. Secondo alcuni studiosi, però, Imakara potrebbe trovarsi in contrada Picinosi, ricca di reperti storici significativi. Il caduceo, il bastone alato dei messaggeri, simbolo di Hermes e della medicina, è un reperto di eccezionale rarità per la Sicilia interna e testimonia una frequentazione greca di questa zona già nell’antichità classica.

La Rocca di Sarro è legata anche alla leggenda di Serlone d’Altavilla, nipote di Ruggero il Normanno, che qui sconfisse un esercito arabo con soli trenta uomini prima di essere ucciso con l’inganno. Gli arabi esposero la sua testa come trofeo e chiamarono la rupe Hagar Sârlû, ovvero Rocca di Serlone, poi Sarro.

La storia di Serlo d’Altavilla è una di quelle storie in cui l’eroismo e il tradimento si mescolano in modo da rendere difficile distinguere i confini tra leggenda e cronaca medievale. Serlo, con appena trenta uomini, sconfisse un esercito. Poi fu ucciso con l’inganno. E gli Arabi, riconoscendone il valore, vollero che la roccia portasse il suo nome, arabizzandolo, come facevano con tutto ciò che assorbivano. È rimasto così: Hagar Sârlû, Rocca di Sarlone, Rocca di Sarro. La memoria dell’avversario, preservata nella lingua del vincitore.

La Chiesa Madre di San Giuseppe: il cuore del borgo settecentesco

Con la fondazione settecentesca, fu edificata la Chiesa Madre, inizialmente dedicata a San Gregorio Armeno, antico patrono, e successivamente intitolata a San Giuseppe, oggi patrono del paese. La chiesa domina Piazza Duomo con la sua elegante facciata arricchita da una loggia a tre archi e custodisce splendidi marmi e affreschi che ne valorizzano l’atmosfera sacra.

La storia dell’edificio è quella della fondazione stessa del paese. Nissoria è stata fondata nel 1746, e noi sappiamo questa data grazie ad una insegna dell’epoca posta nella volta della navata centrale che ci dice Sapientia aedificavit sibi domum. Una frase latina, “la Sapienza si è costruita la sua casa”, che è insieme dedica religiosa e dichiarazione di intenti civili. La chiesa di San Giuseppe era inizialmente a navata unica, ma negli anni ha subito molti cambiamenti come l’aggiunta delle due navate laterali. Nel 1843 furono eseguiti alcuni lavori urgenti di riparazione che ingrandirono tra l’altro il fabbricato con l’aggiunta delle due navate laterali.

Oggi, la chiesa si presenta con un impianto a tre navate particolarmente lineare ed arioso, arricchita da opere del pittore Elio Romano, assorino di nascita e legatissimo a questi luoghi ove, nella piana di Morra, stabilì il suo atelier. L’esterno, con una ampia facciata che si distende sul corso, è caratterizzato da diversi lavori in pietra intagliata di certo pregio.

La chiesa madre (1746), dedicata al patrono San Giuseppe, conserva numerosi dipinti di Giuseppe De Stefani. Questi dipinti, del pittore ennese ottocentesco, rappresentano scene della vita dei santi e decorano le cappelle laterali con una qualità pittorica non scontata per un paese di queste dimensioni. Gli affreschi di Elio Romano, più recenti, completano un apparato decorativo interno di grande vitalità.

Gli affreschi di Elio Romano: un’altra opera di Elio Romano è l’affresco della ex sala consiliare del Comune, visitabile chiedendo alla casa municipale. Il pittore Elio Romano, nato ad Assoro e molto legato al territorio ennese, ha lasciato la sua firma sia nella Chiesa Madre sia nella sede comunale. Se siete appassionati di pittura murale del Novecento siciliano, vale la pena chiedere di vederlo.

Il centro storico: la piazza, il Comune e l’impianto urbanistico settecentesco

Il centro di Nissoria conserva nella sua struttura urbanistica i segni dell’impianto settecentesco voluto dai Moncada. Le strade principali si sviluppano attorno alla Piazza Duomo, dove si affaccia la Chiesa Madre, e lungo il corso principale che corre parallelo alla vecchia SS 121. È un’urbanistica semplice, funzionale, tipica delle “città nuove” fondate nell’entroterra siciliano nel XVIII secolo: nessun vicolo medievale, nessuna complessità labirintica, solo una griglia di strade diritte che facilitavano i commerci lungo la via consolare.

Il Municipio merita una visita non solo per l’affresco di Elio Romano nella ex sala consiliare, ma anche per lo stemma comunale, concesso con Regio Decreto nel 1942, che riassume in immagini l’identità del paese: «D’azzurro, troncato da un filetto d’argento; in capo al covone di spighe di grano al naturale, posto in palo; in punta all’albero di olivo di verde, sradicato.» Grano e olivo: i due prodotti che da sempre definiscono l’economia e l’identità di questo territorio.

Il Museo Etnoantropologico: la civiltà dei campi raccontata dagli oggetti

Il museo etnoantropologico è stato realizzato nel 2001. La realizzazione del museo della civiltà contadina a Nissoria rappresenta un’ulteriore importante momento di crescita per la nostra comunità. Crescita sul piano culturale, in quanto non possiamo dimenticare che la nostra attuale realtà è strettamente legata alle origini contadine nel senso pieno della parola.

Interessante il museo etnoantropologico con una ricca collezione di oggetti della tradizione contadina e pastorale delle contrade nissorine. Il simbolo del museo è la torre medievale di contrada Torre: l’emblema dell’antico insediamento bizantino connette fisicamente il museo alla storia più profonda del territorio. All’interno si trovano attrezzi agricoli, suppellettili domestiche, strumenti del lavoro artigianale, tutto ciò che definisce la vita materiale di un paese di contadini dalla Sicilia borbonica fino alla metà del Novecento.

Una visita al museo non richiede più di un’ora, ma è uno di quei posti che restano impressi: perché la civiltà contadina dell’entroterra siciliano, con la sua durezza e la sua bellezza, è già quasi scomparsa nella memoria viva, e solo luoghi come questo la tengono ancora concreta e toccabile.

Info pratiche: Il museo è sempre aperto ed è possibile visitarlo. Contattare il Comune di Nissoria (Via Municipio, Nissoria EN) per orari aggiornati e informazioni su visite guidate. L’ingresso è gratuito.

Feste e tradizioni a Nissoria

Domenica delle Palme, il bambino “Gesù”

La Domenica delle Palme, l’entrata di Gesù a Gerusalemme, rappresentata in maniera singolare, inizia i riti della Settimana Santa. Dalla chiesa Madre, alle 10:30, i fedeli con un ramoscello d’ulivo si recano al Calvario, dove si trova ad attenderli un bambino in groppa ad un asino. Il giovane, dell’età di nove-dieci anni, viene vestito con un saio bianco, capelli biondissimi e lunghi con la corona sopra il capo. Una delle tradizioni religiose più toccanti e insolite dell’entroterra ennese.

Tavolata di San Giuseppe (19 marzo e 1ª domenica di agosto)

Il 19 marzo, S. Giuseppe, hanno luogo le tradizionali tavulate che si ricollegano agli itinerari e alle manifestazioni della vicina Leonforte. La tavolata di San Giuseppe è una tradizione profondamente siciliana: un banchetto votivo allestito come ex-voto, con cibi poveri e pani rituali decorati. Ogni 19 marzo, secondo la tradizione, viene allestita la caratteristica tavolata in onore di San Giuseppe.

Festa di San Giuseppe patrono (1ª domenica di agosto)

La festa di San Giuseppe è la celebrazione più importante per Nissoria, poiché il Patriarca è il patrono del paese. I festeggiamenti si svolgono la prima domenica di agosto e includono il tradizionale giro della banda musicale, la solenne processione con il simulacro del santo e il concerto lirico-sinfonico che conclude le celebrazioni. È il momento in cui anche i nissorini emigrati rientrano al paese.

Festa di San Francesco di Paola (23 maggio)

La festa di San Francesco di Paola è uno degli eventi più sentiti a Nissoria e si celebra il 23 maggio, quando il simulacro del santo, custodito nella Chiesa Madre, viene portato in processione per le vie del paese, accompagnato dalla devozione di tutta la comunità.

Cosa mangiare a Nissoria: la tradizione contadina nel piatto

L’economia di Nissoria si basa principalmente sull’agricoltura, settore che da sempre sostiene lo sviluppo economico, sociale e culturale del paese, caratterizzandone l’identità. Tra i prodotti tipici di Nissoria spiccano salumi e formaggi locali, pane e pasta fatti in casa e l’olio extravergine di oliva lavorato nel tradizionale frantoio in pietra.

  • 🍪Ramette, il dolce tipico di Nissoria: La tradizione dolciaria offre prelibatezze come le ramette di cioccolato e mandorle ricoperte dalla caratteristica “liffia”, una glassa aromatizzata al limone o al liquore. Le ramette sono il dolce identitario di Nissoria: un impasto di cioccolato e mandorle tritati, rivestito da una glassa profumata al limone o al liquore locale. Difficile trovarlo fuori dal paese.
  • 🥐Cassatelle e cucciddati: Le cassatelle, i cucciddati farciti con fichi e mandorle, e gli ‘nfasciatieddi, biscotti che racchiudono un morbido ripieno di mandorle e miele. La tradizione dolciaria dell’entroterra ennese è ricca di preparazioni con mandorle, fichi secchi e miele — tre prodotti che il territorio produce da secoli. I cucciddati — ciambelle ripiene — sono il dolce delle feste e dei ritorni.
  • 🫒Olio extravergine di oliva: Gli oliveti dei Monti Erei producono un olio dai sapori intensi e fruttati, lavorato ancora oggi in frantoi tradizionali. L’olio di Nissoria entra in quasi tutte le preparazioni locali, il pane cunzato, le verdure grigliate, la pasta fatta in casa, con quella generosità che caratterizza la cucina dell’entroterra siciliano.
  • 🧀Formaggi e salumi locali: Tra i prodotti tipici di Nissoria spiccano salumi e formaggi locali. I pecorini stagionati dell’ennese, prodotti con latte di pecore allevate sui pascoli degli Erei, hanno sapori intensi e aromatici. I salumi, soprattutto la salsiccia secca e la sopressata, si trovano nelle botteghe artigianali del paese.
  • 🍝Pasta fatta in casa: La tradizione della pasta fresca è radicatissima nell’entroterra ennese: maccheroni al ferro, tagliatelle, fusilli artigianali conditi con ragù di agnello o maiale, con sugo di pomodoro fresco dell’orto, con ricotta salata. Il grano duro dei campi di Nissoria finisce proprio in questa pasta, un ciclo corto che in questa Sicilia interna ha ancora senso concreto.

Cosa vedere nei dintorni di Nissoria

Nissoria è nel cuore di un territorio straordinariamente ricco. Nel raggio di 30 km si concentrano alcuni dei luoghi più affascinanti della Sicilia centrale, borghi medievali, siti greci, paesaggi naturali, quasi tutti poco frequentati dai turisti.

Agira (12 km)

Uno dei borghi medievali più belli della provincia. Agira sorge su un colle con vista sulla vallata del Salso: il suo centro storico conserva numerose chiese barocche, le rovine del castello medievale e un panorama stupendo. Il Cimitero di guerra del Commonwealth (2.000 soldati canadesi) è un luogo di rara commozione.

Assoro (10 km)

Borgo medievale su un altopiano a 900 m con la magnifica Basilica di San Leone (1186, stile gotico-arabonormanno voluta da Costanza d’Altavilla) e il Palazzo della Signoria Valguarnera (1492, stile catalano). Uno dei borghi più belli e meno visitati della Sicilia interna.

Leonforte (8 km)

La Granfonte, la monumentale fontana con 24 cannelle costruita dal principe Nicolò Branciforte nel 1651, è il monumento più iconico dell’entroterra ennese. Da non perdere anche il Palazzo Branciforte e le pescherie borbonico. Leonforte è famosa anche per le celebri pesche a pasta gialla.

Monte Altesina (20 km)

Il monte più alto dei Nebrodi meridionali (1.192 m) domina il territorio circostante con una foresta di querce centenarie. Sentieri di trekking, fauna selvatica e una vista a 360 gradi che abbraccia Etna, Monti Erei e parte della Sicilia centrale.

Lago Nicoletti (15 km)

Il lago artificiale a sud di Leonforte è un habitat naturale di grande interesse: uccelli migratori, pesci, una vegetazione lacustre che contrasta con l’aridità estiva dei Monti Erei. Meta per birdwatching e passeggiate nella natura.

Enna (27 km)

Il capoluogo di provincia a 931 m s.l.m., la città più alta d’Italia tra le città capoluogo. Il Castello di Lombardia (VI-XIV sec.), il Duomo gotico, il mito di Persefone/Proserpina e la Rocca di Cerere: un giorno intero non basta.

Come arrivare a Nissoria

🚗 In auto

Da Palermo: Autostrada A19 PA-CT, uscita Mulinello. Proseguire su SP 7a in direzione di Assoro e da qui continuare su SP 61 e su SS 121 seguendo le indicazioni per Nissoria. Circa 155 km, 1 ora e 50 minuti.

Da Catania: A19 CT-PA, uscita Mulinello. Stessa strada ma direzione opposta. Circa 90 km, 1 ora e 10 minuti.

Da Enna: SS 121 in direzione Agira-Catania, poi seguire le indicazioni per Nissoria. Circa 27 km, 30 minuti.

SS 121: Nissoria sorge direttamente sulla Strada Statale 121 (Catanese), l’antica via consolare tra Palermo e Catania. Il paese è facilmente raggiungibile da entrambe le direzioni.

Parcheggio: Parcheggi gratuiti in Piazza Duomo e nelle vie adiacenti. Il centro è interamente percorribile a piedi.

🚌 In autobus

Da Enna: L’AST (Azienda Siciliana Trasporti) collega Enna a Nissoria con corse giornaliere. Verificare orari aggiornati sul sito AST o alla stazione di Enna. Frequenza limitata: l’auto è la soluzione più comoda.

Da Catania: Autobus verso l’entroterra con cambio ad Agira o a Leonforte. Verificare le coincidenze prima della partenza.

Dove dormire: Nissoria ha alcune strutture B&B. La scelta più comoda è soggiornare nei borghi vicini, Leonforte (8 km) e Agira (12 km) hanno più strutture ricettive, o a Enna (27 km) come base per esplorare l’intera provincia. Gli agriturismi del territorio ennese offrono spesso le esperienze più autentiche.

FAQ su Nissoria

Perché Nissoria è detta “la città nata due volte”?

Nissoria è detta “nata due volte” perché ha due origini distinte: la prima risale al VI secolo, quando i Bizantini fondarono il casale di Nysura in contrada Torre, introducendo il culto di San Gregorio Armeno; la seconda al 1746, quando il principe di Paternò Francesco Rodrigo Moncada fondò il borgo moderno sull’altopiano dove oggi sorge il centro storico, a circa 1,5 km dal vecchio insediamento. Per anni i due insediamenti vissero fianco a fianco.

Cosa vedere a Nissoria?

I principali punti d’interesse sono: la Chiesa Madre di San Giuseppe (1746), con affreschi di Elio Romano e dipinti di Giuseppe De Stefani; il Museo etnoantropologico della cultura contadina (2001, ingresso gratuito); la contrada Torre con i resti della torre medievale (XIII sec.) e i reperti di oreficeria bizantina (VI-VII sec.); la Rocca di Sarro (Hagar Sârlù), legata alla leggenda di Serlo d’Altavilla e al ritrovamento del caduceo greco.

Chi era Serlo d’Altavilla e cosa c’entra con Nissoria?

Serlo d’Altavilla era un nipote di Ruggero il Normanno. Secondo la leggenda, in contrada Rocca di Sarro (nel territorio di Nissoria) sconfisse un intero esercito arabo con soli trenta uomini. Fu poi ucciso con l’inganno. Gli Arabi, riconoscendone il valore, esposero la sua testa come trofeo e chiamarono quella rupe Hagar Sârlû (Rocca di Sarlone), nome poi contratto in “Sarro”. Ancora oggi il luogo porta questa memoria arabizzata di un eroe normanno.

Come si arriva a Nissoria da Palermo?

Da Palermo: Autostrada A19 PA-CT, uscita Mulinello. Proseguire su SP 7a in direzione di Assoro e da qui continuare su SP 61 e SS 121 seguendo le indicazioni per Nissoria. Circa 155 km, 1 ora e 50 minuti. Da Catania è più vicina: A19 CT-PA, stessa uscita Mulinello, circa 90 km, 1 ora e 10 minuti.

Qual è la festa più importante di Nissoria?

La festa più importante è quella del patrono San Giuseppe, che si celebra la prima domenica di agosto con processione solenne, giro della banda musicale e concerto lirico-sinfonico. Molto sentite anche la Tavolata di San Giuseppe il 19 marzo (con il tradizionale banchetto votivo), la singolare processione della Domenica delle Palme con il bambino vestito da Gesù in groppa a un asino, e la festa di San Francesco di Paola il 23 maggio.

Vale la pena visitare Nissoria?

Sì, soprattutto per chi ama la Sicilia interna autentica e stratificata. Nissoria non è una destinazione da grandi numeri, è un borgo da scoprire lentamente, tra la Chiesa Madre con i suoi affreschi, il piccolo Museo etnoantropologico, i resti della torre medievale in contrada Torre e il mistero della Rocca di Sarro. Il territorio ennese circostante offre poi alcune delle destinazioni più belle e meno frequentate dell’isola: Agira, Assoro, Leonforte, Enna.

Nissoria: il borgo che porta in sé due millenni di Sicilia

Ci sono posti in Sicilia che sembrano semplici finché non ci entri dentro. Nissoria è uno di questi. In superficie è un borgo agricolo di quasi tremila anime, sulla vecchia strada tra Palermo e Catania, con il suo campanile e la sua piazza. Ma scava un po’, letteralmente, come fecero nel 1953 con gli ori di contrada Torre, e trovi Bisanzio. Scava ancora e trovi i Greci, con il loro caduceo di bronzo. E nel nome storpiato di una roccia trovi un normanno che morì in battaglia, preservato per sempre dalla lingua dei nemici che lo avevano sconfitto con l’inganno.

Nissoria è questa stratificazione invisibile portata avanti con discrezione da gente che coltiva il grano, fa le ramette al limone, porta il bambino in groppa all’asino la domenica delle palme e torna ogni agosto per la festa del patrono. Non è un borgo da cartolina. È un borgo da capire, e per questo vale la pena fermarsi.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *