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Mascali: la città che la lava seppellì nel 1928, il Cristo Pantocratore e il Nerello

La città sepolta dalla lava il 6 novembre 1928, ricostruita dal fascismo in un posto diverso con strade ortogona

Il 6 novembre 1928, ricorrenza di San Leonardo, la lava dell’Etna si incanalò nel torrente Pietrafucile e sommerse interamente la città. Tremila abitanti, nessun morto perché l’evacuazione fu completa, ma Mascali scomparve. Quello che vediamo oggi è un altro paese, ricostruito dal regime fascista in un altro posto, con strade ortogonali e chiese monumentali. E dentro una cappella che la colata risparmiò, il più bello affresco bizantino della Sicilia orientale.

Il geografo arabo Al-Idrisi, nel suo Libro di Ruggero del 1154, descriveva Mascali come un villaggio fertile e laborioso, pieno di acque. La storia documentata risale addirittura al 593 dopo Cristo, quando papa Gregorio Magno in una epistola al vescovo di Taormina la cita come antico monastero. Il nome viene dal greco-bizantino che significa ramoso, boscoso, riferimento ai fitti boschi che allora coprivano l’intero versante orientale dell’Etna, il leggendario Bosco d’Aci disboscato sistematicamente dai vescovi catanesi a partire dal Cinquecento per cedere le terre in enfiteusi a coloni.

Nel 1124 i Normanni, cacciati gli Arabi, donarono il territorio di Mascali al vescovo di Catania Maurizio. Nel 1543 il vescovo Niccolò Maria Caracciolo ottenne da Carlo V il titolo di Conte di Mascali e la giurisdizione civile e criminale sul territorio. La Contea di Mascali divenne una delle realtà economiche più floride della Sicilia orientale, con un vasto territorio che si estendeva dal Mare Ionio fino alla sommità del vulcano. Il porto di Riposto esportava il vino di Mascali verso le capitali europee. La crescita fu tale che nel corso dei secoli dentro i confini della contea nacquero borghi sempre più grandi e ricchi: Giarre, Riposto, Sant’Alfio, Milo. Nel 1815, stanco dell’eccessiva tassazione, uno dopo l’altro se ne andarono, dichiarando l’autonomia. Mascali restò, impoverita, con il vulcano sopra.

Il 6 novembre 1928: il torrente di fuoco e la fine di una città

La data è quella che il paese porta con sé come una cicatrice. Il 6 novembre 1928, ricorrenza di San Leonardo, l’Etna aprì una bocca eruttiva a soli 1150 metri di quota sul versante nord-orientale. La colata lavica si incanalò nel torrente Pietrafucile, che attraversava il centro abitato, e in pochi giorni sommerse interamente la città. Il 5 novembre il paese era stato evacuato: tremila abitanti, nessun morto. Ma Mascali scomparve. Chiese, palazzi, strade, il monumento ai caduti della Grande Guerra che aspettava di essere inaugurato il 4 novembre e che la cerimonia era già stata rinviata per l’allarme dell’eruzione: tutto sotto la lava.

Fu l’unica distruzione totale di un centro abitato etneo dal XVIII secolo ad oggi. Il regime fascista, che aveva una passione particolare per le città di fondazione come strumento di propaganda, intervenne immediatamente. Mascali fu ricostruita più a valle, con un impianto urbanistico ispirato al castrum romano: strade ortogonali, tre piazze simmetriche, edifici imponenti. La Chiesa Madre di San Leonardo Abate in Piazza Duomo e il Palazzo Municipale sono opera dell’ingegnere catanese Camillo Autore, lo stesso architetto che in quegli anni lavorava su molti edifici pubblici della Sicilia. Il linguaggio è razionalista con richiami al neoclassico e al Liberty, austero e monumentale come richiedeva l’epoca.

Del vecchio paese sopravvisse soltanto il quartiere di Sant’Antonino, una contrada periferica che la colata non raggiunse. È ancora lì, con il suo campanile eretto dalla famiglia Continella di Acireale come ringraziamento per la salvezza dei propri possedimenti, e con i resti di un impianto urbano antico leggibile nelle corti chiuse e nelle alte mura dei bagli. E sopravvisse il monumento ai caduti, che fu poi ricostruito dallo scultore catanese Pietro Pappalardo e inaugurato nel 1940 dopo una lunga disputa legale.

La Nunziatella: il Pantocratore, la basilica paleocristiana e il miracolo

La storia più straordinaria di Mascali non è quella della distruzione ma quella della sopravvivenza. La frazione di Nunziata ospita una piccola chiesa che in apparenza non ha nulla di eccezionale: facciata tardo-ottocentesca, dimensioni modeste, l’aspetto un po’ dimesso di chi ha subito tanti restauri. Si chiama Chiesa di Santa Maria Annunziata, la Nunziatella, ed è uno dei luoghi più importanti della Sicilia medievale.

La chiesa ha origini normanne, risalenti alla fine del XIV secolo, e fu risparmiata dalla colata del 1928. Secondo la tradizione popolare la lava si arrestò a pochi metri dalla chiesa dopo una processione votiva degli abitanti disperati: un episodio subito interpretato come miracolo e diventato il racconto centrale nella memoria dell’eruzione. Negli anni Trenta un docente di Storia dell’Arte dell’Università di Messina, Enzo Maganuco, notò durante una ricognizione dei beni risparmiati dalla lava un piccolo frammento di affresco nell’abside. Gli interventi di restauro e scavo condotti dalla Soprintendenza di Catania tra il 1985 e il 2013 hanno portato alla luce un ciclo completo di pitture medievali e, nel terreno adiacente alla chiesa, i resti di una basilica paleocristiana con mosaici policromi, che rappresenta una delle più antiche testimonianze del Cristianesimo in Sicilia.

Il pezzo più prezioso è il Cristo Pantocratore nell’abside, un affresco della seconda metà del XII secolo di scuola bizantina, restaurato di recente dalla Soprintendenza e sempre accessibile grazie alla disponibilità del parroco. È il tipo di opera che cambia il modo di guardare un luogo: guardarla significa capire quanti secoli si sovrappongono in questo angolo di Sicilia che in superficie sembra soltanto il paese ricostruito dal fascismo negli anni Trenta.

Il Nerello Mascalese e la marina di Fondachello

Il vitigno identitario di Mascali porta il suo nome, non per caso. Il Nerello Mascalese è il protagonista dei vini rossi dell’Etna DOC, quella varietà che i critici internazionali hanno cominciato a paragonare al Pinot Nero per la sua freschezza, la mineralità vulcanica e la capacità di invecchiamento. Il versante orientale, dove Mascali si trova, produce vini con una componente marina riconoscibile, un filo di salinità che viene dalla vicinanza con il mare. I vigneti di Puntalazzo e Montagrano, sulle colline sopra il paese, sono tra i più citati dai produttori della DOC.

Il territorio di Mascali si estende dal vulcano fino alla costa, e la marina di Fondachello è la faccia opposta del paese: spiagge, lidi, ristoranti di pesce, il lungomare che d’estate si riempie di famiglie catanesi. I resti degli antichi mulini idraulici, visibili in piazza dell’Annunziata, e il fagiolino lungo mascalisi, un prodotto ortofrutticolo locale dalla forma caratteristica, completano il ritratto di un territorio che sa nutrire bene da tutte le sue quote.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Come arrivare: A18 Messina-Catania, uscita Giarre, poi SS 114 verso nord in direzione Mascali.
La Nunziatella (Chiesa di Santa Maria Annunziata) è nella frazione di Nunziata. Per visitare il Pantocratore e la basilica paleocristiana contattare la Diocesi di Acireale.
Il quartiere di Sant’Antonino, unico lembo dell’antica Mascali, si visita a piedi. Poco distante, il fronte della colata lavica del 1928 è ancora chiaramente visibile.
Fondachello dista circa 8 km dal centro: spiagge e pesce fresco.
Periodo migliore: tutto l’anno per la storia; estate per la marina.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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