Chi era Carlo Alberto Dalla Chiesa, come e perché fu ucciso in via Carini: la storia del prefetto mandato a combattere Cosa Nostra senza gli strumenti che aveva chiesto.
Carlo Alberto Dalla Chiesanasce a Saluzzo, in Piemonte, il 27 settembre 1920, figlio dell’ufficiale dei Carabinieri Romano Dalla Chiesa e di Maria Laura Bergonzi. Cresce quindi in una famiglia già segnata dalla divisa: la scelta militare, per lui, arriva presto e quasi naturale. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale entra nel Regio Esercito, nel 1941, e l’anno successivo passa nei Reali Carabinieri, con il primo incarico al comando della tenenza di San Benedetto del Tronto.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 opera nel comando provinciale di Ascoli Piceno e prende parte alla resistenza italiana. È l’inizio di una carriera che lo porterà, nei quattro decenni successivi, ad affrontare in prima persona alcune delle emergenze più gravi della storia repubblicana: il banditismo del dopoguerra, il terrorismo degli anni Settanta, e infine Cosa Nostra.
La Sicilia di Giuliano e la lotta al banditismo
Le prime esperienze operative di rilievo di Dalla Chiesa si svolgono in Campania, nel contrasto al banditismo. Viene poi inviato in Sicilia, dove si misura con la figura diSalvatore Giuliano, il bandito di Montelepre. È un primo, diretto contatto con la criminalità organizzata siciliana e con i suoi intrecci con il potere locale: un’esperienza che lascerà un segno profondo nel suo modo di intendere il lavoro investigativo, fondato sulla conoscenza minuziosa del territorio e delle sue reti di relazioni, più che sulla sola repressione.
Negli anni successivi presta servizio anche aCorleone, il paese che diventerà, decenni dopo, sinonimo della mafia corleonese di Totò Riina e Bernardo Provenzano: un dettaglio biografico che la storia renderà, col tempo, quasi simbolico.
Gli anni di piombo: la caccia alle Brigate Rosse
Negli anni Settanta Dalla Chiesa viene incaricato di guidare la lotta al terrorismo di sinistra, in particolare contro le Brigate Rosse. Costruisce un nucleo speciale dei Carabinieri e mette a punto un metodo investigativo basato su infiltrazione, pazienza e conoscenza approfondita della struttura clandestina dell’organizzazione: un approccio che porta, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, alla cattura di numerosi vertici brigatisti e a un colpo decisivo alla capacità operativa delle BR.
È in questo periodo che Dalla Chiesa consolida la reputazione di uomo capace di affrontare le emergenze più gravi dello Stato italiano, guadagnandosi la fiducia delle istituzioni. Tra il 1979 e il 1981 comanda la Divisione Pastrengo a Milano, competente per tutto il Nord Italia; tra il 1981 e il 1982 è vicecomandante generale dell’Arma con il grado di generale di corpo d’armata.
Prefetto di Palermo: i cento giorni
Il 6 aprile 1982 il Consiglio dei Ministri lo nomina prefetto diPalermo, con l’incarico di contrastare Cosa Nostra così come aveva fatto con il terrorismo. Sono gli anni della seconda guerra di mafia, in cui i corleonesi di Totò Riina stanno eliminando sistematicamente i clan rivali per conquistare il controllo totale dell’organizzazione. Dalla Chiesa arriva a Palermo, però, senza i poteri speciali che riteneva necessari per indagare davvero sui legami tra mafia, politica ed economia: una carenza di strumenti che lamenterà pubblicamente, con crescente amarezza, nei mesi successivi.
Nei suoi cento giorni da prefetto dedica un’attenzione particolare ai giovani. Il 2 giugno 1982 incontra gli studenti del Liceo Scientifico Gonzaga di Palermo, che gli avevano scritto una lettera aperta poche settimane prima: è la prima volta che un prefetto entra in una scuola per proporre agli studenti un impegno comune contro la mafia, scegliendo i giovani come alleati privilegiati della propria battaglia.
Mi hanno lasciato solo, dirà in una delle sue ultime interviste, pochi giorni prima di morire, denunciando l’assenza degli strumenti e del sostegno politico che aveva chiesto per fare davvero il suo lavoro.
Il 3 settembre 1982: l’agguato di via Carini
La sera del 3 settembre 1982, ventiquattro giorni prima del suo sessantaduesimo compleanno, Dalla Chiesa esce da villa Whitaker, sede della prefettura, insieme alla seconda moglie, Emanuela Setti Carraro, infermiera volontaria di 31 anni sposata da meno di due mesi. La coppia è diretta a un ristorante di Mondello a bordo di un’Autobianchi A112, guidata da Emanuela. Li segue, su un’altra vettura, l’agente di scorta Domenico Russo.
Alle 21:15, in via Isidoro Carini, l’auto della coppia viene affiancata da una BMW Serie 5 da cui partono circa trenta raffiche di kalashnikov AK-47: il prefetto e la moglie muoiono sul colpo. Nello stesso momento, l’auto con Domenico Russo viene affiancata da una motocicletta, da cui parte un’altra raffica che lo ferisce gravemente: l’agente morirà dodici giorni dopo, il 15 settembre, per le conseguenze delle ferite.
Le vittime dell’agguato
- Carlo Alberto Dalla Chiesa
61 anni, generale dei Carabinieri, prefetto di Palermo - Emanuela Setti Carraro
31 anni, infermiera volontaria, moglie del generale - Domenico Russo
agente di scorta, morto 12 giorni dopo per le ferite
Due giorni dopo, il 5 settembre, una telefonata anonima raggiunge il quotidiano “La Sicilia”: “L’operazione Carlo Alberto è conclusa”. Sul luogo dell’agguato compare un cartello scritto a mano, appeso a un muro: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”.
Anni ’50Prime esperienze contro il banditismo in Campania e in Sicilia, sulle tracce di Salvatore Giuliano.
Anni ’70Guida il nucleo speciale dei Carabinieri contro le Brigate Rosse.
6 aprile 1982Nomina a prefetto di Palermo, con l’incarico di contrastare Cosa Nostra.
2 giugno 1982Incontra gli studenti del Liceo Gonzaga di Palermo.
3 settembre 1982, ore 21:15L’agguato in via Isidoro Carini uccide Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro.
15 settembre 1982Muore anche l’agente di scorta Domenico Russo, per le ferite riportate nell’agguato.
Mi viene spontaneo ricordare che, meno di dieci anni dopo, negli stessi anni della seconda guerra di mafia raccontata in questo articolo, Cosa Nostra colpirà ancheGiovanni FalconeePaolo Borsellino, due storie, quelle delle stragi di Capaci e di via D’Amelio che trovatesempre in questarubrica.
I mandanti e il processo
Per il triplice omicidio sono stati condannati all’ergastolo, come mandanti, i vertici di Cosa Nostra dell’epoca: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. Tra gli esecutori materiali individuati dalle indagini successive figurano Calogero Ganci e Antonino Madonia, alla guida della BMW, e Giuseppe Lucchese, alla guida della motocicletta che colpì Domenico Russo.
Sull’omicidio restano, ancora oggi, interrogativi legati al contesto politico e istituzionale in cui maturò: la mancata concessione dei poteri speciali richiesti da Dalla Chiesa, i suoi ultimi mesi di crescente isolamento e le indagini che stava conducendo sui rapporti tra mafia, appalti e politica sono elementi che, nel dibattito pubblico e giudiziario italiano, sono stati a lungo discussi come possibili concause del clima in cui l’agguato fu deciso ed eseguito.
La memoria, oggi
Ogni 3 settembre, in via Carini a Palermo, si rinnova la commemorazione del generale, della moglie e dell’agente Domenico Russo. Dalla Chiesa ricevette la medaglia d’oro al valore civile alla memoria, e la sua figura resta uno dei simboli più riconosciuti della lotta dello Stato italiano contro la criminalità organizzata, insieme a quella di Falcone e Borsellino, uccisi dieci anni più tardi nella stessa stagione di violenza mafiosa che segnò la Sicilia tra gli anni Ottanta e Novanta.
“Qui è morta la speranza dei palermitani onesti.”
Il cartello comparso sul luogo dell’agguato, nei giorni immediatamente successivi al 3 settembre 1982, resta una delle immagini più citate di quella stagione.
Percorrere oggi via Isidoro Carini significa attraversare un altro dei luoghi in cui la Palermo contemporanea custodisce, senza nasconderla, la memoria della propria pagina più nera: una storia di Sicilia che, come quelle di Falcone e Borsellino, continua a essere raccontata perché non venga dimenticata.
Domande frequenti
Quando fu ucciso il Generale Dalla Chiesa?
La sera del 3 settembre 1982, alle 21:15, in via Isidoro Carini a Palermo, appena cento giorni dopo la sua nomina a prefetto della città.
Chi morì insieme al Generale Dalla Chiesa?
La moglie Emanuela Setti Carraro, alla guida dell’auto, e l’agente di scorta Domenico Russo, morto dodici giorni dopo per le ferite riportate.
Perché fu ucciso il Generale Dalla Chiesa?
Perché come prefetto stava indagando sui legami tra Cosa Nostra, politica ed economia, nel pieno della seconda guerra di mafia guidata dai corleonesi di Totò Riina, e lamentava di non aver ricevuto i poteri speciali che aveva richiesto per svolgere pienamente il suo incarico.
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia Reale attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
