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Giovanni Falcone. Il metodo che la mafia non riuscì a fermare

Giovanni Falcone: storia, metodo e strage di Capaci

Dalla Kalsa al maxiprocesso, dal pool antimafia allo svincolo di Capaci: la storia del giudice che cambiò per sempre il modo di indagare su Cosa Nostra.

La Kalsa, l’infanzia, l’amicizia con Borsellino

Giovanni Salvatore Augusto Falcone nasce a Palermo il 18 maggio 1939, in una famiglia benestante: il padre Arturo dirige il laboratorio chimico di igiene e profilassi della città. Cresce nel quartiere della Kalsa, lo stesso dove abita, a pochi passi, un bambino di otto mesi più piccolo di lui:Paolo Borsellino. Giocano insieme per strada, come tanti coetanei palermitani di quegli anni, senza sapere che le loro vite, quarant’anni dopo, si sarebbero intrecciate fino a condividere lo stesso destino.

Sono ragazzi dellaPalermodel dopoguerra: una città che porta ancora le cicatrici dei bombardamenti, ma che offre anche i cortili, le piazze e le chiese barocche in cui si forma, senza che nessuno dei due lo sappia ancora, la generazione di magistrati che affronterà Cosa Nostra a viso aperto.

Da pretore a Lentini al pool antimafia

Falcone si laurea in Giurisprudenza nel 1961. Vince il concorso in magistratura e nel 1964 viene nominato pretore a Lentini, in provincia di Siracusa; nel 1973 passa al tribunale di Trapani. È un percorso che lo porta, un passo alla volta, verso Palermo e verso l’ufficio istruzione, dove negli anni Ottanta il consigliere Rocco Chinnici sta costruendo un’idea nuova: far lavorare insieme, e non più in isolamento, i magistrati che indagano su Cosa Nostra.

Dopo l’assassinio di Chinnici nel 1983, è Antonino Caponnetto a dare forma stabile a quel metodo: nasce il pool antimafia, con Falcone, Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Per la prima volta le indagini sui clan vengono incrociate sistematicamente, condivise, protette dalla dispersione che fino ad allora aveva reso vulnerabile ogni singolo magistrato.

Buscetta e il maxiprocesso

Il punto di svolta arriva con le dichiarazioni di Tommaso Buscetta, il boss che decide di collaborare con la giustizia. Falcone lo interroga per mesi, costruendo insieme a lui una mappa della struttura di Cosa Nostra mai delineata prima con altrettanta precisione: la Cupola, le famiglie, le gerarchie, i codici interni. Su quella base, insieme a Borsellino, redige l’ordinanza di rinvio a giudizio che apre la strada al maxiprocesso di Palermo.

Centinaia di imputati, un’aula bunker costruita apposta, migliaia di pagine di atti: il più grande processo alla mafia mai celebrato in Italia, e la prima volta in cui lo Stato dimostra di poter colpire Cosa Nostra nella sua interezza, non solo nei suoi singoli affiliati.

Il maxiprocesso si conclude con centinaia di condanne, confermate in Cassazione nel 1992. È il risultato più alto del metodo Falcone: prove, riscontri incrociati, lavoro di squadra al posto dell’iniziativa isolata del singolo magistrato eroe.

Il trasferimento a Roma e l’isolamento

Nonostante i risultati, Falcone si scontra a più riprese con logiche interne alla magistratura palermitana: nel 1988 non ottiene la guida dell’ufficio istruzione, affidata invece ad Antonino Meli, e si trova progressivamente isolato all’interno del suo stesso ambiente professionale. Nel 1991 accetta la chiamata del ministro della Giustizia Claudio Martelli e si trasferisce a Roma, alla direzione degli affari penali, da dove continua a lavorare sulla legislazione antimafia e sul coordinamento nazionale delle indagini.

È un periodo segnato da polemiche, sospetti e da un’accusa che lo ferisce profondamente: quella di aver lasciato Palermo per fare carriera a Roma. La realtà, come emergerà negli anni successivi, è quella di un magistrato che continua a lavorare, da una posizione diversa, sugli stessi obiettivi.

Il 23 maggio 1992: la strage di Capaci

Sabato 23 maggio 1992. Falcone atterra all’aeroporto di Punta Raisi, di ritorno da Roma, e si mette personalmente alla guida della Fiat Croma bianca; accanto a lui siede la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrata. Sono le 17:58 quando, lungo l’autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo, all’altezza dello svincolo di Capaci, nel territorio di Isola delle Femmine, esplode una carica di tritolo, RDX e nitrato d’ammonio nascosta in un cunicolo scavato sotto la sede stradale. L’esplosione, comandata a distanza da Giovanni Brusca, inghiotte un intero tratto di autostrada.

Le vittime della strage

  • Giovanni Falcone
    53 anni, magistrato, direttore degli affari penali al ministero della Giustizia
  • Francesca Morvillo
    46 anni, magistrata, moglie di Falcone
  • Vito Schifani
    agente di scorta
  • Rocco Dicillo
    agente di scorta
  • Antonio Montinaro
    agente di scorta, capo scorta

Altri agenti della scorta e alcuni automobilisti che transitavano nelle vetture successive restano feriti. La notizia interrompe la programmazione televisiva in tutta Italia: è la prima volta che il Paese assiste, quasi in diretta, all’entità di un attacco terroristico-mafioso di quella portata.

1983Nasce il pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto.

1986-1987Si celebra il maxiprocesso di Palermo, istruito da Falcone e Borsellino sulla base delle rivelazioni di Buscetta.

1991Falcone si trasferisce a Roma, alla direzione degli affari penali del ministero della Giustizia.

23 maggio 1992, ore 17:58L’esplosione sull’A29, allo svincolo di Capaci, uccide Falcone, Morvillo e tre agenti di scorta.

19 luglio 1992Cinquantasette giorni dopo, Cosa Nostra uccide anche Paolo Borsellino, nella strage di via D’Amelio.

Approfondimento correlatoSulla strage che colpì l’amico e collega di Falcone appena due mesi dopo, ho raccontato la storia di Paolo Borsellino e della strage di via D’Amelio in un altro articolo di questa stessa rubrica.

L’eredità: la Fondazione e il metodo Falcone

Nello stesso 1992 nasce a Palermo la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, guidata dalla sorella del giudice, Maria Falcone, con l’obiettivo di promuovere la cultura della legalità, soprattutto tra i più giovani. Nel 1996 la Fondazione ottiene dalle Nazioni Unite lo status consultivo come ONG presso il Consiglio economico e sociale.

Ma l’eredità più concreta di Falcone resta il metodo: l’idea che la lotta alla mafia non possa dipendere dal coraggio isolato di un singolo magistrato, ma richieda strutture, coordinamento tra uffici giudiziari, condivisione delle informazioni e strumenti normativi adeguati. Gran parte della legislazione antimafia italiana successiva al 1992, incluso il rafforzamento della collaborazione tra magistratura e forze dell’ordine, discende direttamente da quell’impostazione.

La memoria, oggi

Ogni 23 maggio, sull’autostrada A29 e a Palermo, si rinnova la commemorazione della strage di Capaci. Il Ministero dell’Istruzione organizza da anni la manifestazione #PalermoChiamaItalia, che porta migliaia di studenti da tutta Italia a partecipare alle celebrazioni in onore delle vittime. Nel luogo dell’esplosione, due stele rosse ricordano i nomi di Falcone, Morvillo e degli agenti della scorta.

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”
Una frase attribuita a Falcone che, insieme allo slogan dedicato a Borsellino, accompagna ancora oggi le manifestazioni del 23 maggio.

Visitare oggi lo svincolo di Capaci, o l’aula bunker dell’Ucciardone dove si celebrò il maxiprocesso, significa attraversare una Sicilia che ha fatto della propria storia più dolorosa un terreno di educazione civile, non un capitolo da rimuovere.

Domande frequenti

Quando avvenne la strage di Capaci?

Sabato 23 maggio 1992, alle 17:58, sull’autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo, allo svincolo di Capaci, nel territorio di Isola delle Femmine.

Chi morì insieme a Giovanni Falcone?

La moglie Francesca Morvillo, magistrata, e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Cos’è il maxiprocesso di Palermo?

Il processo istruito dal pool antimafia sulla base delle dichiarazioni del pentito Tommaso Buscetta, che portò alla condanna di centinaia di affiliati a Cosa Nostra: il più grande processo alla mafia mai celebrato in Italia. Palermo, 23 maggio 2026, a trentaquattro anni da Capaci.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia Reale attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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