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Punta Secca: dove Montalbano è di casa

Punta Secca: la spiaggia di Montalbano in Sicilia

Trecento anime, una spiaggia di sabbia dorata, un faro ottocentesco e una villetta bianca con la terrazza sul mare che milioni di telespettatori hanno imparato a riconoscere come casa propria. Punta Secca è molto più della scenografia di una fiction. È uno di quei posti che ti entrano dentro e non escono più.

‘A Sicca: il nome che viene dal mare

Ci sono nomi di luoghi che raccontano quello che sono con una precisione che nessuna guida turistica potrebbe migliorare. Punta Secca è uno di questi. Lo chiamano ‘a sicca, gli abitanti diSanta Croce Camerina, con quell’articolo dialettale davanti che in siciliano porta sempre un’intimità speciale. La secca. Non una secca qualsiasi: quella scogliera particolare che affiora a pelo d’acqua davanti alla spiaggia di levante, invisibile a chi non la conosce, pericolosa per chi viene dal mare senza saperlo, familiare per chi ci è cresciuto e la conosce come si conosce il cortile di casa.

Punta Seccaè una frazione del comune diSanta Croce Camerina, in provincia diRagusa. Trecento abitanti stabili, che nei mesi estivi diventano millecinquecento, poi duemila, poi di più, quando il passaparola del mare e della televisione porta gente da tutta Italia e da mezzo mondo in questo angolo di Sicilia sud-orientale che per decenni è stato il segreto meglio custodito degli iblei. Un borgo di pescatori, viuzze basse, case bianche, il faro ottocentesco alto trentacinque metri ancora funzionante, e il mare. Quel mare mediterraneo che da qui, all’estremo sud dell’isola, ha un colore che non si trova altrove: un blu quasi africano, profondo, con quella trasparenza che i fondali sabbiosi e le correnti pulite sanno dare.

Una storia millenaria che precede Montalbano

Prima che Montalbano ci abitasse, prima che le telecamere di Palomar e Rai arrivassero con i loro riflettori e i loro carrelli, Punta Secca aveva già una storia millenaria che la fiction ha eclissato un po’ ingiustamente. Perché questo lembo di costa iblea è stato frequentato dall’uomo da tempi remotissimi, e ogni epoca ha lasciato qualcosa.

Nell’antichità Punta Secca faceva parte del vasto territorio denominato Le Kaucanae, vicinissimo all’ancoraggio bizantino di Kaukana. Nel 536 dopo Cristo il generale bizantino Belisario fece stazionare la sua flotta proprio in questi paraggi, in attesa di salpare per l’assedio a Cartagine che era in mano ai Vandali. Gli Arabi, nel IX secolo, la chiamarono Ras Karam, il capo e l’insenatura, adattando alla loro lingua la conformazione geografica del luogo. Nel 1091 il Conte Ruggero il Normanno salpò dal porto di Rosacambra, vicinissimo a Punta Secca, per la conquista di Malta. Poi vennero i secoli del silenzio, lo spopolamento, le dune di sabbia che ricoprirono l’antico porto. E poi, lentamente, il borgo rinacque come villaggio di pescatori, con quella semplicità quieta e operosa che ancora oggi si respira nelle vie strette del centro.

C’è anche una storia novecentesca poco nota che vale la pena raccontare. Ai primi del Novecento, l’edificio che oggi tutto il mondo conosce come casa di Montalbano era un magazzino per il pesce. Ci si trattavano, si salavano e si essiccavano le sarde e le acciughe, proprio su quella verandina affacciata sulla spiaggia che oggi è l’immagine più fotografata della Sicilia ragusana. Nel 1904 Giovanni Di Quattro, nonno dell’attuale proprietario, la acquistò per la modica cifra di quattromila lire, sistemò l’edificio che era in condizioni precarie, e lo trasformò in casa di famiglia. Non poteva immaginare che novant’anni dopo quella casa sarebbe diventata la più famosa d’Italia.

Elvira Sellerio, Sciascia e la chiacchierata che cambiò tutto

La storia di come Punta Secca diventò Marinella, la cittadina immaginaria in cui abita il commissario Montalbano, è una di quelle storie che sembrano inventate e invece sono vere, di una verità casuale e bellissima tipica delle cose che nascono dall’amicizia e dall’amore per un luogo.

Elvira Sellerio, la grande editrice palermitana che aveva pubblicato i romanzi diCamillerie che era una delle figure più importanti della cultura siciliana del secondo Novecento, si era innamorata di Punta Secca. Ci veniva in vacanza, aveva affittato una casa poco distante dalla spiaggia, conosceva il borgo e le sue persone con quella familiarità che si acquisisce solo tornando ogni anno nello stesso posto. Con lei, in quelle estati, venivano spessoLeonardo SciasciaeGesualdo Bufalino, i due scrittori siciliani più importanti del dopoguerra. Le chiacchierate tra la Sellerio, Sciascia e Bufalino, seduti in quella Sicilia meridionale profumata di salsedine, portarono a un’idea: trasformare i romanzi di Andrea Camilleri in una serie televisiva.

Invitarono Camilleri a Punta Secca. Lo portarono a vedere la villetta bianca con la terrazza sul mare, il faro, la spiaggia, il borgo. E Camilleri, o almeno così vuole la storia che a Punta Secca raccontano con orgoglio, riconobbe in quel posto Marinella: il luogo in cui il suo commissario avrebbe dovuto abitare, nuotare ogni mattina, mangiare sulla terrazza i piatti di Adelina. Tutto il resto è storia della televisione italiana.

La spiaggia di Punta Secca dove Montalbano fa il bagno sotto casa sua

La casa di Montalbano: da magazzino del pesce a b&b iconico

La villetta si trova in via Aldo Moro 44, in Piazza Torre, proprio sul fronte mare della spiaggia di ponente. È una costruzione semplice, bianca, con un piano rialzato e un primo piano, e quella terrazza che affaccia direttamente sulla sabbia e sul mare che è diventata forse l’immagine più replicata della Sicilia ragusana negli ultimi trent’anni. Fu scelta dal regista Alberto Sironi e dalla casa di produzione Palomar come location per la serie, ed è la stessa in cui Luca Zingaretti, l’attore che ha dato il volto definitivo a Montalbano, abita, vive e cena nelle scene domestiche della fiction.

Le scene girate qui sono decine, quelle che i fan della serie ricordano meglio. Montalbano che fa la nuotata mattutina nel mare davanti casa. Montalbano che mangia sulla terrazza i piatti preparati dalla fedele Adelina: la pasta ‘ncasciata, le sarde a beccafico, le olive condite. Montalbano che parla al telefono con Livia affacciato sul mare, con quella luce mediterranea che rende ogni inquadratura un quadro. Montalbano che guarda il tramonto con quel suo modo malinconico e preciso di guardare le cose.

Oggi la casa è un bed and breakfast aperto al pubblico, dove chiunque può prenotare una notte e dormire nella stessa stanza in cui dormiva il commissario più amato d’Italia. Le camere sono quelle originali, gli ambienti sono gli stessi della serie, la colazione viene servita sulla terrazza con vista mare. Non è la casa più lussuosa della Sicilia. Ma è probabilmente quella con il maggiore potere evocativo, quella dove il confine tra la realtà e la fiction è più sottile, dove ci si siede sulla sedia del commissario e per un momento si ha la sensazione di essere dentro il racconto.

La spiaggia: sabbia dorata, fondali sicuri, tramonti perfetti

Ma Punta Secca non è solo la casa di Montalbano. È anche, e forse prima di tutto, una delle spiagge più belle della costa ragusana. E quella bellezza esisteva ben prima che Camilleri ci ambientasse la sua serie, ed esiste indipendentemente dalla fiction, con tutta la forza silenziosa delle cose vere.

Le spiagge di Punta Secca sono due, separate dal promontorio su cui sorge il faro. La spiaggia di ponente, quella su cui si affaccia la casa di Montalbano, è la più frequentata: sabbia dorata e fine, fondali bassi che degradano dolcemente, un mare sicuro per le famiglie con bambini. La spiaggia di levante, quella che dà il nome al borgo con la sua secca affiorante, ha un carattere più selvaggio, con la scogliera a pelo d’acqua che crea correnti e fondali più vari, più adatta a chi ama snorkeling e nuoto in acque meno domestiche.

Il faro ottocentesco che separa le due spiagge è uno dei simboli del borgo, visibile da chilometri in mare aperto, ancora perfettamente funzionante. C’è un fenomeno che i visitatori cercano con particolare insistenza tra il 7 e l’8 settembre di ogni anno: in quei giorni il sole tramonta perpendicolarmente al faro, creando un gioco di sovrapposizione tra il disco solare e la sagoma del faro che i locali chiamano effetto lecca-lecca. È uno di quei momenti in cui la natura fa lo scenografo meglio di qualsiasi regista.

Il mare di Punta Secca ha quella qualità specifica del mare ibleo che si trova solo in questo tratto di costa: fondi sabbiosi, acque limpide, correnti che portano ossigeno senza creare pericoli. La bandiera blu lo certifica ogni anno con puntuale continuità. Ma basta guardarla, quella trasparenza, basta metterci dentro i piedi, per capire che certi premi sono solo la conferma ufficiale di qualcosa che si vede da soli.

Il ristorante Enzo a Mare e la cucina del commissario

Chi viene aPunta Seccaper Montalbano cerca due cose: la casa e il ristorante di Enzo a Mare. Nella fiction, Enzo a Mare è il posto dove il commissario mangia quasi ogni giorno, dove trova il conforto della cucina siciliana autentica, dove le cameriere lo conoscono e sanno già cosa vuole. È un posto di quelli che non esistono, che appartengono all’immaginario della fiction, e che eppure sembrano più reali di molti posti veri.

Il ristorante che nella serie fa da location per Enzo a Mare si trova sul lungomare di Punta Secca, e riconosce il suo ruolo cinematografico con quella discrezione che i luoghi siciliani sanno avere. Si mangia pesce fresco, quello di giornata portato dalla marineria locale, secondo quella filosofia della cucina iblea che non ha bisogno di elaborazioni perché la materia prima parla da sola. La frittura di paranza, ilpesce spada alla ghiotta, le triglie alla stemperata, ilpolpo in insalata. E naturalmente il dolce finale, con i cannoli e la cassata che il commissario avrebbe approvato.

Attorno a questa centralità gastronomica si è sviluppato negli ultimi anni un tessuto di locali, bar e ristoranti che trasformano le serate di Punta Secca in qualcosa di vivace senza perdere quella semplicità che è la vera attrattiva del borgo. Non è una movida di grido, non è il lungomare di una grande città balneare. È la vita di un paese che si è aperto al turismo restando se stesso, e questo è il regalo più raro che un posto possa fare a chi lo visita.

La Grotta di Ernesto e le storie dimenticate

C’è una storia di Punta Secca che non riguarda Montalbano e che merita di essere raccontata perché ha quella qualità del romanzo d’avventura che la realtà a volte sa fare meglio della finzione. Si chiama la storia di Ernesto Terdich.

All’indomani della Prima Guerra Mondiale, un ufficiale dell’esercito austro-ungarico di nome Ernesto Terdich, accusato ingiustamente di un delitto non commesso, fu costretto ad accettare una missione segreta in una località sperduta della Sicilia. Lo sbarcarono di notte da un sottomarino nei pressi del Palmento e si alloggiò in una grotta poco distante dalla costa, la Grotta di Ernesto, che ancora oggi porta il suo nome. Ci visse per un periodo, nascosto, sopravvivendo con i mezzi di fortuna che la Sicilia meridionale metteva a disposizione di chi sapeva come usarli. Il soggettista RAI Lucio Mandarà, di origine santacrocese, ne ha scritto un romanzo intitolato Una grotta per Ernesto, pubblicato da L’Autore Libri Firenze, che ricostruisce questa storia avventurosa e dimenticata. La grotta è ancora lì, meta occasionale di qualche turista curioso che sa dove cercarla.

Punta Secca il porticciolo

Kaukana e il territorio intorno

Punta Secca è anche un ottimo punto di partenza per esplorare un territorio costiero che ha molto da offrire. A pochi chilometri si trova la spiaggia di Kaukana, con il suo parco archeologico che custodisce i resti di un antico insediamento tardoromano e bizantino: due villaggi di pescatori sovrapposti, strutture produttive per la lavorazione del pesce, una chiesa paleocristiana. È uno di quei siti che l’Unesco potrebbe e dovrebbe proteggere con più decisione, e che per ora vive di quell’attenzione intermittente che la Sicilia riserva ai suoi tesori minori.

A otto chilometri verso est c’è Marina di Ragusa, la più attrezzata delle marine ragusane, con il porto turistico e le spiagge più organizzate. A venti chilometri nell’entroterra c’è il Castello di Donnafugata, la dimora nobiliare settecentesca degli Arezzo de Spuches che Visconti usò come location per il Gattopardo. A trenta chilometri a ovest c’è la Riserva di Vendicari con le sue acque cristalline. In un raggio di cinquanta chilometri ci sono Ragusa Ibla, Modica, Scicli, Ispica: tutto il patrimonio barocco UNESCO del Val di Noto. Punta Secca non è solo una spiaggia. È il centro di uno dei territori più ricchi e meno sfruttati della Sicilia.

Venire a Punta Secca: il momento giusto

Punta Secca d’estate è bellissima ma affollata. I fan di Montalbano arrivano tutto l’anno, anche a gennaio, per fotografarsi davanti alla casa. Ma il momento migliore per visitarla è la mezza stagione: maggio e giugno, quando il mare è già caldo abbastanza per bagnarsi, la spiaggia non è ancora invasa dal turismo di agosto, e il borgo ha ancora quella quiete dei dodici mesi su dodici che lo rende così autentico. O settembre, per lo stesso motivo e per il tramonto del faro tra il 7 e l’8, quello che i locali chiamano effetto lecca-lecca.

Se ci andate in agosto, armatevi di pazienza per il parcheggio, arrivate presto in spiaggia e godetevi le serate: Punta Secca di agosto la sera è un posto in cui la gente sta fuori, passeggia, si siede ai tavolini, guarda il mare buio. È la Sicilia che non si vede in televisione, e forse è quella più vera.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

📍 Dove si trova
Punta Secca, frazione di Santa Croce Camerina, provincia di Ragusa. Circa 25 km da Ragusa, 8 km da Marina di Ragusa, 35 km da Modica, 45 km da Siracusa, 80 km dall’aeroporto di Comiso, 120 km dall’aeroporto di Catania.

🚗 Come arrivare
Da Ragusa: SS115 direzione Santa Croce Camerina, poi seguire le indicazioni per Punta Secca. Da Modica: SS115 direzione Ragusa poi deviazione per Santa Croce Camerina. Da Catania: A18 uscita Rosolini, poi SS115. Parcheggio disponibile in piazza e nelle vie limitrofe, in alta stagione è consigliato arrivare presto.

🏖️ Le spiagge
Spiaggia di ponente (davanti alla casa di Montalbano): sabbia dorata, fondali bassi, ideale per famiglie. Spiaggia di levante (la Secca): carattere più selvaggio con la scogliera affiorante, ideale per snorkeling. Spiaggia di Kaukana: a pochi km, con il parco archeologico.

🏠 La Casa di Montalbano
Via Aldo Moro 44, Punta Secca. Oggi B&B aperto al pubblico. Camere vista mare con bagno privato, colazione sulla terrazza. Prenotazione consigliata con largo anticipo specialmente in estate.

📅 Quando andare
Tutto l’anno per la casa di Montalbano. Maggio, giugno e settembre per il miglior equilibrio tra mare caldo e meno folla. Tra il 7 e l’8 settembre per l’effetto lecca-lecca del tramonto sul faro.

🌿 Nei dintorni
Parco Archeologico di Kaukana (2 km), Marina di Ragusa (8 km), Castello di Donnafugata (20 km), Santa Croce Camerina con il Museo Regionale di Kamarina (5 km), Scicli (25 km), Modica (35 km), Riserva di Vendicari (40 km).

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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