Ridurre Andrea Camilleri al solo commissario Montalbano è come ridurre il mare di Vigàta a una cartolina. Certo, Montalbano è la creazione che ha fatto conoscere Camilleri al mondo intero — ma dietro di lui c’è una vita straordinaria di teatro, cinema, televisione, letteratura storica, impegno civile e una delle sperimentazioni linguistiche più originali del Novecento italiano.
Vita e origini siciliane
Andrea Calogero Camilleri nasce il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle, la “marina” di Agrigento, sulla costa sudoccidentale della Sicilia. La città, piccolo porto affacciato sul Canale di Sicilia, è poca cosa rispetto alla vicina Agrigento con i suoi templi greci — ma per chi viene da lì, è il centro del mondo conosciuto. Non a caso Camilleri la trasformerà in Vigàta, il luogo immaginario che diventerà il centro della propria narrazione.
Il padre, Giuseppe Camilleri detto Peppino, è un ispettore delle compagnie portuali, fascista della prima ora che aveva partecipato alla Marcia su Roma. La madre si chiama Carmelina Fragapane, donna di profonda religiosità: è lei a imporgli il secondo nome Calogero, santo veneratissimo nella tradizione siciliana. Andrea è figlio unico.
Ma la famiglia nasconde una parentela illustre: la nonna paterna Carolina Morello era cugina di primo grado di Luigi Pirandello. Il grande drammaturgo di Agrigento era dunque parente alla lontana del piccolo Andrea — un legame che, come vedremo, avrà conseguenze ben oltre il semplice dato genealogico.
L’infanzia tra guerra e bombardamenti
L’infanzia di Camilleri è segnata dalla guerra. Dal 1939 al 1943 studia al Liceo Classico “Empedocle” di Agrigento, dove nel 1943 ottiene la maturità senza sostenere esami perché, a causa dei bombardamenti e in previsione dell’imminente sbarco in Sicilia delle forze alleate, le autorità scolastiche decisero di chiudere le scuole. A giugno dello stesso anno compie quello che lui stesso ricorderà come «una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere, di sangue, di paure».
Tra il 1946 e il 1947 vive ad Enna, in condizioni di grande povertà. Casualmente, attirato dal tepore, comincia a frequentare la Biblioteca Comunale, dove diventa amico del direttore e inizia a leggere con assiduità. Questo “periodo ennese”, come lo chiamerà, lo indusse a partecipare a vari certamina letterari; nel 1947 vince il Premio Firenze con alcune poesie. Racconterà più tardi: «Ed io, proprio in quelle due stanzette, credo di essermi formato come scrittore».
1925 Nasce il 6 settembre a Porto Empedocle (AG). Nonna materna è cugina di Luigi Pirandello.
1943 Maturità senza esami per i bombardamenti. Inizia a girare la Sicilia in guerra.
1947 Vince il Premio Firenze con alcune poesie. Si “forma come scrittore” in due stanzette ad Enna.
1949 Ammesso all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico come unico allievo regista dell’anno.
1957 Sposa Rosetta Dello Siesto, con cui resterà unito per oltre sessant’anni. Tre figlie: Andreina, Mariolina, Elisabetta.
1978 Esordio narrativo con Il corso delle cose, scritto dieci anni prima. Pressoché ignorato dal pubblico.
1994 La forma dell’acqua: nasce il commissario Montalbano. Camilleri ha 69 anni.
1999Debutta la serie TV Il commissario Montalbano su RAI 1 con Luca Zingaretti. Camilleri diventa famoso in tutta Italia.
2018 Recita il monologo Conversazione su Tiresia al Teatro Greco di Siracusa, cieco, davanti a seimila persone.
2019 Muore a Roma il 17 luglio per un arresto cardiaco. Aveva 93 anni.
La formazione e il teatro
Nel 1944 Camilleri si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo, ma non porta a termine gli studi. Nel 1945 si iscrive al Partito Comunista Italiano, e dal 1945 pubblica racconti e poesie su riviste e quotidiani come L’Italia socialista e L’Ora di Palermo.
La svolta arriva nel 1949: viene ammesso, unico allievo regista per quell’anno, all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, dove conclude gli studi nel 1952, contemporaneamente ad allievi attori che diverranno celebri, come Luigi Vannucchi, Franco Graziosi e Alessandro Sperlì.
Da allora Camilleri si dedica con passione al teatro, eseguendo la regia di più di cento opere, soprattutto di drammi di Pirandello. Ma non si ferma al repertorio tradizionale: è il primo a portare Beckett in Italia, mettendo in scena Finale di partita nel 1958 al Teatro dei Satiri di Roma. Cura anche le prime italiane di Ionesco, Adamov, Strindberg, T.S. Eliot — costruendosi una reputazione come tra i registi più aggiornati e coraggiosi della scena italiana.
«Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio cunto, passare tra il pubblico con la coppola in mano.» — Andrea Camilleri
Gli anni alla RAI
Nel 1954 Camilleri partecipa a un concorso per funzionari RAI, superandolo brillantemente, ma non viene assunto: è comunista, e la RAI degli anni Cinquanta non fa eccezioni. Entrerà alla RAI tre anni dopo, nel 1957. Da quel momento comincia una lunga carriera come delegato alla produzione e regista televisivo che lo porterà a firmare alcuni degli sceneggiati più amati della televisione italiana.
Tra le produzioni RAI di cui si occupa negli anni Sessanta figurano Le avventure di Laura Storm con Lauretta Masiero, le fiction con il Tenente Sheridan e, soprattutto, Le inchieste del commissario Maigret con il grande Gino Cervi. Questo lavoro sul personaggio di Maigret, il commissario creato da Georges Simenon, burbero e geniale, è evidentemente una delle radici da cui nascerà Montalbano.
Insegna regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dal 1958 al 1965, e poi dal 1968 al 1970. Dal 1977 al 1997 è titolare della cattedra di regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Tra i suoi studenti c’è Luca Zingaretti, che anni dopo interpreterà il commissario Montalbano nella serie televisiva. Una coincidenza che sembra scritta da uno sceneggiatore troppo bravo.
L’esordio nella narrativa
Camilleri inizia a scrivere romanzi negli anni Sessanta, ma la sua produzione narrativa rimane per lungo tempo nell’ombra. Nel 1978 esordisce nella narrativa con Il corso delle cose, scritto dieci anni prima e pubblicato gratuitamente dalla Lalli Editore, un editore a pagamento: il libro non viene distribuito e rimane ignoto al pubblico dei lettori.
Nel 1980 pubblica con Garzanti Un filo di fumo, primo di una serie di romanzi ambientati nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigàta, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La ricezione è tiepida: il pubblico italiano degli anni Ottanta non è ancora pronto per il Camilleri storico e dialettale.
Poi, nel 1984, arriva l’incontro che cambierà tutto: l’editrice palermitana Sellerio pubblica La strage dimenticata. Inizia uno dei sodalizi più fecondi della letteratura italiana del dopoguerra. Ma bisogna aspettare ancora: il grande successo arriverà solo con Montalbano, nel 1994. Camilleri ha 69 anni. Il più tardo degli esordi da stella letteraria.
Il Commissario Montalbano
Salvo Montalbano compare per la prima volta ne La forma dell’acqua (1994), pubblicato da Sellerio. Il personaggio nasce dall’incrocio di almeno tre ispirazioni: il commissario Maigret di Simenon, con cui Camilleri aveva lavorato alla RAI; il detective spagnolo Pepe Carvalho, creato dall’autore catalano Manuel Vázquez Montalbán (da cui il cognome “Montalbano”); e la Sicilia stessa, con i suoi odori, le sue contraddizioni, il suo rapporto antico con la legalità e il potere.
Salvo Montalbano è commissario di polizia a Vigàta, città immaginaria che riproduce quasi fedelmente Porto Empedocle. È un uomo sui cinquant’anni, celibe (con una fidanzata fissa a Genova, Livia, con cui ha un rapporto tormentato e amatissimo), goloso in modo quasi ossessivo, capace di silenzi lunghissimi e di intuizioni fulminanti. Ha un rapporto complicato con la gerarchia, l’obbedienza e i superiori, ma un senso della giustizia assoluto e inflessibile.
- 28 romanzi della serie principale, più uno scritto a quattro mani con Carlo Lucarelli.
- 6 raccolte di racconti (incluso un volume con protagonista il giovane Montalbano).
- Primo romanzo: La forma dell’acqua (1994) · Ultimo: Riccardino (2020, postumo).
- Tradotti in oltre 30 lingue, compreso giapponese, ebraico, russo, norvegese, croato.
- Vigàta, la città immaginaria, prende vita così compiutamente che nel 2003 Porto Empedocle cambia temporaneamente nome in Porto Empedocle Vigàta.
Riccardino: il commiato postumo
L’ultimo romanzo della serie, Riccardino, è stato scritto nel 2005 ma pubblicato postumo nel 2020, secondo la volontà di Camilleri. Nel testo il commissario dialoga direttamente con il proprio autore — un omaggio pirandelliano alla tradizione del “personaggio che sfugge al suo creatore”. Montalbano si lamenta di sentirsi «pupo nelle mani del puparo Camilleri»: un finale che è anche una riflessione sul rapporto tra scrittore e personaggio, realtà e finzione.
I personaggi di Vigàta
Una delle ragioni del successo della saga di Montalbano è la ricchezza di un cast di personaggi secondari che tornano di romanzo in romanzo, costruendo una comunità viva e riconoscibile. Fanno da cornice a Montalbano alcuni personaggi collaboratori seriali: Livia, la fidanzata; Adelina, la governante; Mimì Augello, il vice; l’ispettore Fazio; e il fedele Catarella, il centralinista.
- Livia Burlando: la fidanzata genovese di Montalbano. Relazione perenne, tormentata e mai risolta, fatta di litigi telefonici e riconciliazioni. Rappresenta la “terraferma” affettiva del commissario contro il caos siciliano.
- Mimì Augello: il vicecommissario vanesio e donnaiolo. È rivale di Montalbano sia in privato che al lavoro, aspirando al posto dell’altro. Nonostante questo, tra i due esiste una lealtà profonda.
- Fazio: l’ispettore fidato, meticoloso, quasi burocratico nella sua passione per i verbali e i rapporti. Con il suo «già fatto», è il solito solerte e indisponente miglior collaboratore del commissario.
- Catarella: il centralinista del commissariato, con la sua lingua storpiata e la sua incapacità quasi mistica di comprendere i nomi propri. La sua robusta ignoranza e il fatto di conoscere esclusivamente il dialetto vigatese lo costringono a comunicare con vocaboli storpiati, attinti dal burocratese, dal popolare e dal dialetto siciliano. È il personaggio più amato dai lettori.
- Il dottor Pasquano: il medico legale burbero e insopportabile, che solo davanti a una guantiera di cannoli di ricotta si ammorbidisce quanto basta da collaborare.
- Adelina: la governante di Montalbano, cuoca sublime, madre di ladri incalliti. Il cibo che prepara è uno dei grandi piaceri della vita del commissario.
I romanzi storici
Ridurre Camilleri a Montalbano è ingeneroso. Parallelamente alla saga poliziesca, ha prodotto una serie di romanzi storici ambientati nella Sicilia tra Ottocento e primo Novecento che molti critici considerano i suoi lavori più riusciti dal punto di vista letterario. Questi romanzi mostrano un Camilleri diverso: più cupo, più riflessivo, meno incline alla commedia.
1980 Un filo di fumo Garzanti · poi Sellerio
Il primo romanzo storico, ambientato a Vigàta nell’Ottocento. La Sicilia borbonica e postunitaria come cornice per un intreccio di potere, passioni e misteri locali.
1992 La stagione della caccia Sellerio
Vigàta di fine Ottocento. Un farmacista figlio illegittimo cerca vendetta. La Sicilia pre-moderna, i suoi codici d’onore, la violenza ancestrale sotto la superficie borghese.
1996 Il birraio di Preston Sellerio
Satira feroce del potere burocratico piemontese sulla Sicilia appena unificata. Il tentativo di imporre un’opera lirica al pubblico di Vigàta diventa metafora del colonialismo culturale del Nord.
1997 La mossa del cavallo Rizzoli · poi Sellerio
1877, Vigàta. Un ispettore di origine genovese indaga su omicidi legati alla mafia emergente. Il conflitto tra legalità dello Stato e legge del silenzio siciliano.
2004 La presa di Macallè Sellerio
Ispirato all’esperienza autobiografica dell’infanzia fascista. Un bambino vittima dell’indottrinamento del regime durante la guerra in Etiopia: la storia personale di Camilleri trasformata in romanzo.
2007 Il colore del sole Mondadori
Romanzo-saggio sul pittore Caravaggio, ricostruzione romanzata degli ultimi anni di vita del maestro. Camilleri affronta l’arte e il mistero della creazione.
La lingua vigatese
La scelta linguistica di Camilleri è la più originale e discussa della letteratura italiana contemporanea. I romanzi di Montalbano — e quelli storici — sono scritti in una lingua che non esiste: il vigatese, un impasto di italiano standard, italiano popolare, siciliano, dialetto agrigentino e invenzioni onomatopeiche dell’autore.
Questa lingua non è mero colore locale o folklore: è una scelta estetica precisa, profondamente politica. Camilleri rivendicava il diritto del dialetto a essere letteratura — non meno dell’italiano colto, non meno delle grandi lingue europee. Il vigatese costruisce un universo linguistico coerente e riconoscibile, dove il lettore impara progressivamente il codice e ne diventa parte.
- Base siciliana: lessico, sintassi e ritmo del parlato agrigentino rielaborati e mescolati con l’italiano standard.
- Invenzione lessicale: parole create da Camilleri per onomatopea, assonanza o fusione di registri. Strammato, camurrìa, venticeddro, pirtuso, sacchetta sono diventate familiari a lettori di tutta Italia.
- Gradazione sociolinguistica: ogni personaggio parla con la propria variante: Montalbano usa un italiano con inflessioni siciliane; Catarella usa il vigatese puro e storpiato; Livia parla italiano standard con inflessioni genovesi.
- Differenza tra le serie: i romanzi storici usano un vigatese più marcato; i Montalbano usano un italiano con venature dialettali più moderate.
- Effetto straniante: il lettore non siciliano deve “imparare” il vigatese nel corso della lettura, costruendo un rapporto attivo con il testo che aumenta il coinvolgimento emotivo.
«Quanti lettori hanno imparato molte parole del dialetto siciliano su queste pagine? Parole quali strammato, azzuffatina, venticeddro, pirtuso, sacchetta sono diventate familiari come i personaggi che popolano ciascun romanzo.»— Il Recensore.com
La Treccani ha dedicato articoli specifici alla “lingua camilleriana”, riconoscendola come uno dei fenomeni linguistici più interessanti della narrativa italiana degli ultimi decenni. I filologi notano come Camilleri abbia progressivamente aumentato la quota di vigatese nelle edizioni definitive dei suoi testi, come in Riccardino, dove il dialetto «resta il protagonista assoluto».
La serie televisiva
Nel 1999 va in onda su RAI 1 la prima puntata de Il commissario Montalbano, produzione Palomar, con Luca Zingaretti nel ruolo del protagonista. Il successo è immediato e travolgente: la serie raggiunge ascolti di 10-12 milioni di spettatori a puntata, diventando uno dei programmi televisivi italiani più seguiti di sempre.
La coincidenza che Zingaretti fosse stato allievo di Camilleri all’Accademia d’Arte Drammatica non è un caso irrilevante: il regista Zingaretti aveva imparato da Camilleri a pensare il teatro, e questa affinità si traduce in un’interpretazione che non è una semplice trasposizione ma una creazione parallela. Il Montalbano televisivo è Zingaretti quanto è Camilleri.
La serie, 36 episodi prodotti dal 1999 al 2021, più 6 film TV e 6 episodi del Giovane Montalbano, ha trasformato il paesaggio siciliano reale in set iconografico: Ragusa Ibla, Punta Secca, Scicli, Modica sono diventate mete di un turismo letterario che porta migliaia di visitatori ogni anno. La “Scala dei Turchi”, la falesia bianca di Realmonte, è diventata uno dei luoghi più fotografati di Sicilia grazie alla sigla della serie.
- Prima puntata: 1999 · Ultima: 2021 (dopo la morte di Camilleri).
- Luca Zingaretti nel ruolo di Montalbano, ex studente di regia di Camilleri all’Accademia.
- Ascolti medi: 10-12 milioni di spettatori a puntata su RAI 1.
- Girata principalmente in Sicilia sud-orientale: Ragusa Ibla, Scicli, Modica, Punta Secca.
- Adattata e trasmessa in decine di paesi, inclusi UK, Germania, Francia, Giappone, Australia.
- Il giovane Montalbano (2012-2015): serie prequel con Michele Riondino.
Il sodalizio con Sellerio
Uno degli aspetti più significativi della vicenda letteraria di Camilleri è il lungo e fedele sodalizio con la casa editrice palermitana Sellerio, fondata nel 1969 da Elvira e Enzo Sellerio. Camilleri inizia a pubblicare con Sellerio nel 1984, con La strage dimenticata.
La scelta di Sellerio, editore colto, indipendente, con sede a Palermo e un catalogo tutto orientato verso la narrativa di qualità, non è casuale. Sellerio ha fatto della Sicilia e del Mediterraneo un orizzonte editoriale: pubblica Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo. Camilleri vi trova un ambiente naturale.
Le copertine Sellerio, color carta con cornice geometrica, immagini d’arte e titoli in caratteri sobri, sono diventate un’icona visiva della narrativa italiana contemporanea. Il tascabile Sellerio, con la sua carta color nocciola e il suo formato maneggevole, è il libro che milioni di italiani hanno portato in vacanza, in spiaggia, sul treno.
Il sodalizio con Sellerio durerà fino alla morte di Camilleri, nel 2019, e oltre, con Riccardino pubblicato postumo nel 2020.
L’impegno civile e politico
Camilleri è stato una delle voci più schiette e determinate del panorama intellettuale italiano. Iscritto al PCI fin dagli anni Quaranta, non ha mai smesso di commentare la politica italiana con ironia tagliente e indignazione civile. Nelle ultime stagioni della sua vita, quando la cecità gli rendeva impossibile scrivere direttamente, dettava interviste e conversazioni che diventavano libri-pamphlet su mafia, corruzione politica, declino della democrazia italiana.
I romanzi di Montalbano, pur nella loro veste di gialli di intrattenimento, sono percorsi da una corrente sotterranea di impegno sociale: la mafia, la burocrazia corrotta, l’inefficienza dello Stato, il degrado della televisione commerciale, la violenza contro le donne, l’immigrazione, temi che Camilleri affronta con la leggerezza del narratore ma la profondità del moralista.
Nel 2002 accetta la nomina di direttore artistico del Teatro Comunale Regina Margherita di Racalmuto, il paese natale di Leonardo Sciascia, un atto simbolico di continuità con la tradizione intellettuale siciliana.
«Bisogna guardare la tv portandosi appresso un paracolpi ideale che permetta al nostro cervello di restare asciutto e lucido, di non inzupparsi di tutte le informazioni distorte, contraffatte, alterate, finalizzate che ci vengono propinate.»— Andrea Camilleri
Il legame con Pirandello
Il rapporto di Camilleri con Luigi Pirandello è uno dei più affascinanti della letteratura italiana novecentesca. C’è prima di tutto il dato genealogico: la nonna paterna di Camilleri era cugina di primo grado di Pirandello, e i due sono nati entrambi nella stessa area geografica, Porto Empedocle e la contrada Kaos di Agrigento distano pochi chilometri.
Ma il legame va ben oltre la parentela. Camilleri ha dedicato a Pirandello decenni di lavoro teatrale, mettendo in scena i suoi drammi più di cento volte. La poetica del “personaggio che sfugge al suo autore”, del relativismo della verità, del confine labile tra maschere e identità reale, tutto questo è presente, trasformato e rielaborato, nella narrazione camilleriana.
Riccardino, l’ultimo Montalbano, è apertamente pirandelliano: il commissario dialoga con il proprio autore, si lamenta di essere un «pupo nelle mani del puparo». È un omaggio esplicito alla tradizione del teatro nel teatro, del personaggio che rivendica la propria autonomia rispetto allo scrittore che lo ha creato.
Gli ultimi anni e la morte
Gli ultimi anni di Camilleri sono segnati da una progressiva cecità, che non gli impedisce di continuare a lavorare e a far sentire la propria voce. L’11 giugno 2018, al Teatro Greco di Siracusa, recita davanti a seimila persone il monologo Conversazione su Tiresia: un testo in cui ripercorre la vita dell’indovino cieco della mitologia greca, collegandola alla propria sopravvenuta cecità. Una performance straordinaria, la voce di un vecchio cieco che riempie il teatro più antico d’Europa, che diventa quasi un testamento artistico.
Il 16 giugno 2019, pochi settimane prima della morte, viene ricoverato in ospedale a Roma per un arresto cardiorespiratorio. Si risveglia brevemente, ma le condizioni rimangono critiche. Andrea Camilleri muore il 17 luglio 2019, a Roma, per un arresto cardiaco. Aveva 93 anni.
È sepolto nel Cimitero Acattolico di Testaccio, a Roma, quello stesso cimitero dove riposano John Keats e Percy Bysshe Shelley, Antonio Gramsci e Gramsci. Una sepoltura che Camilleri, ateo dichiarato, aveva scelto deliberatamente. Il comune di Santa Fiora, in Toscana, dove aveva trascorso estate dopo estate dal 1968, aveva intitolato il teatro comunale al suo nome nel 2017.
L’eredità letteraria
Andrea Camilleri ha fatto per il romanzo poliziesco italiano quello che Raymond Chandler aveva fatto per quello americano e Simenon per quello francese: ha trasformato un genere popolare in letteratura, senza perdere nulla della leggibilità e del piacere della narrazione.
La sua eredità si misura in almeno tre dimensioni. Sul piano linguistico, ha dimostrato che il dialetto può essere strumento letterario di primo livello, aprendo una strada che altri narratori del Sud (da Domenico Starnone a Valeria Parrella) percorrono con consapevolezza diversa. Sul piano narrativo, ha ridefinito i canoni del romanzo poliziesco italiano, mescolandolo con la commedia, il dramma sociale e la storia locale. Sul piano culturale, ha fatto della Sicilia, Vigàta, il mare, il cibo, il sole pomeridiano, uno spazio immaginario riconoscibile in tutto il mondo, come la Maigret-Paris o la Praga di Kafka.
Le sue opere, oltre cento, sono state tradotte in almeno trenta lingue, tra cui inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, irlandese, russo, polacco, greco, norvegese, ungherese, giapponese, ebraico e croato, e ha venduto più di dieci milioni di copie.
Domande Frequenti su Andrea Camilleri
Quando è nato e quando è morto Andrea Camilleri?
Andrea Camilleri è nato il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle (Agrigento) ed è morto il 17 luglio 2019 a Roma, per un arresto cardiaco, all’età di 93 anni.
Chi è il commissario Montalbano?
Salvo Montalbano è il commissario di polizia protagonista della saga di romanzi gialli di Camilleri, ambientati nella città immaginaria di Vigàta (modellata su Porto Empedocle). Il personaggio debutta nel romanzo La forma dell’acqua (1994) e viene interpretato da Luca Zingaretti nella celebre serie televisiva RAI (1999-2021).
Quanti libri ha scritto Camilleri?
Camilleri ha pubblicato oltre cento opere tra romanzi, racconti, saggi, drammi e libri di conversazioni. La serie di Montalbano comprende 28 romanzi e 6 raccolte di racconti. Ha pubblicato anche numerosi romanzi storici e opere teatrali.
Dove è ambientato il commissario Montalbano?
Le avventure di Montalbano si svolgono a Vigàta, città immaginaria modellata su Porto Empedocle. La serie televisiva è invece girata principalmente in Sicilia sud-orientale: Ragusa Ibla, Scicli, Modica, Punta Secca.
Cos’è la lingua vigatese?
La lingua vigatese è l’idioma inventato da Camilleri per i suoi romanzi: un impasto di italiano standard, dialetto siciliano, parlato agrigentino e invenzioni lessicali dell’autore. Non è mai esistito come lingua vera, ma ha raggiunto tale riconoscibilità da essere studiato dalla Treccani come fenomeno linguistico.
Camilleri era parente di Pirandello?
Sì, indirettamente: la nonna paterna di Camilleri era cugina di primo grado di Luigi Pirandello. Entrambi erano nati nella stessa area geografica della Sicilia sudoccidentale, e Camilleri ha dedicato a Pirandello decenni di lavoro teatrale.
Chi interpreta Montalbano in TV?
Luca Zingaretti interpreta il commissario Montalbano nella serie RAI (1999-2021). La coincidenza vuole che Zingaretti fosse stato studente di Camilleri all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, dove il futuro scrittore insegnava regia dal 1977 al 1997.
Qual è l’ultimo libro di Montalbano?
Riccardino (2020) è l’ultimo romanzo della serie, pubblicato postumo secondo la volontà di Camilleri. Il libro, scritto nel 2005, include un dialogo tra Montalbano e il proprio autore, un finale pirandelliano in cui il personaggio rivendica la propria autonomia rispetto a chi l’ha creato.
«Ha venduto più di dieci milioni di copie, è stato tradotto in trenta lingue, eppure ha scritto il suo primo romanzo di successo a sessantanove anni. La storia di Camilleri è anche la storia che il tempo della letteratura non coincide mai con quello della vita.» — Besicily Magazine
Conclusione: il vecchio del mare di Vigàta
C’è qualcosa di profondamente significativo nel fatto che Camilleri abbia avuto il suo primo grande successo letterario a 69 anni. Come se tutta la vita precedente, il teatro, la RAI, gli sceneggiati, la cattedra di regia, fosse stata una lunghissima preparazione, un accumulare storie e voci e personaggi e paesaggi in attesa del momento giusto.
Quel momento è arrivato con Montalbano. Ma il merito non è solo del commissario: è della voce che lo racconta, quella voce siciliana-vigatese-camilleriana che ha insegnato all’Italia intera che la narrativa può essere popolare e raffinata al tempo stesso, che il dialetto è letteratura, che il piacere di leggere non è in contraddizione con la profondità di pensare.
«Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio cunto, passare tra il pubblico con la coppola in mano.» — Andrea Camilleri
Camilleri è morto il 17 luglio 2019, a 93 anni. Aveva ancora idee per nuovi romanzi, e le aveva dettate, perché non vedeva più. È stato uno di quegli scrittori rari che fanno sentire ai lettori che il mondo ha più senso dopo aver letto un loro libro: non perché dia risposte, ma perché sa fare le domande giuste, con la voce giusta, nel posto giusto, sul mare di Vigàta, all’ora in cui il sole tramonta sul Canale di Sicilia.
Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
