Questo paese è nato due volte. La prima come casale medievale aggrappato alla collina. La seconda, dopo una frana che spazzò via tutto, come città nuova disegnata su carta con la precisione di un architetto militare.
Tre nomi, una storia
Santo Stefano di Camastra ha avuto tre nomi nel corso della sua storia, e ognuno racconta un pezzo di quello che è. Il primo nome era Noma, un insediamento antichissimo citato da Tucidide, Polibio e Cicerone, un borgo di pastori e contadini sulle colline dei Nebrodi. Il secondo fu Santo Stefano di Mistretta, il casale normanno-svevo che dal 1101 il conte Ruggero affidò all’abbazia della Santissima Trinità di Mileto in Calabria, e che il geografo arabo Edrisi descrisse come una rocca di antica fondazione con terre fertili, acque copiose e un porto frequentato dalle navi.
Il terzo nome, quello attuale, arrivò dopo una catastrofe. Il 1682 fu l’anno in cui il vecchio paese franò. Dirotta pioggia, dice la cronaca, e il costone argilloso cedette trascinando con sé case, chiese, strade, memoria. Gli abitanti si salvarono rifugiandosi vicino alla costa. E lì, l’anno dopo, un uomo decise di ricostruire tutto da capo.
Il duca che disegnò una città
Giuseppe Lanza Barresi, duca di Camastra, chiamò l’ingegnere militare Carlos de Grunenbergh, uno dei migliori progettisti di fortezze e città della Sicilia seicentesca, e insieme disegnarono qualcosa di completamente nuovo. Lo schema urbanistico che ne uscì è ancora oggi leggibile camminando per le strade del centro storico: un rombo inscritto in un quadrato, con due diagonali che si incrociano al centro. Un disegno geometrico rigoroso, ispirato ai principi dell’architettura militare e, secondo alcune fonti, a Versailles, che in quegli anni era il cantiere più famoso d’Europa. Il duca ottenne la licenza di edificare il 30 marzo del 1683, e da quel giorno il paese cambiò nome in suo onore.
Una città vestita di ceramica
Arrivando a Santo Stefano di Camastra per la prima volta, la prima cosa che noti non è un monumento. È un colore. Anzi, sono mille colori. Perché questo paese è letteralmente vestito di ceramica: i numeri civici sulle porte, le fontane nelle piazze, i pavimenti dei locali pubblici, i pannelli sui muri delle chiese, le teste di moro agli ingressi delle botteghe, i vasi esposti sui marciapiedi. Ovunque tu guardi, c’è ceramica.
Non è un’operazione di marketing recente. È una tradizione che affonda le radici nell’epoca araba. Nel Settecento i maestri ceramisti stefanesi affinarono la loro arte confrontandosi con quelli di Caltagirone, di Patti, di Napoli e di Vietri sul Mare, e la produzione locale cominciò a essere esportata fuori dalla Sicilia. Oggi Santo Stefano di Camastra è conosciuta in tutto il mondo come la Città delle Ceramiche, e le sue botteghe sono meta di collezionisti, designer e semplici viaggiatori. La lavorazione avviene ancora quasi tutta a mano, dal tornio alla decorazione finale. Entrare in una bottega e guardare un artigiano al lavoro è un’esperienza che vale già da sola il viaggio.
Il Museo della Ceramica di Palazzo Trabia
Il posto più importante per capire la storia ceramica di Santo Stefano è Palazzo Trabia, un edificio nobiliare del XVII secolo che oggi ospita il Museo Civico della Ceramica. Le sale hanno volte affrescate e pavimenti ricoperti di maioliche originali. La collezione include giare, piatti, acquasantiere, vasi, mattonelle maiolicate, oggetti di uso quotidiano che mostrano come la ceramica non fosse un lusso ma una necessità.
Il cimitero che racconta i maestri
C’è un posto a Santo Stefano di Camastra che pochi visitatori cercano ma che è uno dei più suggestivi della Sicilia intera. Il Cimitero Vecchio, a circa due chilometri dal centro storico, fu utilizzato tra il 1870 e il 1880. È immerso tra filari di cipressi, con quasi cento tombe a forma di cippo rettangolare, ognuna rivestita di mattonelle maiolicate. Settantacinque tipi di decori diversi, nessuno uguale all’altro. Nel tempo alcune mattonelle si sono staccate, e sul retro di quelle conservate al museo si leggono ancora i nomi degli artigiani che le avevano firmate. È un cimitero che è anche un archivio, una galleria d’arte, un documento storico. Commovente e bellissimo.
Il Muro della Storia e il Santuario del Letto Santo
Uno degli angoli più particolari del paese è il Muro della Storia, un grande murale in ceramica realizzato nel 1997 dall’artista Totò Bonanno nella zona della Torrazza. Racconta per immagini gli eventi della conquista normanna della Sicilia: un fumetto in maiolica, coloratissimo e narrativamente denso, che si legge camminando lungo il muro metro per metro.
Salendo dalla parte alta del paese si arriva al Santuario del Letto Santo. La salita vale l’arrivo: dalla terrazza del santuario lo sguardo spazia sul Tirreno, sulle Isole Eolie all’orizzonte, sull’arco costiero che si distende da Capo d’Orlando a Capo Cefalù. È uno di quei panorami che restano.
| COME ARRIVARE E COSA SAPERE 📍 Dove si trova Santo Stefano di Camastra, città metropolitana di Messina. Costa tirrenica, 100 km da Palermo, 130 da Messina, 50 da Cefalù. 🚗 In auto Autostrada A20 Palermo-Messina, uscita Santo Stefano di Camastra. La SS113 attraversa il paese. 🚂 In treno Stazione ferroviaria sulla linea Palermo-Messina. Ottimi collegamenti da entrambe le direzioni. 🏛️ Cosa visitare Museo della Ceramica in Palazzo Trabia, botteghe artigiane su via Vittoria e via Nazionale, Cimitero Vecchio con tombe maiolicate, Muro della Storia in ceramica, Santuario del Letto Santo, Piazza Belvedere con vista mare, Chiesa Madre di San Nicola di Bari. 📅 Quando andare Tutto l’anno. Seconda domenica di settembre per la Festa del Letto Santo. Dicembre per la Festa del patrono San Nicola di Bari. |
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
