Sul versante sud-occidentale del vulcano, a 442 metri, un borgo che esiste da tremila anni in forme diverse porta un nome nato da una donazione normanna del 1143. Oggi custodisce una torre di pietra lavica a gradoni che non assomiglia a nulla d’altro nell’Etna, il primato dell’olio di nocellara in tutta la provincia di Catania e un patrimonio Liberty inatteso.
Santa Maria di Licodia ha una data di nascita precisa, l’agosto del 1143, quando Simone del Vasto, conte di Policastro e nipote del Gran Conte Ruggero, affidò al monaco benedettino Geremia della chiesa di Sant’Agata di Catania il cenobio e la chiesa dedicata alla Vergine Maria di Licodia. A quel dono aggiunse le terre circostanti, con l’obbligo di renderle produttive e la facoltà di fondarvi un nuovo casale. Il diploma fu confermato nel 1168 da Guglielmo II. Da quel documento nacque un paese.
Ma la storia di questo luogo è molto più antica di quella donazione normanna. Il territorio di Santa Maria di Licodia coincide quasi certamente con quello dell’antica città di Inessa, insediamento siculo risalente al XII o XI secolo avanti Cristo, poi greco, poi romano. Gli scavi hanno restituito reperti di insediamenti siculi, greci, romani, bizantini, arabi e normanni. L’acquedotto romano che riforniva Catania partiva da qui, con le sue cisterne in pietra lavica citate nel diploma normanno tra le donazioni al monastero. Una struttura tanto importante da comparire addirittura su un piatto del servizio tavola di Napoleone, come annota lo studioso Pagnano ne Le Antichità del Regno di Sicilia.
Del monastero benedettino che diede il nome al paese resta oggi soltanto un’ala, quella che ospita la sede del Comune. Accanto sorge la Chiesa Madre del Santissimo Crocifisso, nota anche come chiesa di San Giuseppe, frutto dell’unione di due edifici distinti: la primitiva chiesa di Santa Maria di Licodia dei benedettini e la settecentesca chiesa del Crocifisso. L’interno conserva una tela della Sacra Famiglia di Giuseppe Rapisardi del 1841 e il simulacro del patrono San Giuseppe. Nel palazzo comunale adiacente è allestito il Lapidarium, con elementi architettonici dell’antica abbazia e due mascheroni della storica fontana del Cherubino.
La Torre di Calafato: la Piramide che nessuno ha spiegato del tutto
Il monumento più singolare di tutto il territorio è la Torre di Calafato, che i licodiesi chiamano la Piramide dell’Etna. È una costruzione in pietra lavica a pianta rettangolare che si innalza per gradoni sovrapposti, come una piccola ziggurat scura in mezzo agli aranceti. Le sue origini restano ancora oggetto di dibattito: alcune ipotesi parlano di una tomba di origine greca, altre di una struttura per accumulare le pietre rimosse dal terreno durante le lavorazioni agricole, altre ancora di una postazione di vedetta con funzioni astronomiche legate ai culti solari. La forma è unica in tutto il territorio etneo, e quella unicità è già una ragione per andarci.
Poco distante c’è la Pietra Pirciata (nell’immagine in evidenza), un masso isolato e imponente che emerge dagli aranceti con un foro naturale nella parte sommitale. La leggenda vuole che il foro sia stato creato dal ciclope Carlapone, figura del folklore etneo. Nelle campagne intorno al paese affiorano anche le zone archeologiche di Luppino, Poggio dell’Aquila, Mancuso, Mendorlito e Montalto Civita. Gli scavi più recenti hanno portato alla luce un villaggio ellenico del VI secolo avanti Cristo.
Il Liberty, la Villa Comunale e l’olio di nocellara
Santa Maria di Licodia ha anche un inatteso patrimonio Liberty, visibile in Palazzo La Rosa, Palazzo Leonardi, Palazzo Anile e soprattutto nella Chiesa della Resurrezione, con la sua facciata a due ordini ascensionali opera del licodiese Giuseppe Anile. Un edificio che sorprende per quella modernità elegante che il Liberty siciliano sa esprimere in contesti impensabili. La Villa Comunale Giardino Belvedere ospita al centro una copia marmorea della Venere Italica di Canova, sul cui selciato circolare è dipinto lo stemma comunale.
Il primato più concreto di Santa Maria di Licodia è però quello dell’olio. La cultivar nocellara dell’Etna, che qui trova le condizioni ottimali di quota e microclima vulcanico, produce un olio extravergine dal profilo aromatico erbaceo intenso, con quella punta amara e piccante che è il segno degli oli di qualità. Il comune detiene il primato produttivo di questa cultivar in tutta la provincia di Catania, un risultato che non è un dettaglio ma l’identità economica e agricola più profonda di questo territorio. In novembre, con la raccolta, l’aria nei dintorni odora di qualcosa che non si dimentica. A completare la tavolozza dei prodotti locali ci sono il Ficodindia dell’Etna DOP e l’Arancia Rossa di Sicilia IGP, frutti del versante sud-ovest che trovano qui terreni e altitudine ideali.
La festa patronale di San Giuseppe, l’ultima domenica di agosto, è uno degli appuntamenti più sentiti del calendario locale, con la tradizionale Settima, il canto liturgico che precede la messa solenne, e il pranzo dei Vergineddi offerto ai bambini. La Fiera dell’Etna di settembre trasforma la piazza Umberto I in una vetrina dell’artigianato locale, con le sue bancarelle e gli spettacoli musicali.
COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Come arrivare: da Catania, SS 121 verso Paternò, poi indicazioni per Santa Maria di Licodia. In autostrada: A19 Catania-Palermo, uscita Gerbini, poi SP verso Paternò e Santa Maria di Licodia.
La Torre di Calafato si trova in contrada Calafato, ben segnalata sulla carta e su Google Maps.
La Pietra Pirciata è visitabile a piedi dai margini dell’abitato.
Il Lapidarium nel palazzo municipale è accessibile negli orari di apertura degli uffici comunali.
Periodo migliore: novembre per la raccolta delle olive e la frangitura dell’olio nuovo; settembre per la Fiera dell’Etna.
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
