Chi era il presidente della Regione Siciliana ucciso in via della Libertà: la riforma degli appalti, la sfida a Cosa Nostra e i quindici anni serviti per arrivare ai mandanti.
Piersanti Mattarella cresce all’interno dell’Azione Cattolica e si forma, sul piano degli ideali politici, alla scuola di Giorgio La Pira. Si laurea in Giurisprudenza e diventa assistente ordinario di Diritto Privato all’Università di Palermo, prima di dedicarsi a tempo pieno alla politica attiva.
Castellammare del Golfo, figlio di un potente
Piersanti Mattarella nasce a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, il 24 maggio 1935. È figlio di Bernardo Mattarella, esponente di primo piano della Democrazia Cristiana siciliana, ministro in numerosi governi della Repubblica per circa un ventennio e figura politica potente, la cui rete di consenso avrebbe accompagnato, non senza ambiguità, i primi passi della carriera politica del figlio. Nel 1941 nasce il fratello minore, Sergio Mattarella, che diventerà, decenni più tardi, l’attuale presidente della Repubblica Italiana.
Dalla carriera in DC alla presidenza della Regione
Nel 1964 Mattarella si candida nelle liste della Democrazia Cristiana alle elezioni comunali di Palermo, diventando consigliere comunale. Si avvicina alla corrente politica di Aldo Moro, distinguendosi progressivamente, anche sul piano dei metodi, dall’eredità politica ingombrante del padre. Nel 1967 viene eletto per la prima volta all’Assemblea Regionale Siciliana, mandato che confermerà per tre legislature consecutive; dal 1971 al 1978 ricopre l’incarico di assessore regionale alla Presidenza.
Nel 1978 viene eletto presidente della Regione Siciliana, alla guida di una giunta di centrosinistra sostenuta esternamente dal Partito Comunista Italiano: una formula di governo innovativa per la Sicilia di quegli anni, che gli attira sostegni ma anche ostilità profonde all’interno del suo stesso partito.
Le riforme: appalti, urbanistica, trasparenza
Da presidente, Mattarella imprime alla giunta regionale una linea di netta discontinuità rispetto alle prassi precedenti. Con la legge urbanistica numero 71 del 1978, la sua amministrazione riesce a comprimere gli spazi della speculazione edilizia nelle aree del cosiddetto “verde agricolo”, colpendo direttamente gli interessi di costruttori e mafiosi legati, spesso, alla stessa politica che su quegli affari aveva costruito consenso elettorale.
Il programma di riforme prosegue con l’attuazione del piano di sviluppo per la Sicilia, l’ammodernamento agricolo, l’istituzione delle unità sanitarie locali e una riorganizzazione degli enti economici regionali, orientata a criteri di efficienza, trasparenza e limiti di durata per gli incarichi dirigenziali. Sul fronte degli appalti pubblici, la giunta introduce criteri più stringenti proprio nel settore in cui più si concentravano, in quegli anni, gli interessi di Cosa Nostra.
Una Sicilia “con le carte in regola”, è l’espressione con cui verrà ricordata, negli anni successivi, la visione politica di Piersanti Mattarella: un’amministrazione regionale che rispettasse le regole anche a costo di scontrarsi con chi, su quelle stesse regole aggirate, aveva costruito potere e consenso.
“Se dovesse capitarmi qualcosa”
Poco dopo l’omicidio di Peppino Impastato, il conduttore radiofonico ucciso a Cinisi nel maggio 1978 per ordine di Gaetano Badalamenti, Mattarella si reca personalmente nella zona, in un gesto che segnala la sua attenzione diretta ai fenomeni mafiosi del territorio, ben oltre la gestione ordinaria dell’amministrazione regionale.
Nel 1979, di ritorno da un viaggio legato a un incontro particolarmente delicato, Mattarella dice alla propria segretaria di ricordare bene quella data e quell’episodio, aggiungendo: se gli fosse capitato qualcosa di grave, avrebbe dovuto essere ricondotto proprio a quell’incontro. È un indizio, tra i tanti raccolti nel corso delle indagini successive, della consapevolezza che il presidente aveva del rischio a cui si stava esponendo.
Il 6 gennaio 1980: via della Libertà
La mattina di domenica 6 gennaio 1980, Piersanti Mattarella si trova in auto a Palermo, in via della Libertà, insieme alla moglie Irma Chiazzese, alla figlia Maria, al figlio Bernardo e alla suocera Franca: la famiglia è diretta a messa. Un sicario di Cosa Nostra si avvicina al finestrino dell’auto e lo colpisce a colpi di pistola. Mattarella muore poco dopo; la moglie resta ferita nel tentativo di soccorrerlo.
L’agguato
- Piersanti Mattarella
44 anni, presidente della Regione Siciliana - Via della Libertà, Palermo
domenica 6 gennaio 1980, mattina, mentre la famiglia era diretta a messa
La scena viene immortalata da una fotografia destinata a diventare tra le più note della storia italiana degli anni Ottanta: quella dell’allora presidente del Consiglio Francesco Cossiga che soccorre Mattarella agonizzante, sorretto sul selciato di via della Libertà.
Quindici anni per i mandanti
Le indagini sull’omicidio Mattarella si intrecciano, fin da subito, con quelle su altri due delitti politici della stessa stagione: l’uccisione, nel 1979, del segretario della DC palermitana Michele Reina, e quella, nel 1982, del segretario regionale del PCI Pio La Torre. Nella sua requisitoria del 9 marzo 1991 sui “delitti politici” siciliani, il giudice Giovanni Falcone accusa esplicitamente Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, esponenti dell’eversione di estrema destra, di aver partecipato materialmente all’agguato, in un contesto di collaborazione tra ambienti eversivi e Cosa Nostra.
Dopo la morte di Falcone, nel 1992, la pista dell’omicidio Mattarella come delitto di matrice mafiosa viene confermata dalle dichiarazioni del pentito Tommaso Buscetta, che fino ad allora non si era mai espresso sul caso. Nel 1995 vengono condannati all’ergastolo, come mandanti, i vertici di Cosa Nostra Totò Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.
1978 Piersanti Mattarella diventa presidente della Regione Siciliana.
1978 Approvazione della legge urbanistica n. 71, contro la speculazione edilizia.
Maggio 1978 Dopo l’omicidio di Peppino Impastato a Cinisi, Mattarella si reca sul posto.
6 gennaio 1980 Mattarella viene ucciso in via della Libertà a Palermo.
9 marzo 1991 La requisitoria di Giovanni Falcone indica anche componenti eversive tra gli esecutori.
1995 Condanna all’ergastolo dei mandanti mafiosi dell’omicidio.
Approfondimento correlato L’omicidio Mattarella si inserisce nella stessa stagione di delitti raccontata da me negli altri articoli di questa rubrica: da quello di Peppino Impastato, avvenuto pochi mesi prima, fino alle indagini di Giovanni Falcone, che ne ricostruì i legami politici.
La memoria, oggi
Sull’omicidio di Piersanti Mattarella, a distanza di oltre quarant’anni, non si è mai arrivati a una verità giudiziaria del tutto definitiva riguardo al ruolo esatto delle componenti eversive di estrema destra accanto a Cosa Nostra: un nodo che negli ultimi anni ha visto anche nuovi sviluppi investigativi, con l’apertura di ulteriori filoni di indagine.
Una Sicilia “con le carte in regola”.
È l’eredità politica più citata di Piersanti Mattarella: l’idea di un’amministrazione regionale capace di rispettare le proprie regole, anche a costo di entrare in rotta di collisione con gli interessi mafiosi e con parte del proprio stesso partito.
Suo fratello Sergio Mattarella, che proprio in seguito a quell’omicidio decise di entrare in politica, sarebbe diventato nel 2015 presidente della Repubblica Italiana: un filo diretto, nella storia repubblicana, tra la Palermo del gennaio 1980 e le più alte istituzioni dello Stato.
Domande frequenti
Chi era Piersanti Mattarella?
Un politico della Democrazia Cristiana, presidente della Regione Siciliana dal 1978, fratello maggiore di Sergio Mattarella, attuale presidente della Repubblica. Promosse riforme di trasparenza su appalti e urbanistica.
Quando e come fu ucciso Piersanti Mattarella?
La mattina del 6 gennaio 1980, in via della Libertà a Palermo, mentre era in auto con la famiglia diretto a messa: un sicario si avvicinò al finestrino e lo colpì a colpi di pistola.
Chi furono i mandanti dell’omicidio Mattarella?
Nel 1995 furono condannati all’ergastolo i boss di Cosa Nostra Totò Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia Reale attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
