C’è una piazza in Sicilia dove il tempo non scorre in un’unica direzione. Dove puoi appoggiarti a una colonna di tremila anni fa, guardare una facciata barocca del Settecento e sentire il profumo della granita dal bar all’angolo. Quella piazza si chiama Piazza Duomo, ed è nel cuore di Ortigia.
L’isola nell’isola
Prima di parlare della piazza e del Duomo, bisogna parlare diOrtigia. Perché senza capire Ortigia, non si capisce perché quella piazza esiste, perché è lì, perché è diventata quello che è.
Ortigiaè un’isoletta di appena mezzo chilometro quadrato collegata alla terraferma da due ponti. È il nucleo originario di Siracusa, il posto da cui tutto è cominciato. I Greci di Corinto la colonizzarono nell’VIII secolo avanti Cristo e la scelsero come loro base perché aveva tutto quello che serviva: una posizione difendibile, acqua dolce con la fonte Aretusa, un porto naturale protetto. Da quel nucleo minuscolo nacque una delle città più potenti del Mediterraneo antico, quella Siracusa che per secoli competé con Atene e Cartagine per il dominio del mare.
Oggi Ortigia è il centro storico diSiracusa,Patrimonio UNESCOdal 2005 insieme alla Necropoli rupestre di Pantalica. Ci si arriva a piedi dal centro moderno, si attraversa il ponte, e in pochi passi si entra in un altro tempo. Le strade si stringono, le case si avvicinano, il barocco siciliano affiora ovunque. E al centro di tutto, come il cuore di un organismo vivo, c’èPiazza Duomo.
Una piazza che è un libro aperto
Piazza Duomo di Siracusaè una delle piazze più belle d’Italia, e lo dicono in tanti. Ma la sua bellezza non è quella delle piazze progettate a tavolino, quelle in cui tutto è stato pensato insieme, in un unico momento storico, per produrre un effetto preciso. La bellezza di Piazza Duomo viene dalla stratificazione, dalla somma di epoche diverse che si sono appoggiate una sopra l’altra senza cancellare quella di sotto.
La piazza si apre allungata, leggermente inclinata verso ilDuomo, con una pavimentazione in pietra calcarea chiara che di notte, sotto le luci artificiali, diventa color miele. Sul lato destro ilPalazzo del Senato, oggi Municipio, con la sua facciata settecentesca dignitosa e sobria. Sul lato sinistro ilPalazzo Beneventano del Bosco, un palazzo nobiliare del Settecento con un cortile interno tra i più belli di Siracusa. In fondo, come una quinta teatrale che chiude la scena, la facciata del Duomo.
Intorno alla piazza ci sono bar, ristoranti, qualche bottega artigiana. Di giorno la piazza appartiene ai turisti e ai siracusani che la attraversano frettolosamente. La sera appartiene a tutti, a chi si siede ai tavolini e a chi passeggia, ai bambini che corrono sulla pavimentazione liscia e agli anziani che guardano da una panchina. È una di quelle piazze che funzionano a qualsiasi ora, in qualsiasi stagione. Come quella che ho fotografato io, in occasione del ballo risorgimentale davanti alla facciata illuminata: un’immagine che dice tutto su quanto questa piazza sappia contenere la vita, in tutte le sue forme.
Il Duomo: tremila anni in un edificio solo
Ma è il Duomo il motivo per cui si viene in questa piazza, e il motivo per cui, una volta arrivati, si resta più a lungo del previsto.
IlDuomo di Siracusaè uno dei monumenti più straordinari del Mediterraneo. Non per la sua grandezza, non per la ricchezza delle decorazioni, non per il valore dei tesori che conserva, anche se tutto questo c’è. È straordinario per quello che è, nella sua essenza più profonda: un edificio in cui tremila anni di storia non si sono sostituiti uno all’altro, ma si sono sovrapposti senza cancellarsi. Un luogo in cui il passato non è finito. Continua.
Iltempio di Atena, situato nel punto più alto dell’isola diOrtigia, è senza dubbio uno dei templi, se non l’unico, che può dirsi vissuto e adoperato dall’epoca classica fino all’epoca attuale. La gente che vi cammina quotidianamente, il pavimento lucido che lo circonda, la luce che vi filtra dalle finestre, le decine di colonne ancora intatte, lo rendono un caso unico nel suo genere.
Dalla vittoria di Imera alle colonne che ancora si vedono
Tutto comincia nel 480 avanti Cristo. Gelone, tiranno di Siracusa e della dinastia dei Dinomenidi, sconfigge i Cartaginesi nella battaglia di Imera, una delle battaglie decisive della storia del Mediterraneo antico. Per ringraziare gli dèi della vittoria, fa costruire sul punto più alto di Ortigia il tempio più importante della città, dedicato ad Atena, la dea della saggezza e della guerra.
Il tempio, di ordine dorico, era esastilo e periptero, con sei colonne in facciata e quattordici sui lati lunghi. Secondo lo scrittore greco Ateneo, il frontone era decorato da un grande scudo di bronzo dorato della dea Atena, utilizzato come punto di riferimento per i naviganti che entravano e uscivano dal porto di Siracusa. Immaginate: i marinai che si allontanavano daSiracusaguardavano quella luce dorata sul tempio finché non spariva oltre l’orizzonte. Era l’ultimo saluto della città, il punto di riferimento che diceva sei ancora vicino oppure sei già lontano.
Cicerone, durante il suo soggiorno nella città aretusea, descriveva lo scudo dorato posto sul frontone che segnava la strada ai naviganti mentre si avvicinavano alla città. I naviganti che partivano dal porto di Siracusa, quando lo scudo non era più visibile, prendevano una coppa, la riempivano di miele, incenso, spezie e fiori, e la gettavano in mare in onore di Nettuno e Atena. Un gesto rituale che si ripeteva ogni volta, da quel tempio su quella roccia, per secoli.
Oggi, passeggiando lungo il fianco sinistro del Duomo, su via Minerva, si può ancora vedere quello che resta di quel tempio. Le colonne doriche emergono dal muro della chiesa come braccia che affiorano dall’acqua, ancora perfettamente riconoscibili, inglobate nelle mura del Duomo, creando una fusione architettonica irripetibile. Non sono decorazioni. Sono le colonne originali del tempio di Gelone, quelle che videro passare Cicerone e prima di lui Platone, che visitò Siracusa più volte. Sono lì da duemilacinquecento anni, e reggono ancora.
I Bizantini, la moschea, i Normanni
La storia del Duomo non finisce con i Greci. Anzi, è proprio quando i Greci se ne vanno che la storia diventa ancora più intricata e affascinante.
Furono i Bizantini a mutare il più importante tempio pagano di Siracusa in una basilica paleocristiana. Fu il vescovo Zosimo di Siracusa, nel 640, a trasferire la sede della cattedrale siracusana nell’isola di Ortigia e a dedicarla alla Natività di Maria. I Bizantini murarono lo spazio tra le colonne doriche, mentre nei muri più interni della antica cella furono aperti otto archi per lato, in modo da realizzare un edificio a tre navate ciascuna conclusa da un’abside sul fondo.
In pratica: i Bizantini non demolirono il tempio. Lo abitarono. Chiusero gli spazi tra le colonne con nuovi muri, aprirono archi nelle pareti interne, ribaltarono l’orientamento dell’edificio. Il risultato fu una basilica cristiana che portava nel suo corpo le ossa di un tempio pagano. Una convivenza che nessuno aveva pianificato e che nessuno avrebbe potuto immaginare.
Durante la dominazione araba ilDuomofu probabilmente trasformato in moschea. Poi arrivarono i Normanni, che lo rimaneggiarono ancora, aggiungendo le absidi e portandoci quella sensazione di solidità medievale che ancora si percepisce nell’interno. E poi arrivò il 1693.
Il terremoto e il barocco che salvò tutto
L’11 gennaio del 1693, un terremoto catastrofico devastò la Sicilia orientale.Noto,Ragusa,Modica,Scicli,Catania: tutto crollò o fu gravemente danneggiato. Siracusa e Ortigia non furono risparmiate. La facciata del Duomo, che i secoli avevano già modificato più volte, era ridotta in condizioni precarie.
Ci volle quasi mezzo secolo per decidere come ricostruirla. Alla fine, tra il 1728 e il 1754, l’architetto Andrea Palma progettò quella che ancora oggi vediamo: una delle migliori testimonianze barocche di Siracusa, che s’innalza su un’imponente scalinata e ha la colonna come modulo compositivo. Il prospetto è a due piani, coronati da un frontone.
È un paradosso bellissimo. Il terremoto che distrusse, la ricostruzione che creò qualcosa di ancora più bello. La facciata barocca del Duomo di Siracusa è una delle cose più riuscite dell’architettura siciliana del Settecento, e non sarebbe esistita senza quel disastro del 1693. Le statue ai piedi della scalinata, San Pietro e San Paolo, sono opera di Ignazio Marabitti. Quelle del secondo ordine, San Marziano, Santa Lucia e la Vergine del Piliere al centro, completano un programma iconografico che trasforma la facciata in una dichiarazione di identità della città.
Dentro il Duomo: tre navate, tre millenni
Entrare nelDuomo di Siracusaè un’esperienza che non assomiglia a nessun’altra. Non è come entrare in una cattedrale medievale, dove il gotico ti sovrasta. Non è come entrare in una chiesa barocca, dove le decorazioni ti sommergono. È qualcosa di più strano, più difficile da definire.
Il lato destro della navata laterale è delimitato dalle colonne del tempio, che oggi danno accesso alle cappelle. Nella prima cappella è conservato un bel fonte battesimale, formato da un cratere greco in marmo sostenuto da sette leoncini in ferro battuto del Duecento. Un cratere greco del V secolo avanti Cristo che sorregge un fonte battesimale cristiano medievale. Due civiltà, due religioni, due epoche in un solo oggetto.
Lacappella di Santa Luciapresenta un bel paliotto argenteo del Settecento. Nella nicchia è conservata la splendida statua d’argento della santa, opera di Pietro Rizzo del 1599. L’ampia cappella del Crocefisso, in fondo alla navata destra, accoglie una tavola con San Zosimo, forse diAntonello da Messina.
Antonello da Messina nel Duomo di Siracusa. Non si finisce mai di trovare qualcosa in questo edificio.
Fra le altre opere d’arte, camminando lungo le navate, si incontrano le statue deiGagini, quella famiglia di scultori siciliani del Rinascimento che ha lasciato le sue opere in quasi ogni chiesa importante dell’isola. LaMadonna della Neve, laSanta Lucia, laVergine, tutte di mano Gagini, sono lì, nelle loro nicchie, con quella grazia rinascimentale che fa sempre un certo effetto anche quando ci si aspettava di trovare solo il greco e il barocco.
La piazza di sera, con o senza il ballo
C’è un momento della giornata in cui Piazza Duomo dà il meglio di sé. Non è il mattino, quando arrivano i pullman dei turisti e le guide alzano i loro ombrellini colorati. Non è il primo pomeriggio, quando il sole siciliano la trasforma in una piazza quasi deserta. È la sera, quando le luci si accendono, la facciata del Duomo vira verso il dorato, la gente comincia a popolare i tavolini dei bar e la pietra calcarea del pavimento riflette tutto con quella lucentezza morbida che sembra luce propria.
La sera che ho fotografato io, c’era un ballo in costume dell’epoca. Dame con le crinoline, cavalieri in frac, la musica che si spargeva tra i palazzi barocchi. Non è una cosa che capita tutti i giorni, ma non è neanche così rara a Ortigia d’estate, dove la piazza funziona come un teatro naturale per qualsiasi tipo di spettacolo. Se guardate quella foto per un po’. Il contrasto tra le colonne del Duomo illuminato e le dame in abito da ballo ha qualcosa di cinematografico, di irreale, di perfettamente siciliano nel senso più profondo: antico e moderno che convivono senza fastidio, senza che nessuno dei due si senta fuori posto.
Quella piazza sa contenere tutto. I tremila anni di storia, la granita del bar all’angolo, il ballo ottocentesco, i bambini che rincorrono i piccioni, i turisti con il naso in su davanti alle colonne doriche. Sa contenere tutto perché è fatta di tutto, perché nessuna delle sue epoche ha mai preteso di essere l’ultima.
COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Dove si trova:Piazza Duomo, isola di Ortigia, Siracusa. Nel cuore del centro storico, raggiungibile a piedi dai ponti di accesso all’isola in circa dieci minuti.
Il Duomo:Piazza Duomo 4, Siracusa. Aperto tutti i giorni. Sante Messe domenica e festivi: ore 8.00, 11.30, 19.00. Ingresso gratuito. Per informazioni: tel. 0931.65328.
Cosa vedere nel Duomo:Le colonne doriche del tempio di Atena visibili sul fianco sinistro esterno (via Minerva), le stesse colonne visibili all’interno nella navata destra, il fonte battesimale con il cratere greco, la cappella di Santa Lucia con la statua d’argento di Pietro Rizzo, la cappella del Crocefisso con la tavola attribuita ad Antonello da Messina, le statue dei Gagini lungo le navate.
Cosa vedere in piazza:Palazzo del Senato (Municipio), Palazzo Beneventano del Bosco con il cortile interno, la scalinata del Duomo con le statue del Marabitti.
Nei dintorni:Fonte Aretusa (pochi minuti a piedi), Castello Maniace in fondo all’isola, via della Maestranza con i palazzi nobiliari barocchi, mercato di Ortigia al mattino.
Quando andare:Tutto l’anno. La sera è il momento migliore per la piazza illuminata. D’estate si tengono spesso spettacoli, concerti e rievocazioni storiche in piazza.
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
