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Paceco: la città nata da un atto d’amore e cresciuta tra sale e aglio rosso

Paceco Trapani: saline, aglio rosso e mulini a vento

Fondata nel 1607 dal marchese Fardella in onore della moglie Maria Pacheco, questa cittadina trapanese di undicimila anime domina le saline da una collina gentile, con le isole Egadi sull’orizzonte e i mulini a vento che girano ancora nell’aria salata.

C’e qualcosa di romantico nel modo in cui Paceco è nata. Non per ragioni militari, non per comodita commerciale, non per un decreto burocratico. Un marchese, Placido Fardella, che ottiene nel 1607 il titolo di principe e il diritto di fondare una citta per jus populandi dal re di Spagna Filippo III, e sceglie di darle il nome della moglie. Maria Pacheco, nipote del Viceré di Sicilia. Un gesto d’amore immortalato nel nome di un comune che esiste ancora oggi, sulle colline trapanesi, con le saline ai piedi e le Egadi all’orizzonte.

I Mulini a vento nella Riserva Naturale delle Saline di Trapani e Paceco

La leggenda popolare racconta che il nome sia nato da una frase pronunciata da qualcuno che si trovava sulla collina e guardava il mare e il paesaggio intorno: ‘a pace cca si godi’, la pace qui si gode. Che sia aneddoto o invenzione, dice qualcosa di vero sul posto. Paceco e un luogo tranquillo. Non ha i grandi monumenti di Trapani, non ha il fascino medievale di Erice, non ha le spiagge di San Vito Lo Capo. Ha le saline, l’aglio rosso, il melone giallo, i mulini a vento e quella qualita dell’aria di chi sta in mezzo a cose buone da secoli.

La storia: dai Fardella alle saline di Federico II

Prima che i Fardella fondassero Paceco nel 1607, il territorio era già abitato e coltivato. I reperti archeologici nella zona del Timpone del Castellaccio testimoniano presenze dal Neolitico. Il paesaggio delle saline, documentato già dal geografo arabo al-Idrisi nel XII secolo durante la dominazione normanna, era da secoli al centro di un’economia del sale che Federico II di Svevia aveva trasformato in monopolio di Stato. Furono poi gli Aragonesi a privatizzarlo, e sotto la corona spagnola la produzione di sale a Trapani divenne la più importante d’Europa, con il porto di Trapani che riforniva l’intero Mediterraneo.

Il borgo di Xitta, che sorgeva nelle campagne vicine, si era progressivamente svuotato. Fu ripopolando quei feudi abbandonati che Placido Fardella ottenne il titolo principesco e fondò il nuovo insediamento. Nel corso del Settecento, sotto i Sanseverino di Bisignano, Paceco acquistò peso amministrativo, fu dichiarata comune, poi declassata a frazione, poi recuperata nel suo ruolo che mantiene ancora oggi.

Le Saline della Riserva Naturale di Trapani e Paceco

Le saline: la Riserva Naturale del WWF

Il paesaggio che circonda Paceco è tra i piu particolari della Sicilia. La Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco, istituita nel 1995 e gestita dal WWF Italia, si estende per quasi mille ettari di vasche evaporanti, canali, mulini a vento e specchi d’acqua che cambiano colore con le stagioni. D’estate, quando la concentrazione salina raggiunge il massimo, l’alga unicellulare Dunaliella salina e gli archeobatteri tingono le vasche di un rosso corallo straordinario, lo stesso colore che si trasmette attraverso l’Artemia salina ai fenicotteri, che qui trovano uno dei loro habitat preferiti in Italia.

I mulini a vento, risalenti prevalentemente al XV e XVI secolo, sono di diversi tipi: quelli a stella di tipo olandese, quelli per il pompaggio dell’acqua tra i bacini, i mulini cosiddetti ‘americani’. Vederli girare lenti sul tramonto, con le vasche rosa sullo sfondo e le Egadi in lontananza, è una di quelle immagini che restano. La Riserva ospita il Museo del Sale, nella frazione di Nubia, allestito all’interno di un antico baglio secentesco: strumenti originali dei salinari, fotografie in bianco e nero, la vite di Archimede per il pompaggio, i listelli per misurare il sale.

L’aglio rosso di Nubia e i Presidi Slow Food

La frazione di Nubia, completamente circondata dalle saline fino al mare, è il territorio dei Presidi Slow Food. L’aglio rosso di Nubia è quello piu famoso: un bulbo di sapore molto intenso con tuniche interne di un rosso porpora brillante, coltivato sui terreni scuri e argillosi vicini al mare con tecniche interamente manuali. La semina va da dicembre alla prima metà di febbraio, la raccolta avviene nei primi di giugno nelle ore notturne o all’alba, quando le foglie sono ancora umide e permettono di intrecciare le tipiche trecce da cento teste ciascuna, le trizze.

Oltre all’aglio, il territorio di Paceco vanta altri presidi: il pomodoro pizzutello delle Valli Ericine, usato per il pesto trapanese, e il melone cartucciaru, una varieta autoctona di melone giallo d’inverno dal sapore dolcissimo e dalla conservazione lunga. Ogni settembre, all’interno del Museo del Sale a Nubia, si tiene la Sagra Rosso Aglio e Bianco Sale, che celebra questi due prodotti con degustazioni, visite guidate alla Riserva e laboratori.

Cosa vedere: il centro, la chiesa e i dintorni

Il centro di Paceco si sviluppa intorno alla Chiesa Madre, fondata nel 1623 e ristrutturata a meta del Settecento su progetto dell’architetto trapanese G.B. Amico, con interno a navata unica e una facciata sobria che guarda la piazza principale. Da Piazza Vittorio Emanuele si apre un cono visivo che arriva fino al Castello della Colombaia nel porto di Trapani. Nella contrada di Dattilo, non lontana dal centro, si tengono ogni 19 marzo gli Inviti di San Giuseppe, una delle tradizioni piu antiche del territorio: un pranzo offerto a tre persone che rappresentano la Sacra Famiglia, davanti a un altare votivo addobbato con pani decorati.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

Come arrivare: Paceco si trova a circa 10 km da Trapani. In auto dalla SP21 in direzione Marsala. In treno sulla linea Trapani-Palermo con fermata a Paceco.

Museo del Sale: Contrada Nubia. Aperto tutti i giorni in estate. Visita guidata inclusa nel biglietto, con accesso alle vasche e ai mulini della Riserva.

Sagra Rosso Aglio e Bianco Sale: settembre, all’interno del Museo del Sale a Nubia. Degustazioni, visite guidate e laboratori.

Da non perdere: il tramonto sulle saline dal belvedere di Nubia. Arrivare almeno un’ora prima del tramonto per godersi il cambio di colore delle vasche.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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