Un monaco benedettino, un edificio neoclassico tra i fichi d’india e le palme, duemila specie di succulente, la flora spontanea di tutta la Sicilia. Nel cuore di Catania esiste un giardino che dura da 167 anni e che ha appena riaperto dopo un restauro PNRR.
Un giardino nel cuore di lava
Via Etnea è l’asse portante di Catania, quella strada lunga e dritta che sale verso l’Etna con la determinazione di chi sa dove sta andando. È la strada dello struscio, dei caffè, delle vetrine, del basolato lavico lucido che riflette la luce del sole siciliano. E al numero 397, dove la città comincia ad aprirsi un poco, si nasconde uno dei luoghi più inaspettati e più necessari della Sicilia: l’Orto Botanico dell’Università di Catania.
Inaspettato perché nessuno si aspetta di trovare, nel mezzo di una città di trecentomila abitanti, un giardino scientifico di sedici mila metri quadrati dove crescono duemila specie di piante succulente, un centinaio di varietà di palme, la flora spontanea di tutta la Sicilia, alberi tropicali, gimnosperme risalenti al Mesozoico e la pianta del caffè arabica. Necessario perché questo posto fa quello che i grandi giardini sanno fare: rallentare il tempo, abbassare la voce, ricordare che prima di tutto quello che gli esseri umani hanno costruito c’era la natura, e che la natura ha la sua grammatica, la sua bellezza, la sua logica che non chiede il permesso a nessuno.
L’edificio neoclassico che si vede nella fotografia di copertina, con le sue colonne ioniche e la scalinata che sale tra gli alberi, non è un tempio greco. È la sede scientifica del giardino, voluta dal fondatore e progettata dall’architetto Mario Di Stefano insieme all’intero impianto del parco. Ma quella composizione, il colonnato bianco che emerge tra il verde lussureggiante, i vasi di terracotta ai lati della scalinata, il pavimento di ciottoli bianchi che si estende in primo piano, ha una qualità quasi onirica, quella qualità dei luoghi che sembrano costruiti per la fotografia anche quando sono stati costruiti per la scienza.
1858: il monaco benedettino che volle un giardino
La storia dell’Orto Botanico di Catania comincia con un uomo straordinario e con una decisione lungimirante. Francesco Tornabene nacque a Piazza Armerina nel 1813 e prese i voti benedettini nel Monastero di San Nicolò l’Arena di Catania, quello stesso monastero che oggi è la sede centrale dell’Università di Catania, il più grande monastero benedettino d’Europa. Divenne professore di botanica, poi bibliotecario del monastero, poi membro di accademie scientifiche italiane e straniere. Era un uomo di scienza e di fede insieme, convinto che lo studio della natura fosse una forma di devozione verso il creatore.
Nel 1858, ottant’anni dopo la fondazione degli orti botanici di Padova, Pisa e Firenze che erano stati i modelli per tutti i successivi in Italia, Tornabene fondò l’Orto Botanico di Catania. Scelse il sito su via Etnea, incaricò l’architetto Mario Di Stefano di progettare l’impianto e l’edificio scientifico, e cominciò a costruire quella che sarebbe diventata la sua opera più duratura. La pianta del giardino seguiva i principi della botanica dell’epoca: un Hortus Universalis, ovvero Orto Generale, per le piante esotiche e straniere, organizzato con aiuole geometriche disposte secondo simmetrie precise; e un Hortus Siculus per le specie spontanee della Sicilia. Due mondi in sedici mila metri quadrati: il mondo intero e la Sicilia.
Fu lo stesso Tornabene a dare vita alla prima grande collezione del giardino, quella delle piante succulente, che ancora oggi è considerata la più ricca e la più importante tra tutte le raccolte dell’Orto. Cactacee, Euforbiacee, Aizoacee: quelle forme impossibili e straordinarie che sembrano disegnate da un artista in stato di ebbrezza, con le loro spine, i loro fusti geometrici, le loro fioriture che esplodono in colori violenti su corpi grigi e duri come la pietra.

Le collezioni: un catalogo della bellezza vegetale
Ogni orto botanico ha la sua personalità, definita dalle sue collezioni principali. Quella dell’Orto di Catania è una personalità decisa, con caratteri ben definiti che si sono formati nel corso di un secolo e mezzo di lavoro scientifico e di donazioni accumulate.
La collezione delle succulente è la più grande e la più famosa, con circa duemila specie, prevalentemente Cactacee, Euforbiacee e Aizoacee, la maggior parte coltivate all’aperto. Tra gli esemplari più straordinari ci sono alcuni Cereus di grandi dimensioni con la loro tipica fioritura notturna, che schiude i petali nelle ore più buie e li richiude all’alba come se non volesse essere vista, e diversi Echinocactus grusonii ultracentenari, quelle sfere di spine dorate che possono superare il metro di diametro e che sono ormai rarissimi nel loro habitat naturale messicano. Vedere un Echinocactus di cento anni è come guardare un documento botanico vivente.
La collezione delle palme si distribuisce in tutti i settori del giardino con oltre un centinaio di specie coltivate all’aperto. Tra gli esemplari più antichi e pregiati si trovano la Butia eriospatha, la Trithrinax campestris, l’Erythea edulis e la Jubaea chilensis, quella palma cilena dalle proporzioni gigantesche il cui tronco può raggiungere un metro di diametro. Le palme dell’Orto di Catania non sono decorazione: sono documenti viventi della famiglia Arecaceae, una delle più antiche del regno vegetale.
Le gimnosperme, le piante più primitive la cui origine risale al Mesozoico, formano una collezione di fascino particolare. Pinacee, Araucariacee, Zamiacee, Ginkgoaceae: alberi che erano già adulti quando i dinosauri camminavano sulla Terra. Il Ginkgo biloba, in particolare, è una delle piante più antiche del pianeta, un fossile vivente la cui stirpe risale a duecento milioni di anni fa. Camminare sotto un Ginkgo è, letteralmente, camminare sotto qualcosa che ha visto cose che noi non possiamo nemmeno immaginare.

L’Hortus Siculus: la Sicilia in tre mila metri quadrati
Tra tutti i settori dell’Orto Botanico, quello che ha il significato più profondo per chi ama questa isola è l’Hortus Siculus: la sezione dedicata alla flora spontanea della Sicilia. Tremila metri quadrati in cui la naturale pendenza del terreno è stata sfruttata per ricostruire alcuni degli habitat più rappresentativi dell’isola: coste rocciose, ambienti dunali, ambienti boschivi, ambienti lacustri.
Qui si possono vedere specie che nella Sicilia reale sono sempre più rare, alcune ormai al limite dell’estinzione. La Zelkova sicula, un albero relitto dell’era terziaria sopravvissuto nelle Madonie e nell’Iblei in pochissimi esemplari, uno dei vegetali più rari d’Europa. Il Ptilostemon greuterii, un’asteracea endemica siciliana che cresce su pochissime rupi calcaree dell’isola. Il Dianthus rupicola, il garofano rupestre che si aggrappa alle pareti rocciose con quella tenacia dei fiori che scelgono i posti più difficili. Queste piante non sono curiosità botaniche: sono la storia vegetale della Sicilia, quella che il disboscamento, l’agricoltura intensiva e i cambiamenti climatici stanno cancellando lentamente.
L’Hortus Siculus è anche un laboratorio di conservazione ex-situ, quello che i botanici chiamano il serbatoio di sicurezza: se le popolazioni naturali dovessero scomparire, le piante custodite qui potrebbero servire a reintrodurle nel territorio. Non è un’ipotesi remota. Per alcune specie siciliane, questo giardino nel cuore di Catania è già oggi l’ultimo rifugio.
Il Tepidarium e la serra tropicale
All’interno dell’edificio neoclassico di Mario Di Stefano, e nelle serre annesse, si trovano le collezioni che il clima catanese, pur mite, non permette di coltivare all’aperto. Il Tepidarium ospita oltre 160 specie naturali in un ambiente di umidità controllata: il visitatore entra e viene avvolto da un’aria umida e profumata che è, letteralmente, l’aria di un’altra latitudine.
Tra le meraviglie del Tepidarium ci sono le Tillandsie polinesiane, quelle piante epifite che vivono senza terra aggrappandosi a qualsiasi superficie, nutrendosi dell’umidità dell’aria con le loro foglie specializzate. Le chiamano le regine del vento, e il nome dice già tutto sulla loro libertà radicale. E poi c’è la pianta del Caffè Arabica, la Coffea arabica, l’albero che produce i frutti dai cui semi si ricava il caffè. Catania che beve caffè al bar, Catania che ha nel suo orto botanico la pianta che quel caffè produce: una coincidenza che fa sorridere.
Il restauro PNRR e la nuova vita del giardino
L’Orto Botanico di Catania ha vissuto, come molti giardini storici italiani, periodi di splendore e periodi di abbandono parziale, in cui la mancanza di risorse si traduceva in serre non scaldate, sentieri non curati, collezioni che faticavano ad essere mantenute al livello che meritavano. Alcune recensioni dei visitatori degli ultimi anni raccontavano di piante malate nel Tepidarium, di zone trascurate, di una struttura che aveva bisogno di attenzione.
L’attenzione è arrivata, con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Dopo quasi un anno di chiusura per i lavori di restauro, nella primavera del 2025 l’Orto Botanico ha riaperto al pubblico nella sua nuova veste, rinnovato e riqualificato. Il momento simbolico della riapertura è stato la Festa del Roseto 2025, un evento che ha permesso ai catanesi di rivedere il loro giardino dopo mesi di attesa. Non tutti i lavori erano ancora completati alla riapertura, ma la struttura è tornata accessibile ai visitatori, con i percorsi rinnovati e le collezioni rimesse in ordine.
È una buona notizia per Catania e per la Sicilia. I giardini storici non sono beni di lusso: sono patrimonio culturale e scientifico, strumenti di educazione ambientale, polmoni verdi nelle città, custodi di biodiversità che non si trova altrove. Quando un giardino come questo viene restaurato e riaperto, è una vittoria piccola ma reale di quella parte del paese che crede che la bellezza e la conoscenza meritino investimenti.
Le aperture serali e le visite guidate
Officine Culturali, la società che gestisce i servizi di fruizione dell’Orto in partenariato con l’Università di Catania, ha trasformato questo luogo in qualcosa di più di un giardino da visitare in orario di ufficio. Le aperture notturne, con visite guidate al tramonto e alla sera, sono diventate uno degli appuntamenti più apprezzati della vita culturale catanese. Camminare tra le succulente con la luce bassa, vedere i Cereus nella loro fioritura notturna, sentire il profumo del gelsomino nell’aria tiepida della sera siciliana: è un’esperienza che non assomiglia a nessuna altra visita museale.
I percorsi tematici spaziano dalla botanica sistematica alla sostenibilità ambientale, dalle tecniche di giardinaggio giapponese del kokedama all’identificazione delle piante spontanee siciliane. Ci sono percorsi dedicati alle scuole, percorsi per famiglie, percorsi per appassionati di botanica. È un luogo che funziona a livelli diversi per persone diverse, e questo è esattamente quello che un buon giardino botanico deve saper fare.
| COME ARRIVARE E COSA SAPERE 📍 Dove si trova Via Etnea 397, Catania. Nel cuore della città, lungo il viale principale che sale verso l’Etna. Raggiungibile a piedi dalla stazione centrale in circa 20 minuti, o con la metropolitana (fermata Borgo). 🕘 Orari di visita Ingresso libero: lunedì-venerdì 9:00-17:00 (ultimo ingresso 16:00), sabato 9:00-14:00 (ultimo ingresso 13:00). Domenica e festivi chiuso per visita libera. Visite guidate disponibili anche la domenica e in orari serali. Verificare eventuali variazioni stagionali sul sito ortobotanico.unict.it o su officineculturali.net. 🎟️ Biglietti Ingresso libero per la visita autonoma. Visita guidata: intero €7,50, ridotti disponibili. Pacchetti combinati con il Monastero dei Benedettini disponibili. Gratuito per studenti UniCT, minori di 12 anni, disabili. 🌿 Cosa vedere Collezione succulente (oltre 2.000 specie, la più ricca del giardino), Collezione palme (oltre 100 specie), Gimnosperme e Ginkgo biloba, Tepidarium con 160 specie tra cui Tillandsie e pianta del Caffè Arabica, Hortus Siculus con flora spontanea siciliana e specie endemiche rare (Zelkova sicula, Ptilostemon greuterii), edificio neoclassico di Mario Di Stefano, Erbario Tornabene. 📅 Quando andare Tutto l’anno. Primavera per la fioritura delle succulente. Estate per le aperture notturne con visite guidate serali (verificare calendario su officineculturali.net). Autunno per la Festa del Roseto. 🌿 Nei dintorni Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena (UNESCO, 5 min a piedi), Piazza del Duomo con la Fontana dell’Elefante (10 min), Teatro Romano (10 min), Quartiere Medievale della Civita. |
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
