571 metri alle falde del Monte Genuardo, nella Valle del Belice: dal 1450 gli esuli albanesi che fuggirono dai Turchi portano qui una lingua, un rito e un’identità che nessun secolo ha saputo cancellare.
Ci sono luoghi dove la storia non è un racconto del passato ma una presenza del presente. Contessa Entellina è uno di questi. Si sale da Palermo verso sud-ovest, si attraversa la campagna che scende verso il Belice, e a un certo punto appare il borgo aggrappato al declivio delle colline Brinjat, a 571 metri, con il Monte Genuardo alle spalle. Un paese di circa milleseicento abitanti che porta due nomi: Contessa Entellina in italiano, Kundisa in arbëreshë, la lingua albanese che qui si parla ancora, tramandata oralmente da oltre cinque secoli, sopravvissuta all’isolamento e all’emigrazione e alla modernità con una vitalità che stupisce chiunque la senta per la prima volta in bocca a un abitante del posto.
Contessa Entellina è il primo insediamento albanese d’Italia. Non il più antico per fama, non il più visitato, non quello che appare più spesso nei documentari: il primo, nel senso di quello con la data di fondazione più antica tra tutti i comuni albanesi della Sicilia e d’Italia, il 1450. Gli albanesi che arrivarono qui non erano emigranti economici: erano esuli militari e profughi, quelli che la spinta ottomana verso ovest aveva strappato dalla penisola balcanica e dalla loro terra, e che i signori feudali siciliani avevano accolto in cambio di servizi militari e lavoro agricolo. Portarono con sé quasi niente di materiale. Portarono la lingua, il rito, i costumi, le tradizioni. E quella cosa impalpabile e potentissima che è l’identità di un popolo che non vuole smettere di essere quello che è.
L’origine: Andros, gli stradioti e la fuga dai Turchi
La storia degli albanesi di Contessa Entellina è la storia di una diaspora che non ha smesso. Tutto comincia nella prima metà del Quattrocento, quando l’espansione dell’Impero Ottomano verso l’Europa meridionale comincia a chiudere progressivamente gli spazi di vita delle popolazioni cristiane della penisola balcanica e delle isole greche. Gli albanesi resistono, guidati dal condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg che tiene a bada i turchi per decenni, ma quando Skanderbeg muore nel 1468 la resistenza si sgretola e l’esodo diventa inevitabile. Dalla terraferma albanese, dalla Macedonia, dalla Grecia continentale, dalle isole dell’Egeo, migliaia di persone si imbarcano cercando rifugio in Italia e in Sicilia.
I primi albanesi che arrivano a Contessa Entellina vengono dall’isola di Andros, nel mar Egeo. Erano stradioti, cavalieri mercenari al servizio delle potenze cristiane, esperti combattenti che i signori feudali siciliani pagavano con terre e privilegi in cambio di protezione militare. Si insediano intorno al 1450 nel sito dell’antico casale di Comitissa, già abbandonato e in rovina, sulle terre del feudo che all’epoca era proprietà dei Conti di Caltabellotta. Vito Amico, storico siciliano del Settecento, lascia scritto che Contessa ebbe origine nel 1450 sotto l’antica rocca del colle di Calatamauro. È la data fondativa ufficiale, la più antica tra i comuni albanesi d’Italia.
Il borgo vero e proprio viene però edificato a partire dal 1520, quando Alfonso II Cardona, nuovo signore del feudo, assegna in enfiteusi i feudi Contesse e Serradamo ai profughi greco-albanesi presenti nel territorio, con capitolazioni precise: i coloni devono rimettere a coltura i campi circostanti, in cambio godono di agevolazioni fiscali sui tributi feudali e di totale libertà di praticare la liturgia greca invece di quella romana. Viene anche stabilito che le cariche politiche più importanti della comunità spettino agli abitanti stessi. Un documento di autogoverno straordinariamente avanzato per il Cinquecento, che riconosce l’identità degli albanesi come un valore da preservare e non come un problema da assimilare.
Il nome Entellina viene aggiunto più tardi, quando le scoperte archeologiche della vicina Rocca di Entella, l’antica città elima e poi sicula, richiamano l’attenzione degli studiosi. L’attributo geografico distingue questo borgo dall’omonima Contessa in provincia di Agrigento, e lega per sempre il nome del comune a un sito che è uno degli scavi archeologici più importanti della Sicilia occidentale.
| Contessa Entellina è il primo insediamento albanese d’Italia: fondato nel 1450, conserva ancora oggi la lingua arbëreshë parlata correntemente, il rito bizantino nella liturgia, i costumi tradizionali ricamati in oro e una Pasqua che si celebra con riti che non hanno equivalenti in nessun altro comune italiano. |
La lingua: l’arbëreshë che il tempo non ha cancellato
Una delle cose più sorprendenti di Contessa Entellina è sentire parlare albanese. Non l’albanese moderno di Tirana, ma l’arbëreshë, una variante arcaica della lingua albanese che si è isolata dal ceppo originale nel XV secolo e si è conservata quasi immutata in questi borghi siciliani per cinque secoli, mentre l’albanese d’Albania andava evolvendosi in modo molto diverso. I linguisti che studiano l’arbëreshë lo descrivono come una finestra sul passato della lingua albanese: un documento vivente di come si parlava ai tempi di Skanderbeg.
A Contessa Entellina la lingua è ancora parlata correntemente, soprattutto dalle generazioni più anziane, con qualche difficoltà di trasmissione alle nuove generazioni per via dell’emigrazione e dei matrimoni fuori dalla comunità. La legge statale 499 del 1999 ha riconosciuto l’arbëreshë tra le lingue minoritarie tutelate in Italia, e nelle scuole dei comuni albanofoni sono stati istituiti corsi di insegnamento della lingua. L’amministrazione comunale di Contessa utilizza ufficialmente anche l’albanese nei documenti pubblici, e il gonfalone del comune porta il nome del borgo scritto anche in albanese. Non è una scelta folcloristica: è la conseguenza logica di una continuità linguistica che qui non si è mai interrotta.
Tra le figure intellettuali che questa piccola comunità ha prodotto nel corso dei secoli si ricordano Antonino Cuccia, poeta popolare arbëreshë dell’Ottocento, Leonardo Lala, poeta e scrittore del Novecento, e poi uomini che hanno avuto peso ben oltre i confini del borgo: il vescovo Giuseppe Crispi, zio dello statista Francesco Crispi, il giurista Simone Cuccia, e il banchiere Enrico Cuccia, che per decenni ha guidato Mediobanca ed è stato uno degli uomini più influenti del capitalismo italiano del dopoguerra.
Il rito bizantino: i papàs, l’iconostasi e la Pasqua che vale il viaggio
L’altra identità fondante di Contessa Entellina è quella religiosa. Il borgo appartiene all’Eparchia di Piana degli Albanesi, la diocesi di rito bizantino che comprende i cinque comuni albanesi della Sicilia, riconosciuta dal Vaticano e in comunione con Roma pur praticando la liturgia nella tradizione orientale. Non si tratta di ortodossia: è cattolicesimo di rito greco-bizantino, una delle Chiese cattoliche orientali che Roma riconosce come pienamente cattoliche pur mantenendo la propria tradizione liturgica.
Le differenze con il rito romano sono immediatamente visibili. Le chiese di Contessa hanno l’iconostasi, la parete di icone che separa la navata dal presbiterio secondo la tradizione orientale, con le immagini dei santi eseguite secondo i canoni iconografici greci. I sacerdoti si chiamano papàs, e a differenza del clero romano possono sposarsi prima di prendere i voti sacerdotali: un diacono può ancora avere una famiglia, e molti papàs di Contessa sono padri di famiglia. Le funzioni liturgiche si celebrano in greco con inserti in arbëreshë, e il canto sacro ha una qualità e una profondità che non assomiglia a nessun canto corale della tradizione latina.
La Pasqua è il momento culminante dell’anno liturgico e il momento in cui l’identità arbëreshë si manifesta con la massima intensità. I riti iniziano il Venerdì che precede la Domenica delle Palme, quando per le strade si intonano antichi canti in albanese che narrano la resurrezione di Lazzaro. La Domenica delle Palme si benedicono le palme e i rami d’ulivo. Il Venerdì Santo si visitano i sepolcri nelle chiese, e la sera si tengono le veglie dinanzi al simulacro del Cristo morto, con i lamenti dei fedeli e i canti dei sacerdoti che si protraggono fino a tarda notte. Alla mezzanotte del Sabato Santo si svolge la funzione della Resurrezione, e al termine si intona per le strade il Christòs Anèsti, Cristo è risorto in greco, detto Krishti u Ngjall in arbëreshë. La domenica di Pasqua la processione porta il saluto pasquale dalle chiese di rito bizantino alla Madonna della Favara, con il canto del Christòs Anèsti che riempie le strade del borgo. Chi ha assistito a questa Pasqua dice che non esiste niente di paragonabile in tutta la Sicilia.
Le chiese: icone, mosaici e il Seminario italo-albanese
Il patrimonio ecclesiastico di Contessa Entellina è concentrato e di grande qualità. La Chiesa Madre della SS. Annunziata e San Nicolò di Mira, chiamata in arbëreshë Klisha e Shën Kollit, è il cuore religioso della comunità. Completata nel 1520 dai primi esuli arbëreshë poco dopo il loro arrivo, celebra la Divina Liturgia secondo il rito bizantino. All’interno si trovano icone preziose, paramenti sacri di tradizione orientale e un mosaico neobizantino di San Nicolò di Mira realizzato nel 2006 da Josif Droboniku. L’iconostasi divide lo spazio liturgico con quella precisione e quella solennità che la tradizione orientale ha affinato in secoli di elaborazione teologica ed artistica.
Le altre chiese di rito bizantino del borgo, le Anime Sante, la Maria dell’Itria o Odigitria e la chiesa di San Rocco, completano un percorso liturgico che nei giorni di festa trasforma il paese in una sequenza di riti sovrapposti, con i canti che escono da una porta mentre entrano da un’altra. La chiesa di Santa Maria delle Grazie e l’Abbazia di Santa Maria del Bosco sono invece passate al rito latino, ma con la riserva dei diritti dei fedeli albanesi-bizantini: tra questi il diritto a cantare il Christòs Anèsti nei primi tre giorni dopo la Grande Pasqua, e la gestione della festa annuale dell’8 settembre, la Madonna della Favara, patrona del comune.
Il Seminario Greco-Albanese di Sicilia, istituito a Palermo nel 1757 per volere di Papa Benedetto XIV e grazie all’opera decisiva di Padre Giorgio Guzzetta di Piana degli Albanesi, ha avuto un ruolo fondamentale nel preservare l’identità culturale e religiosa di queste comunità. I giovani arbëreshë di Contessa, Palazzo Adriano e Piana degli Albanesi vi venivano formati secondo il rito greco e istruiti nella lingua albanese, garantendo la continuità di un clero radicato nella propria tradizione. Nel 1883 giovani di Contessa Entellina, Palazzo Adriano e Piana degli Albanesi furono ammessi al probandato del monastero basiliano di Grottaferrata, contribuendo al recupero del rito bizantino nella badia romana.
Entella: la città elima nella rocca inaccessibile
Il nome Entellina non è solo geografico: è il riferimento a uno dei siti archeologici più affascinanti e più discussi della Sicilia occidentale. La Rocca di Entella si trova a pochi chilometri dal centro di Contessa, su un altopiano naturalmente difeso da pareti verticali che lo rendevano quasi inespugnabile. Qui sorgeva Entella, città di origine elima o sicula, che dopo la conquista romana rimase abitata fino all’epoca medievale quando fu abbandonata definitivamente.
La rocca di Entella è nota agli storici per una delle scoperte epigrafiche più clamorose degli ultimi decenni: i decreti di Entella, tavole bronzee trafugate dal sito negli anni Ottanta e poi recuperate parzialmente attraverso il mercato antiquario. Questi documenti, che recano le leggi della polis greca di Entella e i decreti che concedevano la cittadinanza a rifugiati siculo-italici, sono tra i testi epigrafici più importanti della Sicilia antica. Gli originali non sono ancora stati ritrovati: al Museo Civico Archeologico di Contessa Entellina si conservano i calchi di queste tavole bronzee, insieme a una ricca collezione di reperti provenienti dagli scavi, dai pithoi del granaio ellenistico alle statuette votive, dai corredi funebri ai gioielli in oro, fino alle monete organizzate su piramide espositiva. Un museo piccolo che vale più di molti musei grandi.
La Riserva Naturale Integrale della Grotta di Entella, che ricade nel territorio settentrionale del comune, protegge la cavità carsica sulla rocca e la biodiversità del sito. Due chilometri più a sud, la Riserva Naturale Orientata di Santa Maria del Bosco e Monte Genuardo completa il sistema di protezione ambientale del territorio, estendendosi anche nei comuni di Sambuca di Sicilia e Giuliana.
Il Castello di Calatamauro e l’Abbazia di Santa Maria del Bosco
Il Castello di Calatamauro domina il territorio di Contessa dall’alto di una rupe che sembra scelta apposta per controllare tutto ciò che si muove nella Valle del Belice e sulle colline dei Sicani. È un sito medievale di origine normanna, costruito o rafforzato nel XII secolo su una posizione che probabilmente era già usata come punto di avvistamento in epoca araba. Oggi i ruderi conservano alcune sezioni di muro e le tracce della pianta originaria, in un paesaggio che è esso stesso parte del monumento: la rocca, il precipizio, la vallata sotto, il profilo lontano delle Madonie e dei Sicani all’orizzonte.
L’Abbazia di Santa Maria del Bosco è invece un complesso monumentale che risale al XIII secolo, fondato dai Benedettini in questo angolo di bosco sul versante del Monte Genuardo. Dopo il terremoto del 1968 che ha colpito duramente la Valle del Belice, della chiesa barocca rimangono il prospetto con il rosone e il campanile, conservati nella loro forma originale. L’ex monastero è articolato intorno a due chiostri: il primo, a pianta quadrata, ha trentasei colonne con capitelli dorici che fronteggiano archi e nicchie, con una fontana a base ottagonale del Seicento al centro. Il secondo chiostro, rettangolare, ha colonne più semplici che sorreggono archi a tutto sesto. Un luogo di silenziosa bellezza, incastonato nel bosco, che il terremoto ha sfiorato senza distruggere del tutto.
Lo stemma: la Cleopatra di Sicilia e l’aquila bicipite
Lo stemma di Contessa Entellina merita una spiegazione, perché è uno di quelli che racconta più storie di quante ne sembri. Al centro c’è l’aquila bicipite, il simbolo della comunità arbëreshë, mutuato dall’aquila a due teste dello stemma di Giorgio Castriota Skanderbeg, l’eroe nazionale albanese la cui immagine è rimasta nel cuore di questi esuli come il simbolo di una patria perduta. Accanto all’aquila c’è una figura femminile con due aspidi: è la Figlia di Mirabetto, come la chiama la tradizione, ovvero la figlia dell’emiro arabo Muhammad ibn Abbad, l’ultimo capo dei musulmani siciliani ribelli, che visse nella rocca di Entella.
La storia di questa donna è straordinaria. Quando Federico II sconfisse e disperse gli ultimi musulmani siciliani, vide uccidere davanti a sé tutti i suoi fratelli e suo padre. Invece di arrendersi si vendicò massacrando i suoi avversari, e infine si avvelenò pur di non consegnarsi ai nemici. La tradizione la chiama la Cleopatra di Sicilia: un soprannome che dice tutto sulla qualità di questa storia, sulla sua intensità e sul modo in cui la memoria locale la ha tenuta viva attraverso i secoli. Il comune di Contessa Entellina ha scelto di portare questa figura sullo stemma come parte della propria identità, accanto all’aquila albanese: due storie di resistenza, due modi diversi di dire che non ci si arrende.
| COME ARRIVARE E COSA SAPERE 📍 Contessa Entellina (Kundisa) — Città Metropolitana di Palermo. 571 m s.l.m. A circa 80 km da Palermo. 🚗 In auto da Palermo: SS 624 Palermo-Sciacca fino allo svincolo per Contessa Entellina, poi SP locale. Da Agrigento: SS 189 fino a Bivona poi SP verso nord. Da Trapani: SS 188 fino a Corleone poi verso i Sicani. ⛪ Da visitare: Chiesa Madre SS. Annunziata e San Nicolò (rito bizantino, iconostasi, mosaico Droboniku 2006); Abbazia di Santa Maria del Bosco (XIII sec., due chiostri, fontana secentesca); Castello di Calatamauro (ruderi normanni su rupe panoramica); Museo Civico Archeologico (reperti di Entella, calchi dei Decreti, monete, corredi funerari, gioielli in oro). 🏛️ Sito di Entella: accesso su richiesta, in parte sotto scavo continuo. Riserva Naturale Integrale della Grotta di Entella sul versante settentrionale. 🌿 Natura: Riserva Naturale Orientata Santa Maria del Bosco e Monte Genuardo, condivisa con Sambuca di Sicilia e Giuliana. 📅 Pasqua arbëreshë: il momento più straordinario dell’anno liturgico. I riti iniziano il Venerdì prima delle Palme con i canti albanesi di Lazzaro e culminano nella mezzanotte del Sabato Santo con il Christòs Anèsti per le strade. Non ha equivalenti in Sicilia. 🗓️ Altre feste: 8 settembre Festa della Madonna della Favara (patrona, con rito misto); 6 gennaio Epifania con riti orientali. 🗺️ Nei dintorni: Palazzo Adriano con Piazza Cinema Paradiso (25 km); Sambuca di Sicilia con il quartiere arabo (20 km); Giuliana con il castello federiciano (15 km); Chiusa Sclafani (20 km). |
Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
