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Castell’Umberto, il borgo nato dalle frane, con vista su Etna ed Eolie

Castell'Umberto: guida completa al borgo dei Nebrodi

Un paese con due anime: il centro moderno progettato come città-giardino, e l’antico borgo abbandonato di Castanìa, con castello normanno, chiese medievali e la pietra arenaria lavorata dagli scalpellini locali da oltre sei secoli.

Castell’Umberto (in siciliano Castané) sorge sui Nebrodi settentrionali, tra le fiumare di Naso e di Fitalia, nell’entroterra tra Cefalù e Messina. Il territorio si estende da quota 80 a 1.081 metri s.l.m., un dislivello straordinario che regala paesaggi sempre diversi in tutte le stagioni.

La prima volta che ho sentito parlare di Castell’Umberto me lo hanno descritto con una frase che mi ha incuriosito immediatamente: “un paese che esiste perché il vecchio è franato”. C’è qualcosa di siciliano in questo, la storia che si riscrive per necessità, la comunità che si sposta e porta con sé la memoria. Castanìa, l’antico borgo medievale, è lì a meno di un chilometro dal centro attuale: abbandonato, silenzioso, con le sue chiese e il castello che resistono al tempo come testimoni di quello che fu.

Siamo sui Nebrodi settentrionali, a 660 metri di altitudine, in un angolo di Sicilia che non ha nulla dei paesaggi brulli e assolati dell’immaginario comune: qui è tutto verde, boschi, noccioleti, il profumo di timo e finocchio selvatico, e poi, quando la nebbia si dirada, un panorama che toglie il fiato. A nord il mar Tirreno con le sette isole dell’arcipelago eoliano, a sud-est il cono imponente dell’Etna. Non sono molti i posti in Sicilia da cui si vedono entrambi insieme.

In questa guida ti racconto tutto: la storia straordinaria di una città trasferita per le frane, le chiese e il castello dell’antico borgo abbandonato, il centro nuovo progettato come “città-giardino”, le feste (il Palio di San Martino con la corsa delle botti è una cosa che devi vedere almeno una volta), la cucina dei Nebrodi e come arrivare.

La storia: da Castanìa a Castell’Umberto, una città in fuga dalle frane

Le origini del paese sono avvolte in una leggenda affascinante. Secondo una teoria del Professor Rosario Scurria, illustre poeta e intellettuale castanese, il nome sarebbe una corruzione di Castrum Aeneae, ossia fortezza di Enea. Secondo questa ipotesi, alcuni compagni dell’eroe troiano avrebbero risalito il torrente Fitalia fondando un grosso centro a valle. L’ipotesi sarebbe confermata dall’antico nome di una contrada, Scanio, che sarebbe stata chiamata così in onore del figlio di Enea, Ascanio.

Al di là della leggenda, la storia documentata ci dice che in epoca bizantina il borgo antico fu roccaforte contro le invasioni saracene. La torre centrale del “Castello”, con la sua struttura quadrata, caratteristicamente bizantina, è probabilmente da ricondurre a questo sistema di fortificazione predisposto intorno all’800 per difendere il territorio. Successivamente i Normanni trasformarono la struttura in un vero e proprio castello feudale, quello dei Sollima.

Ma il capitolo più drammatico della storia di Castanìa fu quello delle frane. Il borgo sorgeva in una posizione geologicamente instabile, sul versante di una collina dominata dal torrente Fitalia. A causa delle continue frane, tra cui di particolare gravità quelle del 1793 e del 1864, che fecero rovinare gran parte del centro abitato nel sottostante torrente Fitalia, il paese venne poi ricostruito più a nord in una posizione più sicura.

Con Regio Decreto dell’8 giugno 1865, il centro abitato fu trasferito. Fu scelto un luogo solidissimo e ameno, ad 800 metri sul livello del mare, con splendide vedute e panorami: vista incantevole del mare e delle isole Eolie, di valli e monti, seminati di pittoreschi Comuni, dell’Etna, che, quantunque lontano, si presenta maestoso allo sguardo. Al nuovo comune fu dato il nome di Castell’Umberto in onore del Principe Umberto di Savoia, futuro re d’Italia.

L’antico borgo abbandonato, Castanìa, con le chiese superstiti e la torre del castello, conserva ancora oggi un grande fascino, un luogo sospeso nel tempo a meno di un chilometro dal paese vivo.

Il panorama: Etna, Isole Eolie e i Nebrodi tutto insieme

Il punto panoramico più straordinario

Dalla collinetta di Santa Croce: mare, vulcano e arcipelago in un solo sguardo

C’è un posto a Castell’Umberto che vale da solo il viaggio. Dalla collinetta della chiesa di Santa Croce, un piccolo santuario su un promontorio appena oltre il Parco delle Rimembranze, si apre uno dei panorami più completi e sorprendenti che io abbia visto in Sicilia. In una sola rotazione di 360 gradi, a seconda della stagione e della limpidezza dell’aria, puoi abbracciare con gli occhi i boschi dei Nebrodi, i paesi vicini, il cono fumante dell’Etna a sud-est, e poi, girando lo sguardo verso nord, l’infinita distesa del mar Tirreno con le sette isole dell’Arcipelago Eoliano ben visibili sullo sfondo.

Non sono molti i punti in Sicilia da cui si vedono contemporaneamente l’Etna e le Eolie. Questo è uno di quelli. All’alba, in inverno, quando l’Etna è innevato e il cielo limpido, la scena è di una bellezza che non si dimentica.

La cuspide di Santa Croce, seconda curiosità, si dice fosse in passato punto di riferimento per le navi nel tardo Medioevo: da quassù, le imbarcazioni in rotta nel Tirreno potevano orientarsi. Una funzione che racconta come questo promontorio fosse visibile da molto lontano.

Castanìa: il borgo medievale che il tempo ha lasciato intatto

Un centro storico a cielo aperto, riconosciuto dalla Regione Sicilia nel 1998

A meno di un chilometro dal centro attuale di Castell’Umberto, lungo un sentiero che scende tra la vegetazione, si incontra quello che la Regione Sicilia ha ufficialmente riconosciuto come centro storico del comune nelle linee guida del piano territoriale del 1998. Castanìa non è un rudere abbandonato senza forma, è un borgo medievale con strade ancora leggibili, fontane ancora in piedi, chiese ancora riconoscibili nelle loro architetture, e quella qualità rara del silenzio che appartiene solo ai posti che il tempo ha smesso di disturbare.

Oggi Castanìa racconta il passato attraverso i vicoli sui quali si affacciano le caratteristiche case in pietra arenaria, attraverso i ruderi del castello, delle chiese, dell’antico frantoio, delle fontane. Ogni pietra qui è lavorata dagli scalpellini locali con quella perizia che da secoli è il vanto artigianale del paese.

La Fontana a Chiazza, ‘a funtana a chiazza

In pieno centro di Castanìa, a pochi passi dalla Chiesa di Santa Barbara e dal Convento Domenicano, percorrendo un antico sentiero, si giunge ad una vecchia fontana, la “fontana a chiazza”, sosta dei viaggiatori che passavano di lì e vi trovavano ristoro. Gli abitanti vi si recavano frequentemente per attingervi acqua per il fabbisogno della famiglia. Costruita tra il 1920 e il 1930 e ristrutturata nel 1997, è ancora oggi il punto di ritrovo simbolico del borgo antico.

‘U Chianu a Vucciria, la piazza del potere normanno

“U Chianu a Vucciria” è il luogo che si poneva come punto nevralgico della vita sociale e politica dei castanesi, costruito all’epoca dei Normanni, che si affaccia sulla valle del Fitalia. Era il luogo dove i giurati della comunità rendevano note le decisioni del paese e dove successivamente i feudatari esercitavano il loro potere col diritto di vita e di morte sui cittadini. Oggi è un’area aperta da cui si gode una vista magnifica sulla vallata del Fitalia.

L’ex Frantoio, museo dell’olio e spazio culturale

Il quartiere domenicano del centro storico di Castanìa è noto anche per l’ex frantoio, attivo fino a 50 anni fa. Oggi il monumento è stato recuperato e utilizzato come spazio museale sulla lavorazione dell’oliva e produzione dell’olio locale. Durante il periodo primaverile ed estivo l’ex frantoio diventa spazio per mostre d’arte, corsi sulla nocciola e sui funghi e centro ludico per bambini. È uno degli esempi più riusciti di recupero del patrimonio storico del borgo.

Il Castello normanno dei Sollima: la torre che resistette ai Saraceni

Salendo sull’altura che domina Castanìa si raggiunge il monumento più visibile e più antico dell’intero territorio: il Castello normanno dei Sollima. Di quello che fu un complesso difensivo articolato rimangono oggi il maschio, la torre centrale quadrata, e parte delle mura perimetrali, ma anche questi resti sono sufficienti a restituire l’immagine di una fortezza imponente.

La storia della struttura è stratificata: i Bizantini, al tempo dell’invasione Saracena intorno all’800, per difendere il territorio, predisposero un sistema di fortificazioni che prevedeva la costruzione di torri dislocate in punti strategici. La torre centrale del “Castello”, con la sua struttura quadrata, caratteristicamente bizantina, è, probabilmente, da ricondurre a questo sistema di fortificazione.

In un secondo momento, attorno al XVI secolo, la struttura bizantina fu inglobata in un castello vero e proprio ad opera dei Sollima, potente famiglia feudale del messinese. Il castello normanno dei Sollima, di cui rimangono il maschio e parte delle mura, sovrasta il centro storico del paese. La posizione, su una rupe isolata con vista a 360 gradi sulla valle e sul mare, era ideale per il controllo del territorio e per avvistare eventuali incursioni dal Tirreno.

Come visitarlo: il Castello si raggiunge a piedi da Castanìa salendo il sentiero che porta all’altura. Non è custodito e l’accesso è libero. Portare scarpe comode: il terreno è irregolare. Il percorso dal centro di Castanìa alla torre dura circa 10 minuti a piedi.

Le chiese di Castanìa: cinque secoli di devozione in pietra arenaria

Chiesa di Santa Barbara (1472)

La più integra e la più visitata di Castanìa. La Chiesa di Santa Barbara, già esistente nel 1472, si trova nel cuore dell’antico borgo. Si fregia di tre sommi altari dedicati rispettivamente a Santa Barbara, San Gaetano e Santa Lucia. Da apprezzare la prominente cuspide del campanile, elemento costituito da maiolica di Naso di colore giallo-ferraccia. La piccola statua della Santa, un tempo nella nicchia della facciata, oggi è incastonata nel prospetto della nuova Chiesa Madre al centro di Castell’Umberto.

Convento Domenicano e Auditorium all’aperto

Fondato nel 1444 dal Beato Giovanni di Pistoia e gestito dai Frati Domenicani, il Convento fu un importante centro sia dal punto di vista economico che religioso. Oggi ne restano il campanile, i resti del colonnato, l’abside con le due cappelle laterali e tracce della pavimentazione. Il tutto realizzato in pietra arenaria locale, vanto degli scalpellini castanesi noti nel circondario. I ruderi sono stati trasformati in un suggestivo auditorium all’aperto per eventi culturali estivi.

Chiesa di San Francesco (XVI sec.)

La cinquecentesca Chiesa di San Francesco, un tempo archivio dei monaci francescani, è oggi splendida per i suoi affreschi e il suo antico organo d’oro. Presumibilmente costruita nel 1574, anno della fondazione del Convento dei Frati Minori Conventuali, è uno dei monumenti meglio conservati di Castanìa e custodisce un tesoro artistico straordinario.

Ruderi della Chiesa di San Nicola (XII sec.)

La Chiesa di San Nicola, in passato adibita a Matrice del borgo di Castanìa, è stata edificata nel XII secolo. L’edificio aveva un soffitto a cassettoni con rosoni in legno ricoperto di oro zecchino e con affreschi che riproducevano la vita di San Nicola. Della Chiesa oggi rimangono solo il campanile e i muri perimetrali. La più antica testimonianza religiosa del borgo.

Il centro moderno: Piazza IV Novembre e la “città-giardino”

Il centro attuale di Castell’Umberto non è cresciuto spontaneamente come accade a molti borghi siciliani: fu progettato, con una visione urbanistica precisa che aveva come modello il concetto inglese di “garden city”, la città-giardino, in cui le costruzioni si alternano armoniosamente a spazi verdi, parchi e viali alberati. Il risultato è un paese con un’estetica pulita, ordinata, quasi sorprendente per chi si aspetta i vicoli stretti del borgo medievale. Castell’Umberto conserva l’antica anima medievale nel suggestivo borgo di Castania.

Piazza IV Novembre è il cuore di questa visione: un grande spazio “pulito” su un piano inclinato, si ha quasi l’impressione di trovarsi di fronte a un dipinto surrealistico di De Chirico. La pavimentazione è in basalto dell’Etna con intersezioni di elementi in pietra arenaria del luogo. Sulla piazza si affacciano la Chiesa Madre, il Municipio e la Villa Comunale Sandro Pertini.

La Villa Comunale Sandro Pertini è il parco principale del paese: all’interno si trova una fontana in pietra arenaria che pare sia stata una delle prime opere edificate quando il paese fu trasferito dal vecchio sito. Il Parco delle Rimembranze, poco oltre, è ingresso dalla ex Casa del Fascio (oggi Biblioteca Comunale e Archivio storico): un viale di cedri del Libano, le steli dei caduti delle due guerre mondiali, il centro congressi, il campo da tennis e la piscina. Un concentrato di vita civile e culturale che pochi paesi di 2.700 abitanti possono vantare.

La Chiesa Madre Maria SS. Assunta: le opere di Gagini e gli affreschi di Francini

La chiesa madre Maria SS. Assunta, costruita nel 1931 su progetto di Aurelio Ghersi, conserva al suo interno due statue di Antonio Gagini (1526-1532), nonché antichi quadri quali Il martirio di san Bartolomeo, un dipinto raffigurante l’antica patrona del paese, santa Marina Pandarita, e l’insigne simulacro dell’attuale patrono san Vincenzo Ferreri.

La struttura in cemento armato è rivestita da blocchi di arenaria, lavorata da scalpellini castanesi. La chiesa a tre navate, con tetto a capanna, presenta due grandi terrazzi sulle navate laterali. Addossato alla navata sinistra si erge maestoso il campanile, con copertura a piramide, rivestita da maioliche. Le undici campane, che ospita, sono tutte provenienti dalle chiese dell’antica Castania, come la statuetta di Santa Barbara, incastonata nella parte bassa.

Sull’altare, una maestosa Assunzione della Vergine domina il presbiterio: opera del pittore fiorentino Giuseppe Francini, è considerata uno dei capolavori della pittura sacra del Novecento siciliano. Sul lato destro del transetto, un altare corinzio proveniente dalla vecchia matrice di Castanìa; sul sinistro, l’altare del patrono San Vincenzo Ferreri.

L’arte degli scalpellini castanesi: sei secoli di lavoro in pietra arenaria

C’è una cosa che accomuna tutti i monumenti di Castanìa e del centro nuovo: la pietra arenaria locale, una roccia color ocra chiaro che gli scalpellini del paese sanno lavorare da secoli con una maestria riconosciuta in tutto il circondario messinese. Non è un dettaglio decorativo: è l’identità materiale del paese, il suo DNA visivo.

A Castell’Umberto è celebre la lavorazione della pietra castenese da parte degli scalpellini locali. Gli stessi che hanno costruito le absidi del Convento Domenicano, le decorazioni della Chiesa di Santa Barbara con la cuspide maiolicata, i portali della Chiesa di San Francesco e la pavimentazione in basalto-arenaria di Piazza IV Novembre. Una continuità artigianale che attraversa i secoli senza interruzione.

Passeggiando per Castanìa, gli occhi attenti noteranno ovunque i segni di questa tradizione: le cornici dei portoni, i capitelli delle colonne, le mensole dei balconi, le vasche delle fontane, tutto lavorato con la stessa pietra, con la stessa cura. È possibile trovare artigiani ancora attivi che mantengono viva questa tradizione: chiedete in paese, ne sarete guidati.

Il Palio di San Martino: la corsa delle botti che richiama l’antico Dioniso

Novembre a Castell’Umberto: quando le botti rullano nelle strade

Nel mese di novembre a Castell’Umberto si svolge il tradizionale “Palio di San Martino”, dedicato al Santo che divise il suo mantello con un povero infreddolito, noto anche per essere il protettore dei bevitori di vino. La festa di San Martino è molto sentita nell’isola e richiama le antesterie greche in onore di Dioniso, durante le quali si assaggiava il vino nuovo.

Per celebrare il vino novello, a Castell’Umberto si svolge una gara di abilità nella quale i partecipanti si cimentano a spingere pesanti botti di legno per le vie del paese. La Corsa delle Botti è uno spettacolo di forza, coordinazione e folklore che attira visitatori da tutta la Sicilia settentrionale e non solo.

La manifestazione si tiene il 9 e 10 novembre ed è accompagnata da un ricco programma gastronomico: degustazioni di prodotti di primo livello della terra sicula come i maccheroni al ragù di carne di maiale, le tagliatelle alla nocciola e i frittuli, evinti dalla tradizione povera e assurti a eccellenza del territorio. Il vino novello scorre libero, i formaggi dei Nebrodi abbondano, e l’atmosfera è quella delle feste paesane che sanno ancora di genuino.

Le altre feste di Castell’Umberto

Festa di San Vincenzo Ferreri (aprile e agosto)

La Festa di San Vincenzo Ferreri a Castell’Umberto si celebra due volte l’anno: nel mese di aprile e negli ultimi giorni di agosto. La comunità di Castell’Umberto è devota a San Vincenzo Ferreri dal XV secolo. La festa di agosto è la più spettacolare: culmina il 27 con la processione delle reliquie del Santo e il 28 con la processione del fercolo portato a spalla dai devoti sino al belvedere del Serro, per ammirare la vicina Castanìa e l’antica chiesa al Santo dedicata.

Festa di San Biagio (febbraio)

La Festa di San Biagio a Castell’Umberto ha luogo nell’omonima contrada con tre momenti fondamentali: la benedizione della gola (il Santo è invocato contro i malanni della gola), la distribuzione dei “panetti di San Biagio” e la processione del simulacro. Una festa popolare e sentita, con radici profonde nella devozione contadina dei Nebrodi.

Settimana Santa

Le processioni della Settimana Santa a Castell’Umberto sono tra le più partecipate dell’entroterra messinese. Il Venerdì Santo, con il Cristo Morto e l’Addolorata portati a spalla nelle strade del centro storico tra candele e canti in dialetto, è uno degli appuntamenti di devozione popolare più toccanti dell’anno.

Rassegna letteraria “Di libri e pensieri”

Tra gli ospiti delle edizioni recenti figurano Leoluca Orlando e Salvo Piparo. La rassegna, che si svolge in estate, porta a Castell’Umberto scrittori, giornalisti e intellettuali per serate di confronto letterario e civile, un appuntamento che dice molto della vita culturale di questo piccolo borgo.

Cosa mangiare a Castell’Umberto: la cucina delle montagne dei Nebrodi

La cucina di Castell’Umberto è quella dell’entroterra montano siciliano: prodotti straordinari, sapori decisi, nessun compromesso con la moda. I Nebrodi sono un territorio di eccellenze, nocciole, funghi, maiale nero, formaggi, olio, e tutto questo finisce nelle cucine locali con quella naturalezza di chi non ha bisogno di inventarsi niente perché il territorio già dice tutto.

  • 🌰Nocciole dei Nebrodi IGP Il Comune fa parte dell’Associazione Città della Nocciola. Le nocciole dei Nebrodi sono tra le più pregiate d’Italia: rotonde, profumate, con un sapore intenso che non ha nulla a che fare con quelle dei supermercati. Le trovi ovunque, fresche, tostate, trasformate in creme, paste dolci, tagliatelle alla nocciola. Portane a casa un chilo.
  • 🥩Suini nero dei Nebrodi e i frittuli Il maiale nero dei Nebrodi, presidio Slow Food, è allevato allo stato brado nei boschi e ha una carne straordinariamente saporita. I frittuli sono i ritagli di carne fritti nel grasso stesso del maiale, un piatto di cucina povera diventato un’eccellenza gastronomica. I maccheroni al ragù di carne di maiale con il sugo a lunga cottura sono il primo piatto simbolo del Palio di San Martino.
  • 🧀Formaggi dei Nebrodi: maiorchino e provola Chi giunge da queste parti non manchi di assaggiare il vino, i formaggi come il maiorchino e la provola dei Nebrodi, i salumi di suino nero dei Nebrodi. Il maiorchino è un formaggio a pasta dura di pecora, stagionato e intenso, prodotto solo in questo territorio. La provola dei Nebrodi è più fresca, con quella consistenza filante che la rende perfetta abbinata a un po’ di pepe nero.
  • 🫒Olio extravergine di oliva locale Le olivete della vallata del Fitalia producono un olio di ottima qualità, fruttato e leggero, che si abbina perfettamente alla cucina locale. Cercalo direttamente dai produttori o al mercato durante le sagre autunnali. Il vecchio frantoio di Castanìa ora ospita mostre sulla lavorazione dell’oliva: una visita racconta secoli di cultura olearia.
  • 🍄Funghi dei Nebrodi e miele In autunno i boschi dei Nebrodi regalano porcini, ovoli e finferli di qualità eccezionale, che finiscono in pasta, risotti e secondi piatti nei ristoranti e agriturismi locali. Il miele, di castagno, di fiori di fico d’India, di timo, è un altro prodotto da non perdere. Al Palio di San Martino si trovano stand con tutto il meglio del territorio.

Cosa vedere nei dintorni di Castell’Umberto

San Marco d’Alunzio

A circa 20 km, uno dei Borghi più belli d’Italia: resti dell’antica Aluntium con il Museo Archeologico, la splendida Chiesa Madre normanna e un centro storico medievale con vista sulla costa tirrenica e sulle Eolie. Imprescindibile.

Capo d’Orlando e la costa tirrenica

A circa 25 km verso nord, il promontorio di Capo d’Orlando con le sue spiagge e il vivace lungomare. Una scelta perfetta per combinare mare e montagna in un’unica giornata.

Parco dei Nebrodi

Il territorio di Castell’Umberto è dentro il Parco Regionale dei Nebrodi, il più grande parco naturale della Sicilia. Sentieri di trekking, laghi, cervi allo stato brado, boschi di faggio. Il paradiso per chi ama la natura.

Tindari e il Santuario

A circa 30 km, il Santuario della Madonna Nera con la vista sulla laguna di Marinello e sul Tirreno, e i resti dell’antica città greco-romana di Tyndaris. Uno dei pellegrinaggi più sentiti della Sicilia settentrionale.

Piraino

Borgo medievale a circa 20 km con castello normanno, centro storico intatto e una vista spettacolare sulla costa e sulle Eolie. Uno dei borghi più fotogenici dei Nebrodi.

Cesarò e le Alte Madonie

Verso l’interno, attraverso paesaggi nebroidi sempre più selvaggi, si raggiunge Cesarò con il Lago Biviere di Cesarò, uno dei laghi naturali più belli della Sicilia. Meta di birdwatching e trekking invernale.

Come arrivare a Castell’Umberto

🚗 In auto da Messina

Percorso A20 PA-ME, uscita Brolo – Capo d’Orlando Est. Dopo aver attraversato Brolo, continuare sulla SS 113 sino al bivio con le indicazioni per Sinagra. Svoltare a sinistra e continuare sulla SP 146 bis sino al bivio per Castell’Umberto. Immettersi sulla SS 116 che porta a Castell’Umberto.

Distanza Circa 90 km, 1 ora e 20 minuti.

🚗 In auto da Palermo

Percorso Autostrada A19 PA-CT e A20 PA-ME, uscita Rocca di Capri Leone – Capo d’Orlando Ovest. Prendere la SP 156 in direzione di Capo d’Orlando ed immettersi sulla SS 113 in direzione di Messina. Al semaforo svoltare a destra sulla SP 155 in direzione di Galati Mamertino. Seguire le indicazioni ed immettersi sulla SS 116 per Castell’Umberto.

Distanza Circa 150 km, 2 ore.

🚌 In autobus

Da Messina Esistono corse di autobus extraurbani (Giammello e AST) verso l’entroterra messinese. Verifica orari e fermate sul sito dell’AST Sicilia o presso la stazione di Messina prima della partenza. Le frequenze sono limitate: l’auto rimane la soluzione più comoda.

Parcheggio Parcheggi gratuiti in Piazza IV Novembre e nelle vie adiacenti. Il centro storico di Castanìa è raggiungibile a piedi dal paese (circa 10-15 minuti).

Dove dormire: Castell’Umberto dispone di alcune strutture B&B e agriturismi nel comune e nei dintorni. In alternativa, Capo d’Orlando (25 km) e Sant’Agata di Militello (30 km) offrono più strutture ricettive costiere come base per esplorare l’entroterra.

FAQ su Castell’Umberto

Perché Castell’Umberto si chiama così?

Il paese si chiamava originariamente Castanìa. A causa di pericolose frane, tra cui quelle del 1793 e del 1864, il centro abitato fu trasferito con Regio Decreto dell’8 giugno 1865 in un sito più sicuro, a circa un chilometro di distanza. Al nuovo comune fu dato il nome di Castell’Umberto in onore del Principe Umberto di Savoia, futuro re d’Italia Umberto I.

Cos’è Castanìa e vale la pena visitarla?

Castanìa è l’antico borgo medievale di Castell’Umberto, abbandonato nel 1865 per via delle frane. Si trova a meno di un chilometro dal centro attuale ed è riconosciuto come centro storico dalla Regione Sicilia dal 1998. Conserva il Castello normanno dei Sollima, la Chiesa di Santa Barbara (1472), i ruderi del Convento Domenicano (1444) trasformati in auditorium all’aperto, la cinquecentesca Chiesa di San Francesco con affreschi e organo d’oro, l’ex frantoio museale e la fontana a chiazza. Vale assolutamente la visita, è uno dei borghi abbandonati più affascinanti della Sicilia settentrionale.

Da dove si vedono le Isole Eolie e l’Etna insieme?

Il punto panoramico migliore è la collinetta della chiesa di Santa Croce, appena oltre il Parco delle Rimembranze nel centro di Castell’Umberto. Da lì si abbraccia un panorama a 360 gradi che include i boschi dei Nebrodi, i paesi vicini, il cono dell’Etna a sud-est e, verso nord, il Mar Tirreno con le sette isole dell’Arcipelago Eoliano. La vista è ottimale nelle giornate limpide d’inverno, quando l’Etna è innevato.

Cos’è il Palio di San Martino di Castell’Umberto?

Il Palio di San Martino è la manifestazione più famosa di Castell’Umberto, che si svolge ogni anno a novembre (9-10 novembre). I partecipanti si sfidano nella Corsa delle Botti, spingendo pesanti botti di legno per le vie del paese. L’evento è accompagnato da degustazioni di prodotti tipici dei Nebrodi: maccheroni al ragù di maiale nero, tagliatelle alla nocciola, frittuli, vino nuovo e formaggi locali. È uno degli eventi più coloriti e autentici dell’entroterra messinese.

Come si arriva a Castell’Umberto da Messina?

Da Messina: A20 PA-ME, uscita Brolo-Capo d’Orlando Est. Attraversare Brolo, continuare sulla SS 113 fino al bivio per Sinagra, svoltare a sinistra sulla SP 146 bis fino al bivio per Castell’Umberto, poi SS 116. Circa 90 km, 1 ora e 20 minuti. Da Palermo: A19 + A20, uscita Rocca di Capri Leone-Capo d’Orlando Ovest, poi SP 156, SS 113 e SS 116. Circa 150 km, 2 ore.

Vale la pena visitare Castell’Umberto?

Sì, assolutamente, soprattutto per chi ama la Sicilia autentica dell’entroterra lontana dai circuiti di massa. Castell’Umberto offre un’esperienza doppia: il borgo medievale abbandonato di Castanìa, uno dei centri storici più affascinanti e meno conosciuti della Sicilia settentrionale, e il centro moderno con la sua estetica da città-giardino. Il tutto con uno dei panorami più straordinari dell’isola, Etna ed Eolie insieme, e una cucina di eccellenza (nocciole IGP, maiale nero, maiorchino). È candidata al riconoscimento UNESCO per i borghi storici di Sicilia.

Castell’Umberto: dove la storia si legge nella pietra e il futuro sa di nocciole

C’è qualcosa di straordinariamente siciliano nell’atto di abbandonare una città intera e ricominciare da capo a un chilometro di distanza. Non è rassegnazione, è quella capacità di ricominciare che appartiene a chi vive su un’isola che ha conosciuto ogni tipo di catastrofe e non si è mai fermata. Castanìa, con i suoi ruderi nella pietra dorata degli scalpellini, non è un cimitero: è una memoria viva, e la comunità di Castell’Umberto lo sa bene, visto che ci ha costruito attorno festival culturali, auditorium e un museo dell’olio.

Salire alla chiesa di Santa Croce al tramonto, con il sole che scende sul Tirreno e le Eolie che diventano sagome scure sull’orizzonte mentre alle spalle l’Etna fuma lentamente: questo è il momento in cui capisci perché qualcuno, nel 1865, scelse questo posto. Non perché era sicuro, anche se lo era. Ma perché era bello.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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