A 548 metri sui Nebrodi, in provincia di Messina, un borgo che si è chiamato Alontion con i Greci, Haluntium con i Romani, Demenna con i Bizantini, San Marco con i Normanni. Ogni nome è uno strato di storia. Ogni pietra del centro storico è rossa, quel marmo locale che i costruttori di epoche diverse hanno usato senza mai smettere. Cicerone ne parlava nelle Verrine. La Guida Verde Michelin gli ha dato una stella. Forse è il caso di andarci.
C’è un test semplice per capire se un borgo vale davvero la visita: contare quanti popoli diversi ci hanno lasciato qualcosa di visibile. A San Marco d’Alunzio il conteggio diventa quasi ridicolo. I Greci ci fondarono Alontion nel IV secolo avanti Cristo, probabilmente per mano di un colono da Turi seguace di Enea secondo Dionigi di Alicarnasso. I Romani la ribattezzarono Haluntium e ne fecero un municipium: Cicerone nelle Verrine la cita come centro importante per i commerci di vino e olio, e il kottabos custodito nel museo, un attrezzo ludico greco trovato in una tomba del III secolo avanti Cristo, è uno dei pezzi più curiosi di tutta la collezione. I Bizantini la chiamarono Demenna e nel VI secolo la resero il centro principale di tutto il Val Demone. Gli Arabi la fortificarono. I Normanni, arrivati nel 1061 con Roberto il Guiscardo, la ribattezzarono San Marco e ci costruirono il primo castello della Sicilia conquistata. Il nome definitivo, San Marco d’Alunzio, che omaggia insieme il Santo Patrono e il nome greco originario, arrivò soltanto nel 1867.
Dal cocuzzolo del Monte Castro, a 548 metri sul livello del mare, il borgo domina una delle viste più ampie della costa tirrenica siciliana: da Cefalù a Capo d’Orlando, con le Isole Eolie all’orizzonte e nei giorni limpidi persino l’Etna. È questo panorama, insieme alla concentrazione straordinaria di monumenti in un perimetro ristretto, ad aver fatto guadagnare a San Marco d’Alunzio la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, la stella della Guida Verde Michelin e l’iscrizione nell’elenco dei Borghi più Belli d’Italia. Tre riconoscimenti rari da trovare insieme.
Il tempio di Ercole, la chiesa normanna e il marmo rosso
Il monumento più antico e più singolare di San Marco d’Alunzio è il tempio di Ercole, costruito nel IV secolo avanti Cristo in stile dorico con pianta rettangolare. Quello che ne rimane, alcune colonne e basi in pietra, si trova oggi nella parte bassa del borgo, sotto la chiesa di San Marco Evangelista: i Normanni, con quella logica pragmatica tipica dei conquistatori medievali, costruirono la loro chiesa direttamente sulle fondamenta del tempio pagano, incorporando le colonne nel nuovo edificio sacro. È uno stratificarsi di funzioni e di culti che in Sicilia non stupisce mai ma che ogni volta dice qualcosa di vero sulla continuità profonda di questi luoghi.
La chiesa normanna di San Salvatore del XII secolo sorge invece sulla base di un tempio romano, con colonne e capitelli bizantini riutilizzati nella struttura. Una cappella dell’XI secolo custodisce affreschi bizantini di rara qualità, tra cui una Madonna dalle delicatissime mani, raffigurata con quella grazia ieratica che la pittura bizantina sa esprimere quando è al suo meglio. Fuori dalle mura, la chiesa di San Salvatore detta Badia Grande ha un portale in marmo aluntino impreziosito da colonne, angeli e putti, e un interno decorato da un tripudio barocco di angeli, figure allegoriche e ghirlande di fiori che sorprende per la distanza tra la sobrietà esterna e la ricchezza interna.
Il marmo rosso è il materiale identitario di San Marco d’Alunzio. Una pietra locale di tonalità che va dal rosa al rosso intenso, usata senza soluzione di continuità da duemila anni in qua: nelle colonne del tempio di Ercole, nei portali delle chiese normanne, negli altari barocchi, nella fontana marmorea del centro storico. Camminare per il centro storico significa camminare su un pavimento di storie in cui il denominatore comune cromatico è sempre quel rosso, come se il borgo avesse deciso di usare la pietra come firma.
Ventidue chiese e tre musei in novecento abitanti
San Marco d’Alunzio ha novecento abitanti nel borgo storico e ventidue chiese. Il rapporto è quasi comico, ma dice qualcosa di serio sulla densità storica di questo posto. La chiesa madre di San Nicolò ha una facciata arricchita da tre portali in marmo rosso locale. Santa Maria delle Grazie custodisce il monumento funerario dei Filangieri, opera di Domenico Gagini del 1481, un nome che ritorna in tutta la Sicilia come garanzia di qualità nella scultura rinascimentale. La chiesa dell’Ara Coeli ha nella Cappella del Santissimo Crocefisso stucchi serpottiani con santi, putti, angeli e ghirlande di frutta e un Crocefisso ligneo secentesco di scuola spagnola di forte impatto emotivo.
Il Museo della Cultura e delle Arti Figurative Bizantine e Normanne è ospitato nell’ex monastero delle Benedettine del XVI secolo, l’unico museo di questo tipo in tutta la Sicilia. Si articola in tre sezioni: Archeologia, con il kottabos e reperti ceramici greco-romani; Arti figurative bizantine e normanne, con il ciclo pittorico ricostruito dall’abside della chiesa normanna di San Salvatore extra moenia e affreschi da San Basilio di Cesarea; Medioevo nei Nebrodi, con documentazione iconografica sull’architettura e le arti dell’intera area nebroidea. Due postazioni multimediali permettono di visitare virtualmente il Museo Bizantino e Cristiano di Atene. Il Museo Parrocchiale di Arte Sacra nella chiesa di San Giuseppe custodisce la Vergine Odigitria in legno policromo, una Maddalena lignea del XVII secolo e una tela della Deposizione del XVIII. Il Museo Brasiliano nel convento dei Cappuccini è invece una collezione di minerali, fossili e reperti naturalistici dal Brasile: una sorpresa inaspettata in un borgo medievale dei Nebrodi.
Le rievocazioni medievali, la musica e la gastronomia
San Marco d’Alunzio organizza ogni anno nella prima metà di aprile le Giornate Medievali, durante le quali il borgo si trasforma in un palcoscenico: cavalieri, sbandieratori, arcieri, mercatini degli antichi mestieri, degustazioni di cucina medievale. Il campo degli arcieri riapre per l’occasione, offrendo anche ai visitatori la possibilità di sperimentare un’arte che nel borgo ha radici storiche profonde. È il tipo di manifestazione che in molti posti risulta artefatta, ma in un borgo che conta ventidue chiese e tre musei in meno di un chilometro quadrato riesce a sembrare naturale.
A tavola si mangia come nei Nebrodi: salame San Marco, preparato con carni di qualità e proporzioni di ingredienti che sono il segreto di ogni famiglia del paese, provola dei Nebrodi, maccheroni al tegamino, cannoli siciliani, pignolata, biscotti al latte e al vermouth. Il ristorante La Fornace propone anche cene medievali su prenotazione, con sala addobbata ad arazzo, bicchieri di terracotta e pietanze servite in ordine sparso come in un banchetto d’epoca, dalle minestre di verdure alla cacciagione fino ai dolci della casa.
COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Come arrivare: da Messina, A20 verso Palermo, uscita Sant’Agata di Militello, poi SP verso San Marco d’Alunzio (87 km da Messina). Da Palermo: A20, uscita Brolo o Sant’Agata di Militello (135 km).
Il Museo Bizantino-Normanno è aperto tutti i giorni: 9:30-12:30 e 15:30-19:30.
Il campo degli arcieri e le Giornate Medievali si svolgono solitamente nella prima metà di aprile.
Distanze dalla costa: Torrenova 7 km, Sant’Agata Militello 15 km, Capo d’Orlando 20 km.
Periodo migliore: primavera per le Giornate Medievali; estate per combinare la visita al borgo con le spiagge tirreniche.
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
