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Totò Schillaci è stato molto più di un calciatore: è stato il sogno collettivo di un’estate italiana

Salvatore Schillaci, per tutti semplicemente Totò, è stato molto di più di un calciatore

Dal CEP di Palermo all’Olimpo del calcio mondiale in un’estate sola. Un sogno che l’Italia non ha mai smesso di ricordare.

Salvatore Schillaci, per tutti semplicemente Totò, è stato molto di più di un calciatore: è stato il sogno collettivo di un’estate italiana. Nato in una delle periferie più difficili di Palermo, arrivato tardi nella massima serie, convocato quasi per caso alla sua prima e unica Coppa del Mondo, ha vissuto tre settimane di luglio 1990 da protagonista assoluto, regalando all’Italia emozioni che non si misurano in trofei ma in battiti di cuore.

Vita e origini palermitane

Salvatore Schillaci nasce il 1° dicembre 1964 a Palermo, nel quartiere del Capo, nel cuore del centro storico della città. Cresce però al CEP, Centro Espansione Periferica, noto anche come quartiere San Giovanni Apostolo, una delle periferie più difficili di Palermo, dove la povertà e il disagio sociale sono la norma, non l’eccezione.

Il padre Mimmo è muratore, la madre si chiama Giovanna. Totò ha tre fratelli e una sorella: il calcio scorre nel sangue della famiglia, con il fratello Giuseppe che giocherà nella Fermana e il fratello più giovane Giovanni che sosterrà un provino per la Juventus. Anche il nipote Francesco Di Mariano e il cugino Antonio Maurizio Schillaci diventeranno calciatori professionisti.

In questo quartiere difficile, il pallone è la via di fuga. Schillaci inizia a giocare nelle giovanili dell’AMAT Palermo, la squadra dell’azienda municipale dei trasporti, dove le sue qualità di goleador si manifestano con chiarezza. Il Palermo Calcio prova ad acquistare lui e il compagno Carmelo Mancuso per 28 milioni di lire, ma i dirigenti dell’AMAT chiedono 35 milioni, e per soli 7 milioni di lire, la storia prende un’altra direzione.

«La società rosanero per entrambi offrì 28 milioni di lire; ma i dirigenti dell’AMAT sapevano che da noi due dovevano guadagnare il massimo e giocarono al rialzo chiedendo 35 milioni. Così, per soli 7 milioni non andammo al Palermo.»— Salvatore Schillaci

Quella mancata trattativa cambia tutto. Schillaci non indosserà mai la maglia rosanero da professionista. Va al Messina, e da lì comincerà una parabola che nessuno avrebbe mai potuto immaginare.

Gli anni al Messina (1982–1989)

Nel 1982, a diciotto anni, Schillaci viene ingaggiato dal Messina, allora in Serie C2, il quarto livello del calcio italiano. Per sette anni veste la maglia giallorossa, diventando un simbolo assoluto del club e costruendo quella fame di gol che lo renderà celebre.

Nella stagione 1985-86 contribuisce con 11 reti alla promozione in Serie B. Il 1987 porta due interventi ai menischi che ne compromettono la stagione. Ma Schillaci è fatto di una pasta speciale: si rialza sempre.

Sotto la guida di Franco Scoglio matura come centravanti. Il tecnico gli dà libertà totale e fiducia assoluta: «Mi diceva sempre: fai quello che vuoi e gioca come ti senti. Questo mi caricava a mille», ricorderà Totò. Nella stagione 1987-88 segna 13 reti.

Poi arriva Zdeněk Zeman. Il boemo rivoluziona gli allenamenti, impone ritmi devastanti, trasforma fisicamente i giocatori. Nella stagione 1988-89, sotto la guida di Zeman, Schillaci esplode: 23 gol, capocannoniere della Serie B, trascinatore di un Messina che vola. È il trampolino verso il grande calcio.

7 anni al Messina

256 Presenze totali

77 Gol totali

23 Gol ’88-’89 (Serie B)

È tutt’oggi il secondo giocatore più presente nella storia del Messina in campionato (219 presenze, dietro solo ad Angelo Stucchi), e il secondo cannoniere assoluto con 61 reti in campionato. Numeri da leggenda per una piazza che non ha mai smesso di amarlo.

Il grande salto: la Juventus (1989–1992)

Nell’estate 1989 la Juventus lo acquista per 6 miliardi di lire. Schillaci ha 25 anni, arriva dalla Serie B, e nessuno sa cosa aspettarsi. Giampiero Boniperti lo paragona a Pietro Anastasi, l’altra “stella del Sud” che aveva illuminato il bianconero: è un atto di fede.

L’esordio in Serie A avviene il 27 agosto 1989 contro il Bologna (1-1). Da quel momento si prende il posto da titolare e non lo lascia più. La prima stagione è straordinaria: 15 gol in 30 partite di campionato, contributo decisivo alla conquista della Coppa Italia (finale vinta contro il Milan) e della Coppa UEFA (prima finale tutta italiana, contro la Fiorentina). Il soprannome si cristallizza: Totò-Gol.

Quella stagione, e soprattutto ciò che avverrà nell’estate successiva, convince Azeglio Vicini a convocarlo per il Mondiale casalingo. Una convocazione che cambierà tutto.

15 Gol 1ª stagione Serie A

2 Trofei vinti (Juve)

Le Notti Magiche di Italia ’90

È difficile spiegare a chi non l’ha vissuto cosa siano state le Notti Magiche di Italia ’90. Era l’estate di un paese che non aveva ancora internet, aveva solo tre canali televisivi, e si fermava davanti allo schermo come mai prima. E al centro di tutto c’era lui: un attaccante di 25 anni con gli occhi spiritati, venuto dalla periferia di Palermo, che sembrava incapace di sbagliare un gol.

Schillaci entra nel Mondiale come comprimario. Il commissario tecnico Azeglio Vicini non lo considera titolare inamovibile. Ma nella prima partita, contro l’Austria, Totò entra dalla panchina al 74° minuto. Passano tre minuti, e segna il gol della vittoria. Da quel momento, il Mondiale è suo.

«Nemmeno un folle avrebbe mai potuto immaginare cosa mi stava per accadere. Ci sono periodi nella vita di un calciatore nei quali ti riesce tutto. Basta che respiri e la metti dentro. Per me questo stato di grazia è coinciso con quel campionato del mondo. Vuol dire che qualcuno, da lassù, ha deciso che Totò Schillaci dovesse diventare l’eroe di Italia ’90.»— Salvatore Schillaci

Sei partite, sei gol. L’Italia arriva in semifinale contro l’Argentina di Maradona, a Napoli, in quella partita strana e stregata in cui i tifosi partenopei si dividono tra il cuore azzurro e l’idolo di Diego. Si va ai rigori. L’Italia perde. Schillaci aveva chiesto a Vicini di non tirare dal dischetto, e si pentirà di non averlo fatto: «Ho passato due ore nello spogliatoio a fumare, ho pianto per un sogno che mi è scivolato tra le mani».

Ma nella finale per il terzo posto, contro l’Inghilterra al San Nicola di Bari, Schillaci segna il suo sesto gol su rigore. L’Italia vince 2-1. E Totò conquista la Scarpa d’Oro come capocannoniere del torneo e il riconoscimento di miglior giocatore del Mondiale. Nel Pallone d’Oro 1990 arriva secondo, dietro solo a Lothar Matthäus, campione del mondo con la Germania.

«Schillaci fu il genio uscito dalla lampada che riuscì, forse come nessun altro, a unire un paese perennemente litigioso» — Il Giornale, settembre 2024

I sei Gol del Mondiale

Gol n°1 · Fase a gironi

Italia – Austria

77° minuto

Entra dalla panchina, segna dopo tre minuti. Il gol della vittoria che dà inizio alla leggenda. L’Italia vince 1-0.

Gol n° 2 · Fase a gironi

Italia – USA

1° minuto

Gol in apertura di partita, uno dei più veloci del torneo. L’Italia travolge gli americani 1-0 con questo colpo di testa fulminante.

Gol n° 3 · Fase a gironi

Italia – Cecoslovacchia

Finale: 2-0

Doppietta nella vittoria che chiude il girone a punteggio pieno. Schillaci segna due reti in una sola partita per la prima volta al Mondiale.

Gol n° 4 · Ottavi

Italia – Cecoslovacchia

Bis

Secondo gol alla Cecoslovacchia (in un round diverso). L’Italia avanza dominando.

Gol n° 5 · Semifinale

Italia – Argentina

Napoli · San Paolo

Segna anche nella partita più difficile e più strana del torneo. L’Italia però perde ai rigori: il sogno della finale sfuma.

Gol n° 6 · 3° posto

Italia – Inghilterra

Rigore · Bari

Il gol che vale la Scarpa d’Oro. Un rigore realizzato con la freddezza di chi sa di essere nella storia. Italia vince 2-1.

  • Scarpa d’Oro: capocannoniere del torneo con 6 reti in 7 partite.
  • Pallone d’Oro Adidas: miglior giocatore del Mondiale 1990.
  • Pallone d’Oro France Football: secondo classificato nel 1990, dietro solo a Lothar Matthäus (campione del mondo con la Germania).
  • Simbolo mediatico: la sua esultanza con gli occhi spalancati e spiritati diventa un’immagine iconica del calcio italiano.

Dopo Italia ’90: Inter e il declino

Il Mondiale è il picco assoluto. Quello che viene dopo è una storia di progressivo appannamento, di infortuni e di un’inevitabile incapacità di replicare qualcosa di irripetibile per definizione.

Le ultime due stagioni alla Juventus portano poche reti e molte polemiche. Un episodio controverso, la lite con Fabio Poli al termine di Bologna-Juventus, con minacce gridate a caldo, genera un caso mediatico sproporzionato. La separazione dalla moglie Rita, nel 1995, diventa pretesto: Schillaci ricorderà che la dirigenza juventina «non mi perdonò la decisione di separarmi da mia moglie. Senza tanti riguardi, mi vendettero».

Nell’estate 1992 passa all’Inter per 8,5 miliardi di lire. L’entusiasmo è enorme, «sognavo la maglia nerazzurra e avrei accettato di restare fermo», ma il corpo non tiene. Infortuni, rendimento discontinuo, la sensazione che qualcosa si sia rotto. In quasi due stagioni all’Inter segna solo 11 gol in 30 partite. Il grande Schillaci sembra lontano.

Il Giappone e il ritiro (1994–1999)

Nell’aprile 1994, con i campionati europei praticamente preclusi ai calciatori italiani in quell’era pre-Bosman, Schillaci accetta l’offerta dello Júbilo Iwata, club della massima serie giapponese. Diventa così il primo calciatore italiano a militare nel campionato giapponese: un pioniere, un apripista.

Il Giappone lo accoglie come una star. Un interprete personale, un autista 24 ore su 24, una bella abitazione. E soprattutto: i tifosi che lo ricordano come il cannoniere di Italia ’90, per loro, Schillaci non è mai finito. La scintilla si riaccende: in Giappone segna 56 gol in 78 partite, numeri da grande centravanti.

Nel 1997 vince con lo Júbilo la J. League. Ma nello stesso anno un grave infortunio ne compromette definitivamente il fisico. Si ritira ufficialmente nel 1999, pur non giocando ormai da due anni.

«Quando arrivai in Giappone trovai un entusiasmo contagioso. Per loro lo Schillaci del mondiale non era mai finito e dimostrai con i miei gol quanto era forte il connubio: entusiasmo uguale impegno in campo e palla in fondo al sacco.» — Salvatore Schillaci

La carriera in Nazionale

La storia di Schillaci con la Nazionale italiana è straordinaria proprio per la sua brevità e per la sua concentrazione. Esordisce con la maglia azzurra il marzo 1990, in un’amichevole contro la Svizzera a Basilea, come preparazione al Mondiale. Ha 25 anni e non ha mai indossato quella maglia prima.

In totale disputa 16 partite con la Nazionale, segnando 7 gol. Di questi, 6 arrivano in un solo torneo: il Mondiale di Italia ’90. Dopo il Mondiale gioca altre 8 partite, segnando un solo gol, contro la Norvegia in una qualificazione agli Europei del ’92 a cui l’Italia non si qualificherà.

16 Presenze Nazionale

7 Gol in azzurro

6/7 Gol al Mondiale

3° Posto Italia ’90

Una statistica che racconta tutto: quasi tutti i suoi gol in azzurro arrivano in quella manciata di settimane di luglio 1990. Come se la sua vita calcistica con la Nazionale fosse esistita solo per quel Mondiale, esattamente come se qualcuno, da lassù, avesse deciso così.

Caratteristiche tecniche

Schillaci era un attaccante dalla fisicità non imponente ma dalla straordinaria efficacia. La sua forza non stava nella tecnica raffinata o nella statura fisica, ma in una combinazione di qualità rare: rapidità esplosiva, senso del gol assoluto, capacità di essere sempre nel posto giusto al momento giusto.

  • Velocità esplosiva: rapidissimo nello stretto, in grado di bruciare i difensori nell’azione di un secondo.
  • Senso del gol innato: «Aveva una voglia di fare gol che non ho mai visto in nessuno», disse di lui Franco Scoglio. Una fame che lo portava a trovare spazi impossibili.
  • Finalizzatore spietato: efficace sia di testa che di piede destro, capace di colpire da dentro e fuori area.
  • Mentalità vincente: un’inestinguibile determinazione, la capacità di non mollare mai, la resilienza di chi è cresciuto in condizioni difficili.
  • Rapporto gol/presenze: al Messina 77 gol in 256 presenze; al Mondiale 6 gol in 7 partite; in Giappone 56 gol in 78 partite. Un istinto predatorio costante.

La vita dopo il calcio

Dopo il ritiro nel 1999, Schillaci torna a Palermo, alla sua città, al suo quartiere. Non si perde in dolce vita o apparizioni televisive facili. Sceglie qualcosa di più concreto: gestire un centro sportivo per i giovani di Palermo.

Dal 2000 gestisce il Centro Sportivo “Louis Ribolla” nel quartiere CEP, lo stesso in cui era cresciuto. Un cerchio che si chiude: l’eroe delle Notti Magiche torna lì dove tutto era cominciato, per dare ai ragazzi del quartiere quello che lui aveva ricevuto, la possibilità di sognare attraverso un pallone. Numerosi giovani calciatori palermitani passati dalla sua scuola hanno poi raggiunto il professionismo, tra cui il nipote Francesco Di Mariano.

Nella stagione 2017-18 segue anche il progetto sociale dell’Asante, squadra di terza categoria legata a una ONLUS, confermando il proprio impegno nel calcio come strumento di inclusione sociale.

Negli anni partecipa a diversi programmi televisivi (incluso il Grande Fratello), si risposa nel 2012 con la modella Barbara Lombardo (aveva tre figli dalla prima moglie Rita: Jessica, Mattia e Nicole). Rimane una presenza affettuosa nella memoria collettiva italiana, l’uomo con gli occhi spiritati che aveva fatto sognare un’estate intera.

La malattia e la morte

Nel 2022 Schillaci affronta una battaglia terribile: un tumore al colon. Si sottopone a due interventi chirurgici e a cicli di chemioterapia. La malattia sembra battuta. Ma nel settembre 2024 arriva la recidiva.

Il 7 settembre 2024 viene ricoverato nel reparto di pneumologia dell’Ospedale Civico di Palermo per un aggravamento delle condizioni. Era a pochi mesi dal compimento dei 60 anni — la data che avrebbe segnato il compleanno era il 1° dicembre 2024.

Salvatore Schillaci muore il 18 settembre 2024, all’età di 59 anni. La camera ardente viene allestita allo Stadio Renzo Barbera di Palermo, il luogo più giusto possibile, nel cuore calcistico della sua città. I funerali vengono celebrati il 20 settembre nella Cattedrale di Palermo, alla presenza di migliaia di persone.

La FIGC dispone un minuto di raccoglimento in tutte le partite dei campionati italiani. Roberto Baggio, Franco Baresi, Roberto Mancini, i compagni di quella Nazionale, lo salutano pubblicamente con parole piene di affetto. L’Italia intera si ferma per un momento, come si era fermata nell’estate del 1990.

L’eredità e il mito

Totò Schillaci è uno di quei rari casi in cui l’atleta supera il campione e diventa simbolo culturale. Non per una carriera straordinaria dall’inizio alla fine, ma per tre settimane di luglio 1990 in cui fu, semplicemente, il calciatore più determinante del mondo.

La sua storia parla a tutti perché è la storia di tutti: il ragazzo cresciuto in una periferia difficile che con il talento e la determinazione si prende il mondo. Una storia di riscatto che l’Italia ha riconosciuto come propria — non solo come storia di calcio ma come storia umana.

Le sue esultanze con gli occhi spalancati e spiritati sono tra le immagini più iconiche del calcio italiano. La canzone Un’estate italiana di Edoardo Bennato e Gianna Nannini non può essere sentita senza vedere mentalmente quei gol, quella gioia, quelle Notti Magiche.

  • Messina (1982-1989): 256 presenze, 77 gol, 2° cannoniere assoluto del club.
  • Juventus (1989-1992): 81 presenze, 21 gol, Coppa Italia 1990, Coppa UEFA 1990.
  • Inter (1992-1994): 30 presenze, 11 gol.
  • Júbilo Iwata (1994-1999): 78 presenze, 56 gol, J. League 1997.
  • Nazionale (1990-1991): 16 presenze, 7 gol.
  • Totale Serie A: 120 presenze, 37 gol.
  • Totale Serie B: 105 presenze, 39 gol.

Domande frequenti su Totò Schillaci

Quando è nato e quando è morto Totò Schillaci?

Salvatore Schillaci è nato il 1° dicembre 1964 a Palermo ed è morto il 18 settembre 2024 a Palermo, all’età di 59 anni, per le conseguenze di un tumore al colon.

Quanti gol ha segnato Schillaci al Mondiale 1990?

Schillaci ha segnato 6 gol in 7 partite al Mondiale di Italia ’90, diventando capocannoniere del torneo e vincendo la Scarpa d’Oro. I gol arrivarono contro Austria, USA (doppietta), Cecoslovacchia, Argentina (semifinale) e Inghilterra (finale 3° posto).

Schillaci ha vinto il Pallone d’Oro?

No. Nel 1990 Schillaci arrivò secondo nella classifica del Pallone d’Oro, dietro al tedesco Lothar Matthäus, campione del mondo con la Germania. Ha invece vinto il Pallone d’Oro Adidas come miglior giocatore del Mondiale 1990.

In quali squadre ha giocato Totò Schillaci?

AMAT Palermo (giovanili), Messina (1982-1989), Juventus (1989-1992), Inter (1992-1994) e Júbilo Iwata in Giappone (1994-1999), squadra con cui si è ritirato nel 1999.

Schillaci è stato il primo italiano in Giappone?

Sì. Quando nel 1994 si trasferì al Júbilo Iwata, Schillaci divenne il primo calciatore italiano a militare nel campionato giapponese, anticipando di anni una tendenza che avrebbe coinvolto molti altri calciatori europei.

Da dove veniva Totò Schillaci?

Schillaci era originario del quartiere CEP (Centro Espansione Periferica) di Palermo, noto anche come San Giovanni Apostolo, una delle periferie più difficili del capoluogo siciliano. La sua storia di riscatto, dalla periferia di Palermo all’Olimpo del calcio mondiale, è parte integrante del suo mito.

Cosa ha fatto Schillaci dopo il ritiro?

Dopo il ritiro nel 1999, Schillaci tornò a Palermo e gestì il Centro Sportivo “Louis Ribolla” nel quartiere CEP, dedicandosi alla formazione calcistica dei giovani. Seguì anche il progetto sociale Asante, legato a una ONLUS, e partecipò a programmi televisivi.

Conclusione: l’eroe delle Notti Magiche

C’è una frase di Schillaci che dice tutto: «Ci sono periodi nella vita di un calciatore nei quali ti riesce tutto. Basta che respiri e la metti dentro». Quella frase è onesta, lucida, priva di autocompiacimento. Totò sapeva cosa era stato: uno straordinario concentrato di grazia calcistica in un momento irripetibile.

Il calcio è pieno di campioni che hanno avuto carriere lunghe e brillanti. Ma pochi hanno vissuto un momento come quello di Schillaci al Mondiale del 1990: quando un intero paese si è fermato a guardare un ragazzo della periferia di Palermo, con gli occhi spalancati e la voglia di vincere stampata in faccia, e ha deciso di sognare con lui.

È morto a 59 anni, troppo presto, senza aver potuto vedere il proprio sessantesimo compleanno. Ma il suo lascito è intatto e non invecchierà mai: sei gol, una Scarpa d’Oro, un’estate italiana che una generazione intera porta con sé.

«Dal CEP di Palermo all’Olimpo del calcio in un’estate sola. Questo è stato Totò Schillaci. Questo resterà per sempre.» — In memoriam, 18 settembre 2024

Ciao Totò. Ci hai fatto sognare davvero, quelle notti magiche sotto un cielo all’italiana.

Scritto da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi

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