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Terrasini: la terra delle insenature

Terrasini: la città dell'amore sul Golfo di Castellammare

A trenta chilometri da Palermo, sul Golfo di Castellammare, c’è un borgo che si è guadagnato il nome di città dell’amore, che ha un museo di storia naturale con cinquecentomila pezzi, che conserva settanta carretti siciliani e che ha una costa frastagliata di calette, grotte e faraglioni che vale un viaggio da sola.

Terra sinorum: la terra delle insenature

Ci sono nomi che raccontano la geografia meglio di qualsiasi carta. Terrasini è uno di questi. Il nome viene dal latino terra sinorum, terra delle insenature, o dal terra sinus, terra del golfo. Entrambe le versioni descrivono la stessa cosa: una costa che non va diritta, che si apre e si chiude, che nasconde calette dietro ogni promontorio, che ha grotte scavate dall’acqua nel calcare bianco, che alterna spiagge sabbiose a scogliere alte e frastagliate.

Terrasini si trova a circa trenta chilometri a ovest di Palermo, in quella fascia costiera che corre lungo il Golfo di Castellammare fino a Capo San Vito. È uno dei comuni più visitati della Sicilia settentrionale, con circa seicentomila presenze annuali, in maggioranza stranieri. Un numero che sorprende per un borgo di undicimila abitanti, finché non ci si va e non si capisce perché arrivano.

Una catena di basse montagne circonda l’abitato che si adagia in una conca pittoresca digradante verso il mare. Da un lato le colline verdeggianti, dall’altro il Golfo di Castellammare. Nel mezzo, il paese con la sua piazza, il suo lungomare, le sue chiese e il suo palazzo-museo che è uno dei più importanti della Sicilia. Terrasini non è solo una spiaggia. È un posto con una storia, con una cultura, con quella capacità di sorprendere che hanno i borghi che non si accontentano di essere belli.

Dal Neolitico ai Borboni: una storia lunga

Le prime tracce di presenza umana nel territorio di Terrasini risalgono al Neolitico. Nella Grotta di Cala Porro sono stati trovati reperti che vanno dal periodo neolitico all’epoca romana, una continuità di frequentazione che dice quanto questa costa fosse attraente e accessibile già nell’antichità. Nei fondali di Magaggiari, nel 1963, furono rinvenuti resti di navi e anfore romane, prova che queste acque erano una rotta commerciale frequentata.

In periodo medievale il Conte Ruggero normanno vi istituì il sistema feudale, affidando il feudo a Rodolfo Bonello. Poi vennero gli Aragona, i Gazzara, i La Grua-Talamanca. Fu con la nobile famiglia La Grua-Talamanca, i Principi di Carini, che Terrasini ebbe le basi per un vero insediamento urbano. Il Palazzo La Grua, costruito nel Settecento, divenne la sede del potere locale e oggi ospita il Municipio. Nel 1836 il Re Borbone Ferdinando II emise un decreto che unificò Terrasini e la frazione di Favarotta di Cinisi, dando ufficialmente vita alla storia municipale del borgo.

Il 1 settembre 1726 è una data che a Terrasini non si dimentica. Quella notte un terremoto di dimensioni disastrose colpì Palermo, causando oltre duecento morti. Terrasini fu salvata, e il miracolo venne attribuito all’intercessione di Maria Santissima delle Grazie, già patrona del paese dal 1653. L’Arcivescovo di Palermo dispose che ogni anno, nella notte tra il 1 e il 2 settembre, le campane suonassero a festa in ricordo dello scampato pericolo. Ancora oggi, in quella notte, Terrasini festeggia.

La torre di Capo Rama e il sistema difensivo costiero

Prima delle spiagge, prima del museo, prima delle installazioni artistiche sul lungomare, il monumento più antico di Terrasini è la Torre di Capo Rama. Fu costruita nel XV secolo, durante il regno dell’aragonese Martino il Giovane, per avvistare le navi corsare e segnalarne la presenza alla terraferma. Era la più occidentale di undici torri controllate dal Senato della Città di Palermo, collegate tra loro da un sistema di segnalazioni luminose che permetteva di trasmettere l’allarme in pochi minuti da un capo all’altro della costa.

La torre sorge sul Promontorio di Capo Rama, che oggi è anche Riserva Naturale Orientata. Dentro la riserva si trovano rocce risalenti al periodo Mesozoico con fossili ancora visibili, flora endemica con il limonio di Boccone, il finocchio di mare e il papavero giallo, e fauna che include volpi, conigli selvatici, ricci e pipistrelli. Dalla sommità del promontorio, la vista sul Golfo di Castellammare è una di quelle che si portano negli occhi per giorni.

Palazzo d’Aumale: il duca di Francia e il vino di Sicilia

Sul lungomare Peppino Impastato, affacciato direttamente sul mare, si trova Palazzo d’Aumale, e la storia di questo edificio è una di quelle storie che solo la Sicilia sa produrre, con quel misto di nobiltà europea, commercio internazionale e destino bizzarro che caratterizza i posti che hanno vissuto davvero.

Il palazzo ottocentesco fu fatto costruire da Don Vincenzo Grifeo, principe di Partanna e duca di Floridia. Poi fu acquistato da Enrico d’Orléans, duca d’Aumale, figlio di Luigi Filippo, re di Francia, e della principessa Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie. Il duca lo usò come magazzino per il vino che produceva nella sua tenuta dello Zucco, poco distante. La produzione annuale si attestava sugli ottomila ettolitri, e il vino Zucco era apprezzato in tutta Europa. Si dice che esistesse un tunnel sotterraneo che collegava il palazzo al mare, permettendo di caricare il vino direttamente nelle stive dei velieri ancorati davanti. Non ne è mai stata trovata traccia certa, ma l’ingegnere Giuseppe Adamo, che nel 1868 si occupò della ristrutturazione, ne rappresentò il percorso in una sezione orizzontale.

Dopo la morte del duca nel 1897, il palazzo cadde in abbandono. Fu il sindaco Vittorio Orlando, negli anni Ottanta, a recuperarlo e trasformarlo in museo. Dal 2001 ospita il Museo Regionale di Storia Naturale e la mostra permanente del carretto siciliano, uno dei musei più importanti della Sicilia.

Il museo: cinquecentomila pezzi e settanta carretti

Il Museo Regionale di Palazzo d’Aumale è diviso in quattro sezioni: storia del palazzo, archeologia, etnologia e naturalistica. La collezione naturalistica comprende oltre cinquecentomila pezzi tra reperti di paleontologia, malacologia, entomologia e ornitologia, che lo rendono uno dei più grandi musei naturalistici d’Italia. Non è un numero che si capisce subito: cinquecentomila pezzi. Prendetevi il tempo per assorbire questa cifra e quello che implica in termini di anni di raccolta, catalogazione, cura.

Ma quello che attira più visitatori è la sezione etnologica dedicata al carretto siciliano, con circa settanta esemplari provenienti da diverse aree dell’isola. Il carretto siciliano è uno dei simboli più riconoscibili della Sicilia nel mondo: un mezzo di trasporto nato per portare legna, grano, vino e mandorle, che nel corso dell’Ottocento si trasformò in una forma d’arte popolare straordinaria. Le sponde erano dipinte con scene tratte dall’Orlando Furioso, dalla storia dei paladini, dai fatti di cronaca, dai santi protettori. Era un libro a fumetti su ruote, un giornale illustrato prima che esistessero i giornali, una narrazione visiva che la gente del popolo leggeva e capiva senza aver bisogno di saper leggere le parole.

La sezione etnoantropologica espone anche modelli in scala di barche tradizionali siciliane, testimonianza della comunità di pescatori che per secoli ha abitato questo tratto di costa e che ha dato a Terrasini la sua identità più profonda.

La costa: dalla Ciucca a Cala Rossa

Il litorale di Terrasini è la ragione principale per cui seicentomila turisti vengono ogni anno. Si estende dalla spiaggia della Ciucca, la spiaggia cittadina a est del porto, fino all’arenile sabbioso di San Cataldo a ovest, passando per La Praiola, Magaggiari, Punta di Grotta Perciata e Cala Rossa. Ogni tratto ha il suo carattere.

La Praiola è la spiaggia più frequentata, quella sotto il Palazzo d’Aumale, con la sabbia fine e il mare che cambia colore progressivamente con la profondità. Cala Rossa è la spiaggia più spettacolare: pareti rocciose a picco sul mare, grotte naturali che si aprono sull’acqua verde, faraglioni che emergono dal mare come torri sommerse. Si raggiunge a piedi da una scalinata, ed è una di quelle spiagge che fanno capire cos’è il Mediterraneo quando non è ancora stato addomesticato.

I faraglioni di Terrasini, che emergono maestosi dalle acque limpide davanti alla costa, sono uno degli elementi paesaggistici più iconici del borgo. Ad ovest di terrasini si trova la baia di San Cataldo con la Grotta delle Colombe, amanti della fotografia non potete non andarci. Al tramonto, quando la luce radente li colora di arancione, sono una delle visioni più belle dell’intera costa palermitana.

La città dell’amore e le installazioni sul lungomare

Terrasini si è guadagnata negli anni il soprannome di città dell’amore. Non solo per i tramonti, che sono effettivamente di quelli che fermano il passo. Ma anche per una serie di installazioni artistiche disseminate sul lungomare che hanno trasformato il passeggio serale in un percorso con tema.

Il cuore spezzato e ricucito di Luigi Abbate. Le panchine rosse rivolte verso il mare. La gigante scritta LOVE. Il catenaccio gigante, come quello che le coppie appendono ai ponti del mondo per sigillare il loro amore. E i cartelli con l’obbligo di baciarsi, che i turisti fotografano e i residenti guardano con quel sorriso affettuoso di chi sa che è una cosa un po’ ridicola e un po’ vera allo stesso tempo.

Il Monumento ai Caduti in Piazza Falcone e Borsellino è invece tutt’altra cosa, più solenne e più commovente. Fu donato dai terrasinesi residenti a Detroit, gli emigrati che dall’altra parte dell’Atlantico non avevano dimenticato il loro paese. Raffigura un cippo in marmo con i nomi dei caduti delle due guerre mondiali, sormontato da una Nike alata con la corona d’alloro. È uno di quei monumenti che ricordano quanto l’emigrazione siciliana abbia portato lontano le persone senza portarle via dall’isola.

La Villa Fassini, Peppino Impastato e la memoria

Tra le ville storiche di Terrasini, Villa Fassini merita una menzione speciale. È una splendida dimora in stile liberty attribuita all’architetto Ernesto Basile, appartenuta a lungo alla famiglia Florio, quegli stessi Florio della tonnara di Favignana e del marsala che abbiamo già incontrato nelle storie siciliane. Negli anni Settanta fu usata come punto di ritrovo da una comunità hippy. Oggi è privata e non visitabile, ma la sua facciata liberty è uno degli elementi architettonici più raffinati della costa palermitana.

Il lungomare di Terrasini porta il nome di Peppino Impastato, il giornalista e attivista di Cinisi, paese confinante, che dalla sua radio libera denunciava la mafia di Gaetano Badalamenti e che fu assassinato il 9 maggio 1978. Il lungomare che porta il suo nome, con il museo sul mare e le installazioni sull’amore, è un modo di tenere viva la memoria di chi ha scelto di stare dalla parte giusta in una terra dove quella scelta aveva un prezzo altissimo.

Le mense di San Giuseppe e la festa patronale

Terrasini ha due feste che valgono una visita programmata. La prima è la Festa di San Giuseppe a marzo, durante la quale le famiglie allestiscono le tipiche Mense di San Giuseppe, tavole imbandite con prodotti della terra offerte in segno di devozione e poi distribuite ai presenti. È una tradizione antichissima, diffusa in tutta la Sicilia occidentale, che mescola il sacro e il conviviale in modo tipicamente siciliano.

La seconda è la festa della patrona Maria Santissima delle Grazie, l’8 settembre, con le processioni, i fuochi d’artificio sul mare e quella notte tra il 1 e il 2 settembre in cui le campane suonano a festa ricordando il terremoto del 1726 che risparmiò il paese. È la festa della memoria, quella in cui Terrasini celebra non solo la sua patrona ma la fortuna di essere ancora qui.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

📍 Dove si trova
Terrasini, città metropolitana di Palermo. Sul Golfo di Castellammare, 33 m s.l.m. Circa 30 km da Palermo, 15 minuti dall’aeroporto Falcone-Borsellino, 70 km da Trapani.

🚗 Come arrivare
Da Palermo: autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo, uscita Terrasini. Circa 25 minuti dal centro di Palermo. Dall’aeroporto: 15 minuti in auto, direzione Terrasini.

🏛️ Cosa vedere
Palazzo d’Aumale con il Museo Regionale di Storia Naturale (500.000 pezzi) e la mostra del carretto siciliano (70 esemplari), Lungomare Peppino Impastato con le installazioni artistiche, Piazza Falcone e Borsellino con il Monumento ai Caduti, Villa Fassini liberty, Torre di Capo Rama (Riserva Naturale), Chiesa Madre di Maria SS. delle Grazie, Castello di Gazzara, Senia di contrada Bagliuso.

🏖️ Le spiagge
La Praiola (spiaggia principale, sabbia fine, sotto il museo), Cala Rossa (la più spettacolare, pareti a picco e grotte), Spiaggia della Ciucca, Magaggiari, San Cataldo. I faraglioni davanti alla costa per lo snorkeling.

📅 Feste ed eventi
Marzo per le Mense di San Giuseppe. 1-2 settembre: suono delle campane in memoria del terremoto del 1726. 8 settembre: Festa patronale di Maria SS. delle Grazie con processione e fuochi sul mare. Festival dei Grani Antichi (estate).

🌿 Nei dintorni
Cinisi con casa museo Peppino Impastato, Partinico con Borgo Parrini, Balestrate, Alcamo, Castellammare del Golfo (30 km), Riserva Naturale dello Zingaro (40 km), San Vito Lo Capo (60 km), Palermo (30 km).

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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