Mille e duecento abitanti sul versante orientale dell’Etna, a 650 metri di quota, con un tesoro che non ha eguali in Europa: il Castagno dei Cento Cavalli, almeno duemila anni di vita, il più antico e il più grande d’Italia, Monumento Messaggero di Pace per l’UNESCO. Sant’Alfio è un piccolo paese con un gigante nel bosco. E il gigante è ancora vivo.
Sant’Alfio deve il suo nome ai tre fratelli martiri, Alfio, Cirino e Filadelfo, giovani cristiani giustiziati in Sicilia nel III secolo durante la persecuzione dell’imperatore Valeriano. Il culto dei tre Santi è profondamente radicato nel versante orientale dell’Etna, con Alfio patrono di diversi paesi dell’area. A maggio, la festa dei tre fratelli è uno dei momenti più sentiti dell’anno a Sant’Alfio, con la processione dei simulacri che attraversa le vie del paese.
Il comune nasce formalmente nel 1815, quando si separò da Giarre insieme ad altri borghi dell’ex Contea di Mascali, stanca di pagare tasse eccessive a un’amministrazione sempre più lontana. Prima era una comunità di contadini e vignaioli del versante orientale, con le sue chiese, i suoi palmenti, i suoi boschi di castagni e noccioleti. La storia ufficiale è recente. Ma il suo tesoro ha almeno duemila anni.
Il Castagno dei Cento Cavalli: quando un albero diventa un monumento
Il Castagno dei Cento Cavalli si trova nel bosco di Carpineto, appena fuori dall’abitato. È l’albero da frutto più antico d’Europa, uno dei più grandi al mondo: 22 metri di diametro del tronco, altrettanti di altezza, una chioma che in passato sfiorava i sessanta metri di circonferenza. L’età stimata va dai duemila ai quattromila anni, una forbice ampia perché datare un organismo così complesso, con i suoi tre fusti principali sviluppatisi nel tempo da un ceppo unico, è difficile anche per i botanici più specializzati. Lo studio del CREA pubblicato nel 2022 sulla rivista Forestry dell’Università di Oxford ha fissato l’età a circa 2200 anni, con solide basi genetiche.
La leggenda che gli ha dato il nome racconta di una regina, Giovanna d’Aragona o Giovanna d’Angiò a seconda delle versioni, con il suo seguito di cento cavalieri e dame, sorpresi da un temporale violento durante una battuta di caccia sui fianchi dell’Etna. Il tronco cavo era tanto vasto da offrire riparo a tutti, uomini e cavalli compresi. La storia è quasi certamente inventata, le date non tornano, ma la leggenda dice qualcosa di vero sulla misura di questo albero: che è così grande da contenere un mondo.
Nel 1745 il bosco di Carpineto fu protetto con un atto formale, l’Ordine Parimoniale per la conservazione de’ meravigliosi alberi nel bosco del Carpineto, uno dei più antichi atti di tutela naturalistica mai emessi in Italia, forse il primo in assoluto. Nel 1965 il castagno fu espropriato e dichiarato monumento nazionale. Nel 2008 l’UNESCO lo dichiarò Monumento Messaggero di Pace. Nel 2021 vinse il concorso Albero Italiano dell’anno della Giant Trees Foundation. Nel 1982 il botanico torinese Bruno Peyronel lo aveva già definito il più antico d’Europa e il più grande d’Italia.
Il castagno ha attraversato incendi, fulmini, eruzioni, malattie fungine e anche il taglio doloso del tronco principale nel 1923, che la tradizione orale attribuisce ad alcuni abitanti di Giarre, arrabbiati per la separazione amministrativa di Sant’Alfio avvenuta pochi anni prima. Un episodio che dice quanto questo albero fosse già allora al centro di una storia di identità e di appartenenza. È sopravvissuto a tutto, e produce ancora fiori, frutti e foglie ogni anno.
Le ciliegie, il vino e il Museo della Vite
La ciliegia dell’Etna è un Presidio Slow Food, e Sant’Alfio è uno dei comuni che meglio la esprime. Più piccola di quelle dei supermercati, più dolce e aromatica, con quella polpa compatta che viene dall’altitudine e dal terreno lavico: si raccoglie a maggio e giugno ed è consumata fresca o trasformata in confetture, grappe, sciroppi. La Sagra della Ciliegia, ogni anno a maggio, richiama visitatori da tutta la Sicilia orientale.
A Sant’Alfio si trova il Museo della Vite e del Vino, allestito nell’antico palmento dell’azienda Barone di Villagrande, una delle cantine storiche del versante orientale. Il museo raccoglie attrezzi, documenti e oggetti della tradizione vitivinicola locale, dai torchi ai barili, dai costumi della vendemmia alle fotografie d’epoca. La cantina produce ancora vini Etna DOC da vigne ad alberello in alcuni casi centenarie e organizza visite guidate con degustazione nel palmento del Cinquecento. È il tipo di luogo in cui si capisce davvero cosa significa fare vino su questo vulcano.
COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Come arrivare: da Giarre, SP 54 verso Sant’Alfio. Da Catania, A18 uscita Giarre, poi SS 114 e SP 54.
Il Castagno dei Cento Cavalli si trova in via Castagno dei 100 Cavalli, segnalato. Parcheggio ampio all’ingresso del sentiero. Il percorso dura circa 20 minuti ed è facile.
Il Museo della Vite e del Vino di Barone di Villagrande è visitabile su prenotazione con degustazione.
Maggio: Sagra della Ciliegia e festa dei Santi Alfio, Cirino e Filadelfo.
L’ingresso al parco del castagno presenta delle scale: verificare l’accessibilità.
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
