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Sant’Alessio Siculo: il castello sul Capo d’Argento

Una striscia di mare e di spiagge che scorre lineare, senza interruzioni, senza promontori che spezzino l'orizzonte

Tra Messina e Taormina, su un promontorio che i Greci chiamavano Capo d’Argento, sorge l’unico scoglio di roccia che si affaccia su tutto il tratto ionico. E sopra quello scoglio, da tremila anni, c’è sempre stato un castello.

Il Capo d’Argento

C’è un tratto di costa ionica siciliana, quello che corre da Messina a Taormina, che è quasi tutto piano. Una striscia di mare e di spiagge che scorre lineare, senza interruzioni, senza promontori che spezzino l’orizzonte. Quasi tutto piano, si diceva, perché c’è un’eccezione. Una sola, e si chiama Capo Sant’Alessio.

I Greci lo conoscevano bene, e lo chiamavano Arghennon Akron, il Capo d’Argento, forse per come la roccia bianca brillava al sole del mattino vista dal mare. Tolomeo lo aveva cartografato. I Romani ci avevano costruito una fortezza. In quel tratto di costa era l’unico punto dove la terra emergeva dal piano e si alzava a strapiombo sul mare, e chiunque avesse in mente di controllare il passaggio tra Messina e Catania capiva subito che lì bisognava stare.

Sant’Alessio Siculo si trova ai piedi di quel promontorio, lungo la SS114 che percorre la costa ionica orientale. È un paese piccolo, circa millecinquecento abitanti, con un lungomare di spiaggia ciottolosa e un mare trasparente che i messinesi conoscono bene come meta estiva. Ma la sua storia è molto più lunga della sua stagione turistica.

Dal nome di un imperatore

Il nome del paese ha un’origine che pochi conoscono e che vale la pena raccontare. Nell’atto di donazione del 1117 con cui Ruggero II di Sicilia concesse le terre di Forza d’Agrò al monastero basiliano dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò, compare per la prima volta la denominazione Scala Sancti Alexi, la scala di Sant’Alessio, in riferimento al promontorio e al percorso a gradoni scavato nella roccia che permetteva di scalarlo.

Ma chi era questo sant’Alessio? Secondo la tradizione locale, il nome risale a Alessio I Comneno, imperatore di Costantinopoli che durante le sue campagne militari si sarebbe fermato al castello del promontorio, accolto con entusiasmo dagli abitanti. Questi, volendo onorare il loro ospite, avrebbero dedicato il borgo al santo di cui l’imperatore cristiano portava il nome. Una storia che mescola la diplomazia medievale con la devozione popolare, nel modo tipicamente siciliano.

A quel nome fu poi aggiunto l’attributo Siculo, per distinguerlo da altri centri omonimi della penisola. E così il paese divenne Sant’Alessio Siculo, nome doppio per un luogo doppio, che è insieme spiaggia e castello, storia antica e vita moderna.

Il castello che ha ospitato tutti

Il Castello di Sant’Alessio è la ragione per cui questo borgo esiste. Sorge sulla sommità del promontorio, su due picchi rocciosi a strapiombo sul mare, raggiungibile attraverso quel percorso a gradoni nella roccia che nel periodo arabo si chiamava Ad Dargah, la scala. È composto da due torrioni, uno a pianta circolare sul picco verso la montagna, uno a pianta rettangolare sul picco verso il mare, collegati da un muro di cinta.

La storia di questo castello è la storia di quasi tutti i grandi conquistatori che hanno attraversato il Mediterraneo. I Romani ci costruirono i primi presidi. I Bizantini lo rafforzarono. Gli Arabi lo ricostruirono e gli diedero il nome di Ad Dargah. I Normanni lo modificarono strutturalmente nella forma che ancora si riconosce oggi. Nel 1535 ci soggiornò Carlo V d’Asburgo, reduce dalla vittoria su Tunisi contro i turchi, che attraversando la Sicilia si fermò a riposare in questo avamposto affacciato sul mare.

Nel 1608 il castello fu acquistato, insieme alla baronia di Sant’Alessio, da don Francesco Romeo da Randazzo, e in seguito passò alla famiglia Paternò-Castello, una delle grandi casate della nobiltà siciliana orientale. All’inizio dell’Ottocento, durante le guerre napoleoniche, gli Inglesi che presidiavano la Sicilia per difenderla dagli attacchi francesi lo ristrutturarono costruendo una nuova cinta muraria esterna con feritoie per gli archibugieri.

Nell’estate del 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, il castello tornò a svolgere una funzione militare: le truppe tedesche in ritirata vi posizionarono due batterie di artiglieria nelle gallerie sotterranee che scorrono sotto il promontorio, una con apertura verso Messina e una verso Taormina. Quegli stessi cunicoli si possono ancora vedere dalla base del promontorio.

Oggi il castello è in parte diroccato e non visitabile internamente, ma la sua sagoma arroccata sul promontorio è uno dei paesaggi più riconoscibili di tutta la costa ionica. Visto dal mare, al tramonto, con la roccia che vira dal bianco all’arancione, capisce subito perché i Greci lo chiamavano il Capo d’Argento.

Il massacro del 1943 e la memoria che non passa

C’è una pagina di storia di Sant’Alessio che il paese non ha dimenticato e che è giusto ricordare. Il 14 agosto 1943, mentre le truppe americane avanzavano lungo la costa ionica nella loro marcia verso Messina, alcuni soldati delle SS tedesche in ritirata si fermarono nel borgo. Senza un motivo preciso, con quella ferocia che il nazismo sapeva esercitare anche nell’agonia della sconfitta, massacrarono tre civili: don Antonio Musumeci, arciprete del paese, e i coniugi Cosimo Scarcella e Letteria Malambrì.

Tre nomi, tre vite, tre morti innocenti. Una di quelle pagine di storia locale che non finiscono sui libri di testo nazionali ma che restano vive nella memoria di un paese per generazioni. Il 14 agosto, a Sant’Alessio Siculo, non è solo la vigilia di ferragosto. È anche il giorno in cui si ricordano quei tre.

Forza d’Agrò e la Valle d’Agrò

Sant’Alessio Siculo non fu comune autonomo fino al 1948. Prima era frazione di Forza d’Agrò, il borgo medievale arroccato sul promontorio soprastante, uno di quei posti che in Sicilia sembrano sospesi tra la roccia e il cielo e che guardano il mare da un’altezza che toglie il respiro.

Forza d’Agrò e Sant’Alessio insieme formano la porta d’ingresso alla Valle d’Agrò, una delle valli più belle e meno conosciute della Sicilia orientale. Il fiume Agrò scende dai monti Peloritani verso il mare, e lungo il suo corso si trovano boschi, cascate, il monastero basiliano dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò con i suoi mosaici medievali, sentieri che si perdono nella macchia mediterranea. È un territorio che vale molto più di una sola giornata.

La spiaggia, i fondali e il mare che non sbaglia

Sant’Alessio Siculo è oggi un paese a forte vocazione turistica, e la ragione principale è il suo mare. La spiaggia è ciottolosa, lunga circa un chilometro, con un’acqua che i bagnanti descrivono come tra le più pulite della costa ionica. Il colore passa dal verde smeraldo vicino alla riva al blu profondo verso il largo con quella progressione che si trova solo dove il fondale è pulito e la corrente porta ossigeno.

I fondali di Capo Sant’Alessio sono rinomati tra i subacquei di tutta la Sicilia per una ragione particolare: sono ricchi di relitti di navi greche e romane. Queste acque erano una rotta commerciale intensa nell’antichità, e le tempeste non risparmiavano nessuno. Chi si immerge con l’attrezzatura giusta, o anche solo con maschera e pinne nello snorkeling, può vedere ancora oggi i resti di quel traffico millenario che passava sotto il castello.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

Dove si trova: Sant’Alessio Siculo, città metropolitana di Messina. Costa ionica orientale, 15 m s.l.m. Circa 36 km da Messina, 20 km da Taormina.

In auto: Da Messina, autostrada A18 direzione Catania, uscita Roccalumera, poi SS114. Da Catania, A18 direzione Messina, uscita Roccalumera. La SS114 costiera è più panoramica ma più lenta.

In treno: La stazione di Sant’Alessio Siculo è sulla linea Messina-Siracusa. Fermano i treni regionali, ottima opzione per evitare il traffico estivo.

Cosa visitare: Castello di Sant’Alessio sul promontorio (esterno, non visitabile internamente), spiaggia ciottolosa con mare cristallino, quartiere vecchio con ruderi della torre saracena e portale in pietra arenaria, Chiesa della Madonna del Carmelo (XVII sec.), chiesa madre di Santa Maria delle Grazie, vecchie fornaci da calce sul costone roccioso.

Nei dintorni: Forza d’Agrò (a pochi km in quota, imperdibile), monastero basiliano dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò, Valle d’Agrò, Taormina, Nizza di Sicilia.

Quando andare: Estate per il mare. Primavera e autunno per escursioni nella Valle d’Agrò con meno folla. Il 16 luglio si celebra la Festa patronale della Madonna del Carmelo con processione a mare della statua.

Subacquei: I fondali di Capo Sant’Alessio con i relitti antichi sono tra i più interessanti della costa ionica. Portare attrezzatura da snorkeling.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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