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San Fratello: la lingua dei lombardi, i cavalli allo stato brado e la festa dei Giudei

Le origini lombarde, la lingua gallo-italica, il cavallo sanfratellano, i Nebrodi e la Festa dei Giudei

A 675 metri sui Nebrodi, in provincia di Messina, un borgo di tremila e cinquecento abitanti parla ancora oggi una lingua che non è siciliano né italiano: è il sanfratellano, un dialetto gallo-italico con radici nel piemontese, nel ligure e nel lombardo, portato qui nell’XI secolo dai coloni del nord Italia al seguito di Adelaide del Vasto, moglie del Gran Conte Ruggero. E nei boschi intorno al paese vivono allo stato brado tremila cavalli, discendenti di quelli arrivati con quella stessa contessa. San Fratello è un paese che ha tenuto tutto, la lingua, le tradizioni, la razza equina, e non ha intenzione di cedere.

Per trovare le origini di San Fratello bisogna risalire al 1089, anno in cui Adelaide del Vasto, figlia del marchese del Monferrato Manfredi Aleramo, sposò il Gran Conte Ruggero, il normanno che stava costruendo la Sicilia. Adelaide arrivò a Messina con una flotta carica di dote, scorta e un nutrito seguito di conterranei del nord Italia, piemontesi, liguri, lombardi, emiliani, che Ruggero aveva intenzione di usare per ripopolare i Nebrodi, rimasti semivuoti dopo secoli di incursioni e instabilità. Le terre intorno all’antico borgo di San Filadelfio, già noto ai Romani e citato come sede di una comunità cristiana già nel periodo bizantino, furono assegnate a queste famiglie del nord con un atto che aveva una logica politica precisa: creare una enclave fedele, culturalmente compatta, in un territorio strategico.

Quelle famiglie portarono la loro lingua, le loro usanze e i loro cavalli. E non li lasciarono mai più. Il dialetto sanfratellano, che gli abitanti chiamano con orgoglio la loro lingua e non un semplice dialetto, è ancora oggi parlato correntemente dai tremila e cinquecento abitanti del borgo, una delle poche isole linguistiche gallo-italiche rimaste in Sicilia, insieme a Nicosia, Sperlinga, Aidone, Piazza Armerina e Novara di Sicilia. È una lingua in cui chi viene da Torino o da Genova riconosce qualcosa di familiare, e che a chi parla solo siciliano suona quasi straniero. Gli studiosi la classificano come un fossile linguistico di straordinario valore, la testimonianza viva di come si parlava nel nord Italia nel Medioevo.

Il cavallo sanfratellano: tremila anni nei boschi dei Nebrodi

Il cavallo sanfratellano è uno degli animali più affascinanti della Sicilia. Vive allo stato brado su oltre undicimila ettari di boschi nebroidei, in libertà assoluta estate e inverno, sfidando il freddo dei Nebrodi e la calura estiva senza riparo artificiale. La selezione naturale operata da quasi mille anni di vita brada ha prodotto un animale di straordinaria rusticità e resistenza, con una costituzione robusta, un mantello prevalentemente morello o baio scuro, la criniera folta e quella fierezza nello sguardo che si vede nei cavalli cresciuti liberi. Le tre e trecento fattrici iscritte al registro anagrafico della razza producono circa tremila e trecento esemplari complessivi, una popolazione significativa per una razza autoctona.

Le origini del cavallo sanfratellano si perdono tra storia e leggenda. La teoria più accreditata lo fa discendere direttamente dai cavalli portati dalle famiglie lombarde al seguito di Adelaide del Vasto, incrociati nei secoli con razze arabe e maremmane introdotte per migliorarne le caratteristiche morfologiche. Ma alcuni studiosi lo collegano ai cavalli siciliani dell’antichità, l’equus sicanus citato dai Greci e dai Romani, e sostengono che nelle vene del sanfratellano scorra un sangue che precede persino la conquista normanna. La risposta definitiva non c’è, ma la questione è irrilevante rispetto alla realtà dell’animale: un essere capace di muoversi con agilità su terreni impraticabili, di sopravvivere senza assistenza umana e di produrre discendenti sani e forti anno dopo anno. L’esercito regio italiano li reclutò per secoli come cavalli da battaglia: ogni anno le mandrie scendevano ad Acquedolci per la visita di leva militare, con le cavalle madri che facevano da battistrada seguite dall’intero branco, e gli ufficiali veterinari che selezionavano gli esemplari idonei per i reggimenti di cavalleria.

La Mostra Mercato del Cavallo Sanfratellano, organizzata ogni settembre, è la manifestazione più importante dell’anno per gli allevatori: esemplari di razza vengono presentati, valutati e scambiati, mentre stand di artigianato e prodotti tipici dei Nebrodi trasformano la manifestazione in una festa del territorio. La cavalcata tradizionale che accompagna la festa dei Tre Santi patroni il 10 maggio porta i cavalieri sanfratellani dal paese fino al Monte Vecchio, il monte su cui sorge il Santuario dei Tre Santi in stile moresco-normanno, con il panorama che abbraccia tutto il versante tirrenico dei Nebrodi.

La Festa dei Giudei: il Venerdì Santo che non dimentichi

La manifestazione più famosa e più discussa di San Fratello è la Festa dei Giudei, una celebrazione del Venerdì Santo che non assomiglia a nessun’altra in Sicilia. Mentre il resto dell’isola celebra la Passione di Cristo con processioni solenni e raccoglimento, a San Fratello nella stessa notte gruppi di uomini travestiti da Giudei, con costumi variopinti a righe rosse e gialle, maschere di cartapesta, campanacci al collo e trombe e fischietti assordanti, girano per le strade del paese facendo baccano, infastidendo i passanti, urlando, fischiando, creando un caos rituale che dura tutta la notte e tutta la mattina del Venerdì Santo. Mentre le processioni religiose portano per le strade le statue del Cristo e della Madonna, i Giudei le accompagnano con il loro fracasso, mescolando il sacro e il profano in un modo che ha lasciato perplessi teologi e antropologi per secoli.

Le origini della Festa dei Giudei sono ancora oggetto di dibattito. La teoria più diffusa la collega alla conquista normanna e alla presenza nella comunità medievale di San Fratello di Ebrei e Saraceni che, secondo la tradizione popolare, si sarebbero opposti con rumore e scherno alla Passione di Cristo. Un’altra interpretazione la vede come una forma di carnevalizzazione religiosa medievale, comune in tutto il Mediterraneo prima che la Controriforma imponesse una disciplina più rigida nelle celebrazioni liturgiche. Quel che è certo è che la festa è stata più volte condannata dalla Chiesa locale e più volte sospesa, e più volte spontaneamente ripresa dalla popolazione, con quella testardaggine con cui le tradizioni radicatissime resistono ai tentativi di eliminarle. Oggi è uno degli eventi del folklore siciliano più fotografati e più studiati.

Il coltello, San Benedetto il Moro e la gastronomia dei Nebrodi

San Fratello ha dato i natali a San Benedetto il Moro, il frate francescano nato nel 1526 da genitori schiavi africani liberati dal loro padrone, beatificato nel 1743 e canonizzato nel 1807, patrono della città di Palermo e dei neri d’America. La sua storia di umiltà e di santità è legata a questo borgo dei Nebrodi come un titolo di nobiltà che il paese porta con discrezione ma con orgoglio. La biblioteca comunale porta il nome di Benedetto Craxi, nonno del noto politico, che fu insegnante e studioso locale di fine Ottocento.

Il coltello sanfratellano è un’altra eccellenza artigianale del borgo, oggi quasi perduta. Era il coltello del pastore, usato per tutto, mungere, macellare, intagliare il legno, difendersi. La lama ricurva e il manico in corno di bovino o di osso erano il segno di riconoscimento dei pastori dei Nebrodi, che percorrevano anche molti chilometri per averne uno autentico. Rimangono pochissimi artigiani capaci di realizzarlo secondo le tecniche tradizionali. A tavola si mangiano i prodotti del Parco dei Nebrodi nella loro versione più autentica: caciocavallo e maiorchino, salsiccia al finocchietto e con il maiale nero dei Nebrodi, maccheroni fatti in casa al ragù, dolci di mandorle e fichi secchi, agnelli pasquali glassati per Pasqua, Stelle di Natale per le feste. Il Martin Fest a novembre porta in piazza il vino novello, lo street food e la musica, con le degustazioni dei prodotti locali che si prolungano fino a sera.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Come arrivare: da Messina, A20 verso Palermo, uscita Sant’Agata di Militello, poi SS 113 e SP 289 verso San Fratello (circa 90 km). Da Palermo: A19 poi A20, uscita Sant’Agata di Militello.
Il Museo Etno Storico Antropologico della cultura dei Nebrodi ‘Ermenegildo Latteri’ è nel quartiere greco-normanno.
La cavalcata tradizionale e la Festa dei Tre Santi si svolge il 10 maggio.
La Mostra Mercato del Cavallo Sanfratellano si tiene ogni settembre.
La Festa dei Giudei si svolge il Venerdì Santo: uno degli eventi del folklore siciliano più intensi e più originali.
Periodo migliore: maggio per la cavalcata e la primavera nebroidea; settembre per la mostra del cavallo.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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