A 730 metri sul Parco delle Madonie, in provincia di Palermo, un borgo di tremila abitanti si affaccia sul Tirreno come un balcone sospeso tra il mare e i boschi. Produce la manna, la linfa dei frassini che Pollina e Castelbuono sono gli unici luoghi del Mediterraneo a saper ancora estrarre. Ha un teatro all’aperto costruito nella roccia dolomitica rosata che lascia senza parole. E nella sua chiesa madre custodisce due capolavori di Antonello Gagini e la statua della Madonna Calva di Francesco Laurana.
La leggenda della fondazione di Pollina è una storia d’amore. Donna Pollina, principessa normanna, e il visir arabo Ayub si innamorano in un’epoca in cui quel tipo di amore era impossibile da vivere alla luce del sole. Costretti a fuggire, dopo lungo vagare si fermano su un pizzo che domina il Mar Tirreno e ci costruiscono una fortezza inespugnabile. Da quella fortezza nasce il paese, e dalla storia dei due amanti nasce il nome. È una leggenda, probabilmente, ma dice qualcosa di vero sulla natura di Pollina: un posto di frontiera, un luogo in cui culture diverse si sono incontrate e qualche volta si sono amate.
La storia documentata comincia nell’1082, quando il casale di Polla viene citato per la prima volta tra le proprietà della Diocesi di Troina in un diploma normanno. Il castello è già menzionato in un documento di Federico II di Svevia del 1207. Dal Medioevo fino all’Ottocento il territorio di Pollina, insieme a tutto il vasto Marchesato delle Madonie, è sotto il controllo della famiglia Ventimiglia, una delle famiglie feudali più potenti della Sicilia normanna e aragonese. I Ventimiglia costruirono il castello sul pizzo, ne fecero la residenza estiva della loro famiglia, ospitarono intellettuali e artisti. E nel Cinquecento ospitarono anche un matematico destinato a diventare uno dei più grandi scienziati del Rinascimento.
Francesco Maurolico e la torre come osservatorio astronomico
Francesco Maurolico nacque a Messina nel 1494 da una famiglia di origine greca fuggita da Costantinopoli. Fu matematico, astronomo, ottico, traduttore di testi greci antichi, corrispondente di Galileo Galilei. Dal 1548 al 1550 visse a Pollina come ospite del marchese Giovanni II Ventimiglia, e dalla torre quadrata del castello di Pollina condusse le sue osservazioni astronomiche. Oggi quella torre si chiama Torre di Maurolico, e dal 1979 ospita alla sua base il Teatro di Pietrarosa, costruito sfruttando la naturale pendenza della roccia dolomitica che dà il nome alla struttura. L’idea di avere un astronomo rinascimentale che osserva le stelle dalla torre sopra un teatro di pietra rosata che si tinge d’oro al tramonto dice qualcosa sul tipo di posto che Pollina sa essere.
Il Teatro di Pietrarosa è uno dei monumenti contemporanei più belli della Sicilia. Progettato nel 1978 dall’architetto veneziano Antonio Foscari e costruito nel 1979, segue la naturale pendenza della roccia dolomitica senza quasi toccarla, con gradinate in pietra che scendono verso la scena aperta sul Tirreno. La roccia dolomitica locale ha quel colore che cambia con la luce: bianco di giorno, rosato al mattino, dorato al tramonto quando il sole radente trasforma la pietra in qualcosa che sembra dipinto. Il Valdemone Festival, con i suoi spettacoli di teatro di strada, nuovo circo e musica, anima il teatro e le piazze del borgo ogni estate, trasformando Pollina in un palcoscenico a cielo aperto.
La manna: il Presidio Slow Food che viene dai frassini
La manna è il prodotto che rende Pollina unica nel Mediterraneo, insieme a Castelbuono. È la linfa che trasuda dalla corteccia del frassino, l’Fraxinus ornus, quando viene incisa in estate con un coltello affilato. La linfa esce, solidifica a contatto con l’aria calda della notte, e viene raccolta in cannoli naturali o in forme irregolari chiamate rottame. È dolce, con un retrogusto lievemente amaro, e contiene mannitolo, una sostanza usata in medicina come lassativo dolce e come dolcificante per i diabetici. Per secoli la manna è stata un medicinale prezioso, commerciata in tutta Europa come rimedio naturale.
La raccolta della manna richiede una tecnica precisa, tramandata da padre in figlio, che i frassinicoltori di Pollina e Castelbuono conservano come un patrimonio immateriale. Si incide la corteccia del frassino in agosto, quando il caldo è più intenso e la linfa scorre più abbondante. Si raccoglie ogni mattina prima che il sole di mezzogiorno scioglie quello che si è solidificato nella notte. Un frassino adulto produce tra i duecento e i trecento grammi di manna per stagione. Il Presidio Slow Food della Manna delle Madonie ha formalizzato questa tradizione e le ha dato una visibilità internazionale che ha aiutato a preservarla dall’estinzione. Il Museo della Manna, che si trova sia a Pollina che a Castelbuono, racconta la storia e le tecniche di questo mestiere antico con una cura che fa onore alla materia.
La chiesa madre, Antonello Gagini e la Madonna Calva
La Chiesa Madre di Pollina, dedicata ai Santi Giovanni e Paolo, è il monumento più ricco del borgo. Custodisce al suo interno una concentrazione di opere d’arte che sorprende per un paese di tremila abitanti: due capolavori di Antonello Gagini, una Natività del 1526 e un gruppo scultoreo raffigurante la Madonna con San Giuseppe e il Bambino Gesù, la statua della Madonna Calva di Francesco Laurana, uno dei massimi scultori del Rinascimento siciliano, e una Madonna delle Grazie attribuita alla bottega gaginiana. Tre dei quattro maggiori scultori della Sicilia rinascimentale in una sola chiesa di montagna: un caso rarissimo che spiega il flusso di storici dell’arte che vengono fin qui a studiarle.
La Madonna Calva di Laurana merita una nota a parte. Francesco Laurana, dalmata di nascita e siciliano d’adozione, scolpì alcune delle madonne più enigmatiche e più belle del Quattrocento italiano. Quelle di Pollina, come le altre sue madonne, ha una testa levigata come un uovo, quasi senza capelli, con quella espressione assorta e leggermente distante che Laurana usava sistematicamente come firma stilistica. Il soprannome di Madonna Calva viene dall’assenza quasi totale dei capelli, che nella scultura tradizionale erano invece sempre abbondanti e minuziosamente rifiniti. È una scelta estetica modernissima, che anticipa di secoli certi canoni del Novecento.
Il borgo antico si percorre a piedi lungo vicoli lastricati di pietra, passando sotto l’Arco di Sant’Antonio che un tempo segnava l’ingresso al paese, davanti alla Chiesa di San Giuliano in stile romanico, alle torri di avvistamento di Torre Conche e Torre di Rais Gerbi. La frazione di Finale, sulla costa, è lo sbocco al mare di Pollina: lì i Ventimiglia costruirono nel Settecento il Palazzo di famiglia come sbocco commerciale marittimo del Marchesato, e intorno a quel palazzo si sviluppò l’abitato costiero. La spiaggia di Torre Conca e quella di Rais Gerbi, a ovest e a est del promontorio, sono tra le più belle del litorale delle Madonie. E dal Pollina Resort, sulla scarpata, nelle giornate limpide si vedono le Isole Eolie.
COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Come arrivare: da Palermo, A19 poi A20 PA-ME, uscita Pollina-Castelbuono, SS 286 e SP 130. Oppure SS 113 verso Messina fino al bivio per Pollina.
In treno: stazione di Pollina-San Mauro Castelverde sulla linea Palermo-Messina, a Finale di Pollina. Bus o navetta per il borgo alto.
Il Teatro di Pietrarosa è nella parte alta del paese, ai piedi della Torre di Maurolico: da vedere al tramonto.
Il Museo della Manna a Pollina: verificare orari di apertura. Quello di Castelbuono (20 km) è più strutturato.
La Sagra della Manna si tiene ogni anno in settembre. Il Valdemone Festival anima il borgo in estate.
La Chiesa Madre: verificare orari di apertura per le opere di Gagini e Laurana.
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
