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Placido Rizzotto. Il sindacalista che la mafia fece sparire

Placido Rizzotto: il sindacalista ucciso dalla mafia a Corleone

La storia del partigiano diventato segretario della Camera del Lavoro di Corleone, la lupara bianca del 1948 e i sessantun anni di attesa prima della verità.

Placido Rizzotto nasce a Corleone il 2 gennaio 1914, primo di sette figli di Carmelo Rizzotto e Giovanna Moschitta. È un’infanzia segnata dalla durezza: perde la madre quando è ancora bambino, e quando il padre viene arrestato con l’accusa di appartenere a un’associazione mafiosa, è costretto ad abbandonare la scuola, fermo alla terza elementare, per prendersi cura della famiglia e tornare a lavorare nei campi.

Corleone, un’infanzia di povertà

È una biografia comune a molti ragazzi della Corleone di inizio Novecento: la terra, la povertà, la mafia che si insinua nella vita quotidiana ben prima di manifestarsi come violenza aperta. Ma sarà proprio quella stessa terra, vent’anni dopo, il terreno della sua battaglia politica.

Dal fronte alla Resistenza

Nel settembre 1935 Rizzotto viene chiamato alle armi a Palmanova, in Friuli, nel 14º reggimento Cavalleggeri di Alessandria: resta lontano da Corleone per un anno intero, senza mai tornare in licenza. È in questo periodo, paradossalmente lontano da casa, che migliora il proprio livello di istruzione, oltre la terza elementare a cui si era fermato da ragazzo. Finito il servizio militare, nel novembre 1936 rientra a Corleone e torna a lavorare nei campi con il padre.

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale e la caduta del fascismo, Rizzotto entra nella Resistenza, combattendo come partigiano nelle Brigate Garibaldi sui monti della Carnia. È un’esperienza che consolida in lui una coscienza politica antifascista e democratica, destinata a tradursi, nel dopoguerra, in un impegno sindacale diretto.

Il sindacalista dei braccianti

Tornato in Sicilia dopo la guerra, Rizzotto inizia la sua attività politica e sindacale a Corleone. Ricopre l’incarico di presidente dei reduci e combattenti dell’ANPI di Palermo e diventa segretario della Camera del Lavoro di Corleone, aderendo al Partito Socialista Italiano e alla CGIL.

Sono gli anni, a partire dal 1945, della grande battaglia dei braccianti siciliani per l’occupazione delle terre incolte dei latifondi: contadini senza terra che, sull’onda dei decreti Gullo, rivendicano il diritto a coltivare i feudi lasciati improduttivi dai grandi proprietari. Rizzotto guida quella battaglia a Corleone, organizzando le occupazioni e opponendosi apertamente agli interessi dei gabelloti e dei campieri legati alla mafia locale, che su quei feudi esercitava da decenni un controllo di fatto.

La terra a chi la lavora, lo slogan che accompagnò la battaglia dei braccianti siciliani di quegli anni, e che costò la vita a decine di sindacalisti come Rizzotto in tutta l’isola.

Una settimana prima della scomparsa di Rizzotto, sulle Madonie era stato ucciso un altro capolega, Epifanio Li Puma: un segnale, per chi sapeva leggerlo, di quanto la mafia agraria fosse pronta a rispondere con il sangue a quella stagione di rivendicazioni contadine.

Il 10 marzo 1948: il rapimento

La sera del 10 marzo 1948, mentre si sta recando da alcuni compagni di partito, Placido Rizzotto viene circondato in strada a Corleone da un gruppo guidato da Luciano Liggio, allora giovane affiliato in ascesa e futuro boss della mafia corleonese. Lo caricano a forza sulla sua auto, una 1100, e lo portano in una fattoria di contrada Malvello. Lì lo massacrano di botte, gli fracassano il cranio, e ne fanno sparire il corpo, gettandolo in una foiba.

È uno dei primi casi noti, in Sicilia, di quella che verrà chiamata lupara bianca: l’omicidio in cui il corpo della vittima viene fatto sparire, così da negare formalmente il delitto stesso e privare la famiglia persino della possibilità di un funerale.

Giuseppe Letizia, il pastorello testimone

Quella notte, in contrada Malvello, un pastorello tredicenne di nome Giuseppe Letizia si trova casualmente nei paraggi e assiste, di nascosto, al pestaggio: vede in faccia gli assassini di Rizzotto. Nei giorni successivi il ragazzo, in preda a un delirio febbrile, inizia a raccontare quanto ha visto. È un rischio che la mafia locale non può permettersi di correre.

Giuseppe Letizia viene ricoverato all’ospedale di Corleone, dove gli viene praticata un’iniezione letale da Michele Navarra, medico condotto del paese e al tempo stesso boss mafioso, riconosciuto poi come il mandante dell’omicidio di Rizzotto. Il ragazzo muore, e con lui viene messo a tacere l’unico testimone diretto del delitto.

I resti ritrovati dopo 61 anni

Il caso Rizzotto rischia di finire nel silenzio, se non fosse per un articolo di denuncia pubblicato in prima pagina dall’Unità il 13 marzo 1948. Le indagini vengono affidate al giovane capitano dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, alla sua prima, importante prova investigativa contro la mafia dei feudi: lo stesso ufficiale che, trentaquattro anni più tardi, sarebbe stato ucciso a Palermo da Cosa Nostra come generale e prefetto della città.

Le indagini di Dalla Chiesa portano all’incriminazione di Luciano Liggio, Pasquale Criscione e Vincenzo Collura, ma alla fine del 1952 i tre vengono assolti per insufficienza di prove. Liggio resterà latitante fino al 1964, quando verrà catturato nella casa della sua presunta fidanzata, Leoluchina Sorisi, per diventare negli anni successivi uno dei boss più potenti della mafia siciliana, mentore di Totò Riina e Bernardo Provenzano.

10 marzo 1948 Placido Rizzotto viene rapito e ucciso a Corleone.

13 marzo 1948 L’Unità pubblica un articolo di denuncia che impedisce l’insabbiamento del caso.

1949 Il capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa recupera alcuni resti durante le prime indagini.

Fine 1952 Liggio, Criscione e Collura vengono assolti per insufficienza di prove.

7 luglio 2009 Nuovi resti umani vengono rinvenuti nella foiba di Rocca Busambra, a Corleone.

Marzo 2012 Il confronto del DNA con quello del padre di Rizzotto conferma l’identificazione dei resti.

24 maggio 2012 A Corleone si celebrano i funerali di Stato, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Due vite spezzate dallo stesso silenzio

  • Placido Rizzotto
    34 anni, sindacalista, segretario della Camera del Lavoro di Corleone
  • Giuseppe Letizia
    13 anni, pastorello, unico testimone del delitto

Approfondimento correlato: Le indagini sulla scomparsa di Rizzotto furono la prima grande prova investigativa del giovane capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa, che decenni dopo sarebbe stato ucciso da Cosa Nostra come generale e prefetto di Palermo: la sua è un’altra grande storia da me raccontata in un altro articolo di questa rubrica.

La memoria, oggi

Nel 2012 la FLAI CGIL ha istituito l’Osservatorio Placido Rizzotto, che compila regolarmente rapporti sul caporalato e sulle agromafie in tutta Italia, portando avanti idealmente la stessa battaglia per la dignità del lavoro contadino che costò la vita al sindacalista di Corleone. La sua vicenda è stata inoltre raccontata in un film tv del 2000 diretto da Pasquale Scimeca e in un episodio della serie Rai “La mafia uccide solo d’estate”.

“A Corleone i mafiosi hanno tutti una tomba nel cimitero. Placido Rizzotto ancora no.”
Parole del nipote e omonimo del sindacalista, per anni tra i promotori della battaglia per il riconoscimento e il ritrovamento dei resti dello zio.

Corleone, oggi conosciuta soprattutto per il nome che la cronaca ha legato ai suoi boss più feroci, custodisce anche questa storia: quella di un sindacalista che scelse di restare a organizzare i braccianti nel proprio paese, sapendo bene quale prezzo quella scelta potesse comportare.

Domande frequenti

Chi era Placido Rizzotto?

Un partigiano e sindacalista socialista nato a Corleone nel 1914, segretario della Camera del Lavoro locale, impegnato nell’organizzazione dei braccianti per l’occupazione delle terre incolte.

Quando e come fu ucciso Placido Rizzotto?

Fu rapito la sera del 10 marzo 1948 a Corleone da un gruppo guidato da Luciano Liggio, portato in una fattoria di contrada Malvello, picchiato a morte e gettato in una foiba.

Quando furono ritrovati i resti di Placido Rizzotto?

L’identificazione definitiva arrivò nel marzo 2012, tramite il confronto del DNA con quello del padre, dopo il ritrovamento di ulteriori resti nella foiba di Rocca Busambra nel 2009.Corleone, 10 marzo 2026, a settantotto anni dalla scomparsa di Placido Rizzotto.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia Reale attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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