Nel cuore della Sicilia, su uno sperone di rocca che porta ancora i segni delle tombe preistoriche scavate nella pietra, un borgo medievale custodisce uno dei riti della Settimana Santa più spettacolari dell’isola: il Signore delle Fasce. Benvenuti a Pietraperzia, in provincia di Enna.
C’è un modo per capire immediatamente cos’è Pietraperzia: guardare il suo nome. Petri pirciati, in dialetto siciliano, significa pietre forate. E quelle pietre forate sono lì ancora oggi, visibili nella rocca su cui sorge il borgo: tombe preistoriche scavate a grotticella nella pietra, necropoli dell’età del bronzo che i primi abitanti di questo luogo hanno lasciato come testimonianza della loro presenza, migliaia di anni prima che arrivassero Greci, Romani, Arabi e Normanni.
Pietraperzia è in provincia di Enna, a 476 metri di altitudine nella Valle del Salso, quel fiume che i Romani chiamavano Himera inferiore per distinguerlo dall’Himera settentrionale. È uno di quei borghi dell’entroterra siciliano che portano su di sé tutto il peso della storia dell’isola, dai Sicani ai giorni nostri, senza soluzione di continuità. Meno di quattromila abitanti oggi, ma un centro storico che è un catalogo di epoche sovrapposte: la rocca preistorica, il castello medievale, le chiese barocche, i palazzi nobiliari, i vicoli di calcare bianco.
Il castello Barresio e la storia feudale
Il castello di Pietraperzia domina il borgo dall’alto della rupe, i suoi ruderi ancora imponenti nonostante i secoli. Fu certamente già fortificato in periodo arabo, gli stessi arabi che diedero al luogo il nome Al Hagar al Matqub, la pietra forata, poi tradotto e adattato in siciliano. Dopo la conquista normanna del 1091, il castello divenne sede della contea di Pietraperzia, e nei secoli successivi passò attraverso le mani di alcune delle famiglie più potenti della Sicilia feudale.
I Barresi furono i signori più importanti, quelli che costruirono buona parte di quello che si vede oggi. Poi i Branciforti, che avevano un feudo enorme che comprendeva Leonforte, Butera, Mazzarino e, appunto, Pietraperzia: la stessa famiglia che ritroviamo a Raccuja, come se la nobiltà feudale siciliana si moltiplicasse nelle storie di questi borghi intrecciando i loro destini attraverso il tempo. Ai piedi del castello, che nel corso dei secoli assunse l’aspetto del palazzo fortificato, si estendono le case dei contadini costruite con il gesso e il calcare bianco delle rocce locali, i palazzotti dei notabili, il Palazzo del Governatore cinquecentesco con la sua imponente balconata ad angolo sorretta da mensoloni figurati.
Il centro storico e le chiese
La visita a Pietraperzia comincia da Piazza Vittorio Emanuele, che è la piazza centrale del borgo: ci si affacciano la Chiesa di Santa Maria di Gesù, con il chiostro trasformato in Museo Ecclesiastico, e la Chiesa di San Rocco, patrono della città, che fino al 1635 si chiamava dell’Immacolata Concezione e che conserva al suo interno importanti reliquie del santo e lavori di falegnameria medievale ad intaglio e intarsio di rara qualità.
Da quella piazza si sale verso il punto più alto del paese, attraverso i tre quartieri antichi del borgo feudale. La Chiesa del Rosario, costruita a cavallo tra il XVI e il XVII secolo seguendo gli stilemi del barocco siciliano, ha tele di buona fattura. La Chiesa di San Giuseppe conserva opere interessanti. E poi c’è la Chiesa della Madonna del Carmine, con la Madonna Nera del Tindari settecentesca, un collegamento sottile con quel Santuario di Tindari che è uno dei luoghi di devozione più profondi di tutta la Sicilia.
Fuori dal paese, il Santuario della Madonna della Cava: secondo la tradizione, un muto viandante trovò qui un’icona murale della Madonna e ricevette in dono la parola. Probabilmente l’immagine era stata nascosta per proteggerla dagli iconoclasti o dai musulmani, e fu riscoperta dopo la riconquista normanna. Da allora, ogni 14 e 15 agosto, la Madonna della Cava è festeggiata con una celebrazione che porta pellegrini da tutto il territorio.
Il Signore delle Fasce: la processione del Venerdì Santo
Tra tutte le tradizioni di Pietraperzia, una merita un discorso a parte e vale da sola il viaggio. Il Venerdì Santo, per le vie del borgo, si svolge la processione del Signore delle Fasce, o U Signuri di li Fasci in dialetto. È uno spettacolo che difficilmente si dimentica.
Un antico crocifisso viene collocato in cima a un’asta di cipresso alta otto metri. Intorno all’asta, circa duecento fasce di tela di lino bianco, lunghe una trentina di metri ciascuna, vengono annodate alla croce e tenute tese dall’altro capo dai fedeli che camminano in processione, creando un effetto visivo straordinario: la croce che avanza tra una foresta di nastri bianchi che si dispiegano e ondeggio al vento notturno, retta da circa ottanta portatori. L’insieme è solenne, teatrale, profondamente commovente. Non assomiglia a nessun’altra processione della Settimana Santa siciliana.
Non è solo folklore. È una delle espressioni più radicate della devozione popolare di questo borgo, una tradizione che ha attraversato i secoli senza perdere il suo peso emotivo. Chi arriva a Pietraperzia il Venerdì Santo capisce perché certi riti sopravvivono: perché danno forma a qualcosa che le parole non riescono a dire.
A tavola: olio, dolci di mandorla, agnello
La gastronomia di Pietraperzia è quella dell’entroterra ennese, profondamente legata alla terra e alla stagionalità. L’olio extravergine di oliva prodotto nel territorio è di alta qualità, con quel carattere amaro e piccante che hanno gli oli siciliani di montagna. I dolci di mandorla sono la produzione di punta della pasticceria locale: biscotti, paste, torroni, tutte quelle variazioni sulla mandorla che in Sicilia hanno radici arabe profondissime. Per un piatto di territorio, la pasta con le fave o il minestrone di legumi con le verdure di stagione sono i piatti dell’entroterra, quelli delle famiglie contadine. A Pasqua e nelle feste si mangia l’agnello in tutte le varianti: arrosto, al forno con le patate, in umido con le erbe dei campi.
Per il vino, siamo in territorio di Caltanissetta e Enna, zona di produzione meno nota di quella etnea o iblea ma con risultati interessanti: il Perricone e il Nero d’Avola trovano qui condizioni di altitude e temperature escursionali che danno ai vini una freschezza insolita per la Sicilia.
COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Come arrivare: da Palermo, autostrada A19 PA-CT fino all’uscita Caltanissetta, poi seguire indicazioni per Pietraperzia e SS 626. Da Catania, stessa autostrada A19 in direzione opposta.
Periodo migliore per la Settimana Santa (Venerdì Santo): verificare le date del calendario liturgico. È l’evento più importante del paese e vale il viaggio.
Il centro storico si percorre a piedi. Parcheggiare ai margini del paese e salire a piedi fino al castello.
La Pro Loco locale può fornire informazioni sugli orari di apertura delle chiese e del museo ecclesiastico.
Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
