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Palazzo Beneventano di Scicli: un inno al barocco ibleo

Palazzo Beneventano Scicli: capolavoro del barocco ibleo

Anthony Blunt, uno dei massimi storici dell’arte europei, lo definì uno dei monumenti barocchi del Settecento piu significativi e originali della Sicilia. La motivazione UNESCO lo chiama ‘capolavoro del genio creativo umano dell’eta tardo-barocca’. E quando lo vedi, capisci che non esageravano.

Ci sono edifici che si presentano da soli. Non hanno bisogno di cartelli, di guide, di didascalie. Basta alzare gli occhi e capire di trovarsi davanti a qualcosa di fuori dall’ordinario. Palazzo Beneventano a Scicli e uno di questi. Lo trovi quasi per caso, svoltando dall’angolo di via Duca d’Aosta con via Matrice, nel cuore della citta settecentesca a pochi passi dalla piazza principale. E lì che ti si ferma lo sguardo, e non lo stacchi più.

Non e un palazzo grande come quelli palermitani o siracusani. Non ha una facciata frontale imponente. E costruito ad angolo, su due fronti che si adattano alla conformazione del suolo in pendenza, e il suo punto focale e il cantonale, quell’angolo che unisce le due facciate. Proprio lì, in quel punto che nella maggior parte degli edifici e il momento di minor ispirazione architettonica, Palazzo Beneventano ha il suo capolavoro: un cantonale a lesene bugnate e diamantate, con in cima lo stemma coronato dei Beneventano sorretto da due teste di moro e in basso la statua di San Giuseppe.

La famiglia Beneventano e la storia del palazzo

I Beneventano erano una famiglia nobiliare originaria del territorio di Lentini, nel siracusano, titolari del titolo di baroni. La loro storia e quella di molte famiglie aristocratiche siciliane del Settecento: un arricchimento progressivo durante il secolo dei Lumi, l’acquisto di proprieta in diverse citta dell’isola tra cui Scicli, poi un rapido impoverimento nell’Ottocento che li porto a perdere la carica baronale, recuperata formalmente solo nel Novecento con la registrazione alla Consulta Araldica.

Tra i Beneventano piu noti ci sono Agostino, figura rivoluzionaria del suo tempo, e suo fratello Francesco Giuseppe Federico Beneventano del Bosco, barone della Piana, eccentrico baritono che arrivo a esibirsi in America nella seconda meta dell’Ottocento. Una famiglia che sembra uscita da un romanzo: aristocratici in declino, rivoluzionari, cantanti lirici che attraversano l’Atlantico. Il palazzo porta il loro nome e porta anche qualcosa del loro carattere: appariscente, raffinato, un po’ smisurato.

Mascheroni di Palazzo Beneventano a Scicli

Sull’anno di costruzione non ci sono certezze. Anthony Blunt lo colloca alla meta del Settecento. Nei fondi dell’Archivio di Stato di Ragusa sono stati trovati contratti relativi a lavori di ampliamento nella seconda meta del Settecento, il che lascia intendere che l’edificio fosse gia completato nella prima meta. Il progettista e ignoto: lo storico dell’arte Paolo Nifosi ipotizza interventi dello scultore Pietro Cultraro e dei capimastri Mario Mormina e Girolamo Iacitano, maestranze locali che spesso venivano reclutate a Malta o a Palermo.

L’architettura: mascheroni, turbanti e bestie fantastiche

L’elemento che colpisce di piu di Palazzo Beneventano, quello che ti fa fermare e guardare meglio, sono i mascheroni. Sono dappertutto: sulle chiavi d’arco di porte e finestre, sulle mensole dei balconi, lungo i cornicioni. Le loro espressioni sono inquietanti nella misura giusta: non spaventose ma disturbanti, con quel misto di espressione umana e animale che e tipico della fantasia barocca piu libera. Lo storico Blunt li ha definiti tra i piu caratteristici di tutto il barocco ibleo.

Palazzo Beneventano di Scicli un mascherone

Le mensole dei balconi sono il capolavoro scultoreo dell’intero edificio. Raffigurano animali fantastici, figure ibride, teste turche con il turbante che richiamano le scorribande saracene nel Mediterraneo: un tema iconografico che nella Scicli del Settecento aveva ancora una risonanza concreta, visto che le incursioni piratesche sulle coste iblee erano una memoria non troppo lontana. Le balaustre in ferro battuto con le loro forme curvilinee e panciute completano il quadro di un’architettura che non ha paura di essere eccessiva, di dire troppo, di meravigliarti.

Palazzo Beneventano di Scicli mascherone

Il colore del palazzo e quello della pietra calcarea locale, un giallo chiaro che al sole si trasforma, come scrisse Blunt in modo memorabile, in ‘un pallido colore giallo-oro che acquista un’indescrivibile opulenza’. E cosi: a seconda della luce, della stagione, dell’ora del giorno, il palazzo sembra diverso. L’interno, di proprieta privata, non e visitabile stabilmente, anche se occasionalmente viene aperto in occasione di eventi culturali.

Palazzo Beneventano di Scicli balcone con mascheroni

Il sito UNESCO e il ruolo nella Scicli barocca

Palazzo Beneventano fa parte del sito seriale UNESCO delle Citta tardo barocche del Val di Noto, riconosciuto nel 2002. La motivazione di iscrizione lo cita esplicitamente insieme a via Francesco Mormina Penna, la strada su cui si affaccia la facciata laterale, come esempio del ‘continuum dell’ambiente urbano’ in cui anche gli edifici dell’Ottocento e del Novecento si sono adattati al carattere prevalente del barocco. Una strada intera come opera d’arte: l’idea e quella, e camminandoci si capisce cosa vogliono dire.

Mascherone di Palazzo Beneventano a Scicli
COME ARRIVARE E COSA SAPERE

Dove si trova: Via Duca d’Aosta, angolo via Matrice, Scicli (RG). Nel cuore del centro storico UNESCO, a pochi passi dalla piazza Italia e dal Municipio.

Visita: l’esterno e sempre visibile gratuitamente. L’interno e di proprieta privata e non e visitabile stabilmente; verificare eventi occasionali di apertura.

Come arrivare a Scicli: in auto da Ragusa circa 30 km via SS115. Da Modica circa 15 km. Parcheggi disponibili nelle zone esterne al centro storico.

Da abbinare: la visita a Palazzo Beneventano si abbina perfettamente con il Palazzo Comunale (sede della Questura di Montalbano nel serial TV), la Chiesa di San Bartolomeo e la Madonna di Chiusa nella grotta.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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