Tra Messina e Taormina, sulla riviera ionica, c’è un borgo che quasi nessuno conosce e che custodisce una storia straordinaria: un limone unico al mondo, un castello cinquecentesco, un nome donato dall’Eroe dei due Mondi. Benvenuti a Nizza di Sicilia.
Se percorri la statale 114 che corre lungo la costa ionica messinese, tra il blu del mare a destra e il verde dei Peloritani a sinistra, a un certo punto ti passa davanti un paese che potresti facilmente mancare. Piccolo, adagiato tra la spiaggia e la collina, equidistante da Messina e da Taormina: poco più di tremila abitanti, una piazza con il nome di un colonnello, un castello che guarda il mare. Si chiama Nizza di Sicilia, e ha molto più dentro di quanto la sua discrezione lasci intuire.
Cominciamo dal nome, perché il nome è già una storia. Si chiamava San Ferdinando, questo borgo, fino al 1863. Poi arrivò un decreto reale che lo ribattezzò Nizza di Sicilia, in omaggio a Nizza, la città natale di Giuseppe Garibaldi, che l’Italia aveva appena ceduto alla Francia come prezzo politico del Risorgimento. Era un gesto simbolico, una forma di nostalgia collettiva per una città che l’Italia perdeva. Ma c’è di più: già nel 1860, durante la Spedizione dei Mille, Garibaldi stesso aveva chiamato questo borgo Nizza in una ricevuta firmata a una delegazione locale. Il nome era nell’aria prima ancora che diventasse ufficiale.
Il colonnello e il limone
Il personaggio più importante che Nizza di Sicilia abbia mai espresso è Giovanni Interdonato, nato nel 1813 in questo borgo di pescatori e contadini. Patriota, colonnello garibaldino, esiliato dai Borbone a Malta dopo i moti del 1848, poi tornato e rischiato di essere arrestato, poi liberato dalla Spedizione dei Mille, poi sindaco del suo paese dal 1877 fino alla morte nel 1889. Una vita intera al servizio di due cause: l’unità d’Italia e la sua terra.
Ma Interdonato ha lasciato anche qualcosa di più concreto, qualcosa che si mangia e si beve e ha il colore del sole: il Limone Interdonato. Nella seconda metà dell’Ottocento, il colonnello riuscì a ottenere un innesto tra cedro e limone su piante di arancio amaro, creando un frutto nuovo, diverso da tutto. Più grande di un limone comune, meno aspro, con quella buccia sottile e profumatissima che sprigiona zagara nell’aria. Il Limone Interdonato è oggi un Presidio Slow Food, uno dei simboli gastronomici della riviera ionica messinese, e nasce ancora in questi campi che il colonnello coltivava.
Ogni anno, in estate, Nizza di Sicilia gli dedica una festa di tre giorni, la Festa del Limone Interdonato, con laboratori del gusto, assaggi, confetture, limoncello, e quelle Palle del Colonnello, bignè ripieni di crema al limone che il nome già racconta tutto. È una festa semplice e vera, di quelle che non fanno i giornali nazionali ma che tengono in vita un luogo.
Il castello, il mare e il bosco
Sul punto più alto del borgo, costruito nei primi anni del Cinquecento, c’è il Castello dei La Rocca, principi d’Alcontres. Non è intatto, non è restaurato con quella perfezione musealizzata che a volte toglie l’anima ai luoghi storici: è quello che resta, la gradinata, la cappella di famiglia con la chiesa di San Giuseppe, la porta principale e un corpo merlato che guarda ancora il mare Ionio. Basta salire fino lì per capire perché qualcuno abbia scelto esattamente quel punto: la vista abbraccia la costa, il blu, e in fondo la sagoma dell’Etna.
Il territorio di Nizza di Sicilia è però più grande e più vario di quanto sembri dal lungomare. C’è il Bosco San Ferdinando, l’exclave collinare che fa parte del comune pur non essendo contigua al centro abitato: un bosco vero, silenzioso, con i suoi sentieri e i suoi animali. E c’è la cava di pietra vicino alla Rocca di Buticari, con la sua torre di guardia a pianta circolare, che è diventata parte di un piccolo parco sub-urbano. Nizza è anche questo: un territorio doppio, tra costa e montagna, tra mare e bosco.
Sulla riviera ionica tra Messina e Taormina
Quello che rende Nizza di Sicilia interessante da un punto di vista di viaggio è anche la sua posizione. Equidistante dalle due città più visitate della provincia messinese, si trova su quello che i geografi antichi chiamavano la costa tamariciana, quella fascia di riviera ionica che prende il nome dai tamerici, gli alberi che crescono vicino all’acqua e che i Romani già conoscevano bene. Forse era qui che Pompeo accampò il suo esercito prima della battaglia navale contro Ottaviano nel 36 a.C. Forse. La storia è piena di forse, e i forse hanno il loro fascino.
Il mare di Nizza è quello ionico: profondo, caldo d’estate, azzurro di quella tonalità scura che si trova solo sul versante orientale della Sicilia. La spiaggia è lunga, il vento d’estate è quello che porta i surfisti e i velisti. Non è una spiaggia glamour, non è Taormina, non è il turismo di massa: è ancora un posto dove la gente del posto va al mare, dove le famiglie del paese si ritrovano la sera sul lungomare.
Nizza di Sicilia è uno di quei posti che bisogna sapere cercare. Non si trova per caso, non è sulla via di niente di particolarmente famoso. Bisogna volerla, bisogna uscire dall’autostrada e prendere la statale e fermarsi. E chi lo fa trova un paese con una storia vera, un limone unico al mondo, un castello che guarda il mare, e quella qualità del tempo lento che in certi angoli della Sicilia ionica resiste ancora, per fortuna.
Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
