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L’incredibile parabola di Luigi Di Maio: dal Movimento 5 Stelle a Londra

Luigi Di Maio professore onorario al King's College: dalla scatoletta di tonno alla cattedra londinese

La notizia è di quelle che fanno sorridere a denti stretti, specialmente chi ricorda bene le piazze infuocate di oltre un decennio fa. Il 20 febbraio 2026 è arrivata l’ufficialità: Luigi Di Maio, ex leader del Movimento 5 Stelle e attuale inviato speciale dell’Unione Europea nel Golfo Persico, è stato nominato professore onorario presso il Dipartimento di studi sulla difesa del prestigioso King’s College di Londra.

Un master accelerato in trasformismo istituzionale che lascia sul campo molte riflessioni e un senso di profonda amarezza per chi aveva creduto in un cambiamento radicale della politica italiana.

Un salto di qualità linguistico e accademico

Per chi in passato ha faticato a dominare i congiuntivi della lingua italiana, l’approdo accademico in terra britannica rappresenta senza dubbio un salto di qualità notevole. Insegnare, o meglio, tenere seminari e dialoghi sulle dinamiche geopolitiche in inglese di fronte a una platea internazionale è un traguardo che pochi avrebbero pronosticato per il fu “Gran Visir” dei pentastellati.

Il ruolo di Honorary Professor, fortunatamente per gli studenti d’oltremanica, significa che non entrerà quotidianamente in un’aula per le classiche lezioni frontali. La sua collaborazione, a titolo gratuito, si concentrerà sul dialogo relativo alla sicurezza internazionale e alle relazioni Europa-Golfo, mettendo a frutto le entrature costruite nel suo recente passato istituzionale.

La grande delusione: dai palazzi da aprire a quelli da abitare

Il vero cortocircuito, tuttavia, non è accademico, ma squisitamente politico ed emotivo. Per chi, come me, ha vissuto gli albori dell’appena nato Movimento, seguendo i leader con genuino interesse e conoscendoli magari anche di persona durante i primi incontri sul territorio, l’evoluzione di Di Maio rappresenta l’emblema del tradimento politico.

Io insieme a Di Maio ai tempi della nascita del M5S
Io insieme a Di Maio ai tempi della nascita del M5S

Il mantra era uno solo, urlato ai quattro venti: aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. L’obiettivo era mandare a casa la vecchia casta, scardinare i privilegi, riportare i cittadini comuni nei luoghi decisionali.

La realtà, una volta varcate le porte dei palazzi del potere, si è rivelata l’esatto opposto. La “scatoletta” è rimasta intatta, ma al suo interno i nuovi arrivati si sono accomodati con una naturalezza disarmante. La grande delusione nasce proprio da qui: dall’aver constatato come, alla prova dei fatti, le promesse di trasparenza e diversità si siano sciolte come neve al sole, dimostrando atteggiamenti e logiche di palazzo spesso peggiori di quelli che si volevano estirpare.

L’ultimo atto di una trasformazione perfetta

Oggi, guardando il curriculum di Luigi Di Maio – da giovane attivista senza laurea e con un’esperienza da steward allo stadio, a vicepresidente della Camera, pluriministro, inviato europeo e infine professore in uno degli atenei più blasonati al mondo – non si può che rimanere basiti.

È il trionfo dell’adattabilità istituzionale. Ma per le basi della prima ora, per i cittadini che ci avevano messo la faccia e il cuore sperando in una vera rivoluzione, questa cattedra onoraria suona come l’ennesima, ironica beffa di un sistema che alla fine fagocita tutto, trasformando i rivoluzionari di ieri nei baronetti di oggi.

Scritto da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi

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