San Mauro Castelverde, Castelbuono e Pollina: 450 metri di roccia calcarea scolpita da 200 milioni di anni di acqua, fossili del Giurassico, leggende di briganti e un’acqua così pulita che ci vivono le anguille.
Ci sono luoghi in Sicilia che non ti aspetti. Posti che il paesaggio intorno non annuncia, che non si vedono dalle strade, che esistono solo perché ci si arriva a piedi o in gommone, e che poi ci si chiede come sia possibile che non siano su ogni cartolina dell’isola. Le Gole di Tiberio sono esattamente così. Le trovi nel Parco delle Madonie, a circa cento metri sul livello del mare, in quella valle stretta dove il fiume Pollina ha lavorato per duecento milioni di anni la roccia calcarea mesozoica con la pazienza e la precisione che solo l’acqua sa avere. Il risultato è un canyon che non ha niente da invidiare ai grandi canyon d’Europa: pareti alte fino a cinquanta metri, acqua che cambia colore con la luce, fossili di gasteropodi del Giurassico incastonati nella roccia, grotte che aprono sull’oscurità, un silenzio interrotto solo dallo scorrere dell’acqua e dal canto degli uccelli.
In siciliano le chiamano ‘u Mirìcu, il medico, e il soprannome racconta qualcosa sulla funzione che questo luogo ha sempre avuto nell’immaginario locale: un posto guaritore, un posto dove si va quando si ha bisogno di qualcosa che le parole non danno. Poi è arrivato il nome ufficiale, Gole di Tiberio, che rimanda a una villa imperiale romana della contrada, alla casata dei Ventimiglia di Geraci Siculo che ne era feudataria, all’imperatore che forse non c’entra niente ma che ha prestato il nome a qualcosa di più grande di lui. Dal 2001 il sito fa parte dell’European Geopark Network UNESCO: un riconoscimento che non ha cambiato le gole né le ha rese più belle, perché le gole erano già così, ma che ha messo in un documento ufficiale quello che i siciliani del posto sapevano da sempre.
La geologia: 200 milioni di anni di lavoro invisibile
Per capire le Gole di Tiberio bisogna capire la roccia. Il canyon si è formato nell’arco di duecento milioni di anni, per l’azione erosiva del fiume Pollina su un affioramento di calcari mesozoici: rocce formatesi durante il Triassico, il Giurassico e il Cretaceo, quando questa parte della Sicilia era il fondo di un mare tropicale. È quella stessa genesi che ha prodotto i fossili di gasteropodi che si trovano nelle pareti delle gole, risalenti a circa centocinquanta milioni di anni fa: conchiglie pietrificate di organismi marini che ora si trovano a dieci metri d’altezza su una parete di roccia di un canyon di acqua dolce, testimonianza silenziosa di un mondo completamente diverso da quello attuale.
Il Pollina nasce nella catena delle Madonie, scorre per quasi trentasette chilometri e sfocia nel Tirreno. Lungo il suo corso ha creato, in questo tratto specifico dove la roccia calcarea era più compatta e più verticale, quella struttura di canyon che i geologi chiamano forra: una gola stretta e profonda scavata dall’erosione idrica, con pareti quasi verticali e un fondo percorso dall’acqua. La particolarità geologica delle Gole di Tiberio, quella che ha convinto l’UNESCO a inserirle nell’European Geopark Network nel 2001, è la qualità e la leggibilità della sequenza stratigrafica: guardando le pareti del canyon si può leggere la successione delle ere geologiche come le pagine di un libro, strato dopo strato, milioni di anni uno sopra l’altro.
Le acque del Pollina all’interno delle gole assumono colori che cambiano con la stagione, con la luce e con la presenza di particolari alghe e piante acquatiche: turchese brillante nella luce mattutina, verde smeraldo nelle zone d’ombra, quasi nero nelle profondità più buie dove la luce non arriva. Questo variare cromatico è uno degli spettacoli visivi più sorprendenti delle gole, quello che colpisce anche chi non è interessato alla geologia e non conosce la storia del luogo. L’acqua qui è pulita in modo raro: la presenza delle anguille, sparite dalla maggior parte dei corsi d’acqua italiani per l’inquinamento, è il segnale biologico più preciso di questa qualità. Dove vivono le anguille, l’acqua è come deve essere.
La struttura: due gole, tre zone, un masso sospeso
Le Gole di Tiberio non sono un canyon unico: sono due gole separate da circa cinquecento metri di fiume aperto. La gola grande, a monte, è quella principale: lunga circa quattrocentocinquanta metri, alta fino a venticinque metri nelle sezioni più imponenti, profonda fino a otto metri anche d’estate nelle annate normali. La gola piccola, a valle, è lunga circa centocinquanta metri, alta fino a dieci metri e profonda fino a tre. In estate la gola piccola tende a prosciugarsi parzialmente verso agosto, quando il livello del Pollina scende per la siccità, e si riempie di nuovo con le prime piogge di settembre.
La gola grande si divide in tre sezioni con caratteristiche diverse. La prima parte, quella d’imbocco, è larga circa cento metri e percorribile a piedi lungo il letto del fiume: qui si trovano le grotte più accessibili, quelle che si aprono ai lati delle pareti e che nei secoli hanno ospitato rifugi, nascondigli, mistero. La parte centrale è quella più stretta e più selvaggia: duecento-duecentocinquanta metri di canyon dove le pareti si avvicinano fino a restare separate da soli due metri nel punto di massima costrizione, quello che i locali chiamano ‘u mirìcu, il punto più stretto di tutto il percorso. Qui non esistono percorsi pedonali dall’alto: l’unico modo per attraversarla è in gommone, galleggiando sull’acqua tra le pareti che si stringono. La terza parte, verso monte, si allarga gradualmente fino a creare quello che i visitatori descrivono come un lago incantato: uno specchio d’acqua ampio e tranquillo, con le pareti che si abbassano e la luce che torna a pieno titolo, e due piccole spiagge di roccia calcarea dove ci si può fermare a fare il bagno.
| A metà del percorso nella gola grande si trova il masso del brigante: una grande pietra incastrata tra le due pareti rocciose che crea un passaggio naturale sospeso sull’acqua. La tradizione locale vuole che i briganti che popolavano le Madonie lo usassero come attraversamento segreto per spostarsi tra i territori di San Mauro Castelverde e Castelbuono durante i mesi di piena, quando il fiume era invalicabile in altro modo. |
La fauna: anguille, granchi di fiume e il volo dei rapaci
Le Gole di Tiberio sono un ecosistema fluviale e rupestre di rara integrità, e la fauna che le abita lo dimostra con ogni segnale biologico disponibile. Le anguille che guizzano nelle acque più profonde sono il dato più eloquente: il granciporro di fiume, scomparso da quasi tutti i corsi d’acqua italiani per l’inquinamento e l’alterazione degli habitat, qui sopravvive con popolazioni stabili. La loro presenza è una certificazione biologica della qualità dell’acqua che nessun laboratorio potrebbe dare con maggiore precisione.
Le pareti verticali delle gole sono il luogo di nidificazione ideale per decine di specie di uccelli: merli acquaioli, ballerine, martin pescatori, passeri solitari, rondini di mare. Ogni fessura, ogni sporgenza, ogni nicchia nella roccia è occupata da un nido. Il volo improvviso e tumultuoso degli uccelli allarmati dalla presenza dei gommoni è uno degli spettacoli sonori più intensi dell’escursione: centinaia di ali che scattano dalle pareti in un secondo, con un rumore che rimbalza tra le rocce e si moltiplica. Nelle giornate più fortunate, sui bordi superiori del canyon si avvistano rapaci: poiane, falchi pellegrini, e nei periodi di migrazione qualcosa di più raro che il binocolo permette di riconoscere con certezza.
La flora delle pareti è altrettanto specializzata: felci capelvenere che crescono nelle fessure umide, muschi che tappezzano le zone sempre in ombra, piante rupicole che si aggrappano alla roccia con radici invisibili, oleandri e tamerici lungo le rive più basse dove il terreno è accessibile. In primavera alcune sezioni della gola si coprono di verde in modo quasi subacqueo, con la vegetazione che pende dalle pareti e si riflette nell’acqua turchese del Pollina.
Il nome: Tiberio, i Ventimiglia e la villa imperiale che forse esisteva
Il nome Gole di Tiberio ha una storia che mescola la certezza storica con la leggenda in proporzioni difficili da separare. La contrada in cui le gole si trovano si chiamava e si chiama ancora Tiberio: era un ex feudo appartenente alla potente casata dei Ventimiglia, i conti di Geraci Siculo che per secoli hanno dominato questa parte delle Madonie. Perché il feudo si chiamasse Tiberio è quello che non si sa con certezza.
La spiegazione più accreditata, tramandata dalle tradizioni orali locali e raccolta dagli storici che si sono occupati di questa zona, è che nella contrada esistesse una villa di epoca imperiale romana, intitolata o dedicata all’imperatore Tiberio che governò Roma dal 14 al 37 dopo Cristo. Le ville romane dedicate a imperatori erano comuni nell’aristocrazia romana, e la posizione di questa contrada, tra le Madonie e il mare Tirreno, aveva tutte le caratteristiche che i romani cercavano per le residenze estive: quota, acqua fresca, frescura, paesaggio. Non ci sono riferimenti storici documentati che confermino l’esistenza della villa, ma la tradizione orale è abbastanza coerente e antica da meritare il dubbio del beneficio.
Il nome locale ‘u Mirìcu aggiunge un altro livello di significato. Il termine significa il medico in dialetto siciliano, e la spiegazione più semplice è che l’acqua fresca e la frescura delle gole fossero considerate salutari e ristoratrici, un rimedio naturale contro il calore estivo. Ma c’è anche chi collega il nome a una leggenda più antica, quella di un guaritore o di uno stregone che avrebbe vissuto nelle grotte delle gole e che la gente del territorio consultava per malattie e malocchi. Storie che le pareti di roccia tengono per sé.
Le leggende: il mostro, il tesoro nascosto e il guardiano imprigionato
Le Gole di Tiberio sono uno di quei luoghi che generano leggende con la stessa naturalezza con cui generano echi. La combinazione di oscurità, acqua profonda, spazio chiuso e solitudine ha prodotto nei secoli un repertorio di storie che i locali tramandano con la stessa serietà con cui si tramandano le notizie certe.
La più famosa è quella del mostro. Si racconta che nelle gole compaia di tanto in tanto una creatura orrenda che emette suoni spaventosi e inghiotte animali interi. La leggenda non è solo orale: negli anni Venti del Novecento il Comune di San Mauro aveva progettato di costruire una diga proprio nel punto più stretto delle gole, ma il progetto fu abbandonato, e la tradizione locale attribuisce quell’abbandono alla paura di disturbare qualcosa che stava nelle acque. In anni più recenti, stando a quanto raccontano le fonti locali, gruppi di operai impegnati in lavori nella zona sono fuggiti riferendo di suoni e presenze, e sono state organizzate battute di caccia con colpi di fucile sparati verso l’interno del canyon. Del mostro, naturalmente, nessuna traccia. Ma il racconto rimane.
Il tesoro dei briganti è l’altra grande leggenda. Le gole erano un nascondiglio naturale per i briganti che operavano nelle Madonie tra il Seicento e l’Ottocento: le pareti inaccessibili, le grotte, il percorso d’acqua che copriva le tracce rendevano questo canyon un luogo perfetto per rifugiarsi e nascondere il bottino. Secondo la tradizione, in una delle grotte più interne e più inaccessibili del percorso è nascosto un tesoro enorme, accumulato in decenni di attività brigantesca. Nessuno lo ha mai trovato. Nessuno, probabilmente, ha mai smesso di cercarlo. C’è poi la storia del guardiano delle gole, imprigionato secondo alcune versioni della leggenda dagli spiriti maligni che abitano il luogo, la cui presenza spiegherebbero le forme antropomorfe che alcune rocce assumono nella parte iniziale del canyon, dove l’erosione ha prodotto profili che assomigliano a figure umane sedute o accovacciate.
L’escursione: gommoni, bagni e la luce di mezzogiorno
Visitare le Gole di Tiberio è un’esperienza che si fa con il corpo, non solo con gli occhi. Il percorso in gommone nella parte centrale delle gole, quella che non si può attraversare a piedi, è la modalità principale di visita organizzata: guide autorizzate dal Parco delle Madonie accompagnano gruppi di visitatori attraverso i quattrocentocinquanta metri del canyon, con soste nelle aree di maggiore interesse geologico e naturalistico, con possibilità di bagno nelle piscine naturali al termine del percorso. Non è necessario essere esperti di canoa o di sport d’acqua: i gommoni sono stabili e il ritmo è quello di una passeggiata sull’acqua, non di un’avventura estrema.
Chi preferisce camminare può percorrere a piedi la prima parte del canyon, quella accessibile dal letto del fiume, esplorando le grotte e le formazioni rocciose dell’imbocco. Le scarpe da scoglio sono indispensabili: il fondo del fiume è di roccia irregolare e scivolosa, e si cammina sempre nell’acqua fino alle caviglie o alle ginocchia. La parte centrale richiede il gommone: non ci sono sentieri che la aggirano né percorsi pedonali alternativi.
Il momento migliore della giornata per la visita è la tarda mattinata, quando la luce del sole entra nell’imbocco delle gole e produce i giochi di riflessione sull’acqua che sono tra le immagini più belle del luogo: fasci di luce che rimbalzano tra le pareti, si moltiplicano sulla superficie dell’acqua e proiettano riflessi in movimento sulle pareti di roccia. Un’ora di luce diversa da qualsiasi altra. La stagione migliore va da aprile a ottobre: d’inverno le gole sono chiuse per sicurezza, quando le piogge gonfiano il Pollina e le correnti diventano pericolose.
| ✦ LE GOLE IN NUMERI 450 m lunghezza della gola grande, percorribile in gommone nella sezione centrale 150 m lunghezza della gola piccola, a valle, separata dalla grande da 500 m di fiume 50 m altezza massima delle pareti rocciose nella gola grande 8 m profondità massima dell’acqua anche d’estate nelle annate normali 2 m larghezza minima del canyon nel punto più stretto, ‘u Mirìcu 200 milioni di anni: l’età della roccia calcarea mesozoica scolpita dal Pollina 150 milioni di anni: l’età dei fossili di gasteropodi nelle pareti della gola 37 km lunghezza totale del fiume Pollina, dalla sorgente nelle Madonie al Tirreno 100 m s.l.m. altitudine delle gole, nonostante si trovino nel Parco delle Madonie 2001 anno di inserimento nell’European Geopark Network UNESCO |
| ✦ COME ARRIVARE E COSA SAPERE 📍 Gole di Tiberio — Contrada Tiberio, territorio di San Mauro Castelverde (PA). Nel Parco delle Madonie, tra i comuni di San Mauro Castelverde, Castelbuono e Pollina. 🚗 In auto: dalla SS 113 (litoranea tirrenica) uscita a Castelbuono o Pollina, poi verso l’interno seguendo le indicazioni per San Mauro Castelverde. Dall’A20 (autostrada PA-ME) uscita Castelbuono, poi SP 9 e SP 60. Al km 1,1 della SP 60 che sale da Borrello verso Gangi, svoltare sulla strada che scende verso valle. Dopo 500 m le Case Tiberio, poi stradina in terra battuta per altri 500 m fino all’imbocco del sentiero. 🚣 Escursioni in gommone: Madonie Outdoor ASD organizza escursioni con regolare autorizzazione del Parco delle Madonie. Prenotazione obbligatoria. Contatti e calendario su www.goleditiberio.com. 🥾 A piedi: la prima sezione del canyon (circa 100 m) è percorribile a piedi nel letto del fiume. Scarpe da scoglio obbligatorie, si cammina sempre nell’acqua. La sezione centrale richiede il gommone. 🌊 Cosa portare: costume da bagno, scarpe da scoglio (non sandali), cambio d’abiti asciutti da lasciare in auto, crema solare, cappellino, acqua abbondante. Macchina fotografica impermeabile o custodia waterproof. 🗓️ Periodo: da aprile a ottobre. Le gole sono chiuse in inverno per sicurezza quando il Pollina è in piena. Il momento migliore della giornata è la tarda mattinata per i giochi di luce sull’acqua. 🗺️ Nei dintorni: Castelbuono (15 km) con il Castello dei Ventimiglia e la pasticceria Fiasconaro; San Mauro Castelverde (10 km) borgo medievale a 1000 m s.l.m.; Pollina (12 km) con il teatro greco panoramico; Cefalù (35 km). |
Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
