Il 15 agosto a Messina non è Ferragosto. È qualcosa di più antico, di più viscerale, di più difficile da spiegare a chi non lo ha mai visto. È il giorno in cui una città intera smette di essere una città e diventa una cosa sola.
Cinque secoli di devozione in strada
Ci sono feste che si guardano, e ci sono feste che si vivono. La Vara di Messina appartiene alla seconda categoria, in modo così assoluto che chi la osserva da fuori, senza capire cosa sta vedendo, rischia di perdere il senso profondo di quello che accade sotto i suoi occhi.
La Vara di Messina è un grande carro votivo dedicato alla Madonna Assunta che viene portato in processione il 15 agosto di ogni anno. La celebrazione ha origine nel 1535, quando Messina festeggiò l’ingresso trionfale di Carlo V in città. Per l’occasione, il Senato cittadino allestì un carro monumentale, un vero e proprio inno alla Madonna, che celebrava la vittoria nella campagna militare contro il corsaro Barbarossa. Con il passare del tempo, il carro perse la sua funzione puramente celebrativa e assunse una valenza devozionale, trasformandosi in un carro processionale di carattere religioso. Da allora, con qualche interruzione forzata per guerre e calamità, la Vara sfila ogni 15 agosto da quasi cinque secoli. È uno dei riti religiosi e civili più antichi e continui d’Europa.
La macchina del cielo
Immaginate una piramide di legno alta quanto un palazzo di quattro piani. Un’imponente struttura, alta 16,5 metri, pesante più di otto tonnellate. Non è un carro nel senso comune del termine. È una macchina scenica, un teatro mobile, una cosmologia cattolica resa tridimensionale e portata per le strade di una città.
La struttura racconta l’Assunzione in cielo della Vergine Maria seguendo la visione tolemaica del cosmo, quella medievale, quella in cui la Terra sta al centro e intorno ad essa orbitano il sole, la luna, i pianeti. Alla base, denominata cippo, si trova un feretro che simboleggia la scomparsa di Maria, mentre nella parte superiore viene rappresentato il Paradiso, che la Madonna attraversa. Subito sopra vi sono angeli con ramoscelli d’ulivo in mano che girano insieme al sole e alla luna, e ancora più in alto un globo stellato che rappresenta il cielo cinto dalla fascia dello zodiaco. In cima, la figura di Gesù Cristo che tiene sul palmo della mano destra l’Alma Mater.
Dentro questa struttura c’è un sistema di ingranaggi e meccanismi interni che azionano i movimenti degli angeli, del sole, della luna, dei pianeti. È quasi certo che l’insigne scienziato Francesco Maurolico abbia suggerito alcuni dei meccanismi interni. Un matematico e astronomo del Cinquecento che progettò il meccanismo di un carro processionale religioso. Questo è il Rinascimento siciliano.
Anticamente gli angioletti della Vara erano impersonati da bambini, spesso orfani degli istituti messinesi o figli di carcerati, mentre la Madonna in cima alla Vara era una ragazza vergine, scelta per sorteggio, che dopo avere completato il giro processionale senza cadere, aveva la possibilità di far liberare un condannato a morte. Un gesto di grazia che il popolo strappava al potere attraverso la devozione. Solo dal 1866 i personaggi viventi furono sostituiti con le statue.
Il 15 agosto: come si vive la giornata
Se vuoi capire davvero la Vara, devi cominciare dal mattino. Non dal pomeriggio, non dall’ora della processione. Dal mattino.
La lunga giornata di Ferragosto ha inizio alle 7.00 con lo stendimento delle corde e la legatura al cippo della Vara. Alle 9 tocca allo sparo di 21 colpi di cannone a salve da Forte San Salvatore. Ventuno colpi di cannone che rimbombano sullo Stretto e arrivano fino alla Calabria. I messinesi li sentono dal letto, li sentono mentre stanno facendo colazione, e sanno che il giorno è cominciato sul serio.
Alle ore 11, nella Basilica Cattedrale, ha luogo la celebrazione del Pontificale. Nel pomeriggio, la Vara prende il via da Piazza Castronovo intorno alle 18.30. Dopo una sosta davanti alla Prefettura, il corteo prosegue verso la Madonnina del Porto, poi in piazza Unione Europea, fino a Piazza Duomo, dove si tiene il saluto e la benedizione dell’arcivescovo. Alle 23, sotto la stele della Madonnina del Porto, il gran finale con uno spettacolo di fuochi d’artificio sullo Stretto.
Le corde, il grido, la girata
Centinaia di devoti, a piedi nudi e vestiti di bianco, si dispongono in lunghe file e, al grido di Viva Maria!, trainano il pesante carro attraverso il centro storico, legati da lunghe corde. È uno sforzo immane, una prova di devozione e fatica collettiva che commuove e coinvolge chiunque vi assista.
Più di mille tiratori che iniziano il traino con le gomene al grido di Viva Maria!, guidati dagli oltre 50 timonieri e vogatori che imprimono alla Vara la giusta traiettoria, impedendo spostamenti laterali. Più di mille persone che tirano una struttura di otto tonnellate per le vie del centro. Non con macchine, non con animali. Con le mani, con le corde, con il peso del proprio corpo.
Il momento più atteso è la girata di Via Primo Settembre, dove la Vara gira su se stessa con un meccanismo perfetto e si dispone per entrare nella piazza della Cattedrale. Quella girata non è solo una manovra tecnica. A seconda della riuscita della manovra, si traggono auspici per tutto l’anno a seguire. Se la Vara gira bene, liscia, senza intoppi, l’anno che verrà sarà un buon anno. E quando gira perfettamente, il grido che sale dalla piazza è qualcosa che non si dimentica facilmente.
Mata e Grifone: i giganti che arrivano prima
Ma la Vara non arriva da sola. Ha un preludio di cinque giorni che la precede e che ha una sua bellezza autonoma, diversa, più popolare e meno solenne. Dal 10 al 14 agosto sfilano per i quartieri di Messina Mata e Grifone, i due giganti a cavallo alti otto metri, costruiti in cartapesta, che sono i fondatori mitici della città.
La leggenda vuole che, verso il 965, un gigantesco moro di nome Hassam-Ibn-Hammar vide nel Casale di Camaro la bella Mata e se ne innamorò. Abbracciata, per il suo amore, la fede cristiana, sposò Mata e fondò con lei la città di Messina. Sono i fondatori mitici della città, e Messina li porta in processione da secoli come se fossero antenati veri, con una tenerezza e un orgoglio che ha qualcosa di commovente.
Con loro sfila anche il Cammello, che ricorda l’ingresso trionfale a Messina del normanno Conte Ruggero I d’Altavilla, avvenuto secondo la tradizione proprio a dorso di cammello. Il 14 agosto, giorno precedente a Ferragosto, al termine della loro passeggiata per i quartieri cittadini, i Giganti stazionano davanti alla sede municipale di Palazzo Zanca.
Le corde magiche e i miracoli sfiorati
Intorno alla Vara ci sono storie e credenze che secoli di devozione hanno stratificato una sopra l’altra. Un’antichissima credenza popolare vuole che le corde della Vara posseggano proprietà magiche e taumaturgiche. Chi riesce a toccarle durante la processione porta a casa qualcosa di speciale. Una protezione, una grazia, una benedizione non ufficiale ma ugualmente sentita.
Durante la processione del 1681 la piramide si ruppe: i due più in alto e quattro angeli caddero tra la folla restando miracolosamente illesi. Un episodio analogo si verificò nel 1738. A ricordo di questi avvenimenti, alle spalle del Duomo fu edificato un monumento all’Immacolata tutt’ora esistente. Miracoli sfiorati o veri miracoli, a seconda di come si guarda il mondo. Ma il fatto che il monumento sia ancora lì, dopo quasi tre secoli, dice qualcosa sulla memoria lunga di questa città.
Una festa che è un atto di resistenza
C’è una cosa che mi colpisce della Vara, e che non ho letto da nessuna parte ma che si capisce guardando la storia di Messina. Questa città è stata distrutta e ricostruita più volte. Il terremoto del 1908 la rase quasi completamente al suolo, uccidendo decine di migliaia di persone in pochi secondi. La Seconda Guerra Mondiale la bombardò. Eppure la Vara non si è mai fermata per molto. Ogni volta che Messina si è rialzata, la prima cosa che ha rifatto è stata riportare la Vara in strada.
Non è solo devozione. È un atto di resistenza collettiva. È il modo in cui una comunità dice a se stessa: siamo ancora qui, esistiamo ancora, la nostra storia continua. Finché la Vara sfila, Messina non è sconfitta.
Io non l’ho ancora vista. Ma dopo aver studiato tutto quello che c’è da sapere su questa festa, ho messo il 15 agosto 2026 sul calendario. Ci vado. E se anche voi non l’avete mai vista, fatelo. Certe cose bisogna vederle almeno una volta nella vita.
COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Quando: 15 agosto di ogni anno. I Giganti Mata e Grifone sfilano dal 10 al 14 agosto nei quartieri di Messina. La Vara parte da Piazza Castronovo alle 18.30 e arriva in Piazza Duomo intorno alle 21. Fuochi d’artificio finali alle 23 alla Madonnina del Porto.
Dove: Il percorso va da Piazza Castronovo lungo Via Garibaldi, con sosta davanti alla Prefettura e alla Madonnina del Porto, fino a Piazza Duomo. Il momento clou è la girata di Via Primo Settembre.
Come arrivare a Messina: In auto dall’autostrada A18 o A20. In treno dalla stazione centrale di Messina, a pochi minuti dal percorso. In traghetto dallo Stretto, da Villa San Giovanni o Reggio Calabria.
Consiglio pratico: Arrivate al mattino per vedere lo stendimento delle corde. Posizionatevi lungo Via Garibaldi con largo anticipo nel pomeriggio. Il posto migliore per la girata è l’incrocio con Via Primo Settembre: arrivate almeno un’ora prima. Portate scarpe comode e acqua.
Dove dormire: Messina ha un’offerta ricettiva ampia. In alternativa, Taormina e i paesi della costa ionica distano meno di un’ora.
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
