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La Fontana di Orione a Messina: la piu bella del Cinquecento europeo

Fontana di Orione Messina: la piu bella del Cinquecento europeo

Un allievo di Michelangelo, marmi di Carrara, un matematico umanista che scrisse i versi in latino e un mito di fondazione che affonda le radici nella notte dei tempi. La Fontana di Orione è molto di piu di una fontana.

Ci sono opere d’arte che stanno in piedi da secoli e continuano a fare quello che hanno sempre fatto: fermare le persone. Non perché siano famose, non perché i cartelloni turistici le segnalino come imperdibili, ma perché hanno qualcosa dentro che parla direttamente a chi le guarda, senza mediazioni, senza didascalie necessarie. LaFontana di Orionein Piazza Duomo aMessinaè una di queste. Ci si cammina davanti, si alza lo sguardo, e si smette di fare quello che si stava facendo. Poi si ricomincia a guardare, più in basso, a capire, a seguire il racconto che sale dal basso verso l’alto come una storia che il marmo racconta in silenzio.

Lo storico dell’arteBernard Berenson, che di fontane europee ne aveva viste a migliaia, la definì senza esitazioni la più bella fontana del Cinquecento europeo. Non del Cinquecento siciliano, non del Cinquecento italiano: del Cinquecento europeo. È una valutazione che fa capire la scala della cosa. Eppure laFontana di Orioneè lì, aMessina, in una piazza che la contiene con una naturalezza come se non potesse stare da nessun’altra parte.

La storia: acqua, potere e mito di fondazione

La fontana nasce da un’esigenza pratica. Nel 1530 Messina iniziò la costruzione del suo primo acquedotto cittadino, un’opera ingegneristica che avrebbe convogliato le acque dei torrenti Camaro e Bordonaro fino al centro della città. I lavori si conclusero nel 1547, progettati dall’architetto taorminese Francesco La Cameola. Il Senato messinese, che in quel periodo stava vivendo uno dei momenti di massimo splendore politico ed economico della sua storia, decise di celebrare l’acquedotto con una fontana monumentale che fosse anche un manifesto della grandezza della città.

Per realizzarla scelseroGiovanni Angelo Montorsoli, scultore fiorentino che era stato uno degli allievi prediletti diMichelangelo, arrivato a Messina nel 1547 dove sarebbe rimasto per un decennio. La scelta del soggetto non fu casuale né semplice: fu suggerita a Montorsoli dall’abate Francesco Maurolico, matematico, astronomo e umanista messinese, una delle menti più brillanti del Rinascimento siciliano. Orione, il gigante della mitologia greco-romana, veniva identificato dalle tradizioni locali come il fondatore della città: secondo Diodoro Siculo, Orione aveva aiutato Zanclo, primo re dell’antica Messina, a costruire il porto. Era dunque il padre della città, il suo fondatore mitico, il simbolo più potente della sua identità.

La Fontana di Orione a Messina in Piazza Duomo

Montorsoli e Maurolico: arte e filosofia insieme

La collaborazione tra Montorsoli e Maurolico fu qualcosa di più di una normale relazione tra committente e artista. Il matematico messinese non si limitò a suggerire il soggetto: elaborò un programma iconografico completo, scrisse i distici in latino incisi sotto le figure dei quattro fiumi, definì i significati simbolici dei diversi livelli della struttura. La fontana che ne uscì è infatti leggibile a più livelli, come spesso accade nell’arte rinascimentale: un livello narrativo immediato, uno simbolico più profondo e uno filosofico ancora più nascosto, legato alla tradizione neoplatonica.

Alcuni studiosi hanno interpretato i tre livelli della fontana come una trasposizione visiva della filosofia neoplatonica di Plotino: il livello inferiore con la vasca dodecagonale e le divinità fluviali rappresenterebbe il mondo della materia; il livello intermedio con le naiadi e i tritoni rappresenterebbe l’anima del mondo; il livello superiore con Orione e il suo cane Sirio rappresenterebbe lo spirito divino. Un’interpretazione affascinante che, se anche non fosse stata intenzionale, dice qualcosa della densità culturale di questo monumento.

La struttura: dal basso verso l’alto

La fontana si sviluppa su una struttura piramidale a tre vasche sovrapposte, poggiante su una base dodecagonale, e la lettura si fa naturalmente dal basso verso l’alto. Alla base, la grande vasca con dodici lati è decorata agli angoli da otto figure di animali marini fantastici in pietra scura, che Montorsoli scolpì come guardie dell’acqua. Sul bordo della vasca, sdraiate su un fianco in un modo che è stato descritto come una sorta di danza congelata nel marmo, quattro statue personificano altrettanti fiumi: il Nilo, il Tevere, l’Ebro e il Camaro. I primi tre rappresentano i grandi fiumi della storia dell’umanità, l’Egitto, Roma e la Spagna asburgica; il quarto è il piccolo torrente messinese che alimentava il nuovo acquedotto. Un omaggio implicito all’imperatore Carlo V, che aveva favorito la città con importanti iniziative.

Al livello intermedio, quattro tritoni inginocchiati sorreggono la seconda vasca circolare, e quattro naiadi reggono la terza vasca ancora più piccola. È in questo livello che Montorsoli mostra forse il suo talento al massimo: i corpi femminili delle naiadi si intrecciano, le braccia si incrociano in modo che sembra sfidare la fisica del marmo, creando un’impressione di leggerezza e di movimento che nessun altro materiale pesante riesce a dare. Quattro putti a cavallo di delfini completano questo livello, con le fauci dei delfini aperte da cui zampilla l’acqua.

In cima alla struttura, al termine dello stelo centrale, si ergeOrione. Indossa un elmo e un’armatura alla romana, tiene con la sinistra lo scudo crociato con lo stemma diMessina, alza la destra in un gesto che può essere letto come saluto, come invocazione, come dichiarazione di appartenenza. Ai suoi piedi, fedele e presente, il cane Sirio. Da lassù, Orione guarda la piazza e la cattedrale, come se il fondatore della città sorvegliasse ancora quello che ha costruito.

Il terremoto del 1908 e la ricostruzione pezzo per pezzo

Il terremoto del 28 dicembre 1908 distrusse quasi tutto a Messina. LaFontana di Orionecrollò: la parte superiore si frantumò in centinaia di frammenti. Fu uno di quei momenti in cui la storia materiale di una città rischia di scomparire definitivamente. Ma i messinesi non lasciarono che succedesse. I frammenti furono raccolti, catalogati, conservati, e nei decenni successivi la fontana fu ricomposta pezzo per pezzo da restauratori che lavorarono con una pazienza e una competenza che ancora oggi fanno impressione. Quello che si vede oggi in piazza Duomo è in grande parte il marmo originale del 1553, ricongiunte le fratture con interventi quasi invisibili.

COME VISITARE E COSA SAPERE

Dove si trova:Piazza Duomo, centro storico di Messina, affiancata alla Cattedrale. Visita libera e gratuita, accessibile tutto l’anno.

Quando andare:la fontana e bella in qualsiasi momento, ma la luce del mattino presto e del tardo pomeriggio ne esalta i dettagli e i chiaroscuri del marmo. Evitare le ore centrali della giornata in estate per il caldo eccessivo.

La Fontana del Nettuno:Montorsoli realizzo per Messina una seconda fontana, oggi in Piazza Unita d’Italia vicino al porto. Il Senato la commissionò dopo aver apprezzato il lavoro su Orione. Vale la visita.

Approfondimento:il sito dell’Universita di Messina (universome.unime.it) ha un’ottima analisi della fontana con descrizione dettagliata dell’iconografia e del programma filosofico di Maurolico.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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