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La Chiesa e il Chiostro di Santa Maria del Gesù a Modica

Santa Maria del Gesù Modica: il gioiello gotico nascosto

Modica è una città barocca. Ma prima del barocco c’era qualcos’altro. E quel qualcos’altro, sopravvissuto ai terremoti, ai carcerieri e ai secoli, si chiama Santa Maria del Gesù.

La Modica che precede il barocco

Quando si pensa a Modica, si pensa subito al barocco. Al Duomo di San Giorgio che sale verticale sulla scalinata, alle facciate illuminate la sera, ai balconi con i mascheroni, al cioccolato. È giusto, perché Modica è davvero una delle capitali mondiali del barocco siciliano, patrimonio UNESCO dal 2002 insieme alle altre città del Val di Noto.

Ma c’è una Modica che precede tutto questo, una Modica più antica, più austera, che guarda verso la Spagna invece che verso Roma, e che sopravvive in un unico luogo rimasto quasi intatto dopo il terremoto catastrofico del 1693 che rase al suolo la città e la ricostruì in stile barocco. Quel luogo si chiama Santa Maria del Gesù, e si trova nel quartiere di Modica Alta, un po’ decentrato rispetto ai circuiti turistici abituali, abbastanza distante da San Giorgio e da San Pietro da essere spesso trascurato dai visitatori frettolosi. Un errore che non bisogna fare.

Santa Maria del Gesù è uno dei monumenti più importanti della Sicilia meridionale. Monumento Nazionale, gioiello dell’arte tardo gotica di influenza aragonese-catalana, unico nel suo genere in tutta l’Italia meridionale per il suo chiostro. E per quasi centocinquant’anni è stato un carcere. Ma andiamo con ordine.

Il Portale di Santa Maria del Gesù Modica: il gioiello gotico nascosto

1478: i Francescani, la Contessa e il matrimonio reale

La storia comincia nel 1478, quando i Frati Minori Osservanti dell’ordine francescano si insediarono a Modica restaurando un preesistente edificio religioso già presente nel luogo almeno dal 1343. Ma la svolta vera arrivò grazie a una donna e a un matrimonio.

La Contessa Giovanna Ximenes de Cabrera decise di finanziare la costruzione di una nuova e più grande chiesa e del convento annesso per celebrarvi, nel gennaio del 1481, le nozze della propria figlia Anna con Fadrique Enrìquez, primo cugino del Re di Spagna Ferdinando il Cattolico. Non era un matrimonio qualsiasi. Era un’alleanza politica di primo piano, un legame che univa la Contea di Modica, uno dei feudi più potenti del Mediterraneo, alla corona spagnola. Il legato perpetuo concesso alla fabbrica sanciva quell’unione e determinava il futuro del complesso per secoli.

I lavori procedettero velocemente. Entro i primi decenni del Cinquecento il complesso aveva già preso la fisionomia essenziale che ancora oggi si riconosce: la chiesa, il convento, il chiostro a doppio ordine. Un’opera finanziata dalla nobiltà spagnola, progettata da maestranze locali di altissimo livello, costruita in quello stile gotico aragonese-catalano che era la lingua architettonica della Contea di Modica nel tardo Quattrocento.

Il portale che racconta il Mediterraneo

La prima cosa che colpisce, arrivando in piazza del Gesù, è la facciata della chiesa. Non è una facciata barocca, non è niente di quello che ci si aspetta a Modica. È una facciata del primo Cinquecento, sobria nel volume ma straordinariamente ricca nel dettaglio, con al centro il portale ogivale più bello della città iblea.

Il portale è fortemente strombato, cioè si allarga progressivamente verso l’esterno come un imbuto, con una profondità che amplifica il gioco di ombre ad ogni ora del giorno. Le decorazioni che lo rivestono sono un catalogo enciclopedico dell’immaginario tardo-medievale: creature marine iperrealiste, pesci, conchiglie, elementi vegetali, motivi geometrici. Tutte le decorazioni sono scolpite con una precisione che ancora oggi stupisce i restauratori. Ai lati del portale si trovano due eleganti monofore di gusto moresco, diverse l’una dall’altra, a ricordare che questa è Sicilia, dove gli stili non si escludono ma si sommano.

Le due cuspidi che originariamente coronavano i pilastrini laterali non ci sono più: sono conservate al Museo Civico di Modica. Il portale stilisticamente si apparenta ad altre opere dell’area iblea, dalla Cappella della Candelora in Santa Maria delle Scale a Ragusa al prospetto della Chiesa di Santa Maria della Croce a Scicli. Ma ha una sua forza propria, una sua personalità che lo rende inconfondibile.

Il chiostro: un unicum in tutta l’Italia meridionale

Se la facciata è straordinaria, il chiostro è qualcosa che non si dimentica. È la ragione principale per cui conviene fare la strada fino a Modica Alta, pagare il biglietto di ingresso e prendersi il tempo che questo luogo merita.

Il chiostro di Santa Maria del Gesù è a due ordini sovrapposti in stile tardo-gotico. Al piano terra, il portico presenta archi a tutto sesto su colonnine decorate, con volte a crociera che coprono gli ambulacri. Al piano superiore, una teoria di colonnine a base ottagonale si ripete sui tre lati rimasti. La cosa che colpisce di più, quella che il critico d’arte Paolo Nifosì e il FAI hanno giustamente sottolineato, è che ogni colonnina è diversa dall’altra: decorazioni a zig-zag, motivi spiraliformi, intrecci geometrici, capitelli con elementi vegetali e animali. Nessuna uguale alla precedente. Un catalogo di forme che i maestri lapicidi modicani del primo Cinquecento hanno lasciato come firma collettiva di un’opera corale.

Il FAI, il Fondo per l’Ambiente Italiano, ha definito questo chiostro un unicum in tutta l’Italia meridionale, con paragoni stilistici sopravviventi soltanto in Catalogna. Non è un’iperbole. È la realtà di un monumento che non ha confronti nel suo territorio di appartenenza, che parla una lingua architettonica diversa da tutto quello che lo circonda, e che per questo è ancora più prezioso.

Salire al primo piano del chiostro è un’esperienza ulteriore. I giochi di luce che le colonnine e gli archi creano a seconda dell’ora del giorno trasformano la visita in qualcosa di quasi fotografico, in cui ogni angolazione rivela qualcosa di nuovo. I fotografi lo sanno già, e non è raro trovare qualcuno appostato con il cavalletto nelle ore della luce radente del mattino o del pomeriggio.

Santa Maria del Gesù Modica: il gioiello gotico nascosto

Il convento: da centro culturale a carcere

Dalla sua fondazione fino alla fine del Seicento, il convento fu una delle istituzioni culturali più importanti della Sicilia sud-orientale. Era sede di studi di filosofia, teologia e scrittura sacra, un centro di formazione intellettuale che attirava i migliori ingegni dell’ordine francescano. Qui visse e operò lo storico Placido Carrafa, il primo a tracciare la storia di Modica dalle origini al 1651, una fonte ancora oggi preziosa per chi studia la storia della Contea.

I terremoti del 1613 e del 1693 danneggiarono il complesso, portando a quegli interventi di ricostruzione barocca che trasformarono l’interno della chiesa pur lasciando intatti la facciata e il chiostro. Fu nella ricostruzione settecentesca che la navata fu radicalmente ridisegnata secondo il gusto barocco isolano: le aperture longitudinali che davano accesso alle antiche cappelle furono tamponate, il coro trasformato da rettangolare a semicircolare, la copertura rifatta con una volta a botte lunettata.

Ma il colpo più duro arrivò nel 1865. Con l’Unità d’Italia e la soppressione degli ordini religiosi, il convento fu trasformato in sede carceraria. Per centocinquant’anni il carcere di Modica occupò gli spazi del convento, modificando, adattando, tamponando, sovrapponendo. Il chiostro fu seppellito sotto superfetazioni e tramezzi. La chiesa divenne inaccessibile. Un gioiello dell’arte siciliana si ritrovò letteralmente dietro le sbarre, invisibile alla città che lo conteneva.

Il restauro e la restituzione alla città

La storia di Santa Maria del Gesù è anche la storia di un recupero lungo e difficile, che vale la pena raccontare perché dice qualcosa di importante sulla cura del patrimonio culturale in Sicilia.

Nel 1990 la Soprintendenza di Ragusa affidò agli architetti Emanuele Fidone e Bruno Messina il progetto di restauro del complesso. I lavori procedettero a fasi, tra le difficoltà di convivenza con la struttura carceraria ancora operativa. Nel 2005 fu completato il restauro della chiesa. Nel 2009 il FAI organizzò una prima apertura straordinaria che permise ai modicani di rivedere il loro chiostro per la prima volta in decenni. La riapertura definitiva della chiesa avvenne il 20 aprile 2011, dopo centoquarantasei anni di inaccessibilità. Dall’agosto 2016 sia la chiesa che il chiostro sono regolarmente aperti al pubblico.

Durante il restauro del chiostro emerse il lavoro più delicato: liberare il portico da tutte le superfetazioni imposte dall’adattamento a carcere. Quando i muri aggiunti furono demoliti, le antiche colonne del chiostro riapparvero in ottimo stato di conservazione, come se avessero aspettato pazientemente sotto le murature. Riemersero anche parti dell’originaria pavimentazione in blocchi calcarei, che fu integrata con elementi analoghi. Il restauro rispettò scrupolosamente i principi della conservazione autentica: non si inventò niente, non si aggiunse niente che non ci fosse.

L’interno della chiesa: cinque secoli in una navata

Entrare nella chiesa dopo aver attraversato il portale ogivale è passare da un mondo all’altro. L’esterno gotico-aragonese lascia il posto a un interno che porta le tracce di ogni epoca della sua storia. La navata unica, nella configurazione settecentesca che ancora oggi si vede, ha lesene binate corinzie, altari laterali e una volta a botte lunettata che è puro barocco siciliano del primo Settecento.

Ma le cappelle laterali, accessibili attraverso il corridoio trasversale che le attraversa, conservano elementi di epoche diverse. Di grande valore storico e artistico sono gli affreschi riemersi durante i lavori di restauro, che hanno restituito frammenti di decorazione pittorica risalenti ai secoli XV e XVI. Le cappelle furono scelte dalle famiglie più importanti di Modica come luogo di sepoltura privilegiato, e il complesso arrivò ad annoverare quindici altari nel momento di massimo splendore.

La presenza francescana si sente ancora in ogni angolo di questo spazio. C’è una sobrietà di fondo, una misura nelle proporzioni, un senso del sacro che non ostenta ma raccoglie, tipica dell’architettura degli ordini mendicanti, che sopravvive anche sotto le decorazioni barocche che la storia vi ha sovrapposto.

Una visita da fare con calma

Ci sono monumenti che si visitano in fretta, quelli che si capiscono in dieci minuti e si lasciano con la sensazione di aver visto quello che c’era da vedere. Santa Maria del Gesù non è uno di questi. È un posto che chiede tempo, che chiede attenzione, che restituisce qualcosa di diverso a seconda di dove guardi e di quanto ti fermi.

Il chiostro soprattutto. Ci si può passare mezz’ora a guardare le colonnine una per una, cercando le differenze, immaginando le mani che le hanno scolpite, la pazienza e l’orgoglio artigianale di chi ha fatto un lavoro diverso per ognuna invece di replicare lo stesso modello. È una riflessione sul tempo e sulla cura che il mondo moderno ha quasi dimenticato.

Sono modicano, e confesso che per anni questo monumento è rimasto per me sullo sfondo, uno di quei posti che hai sempre in mente di visitare con calma e che continui a rimandare perché ce lo hai vicino. Poi ci sono andato. E ho capito che i modicani, in questo caso, hanno il privilegio di avere a pochi passi da casa qualcosa che i turisti di tutta Europa vengono appositamente a vedere. Non buttiamo questo privilegio, usciamoci di casa.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

📍 Dove si trova
Piazza del Gesù, Modica Alta (RG). A circa 10-15 minuti a piedi dal centro di Modica e dal Duomo di San Giorgio, nella parte alta della città.

🚗 Come arrivare
In auto da Ragusa: SS115 direzione Modica, poi seguire indicazioni per Modica Alta. Parcheggio disponibile in piazza del Gesù e nelle vie limitrofe. Da Siracusa: SS115 o autostrada A18 uscita Rosolini, poi SS115 direzione Modica.

🕘 Orari di visita
Aperto al pubblico tutti i giorni. Il martedì è visitabile anche nel pomeriggio fino alle ore 18:00. Per orari aggiornati si consiglia di verificare direttamente prima della visita. Ingresso: € 3,00.

🏛️ Cosa vedere
Portale ogivale della facciata con decorazioni marine (primo Cinquecento), chiostro a doppio ordine tardo-gotico con colonnine tutte diverse tra loro, interno della chiesa con affreschi riemersi dal restauro, cappelle laterali con sepolture nobiliari, pavimentazione originale in blocchi calcarei.

📸 Consiglio fotografico
Salire al primo piano del chiostro nelle ore della luce radente (mattino presto o tardo pomeriggio) per i migliori giochi di luce sulle colonnine. La facciata è magnificamente illuminata la sera.

🌿 Nei dintorni
Duomo di San Giorgio (10 min a piedi), Duomo di San Pietro, Museo Civico con le cuspidi originali del portale, centro storico barocco UNESCO, Corso Umberto I con le pasticcerie di cioccolato.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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