Una delle chiese più belle di Ragusa, ignorata dagli itinerari turistici ufficiali ma amata da chi la conosce davvero. Barocco composito, stucchi azzurrini, un organo Serassi del 1857 e vetrate di Cambellotti che il 2 giugno 1956 aprirono verso il cielo.
La chiesa che Ragusa dimentica e che merita di più
C’è una cosa che mi colpisce ogni volta che penso alla Chiesa del SS. Ecce Homo di Ragusa. È una delle chiese barocche più belle della città, uno degli esempi più riusciti di quel barocco ibleo che ha reso Ragusa, insieme a Noto, Modica e Scicli, patrimonio dell’umanità UNESCO. Eppure per anni è rimasta fuori dagli itinerari turistici ufficiali del Comune, ignorata dalle guide, assente dai percorsi organizzati. Chi la conosce, la ama. Chi non la conosce, spesso non sa nemmeno che esiste.
Un parroco locale lo ha scritto senza mezzi termini, rivolgendosi direttamente al Sindaco di Ragusa in una lettera pubblica: perché non è stata inserita nell’elenco delle chiese aperte ai turisti? Eppure la chiesa dell’Ecce Homo, nel suo stile neoclassico con ricordi tardo-barocco, nella sua dimensione architettonica ed estetica, è un vero gioiello e un grande patrimonio della nostra città. Ha tutte le caratteristiche per essere annoverata tra i monumenti UNESCO. Queste parole, scritte con la franchezza di chi conosce un luogo nel profondo e si indigna che venga trascurato, sono la migliore presentazione che si possa fare di questa chiesa.
Ragusa merita questo articolo, e questa chiesa merita di essere raccontata. Cominciamo dall’inizio.
Una chiesetta di campagna, poi quarant’anni di cantiere
Secondo la tradizione, la Chiesa del SS. Ecce Homo fu edificata nel luogo in cui sorgeva una piccola chiesa di campagna dedicata alla Madonna del Rosario. Era un edificio devozionale rurale, uno di quelli che punteggiano tutta la Sicilia meridionale, costruiti dai contadini per avere un punto di riferimento spirituale vicino ai campi. Con la crescita della città nuova di Ragusa, quel luogo si trovò sempre più al centro dell’abitato, e nacque l’idea di costruire qualcosa di più grande e più degno.
La costruzione della chiesa iniziò nel 1808, ma i lavori procedettero a singhiozzo, con interruzioni e rallentamenti che ne posticiparono il completamento di decenni. Fu solo nel 1842, per la tenace volontà del sacerdote Don Giovanni Boscarino, che i lavori ripresero con vigore e furono portati a conclusione. La facciata fu completata nel 1856, quasi mezzo secolo dopo la posa della prima pietra. Quarant’anni di cantiere per una chiesa che ne vale mille: una storia di pazienza, di fede e di risorse che arrivano poco alla volta, tipicamente siciliana.
La facciata: il Gagliardi ispirò, Boscarino costruì
La facciata della Chiesa del SS. Ecce Homo è quella che ho fotografato io, in quella bellissima foto notturna, della copertina, con le luminarie azzurre che incorniciano la pietra calcarea illuminata di dorato. È una facciata a torre, l’ultima costruita nella zona iblea con questo schema, e chi la guarda con attenzione riconosce immediatamente la fonte di ispirazione: la torre-campanaria è modellata sul felice esempio sperimentato da Rosario Gagliardi per la facciata della Chiesa di San Giorgio a Modica. Non è una copia, è un dialogo, un omaggio a un modello che aveva già dimostrato di funzionare in modo straordinario.
La facciata si divide in tre ordini sovrapposti. Il primo ordine presenta tre portali, quello centrale più grande, con colonne binate che si assottigliano progressivamente man mano che si sale. Sul prospetto quattro possenti statue raffigurano i quattro Evangelisti, poggiate sui cornicioni con quella gravità solenne che i santi barocchi siciliani sanno avere. La torre-campanaria svetta ardita sopra tutto, con il suo orologio nella cella campanaria, con quella verticalità che è la firma del barocco ibleo.
C’è un momento del giorno in cui questa facciata dà il meglio di sé: il tramonto. Quando il sole, alle spalle della chiesa, penetra attraverso la cella campanaria e riflette sulla via Ecce Homo, proietta in controluce l’ombra della chiesa in uno spettacolo di luce e chiaroscuri che mette in risalto ogni dettaglio architettonico. Ma la mia fotografia notturna, in occasione del Natale, con le luminarie che creano una corona di luci blu intorno alla pietra oro, dice qualcosa di altrettanto straordinario: questa chiesa è bella a qualsiasi ora, in qualsiasi luce.
La posizione scenografica: una via come quinta teatrale
La Chiesa del SS. Ecce Homo occupa una posizione che gli urbanisti definirebbero caratterizzante, e che i ragusani che ci vivono accanto descrivono più semplicemente come quella bella. Si trova al termine della via Ecce Homo, e dal suo portone centrale si può ammirare la veduta panoramica della campagna ragusana che si apre verso sud. È una di quelle prospettive urbane siciliane in cui la città si apre improvvisamente verso il paesaggio, in cui l’architettura e la natura entrano in dialogo invece di ignorarsi.
Chi scrive di questa chiesa usa spesso la parola scenografica, e lo fa a ragione. Come Rosario Gagliardi aveva studiato la collinadi Ibla prima di progettare San Giorgio, collocando il Duomo al termine di una linea visiva che partiva dal giardino ibleo e saliva fino alla sommità, così la via Ecce Homo è la scenografia naturale di questa chiesa. Si cammina lungo la via, si sale, e la chiesa si rivela progressivamente, sempre più grande, sempre più bella, finché ci si trova ai piedi della scalinata e si alza gli occhi verso la facciata illuminata. È un percorso pensato, non casuale.
L’interno: gli stucchi azzurrini dei fratelli Sesta
Se la facciata è uno spettacolo barocco, l’interno è una sorpresa di segno diverso. Si entra aspettandosi il barocco dorato e ridondante delle grandi chiese ragusane, e invece ci si trova in uno spazio che ha una sua qualità particolare, quasi inaspettata.
L’interno è a croce latina, con tre navate divise da soli tre pilastri, una soluzione che dà allo spazio una proporzione insolita, più larga rispetto alla profondità. Le navate laterali sono sovrastate da caratteristiche cupolette, un elemento che distingue questa chiesa da tutte le altre del ragusano. Ma quello che colpisce di più, quello che i visitatori ricordano dopo aver lasciato la chiesa, è il colore. Gli stucchi e le decorazioni interne sono di colore azzurrino, realizzati dai fratelli Sesta nel 1864. Non il dorato consueto, non il bianco classico, ma un azzurro delicato, quasi celestiale, che riveste cornici, fregi e modanature finemente decorate e dorate. Il risultato è un insieme architettonico di notevole impatto estetico, qualcosa che non si trova altrove nella Sicilia iblea.
La cupola, che avrebbe dovuto impostarsi sull’arco del transetto, non fu mai costruita. È una di quelle assenze che in certe architetture diventano quasi parte del progetto, un’incompiutezza che invece di togliere aggiunge, perché lascia lo spazio aperto verso l’alto in modo diverso da quanto una cupola avrebbe fatto.
L’organo Serassi del 1857: uno strumento d’assoluta fedeltà sonora
Tra i tesori della Chiesa del SS. Ecce Homo, quello che gli appassionati di musica e di arte organaria citano per primo è l’organo. Si tratta di un grande organo-orchestra costruito nel 1857 dalla ditta Serassi di Bergamo, una delle più prestigiose fabbriche di organi d’Italia del XIX secolo.
La ditta Serassi, fondata nel 1720 da Giuseppe Serassi e continuata dai suoi discendenti per oltre un secolo, costruì alcuni degli organi più importanti d’Italia, strumenti che si trovano in cattedrali, basiliche e chiese di tutta la penisola. L’organo dell’Ecce Homo di Ragusa è definito da chi lo conosce uno strumento di assoluta fedeltà sonora, con quella qualità timbrica e quella profondità di suono che solo i grandi organi storici sanno avere. È perfettamente funzionante, e nelle occasioni in cui viene suonato riempie la chiesa di un suono che l’architettura amplifica e trasforma in qualcosa di fisico oltre che acustico.
Le vetrate di Cambellotti: il 2 giugno 1956
Il secondo grande tesoro dell’Ecce Homo è quello che il 2 giugno 1956, con grande concorso di popolo, fu inaugurato dal vescovo monsignor Francesco Pennisi: le tre vetrate artistiche istoriate di Duilio Cambellotti. È una storia che merita di essere raccontata per intero, perché porta con sé un nome che non molti conoscono ma che merita di essere conosciuto.
Duilio Cambellotti fu uno dei più importanti artisti italiani del primo Novecento, un simbolista e Liberty di grande talento che lavorò come illustratore, scenografo, decoratore, vetraio. Collaborò con D’Annunzio, illustrò riviste di cultura, progettò manifesti pubblicitari, realizzò decorazioni per edifici pubblici. Era un artista che apparteneva alla stagione dell’Art Nouveau italiana, quella che credeva nella bellezza come strumento di elevazione civile.
Il parroco Giuseppe Guardiano, che evidentemente aveva un gusto raffinato e le relazioni giuste, gli affidò il progetto delle tre vetrate. Cambellotti realizzò tre composizioni di grande qualità: la Natività e la Pentecoste nel transetto, e il Cristo Coronato di Spine in alto nella cantoria, corrispondente al lato interno del prospetto della facciata. Le vetrate furono eseguite dalla vetreria Giuliani di Roma. Il vescovo Pennisi, che aveva una stima personale di Cambellotti, non solo approvò il progetto ma si impegnò a comporre le scritte in latino da inserire ai piedi delle vetrate. Quando si inaugurarono, quel 2 giugno 1956, erano le prime vetrate artistiche di questa qualità a entrare in una chiesa ragusana. Sessant’anni dopo, la comunità parrocchiale le celebrò con un mese dedicato, il Mese Cambellottiano, aprendo ai visitatori la scala a chiocciola che porta fino alla cantoria per vedere da vicino la grande vetrata del Cristo.
Gli altari, la statua dell’Ecce Homo e gli altri tesori
L’interno della chiesa custodisce altri tesori che meritano attenzione. La statua lignea dell’Ecce Homo, che dà il nome alla chiesa, è una delle opere più espressive e più venerate dai parrocchiani: rappresenta Cristo con la corona di spine, gli occhi abbassati, il mantello di porpora, in quella iconografia della Passione che il Seicento siciliano aveva reso popolarissima.
All’altare della Madonna del Rosario nel transetto destro si ammira un ottocentesco quadro raffigurante la Madonna con Bambino con le quindici piccole tele dei Misteri del Rosario ai lati della cornice. Queste tele furono trafugate nel 1990 e rifatte dai pittori ragusani Carmelo Occhipinti e Angelo Campo, mentre la cornice in foglia d’oro zecchino fu restaurata nel 2000. Gli altri altari conservano una statua lignea di San Giuseppe del 1927, un quadro di Santa Rita da Cascia del XIX secolo, e il quadro del Battesimo di Cristo realizzato da Giorgio Sirugo nel 1928. E infine gli stalli del coro in legno scolpito con i bassorilievi della Passione, un’opera di artigianato sacro di grande qualità che si trova nella navata principale.
Una chiesa da riscoprire
La Chiesa del SS. Ecce Homo di Ragusa è una di quelle chiese che richiedono di essere cercate, che non stanno sul percorso obbligato ma che, una volta trovate, lasciano qualcosa. Non è la grandiosità di San Giorgio a Modica, non è la verticalità di San Pietro. È qualcosa di più discreto e forse per questo più sorprendente: una chiesa che ti aspetta alla fine di una via, che ti accoglie con la sua facciata barocca, che ti sorprende con gli stucchi azzurrini, che ti commuove con le vetrate di Cambellotti.
Se siete a Ragusa e avete già visitato il Duomo di San Giovanni, la cattedrale, il centro storico, aggiungete la via Ecce Homo al vostro percorso. Camminate lungo la via, guardate come la facciata si rivela lentamente, salite la scalinata, entrate. Lasciatevi sorprendere dal colore azzurro degli stucchi, alzate gli occhi verso le vetrate di Cambellotti, ascoltate il silenzio che in certi momenti queste chiese sanno produrre. E se avete fortuna, e se l’organo Serassi del 1857 è in funzione, fermatevi ad ascoltarlo. Raramente la musica trova uno spazio più adatto.
| COME ARRIVARE E COSA SAPERE 📍 Dove si trova Via SS. Rosario 13 / Via Ecce Homo, Ragusa. Nel quartiere della città nuova, salendo lungo il Corso Italia, sul lato destro. A circa 10 minuti a piedi dal centro e dall’infopoint turistico di Piazza San Giovanni. 🕘 Orari di visita Orari delle Messe: feriale ore 9.00, sabato e prefestivi ore 9.00, domenica e festivi ore 9.00, 11.00 e 18.00. La chiesa è generalmente aperta anche fuori dagli orari di messa. Per visite guidate o per salire alla cantoria, contattare la parrocchia. 🏛️ Cosa vedere Facciata barocca a torre a tre ordini con le quattro statue degli Evangelisti, stucchi e decorazioni azzurrini dei fratelli Sesta (1864), organo Serassi del 1857 (uno dei più pregiati della Sicilia), tre vetrate artistiche di Duilio Cambellotti inaugurate il 2 giugno 1956, statua lignea dell’Ecce Homo, cupolette sopra le navate laterali, stalli del coro con bassorilievi della Passione. 📸 Il momento migliore Al tramonto, quando il sole penetra attraverso la cella campanaria e proietta l’ombra della chiesa sulla via Ecce Homo in uno spettacolo di luci e chiaroscuri. Di sera con le luminarie (come nella mia foto) per la qualità dorata della pietra illuminata. 🌿 Nei dintorni Duomo di San Giovanni Battista (5 min), Palazzo delle Poste, Palazzo del Governo, centro storico di Ragusa Superiore. Ragusa Ibla con San Giorgio e San Giuseppe (15 min a piedi o 5 min in auto). |
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
