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La Chiesa del Carmine di Modica: il portale tardo gotico che il 1693 non riuscì a distruggere

Chiesa del Carmine Modica: il gotico chiaramontano intatto

In una città ricostruita quasi interamente dopo il terremoto del 1693, la Chiesa di Santa Maria del Carmelo è sopravvissuta intatta. Il portale chiaramontano della fine del Trecento, dichiarato Monumento Nazionale, e il rosone francescano a dodici raggi sono tra le testimonianze medievali più preziose del Val di Noto.

Modicaè una città che si porta addosso il segno del terremoto dell’11 gennaio 1693 come una cicatrice trasformata in bellezza. Il sisma che devastò tutta la Sicilia sud-orientale in novanta secondi distrusse il novantadue per cento degli edifici della città, aprì voragini, spostò montagne di detriti, cambiò persino il corso del torrente Modica che scorreva tra le due valli. La ricostruzione fu straordinaria, barocca, ambiziosa, e il risultato è quelpatrimonio UNESCOche oggi attira visitatori da ogni parte del mondo. Ma c’è qualcosa che il terremoto non riuscì a distruggere. LaChiesa di Santa Maria del Carmelo, nel cuore del rione Cartellone, uscì indenne dalla furia del sisma. E quella sopravvivenza non è solo un fatto fortunato: è una finestra aperta su una Modica precedente al 1693, una Modica medievale che altrimenti non sarebbe arrivata fino a noi.

LaChiesa del Carmine, è riconoscibile da quella facciata che non assomiglia a nessun’altra cosa nella città. Quando la si trova, ci si ferma. Non per la grandiosità, non per lo splendore barocco, ma per il contrario: per la sobrietà medievale di un edificio che appartiene a un’altra epoca architettonica, a un’altra idea di bellezza, a un altro modo di relazionarsi con lo spazio sacro.

La storia: i Carmelitani e la fondazione medievale

L’Ordine dei Carmelitanigiunse in Sicilia nel XIII secolo, portando con sé una spiritualità contemplativa e una devozione mariana che si radicò profondamente nell’isola. La fondazione del convento e della chiesa di Modica risale quasi certamente al XIV secolo, nel periodo in cui la città era al centro del potere del Contado di Modica, uno dei feudi più vasti e potenti della Sicilia medievale, allora in mano alla famiglia Chiaramonte. È proprio a questo contesto culturale e artistico che appartiene il portale della chiesa: lo stile tardo gotico chiaramontano, che prende il nome dalla famiglia che dominava la contea, era il linguaggio architettonico di quel territorio in quel preciso momento storico.

I Chiaramonte avevano costruito a Palermo il loro palazzo, oggi sede della Prefettura, elaborando uno stile che mescolava il gotico nordeuropeo con elementi arabi e normanni in modo del tutto originale. Questo linguaggio si era diffuso in tutto il territorio di loro influenza, lasciando tracce nei portali, nelle finestre, nelle decorazioni di chiese e palazzi. Il portale della Chiesa del Carmine di Modica è uno degli esempi più integri di questo stile sopravvissuti al terremoto, e per questo il suo valore storico va ben oltre i confini della sola città.

Il portale: Monumento Nazionale della fine del Trecento

Ilportale della Chiesa del Carmineè datato alla fine del Trecento, tra il 1370 e il 1390, ed è stato dichiaratoMonumento Nazionalenei primi anni del Novecento, quando la legislazione italiana sui beni culturali muoveva i primi passi e la consapevolezza dell’importanza del patrimonio storico medievale iniziava ad affermarsi. Il riconoscimento arrivò prima del terremoto di Messina del 1908, che accelerò enormemente l’attenzione pubblica verso la tutela del patrimonio architettonico siciliano: segno che questo portale era già allora considerato un’opera di primissimo piano.

L’arco del portale è acuto, a sesto acuminato come vuole il gotico, e i piedritti che lo sorreggono sono decorati con una serie di archivolti concentrici che si restringono verso l’interno, creando quella profondità caratteristica dell’architettura tardo gotica che invita a passare dall’esterno all’interno come una porta verso un altro mondo. Le decorazioni scolpite sugli archivolti includono motivi geometrici, vegetali e figurativi che riflettono la ricchezza ornamentale dello stile chiaramontano: foglie di acanto, rosette, piccole figure umane e animali fantastici si alternano con una fantasia che non si ripete mai identica. La pietra calcarea locale, lavorata con uno scalpello che doveva essere di grande qualità, ha resistito meglio di quasi tutto il resto alla forza del terremoto.

Il Rosone Francescano a 12 raggi della Chiesa del Carmine

Il rosone francescano a dodici raggi

Sopra il portale si apre il rosone, e anche qui ci vuole un momento per capire quello che si sta guardando. Non è un rosone barocco, non ha la ridondanza decorativa del Seicento e del Settecento che si vede altrove aModica. È un rosone francescano, con dodici raggi che si irradiano dal centro verso la circonferenza esterna in modo geometricamente preciso, sobrio, quasi matematico. Il numero dodici non è casuale: nella tradizione medievale ricorreva ovunque come simbolo di completezza, dagli apostoli ai mesi dell’anno, dalle tribù d’Israele alle ore del giorno e della notte.

Il termine francescano riferito al rosone non indica necessariamente una committenza o una costruzione da parte dei Francescani, bensì uno stile di rosone semplice e geometrico che si contrappone ai rosoni più elaborati del gotico fiammeggiante. La sobrietà era una scelta deliberata, coerente con lo spirito dell’architettura mendicante del XIII e XIV secolo, che preferiva la chiarezza formale all’ornamento. Questo rosone e il portale sottostante formano un insieme coerente che testimonia la maturità e la coerenza dello stile chiaramontano applicato all’architettura religiosa.

L’interno e il convento annesso

L’interno della chiesa, a navata unica come era consuetudine nell’architettura conventuale medievale, ha subito nel corso dei secoli diverse trasformazioni che hanno sovrapposto elementi barocchi alla struttura originaria, senza tuttavia cancellarne del tutto il carattere. Le cappelle laterali aggiunte nel Seicento e nel Settecento ospitano opere d’arte di epoche diverse, e il confronto tra il medievale e il post-sismico si legge anche qui, nelle pareti e nelle volte. Il convento annesso, che i Carmelitani abitarono fino alla soppressione degli ordini religiosi nel XIX secolo, ha avuto vicende diverse nel tempo ed è oggi in parte destinato ad usi civili.

La chiesa è ancora attiva come luogo di culto, e il fatto che una comunità di fedeli la utilizzi regolarmente le dà una vita quotidiana che i musei non riescono a replicare. Entrare durante una funzione, con la luce che filtra dal rosone e dal portale aperto, è un’esperienza che collega in modo diretto al Medioevo modicano, a quellaModica chiaramontanache il terremoto del 1693 ha quasi del tutto cancellato, e che sopravvive, miracolosamente integra, in questa facciata.

Il contesto: Modica prima e dopo il 1693

Per capire l’importanza dellaChiesa del Carminebisogna capire cosa significa il terremoto del 1693 per Modica. La città medievale era costruita sulle due valli che si incontrano dove oggi sorge il corso principale: case aggrappate alle rocce, chiese nei punti più elevati, il castello dei Chiaramonte sulla sommità più alta. Tutto questo, o quasi tutto, crollò in novanta secondi. La ricostruzione trasformò Modica in una delle capitali del barocco siciliano, con San Giorgio di Rosario Gagliardi come capolavoro assoluto, ma cancellò quasi ogni traccia della città precedente.

LaChiesa del Carmineè, insieme a pochi altri elementi sparsi nel territorio, una delle rarissime eccezioni. Testimonia che prima del barocco c’era qualcosa, cheModicaaveva una sua storia architettonica, un suo linguaggio formale, una sua relazione con lo spazio sacro che andava oltre il trionfo decorativo della ricostruzione settecentesca. È per questo che visitarla dovrebbe essere parte obbligatoria di qualsiasi itinerario modicano: non per la magnificenza, non per la grandiosità, ma per quella rarità preziosa che solo le cose sopravvissute per caso possono avere.

COME VISITARE E COSA SAPERE

Dove si trova:Iin Piazza Giacomo Matteotti la nr. 4

Orari:aperta per le funzioni religiose. Per visite fuori orario contattare la parrocchia o il punto informativo turistico di Modica in Corso Umberto I.

Il portale:dichiarato Monumento Nazionale nei primi anni del Novecento. La pietra calcarea locale ha conservato in modo eccellente i dettagli scultorei. Portare con se una torcia per illuminare i bassorilievi nelle ore centrali della giornata.

Da abbinare:la visita alla Chiesa del Carmine si abbina idealmente a un percorso nel centro storico di Modica, con la chiesa di San Nicola di Mira e il Castello dei Conti. Per il barocco: San Giorgio e San Pietro nel centro.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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