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La Cattedrale di Palermo, dedicata a Maria SS. Assunta, Patrimonio Unesco

Cattedrale Palermo Maria SS Assunta: storia e arte

Mille anni di storia in un solo edificio: templum Arabi, chiesa normanna, gotico catalano, cupola neoclassica. Sei secoli di re, imperatori e vescovi. Le tombe di Federico II e Ruggero II. E una colonna con un versetto del Corano ancora al suo posto dopo novecento anni.

Il libro di pietra più lungo di Palermo

Ci sono edifici che si leggono invece di visitarsi. La Cattedrale di Palermo è il più lungo di questi libri: ogni facciata racconta un’epoca, ogni porta un secolo, ogni dettaglio una dominazione diversa che ha lasciato il suo segno senza cancellare quello di chi c’era prima. Palermitana nell’anima, stratificata come la sua storia, la Cattedrale metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta è il monumento più importante della città, quello che raccoglie in sé tutto quello che Palermo è stata.

La Cattedrale di Palermo - Foto di Giuseppe Cianci

Sorge su Corso Vittorio Emanuele, la via più lunga del centro storico. Il fianco meridionale, quello che si apre su un piazzale recintato e che è la vista più fotografata dell’edificio, mostra in pochi metri quadrati di parete tutto quello che questo luogo ha attraversato: le decorazioni arabeggianti delle absidi normanne, il portico gotico catalano del XV secolo, le cupolette policrome delle cappelle laterali, la cupola neoclassica di Ferdinando Fuga che sale sopra tutto come un sigillo settecentesco su un documento medievale. Non assomiglia a nessuna altra cattedrale italiana, ed è giusto così: è siciliana, il che vuol dire che è tutto insieme.

Prima della cattedrale: la moschea e il versetto del Corano

La storia della Cattedrale comincia molto prima del 1184, la data ufficiale di costruzione. Su questo sito sorgeva già una basilica paleocristiana del IV-V secolo, poi trasformata in moschea durante la dominazione araba. Quando i Normanni conquistarono Palermo nel 1072, la moschea fu reconvertita in chiesa cristiana e affidata all’arcivescovo. Ma il segno della dominazione araba è ancora visibile, in modo del tutto inaspettato, sul colonnato del portico meridionale.

Sulla colonna a sinistra del portale del portico gotico catalano è inciso un versetto del Corano. Probabilmente proveniente dall’antica moschea e riutilizzato nella costruzione medievale senza che nessuno badasse all’iscrizione araba, quel versetto è ancora lì dopo novecento anni, intatto sul marmo, a testimoniare quella continuità di luoghi sacri che la storia di Palermo porta con sé come un filo rosso. Poche altre cattedrali cristiane nel mondo hanno un versetto coranico sul colonnato d’ingresso. Palermo sì, e lo porta come segno di identità più che come anomalia.

1184: Gualtiero Offamilio e la chiesa normanna

La cattedrale normanna fu edificata nel 1184 per volontà dell’arcivescovo Gualtiero Offamilio, un inglese di origine normanna che aveva trovato a Palermo la sua città d’elezione. Offamilio era un uomo di grande cultura e di grande ambizione: volle una cattedrale degna di una capitale del Mediterraneo, e incaricò maestranze che conoscevano la tradizione architettonica fatimita, quella scuola islamica che i Normanni avevano ereditato dagli Arabi insieme a tutto il resto dell’apparato burocratico e artistico dell’isola. Il risultato fu un edificio stilisticamente straordinario: alto, splendido prodotto della cultura architettonica fatimita, realizzato da architetti islamici e da maestranze islamiche o islamizzate al servizio di committenti cristiani.

Di quella chiesa gualteriana originaria, le absidi orientali sono la parte meglio conservata. Le due torri absidali normanne, le tarsie in pietra lavica nelle pareti, le decorazioni ad archetti intrecciati e ciechi di gusto arabo-normanno: sono i pezzi di un puzzle medievale da cui secoli di rimaneggiamenti hanno poi tolto e aggiunto pezzi continuamente. L’arcivescovo Offamilio è sepolto nella cattedrale che fondò, in un sarcofago di marmo bianco decorato con mosaici, uno dei più belli dell’intero edificio.

Le tombe reali: Federico II, Ruggero II e i sarcofagi di porfido

Se c’è un luogo della Cattedrale di Palermo che vale da solo il viaggio, è la Cappella delle tombe reali nel transetto destro. Qui sono custodite le spoglie di alcuni dei personaggi più importanti della storia medievale europea, rinchiuse in sarcofagi che sono essi stessi capolavori dell’arte medievale. Quattro sarcofagi di porfido rosso, quella pietra imperiale riservata ai più grandi sovrani: due sulla destra, due sulla sinistra, con un candelabro al centro.

Il sarcofago a baldacchino di Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia, è quello di sinistra più interno. Federico II, il puer Apuliae, il stupor mundi, il più grande intellettuale sul trono medievale, riposa qui dal 1250 in quello stesso sarcofago che Ruggero II aveva fatto preparare per sé a Cefalù e che Federico si trasferì a Palermo insieme a quello della nonna Costanza d’Altavilla. Ruggero II, il fondatore del regno normanno di Sicilia, è nel sarcofago a destra più interno. Guglielmo I e Costanza d’Altavilla completano il gruppo. Quattro persone che hanno cambiato la storia dell’Europa medievale, tutte qui, in questa stanza del transetto destro, in quei blocchi di porfido rosso che i re bizantini usavano per i propri sepolcri e che i re normanni di Sicilia avevano fatto propri.

L'interno della Cattedrale di Palermo - Foto di Giuseppe Cianci

Ferdinando Fuga e il trauma neoclassico del 1781

Ogni amante dell’architettura medievale sente un leggero dolore quando si parla dei lavori commissionati nel 1781 dall’arcivescovo Serafino Filangieri all’architetto napoletano Ferdinando Fuga. Erano lavori necessari: l’edificio aveva problemi strutturali seri, la volta era a rischio, l’illuminazione interna era quella oscura e suggestiva di una cattedrale medievale ma i gusti del tardo Settecento chiedevano spazi luminosi e razionali. Fuga trasformò la pianta basilicale in croce latina con transetto, realizzò la cupola che domina ancora oggi il profilo della cattedrale, sostituì il soffitto ligneo medievale con volte a botte, intonacò e imbiancò le pareti, smontò la Tribuna di Antonello Gagini.

Quest’ultimo fu il sacrificio più doloroso: la Tribuna di Gagini era uno dei più significativi dossali marmorei con valenza altamente teologica della Sicilia rinascimentale. Smontata pezzo per pezzo, le sue statue furono distribuite per tutto l’edificio in posizioni diverse, perdendo quella coerenza narrativa che aveva nella collocazione originaria. Si può ancora vedere San Giovanni, San Matteo, San Marco e San Luca ai lati del mausoleo nell’ingresso laterale, statue bellissime ma orfane del contesto per cui erano state scolpite. I lavori di Fuga furono completati dal suo successore Giuseppe Venanzio Marvuglia, e terminarono nel 1801. L’interno che si vede oggi è il risultato di quella trasformazione.

Il portico gotico catalano e la meridiana di Piazzi

L’ingresso principale dei visitatori avviene attraverso il portico meridionale gotico catalano, aggiunto nel XV secolo. È uno dei più bei portici gotici della Sicilia: il portale di Antonio Gambara del 1426, ricco di figure floreali e immagini antropomorfe, è un capolavoro di arte siciliana tardo-medievale, con quei caratteri stilistici che riprendono l’architettura catalana del gotico fiorito. Sopra il portale, nell’edicola, un mosaico del XIII secolo riproduce la Madonna. Due monumenti alle pareti commemorano le incoronazioni in questa cattedrale: Carlo III di Borbone nel 1735 e Vittorio Amedeo II di Savoia nel 1713.

Sul pavimento della navata centrale, realizzata durante i rifacimenti moderni, una meridiana in marmo con tarsie colorate rappresenta le costellazioni per opera di Giuseppe Piazzi, l’astronomo scopritore dell’asteroide Cerere, collocata qui nel 1801. È uno strumento scientifico perfettamente funzionante: nelle giornate di sole, un raggio di luce entra dall’apposito foro nella parete e segna l’ora e la stagione sul pavimento. Una cattedrale dove si prega e si misura il tempo con il sole: ancora una volta, Palermo che non buttava via niente.

Le cappelle, le reliquie e Santa Rosalia

L’interno della cattedrale custodisce una serie di cappelle che meriterebbero ciascuna un articolo a sé. La Cappella del Santissimo Sacramento conserva un ciborio seicentesco interamente adornato di lapislazzuli, opera su disegno di Cosimo Fanzago, uno dei pezzi più preziosi dell’intero edificio. L’altare del Crocefisso è un complesso scultoreo di grande tensione espressiva. Il trono episcopale nel presbiterio, ricomposto in parte con frammenti di antichi mosaici del XII secolo, porta con sé quella continuità tra i secoli che è il senso più profondo di questo luogo.

La Cappella di Santa Rosalia nella Cattedrale di Palermo - Foto di Giuseppe Cianci

La Cappella di Santa Rosalia è quella che i palermitani sentono più propria. Qui è custodita nell’urna in argento, realizzata nel XVII secolo da Matteo Lo Castro, Francesco Ruvolo e Giancola Viviano, la patrona di Palermo che nel 1625 liberò la città dalla peste con il ritrovamento miracoloso delle sue reliquie sul Monte Pellegrino. Ogni anno, il 15 luglio, l’urna viene portata in processione per le vie di Palermo sul carro trionfale in un corteo che è uno degli spettacoli più commoventi della Sicilia. Quella notte, la cattedrale è vuota e silenziosa. La patrona è fuori, in mezzo al suo popolo.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

📍 Dove si trova
Corso Vittorio Emanuele, Palermo. Nel centro storico, a pochi minuti a piedi da Quattro Canti, Palazzo dei Normanni e Cappella Palatina.

🕘 Orari di visita
Navata: novembre-febbraio feriali 9:30-13:00; marzo-ottobre feriali 9:00-17:30; domenica e festivi dalle 8:00 per le messe. Cappella delle tombe reali, cripta, tesoro a pagamento. Tetto a pagamento con vista panoramica. Verificare orari aggiornati su cattedrale.palermo.it

🏛️ Cosa vedere
Cappella delle tombe reali con i sarcofagi di porfido di Federico II, Ruggero II, Guglielmo I e Costanza d’Altavilla. Portico gotico catalano di Antonio Gambara (1426). Colonna con versetto del Corano. Ciborio in lapislazzuli di Fanzago. Cappella di Santa Rosalia con l’urna argentea. Meridiana di Piazzi (1801). Cripta con sarcofagi romani. Acquasantiere di Domenico Gagini.

🌿 Nei dintorni
Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina (5 min), San Giovanni degli Eremiti (5 min), Quattro Canti (10 min), Piazza Pretoria, Mercato di Ballarò (10 min).

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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