Parte del sito UNESCO delle Citta tardo barocche del Val di Noto, la Basilica del Santissimo Salvatore e l’edificio piu grande della citta. Qui il barocco netino si trasforma in neoclassicismo, la torre campanaria e il belvedere piu bello di Noto, e Franco Zeffirelli ci girò un film.
C’è un momento, camminando lungo corso Vittorio Emanuele a Noto, in cui ti rendi conto che l’edificio alla tua destra non finisce mai. Continua, si estende, occupa un isolato intero con quella sua facciata sobria e potente, con le tredici finestre a grata di ferro ricurve verso l’esterno, le gelosie, che erano gli occhi delle monache benedettine affacciate sul mondo esterno senza farsi vedere. L’ex Monastero del SS. Salvatore è il complesso architettonico più vasto di tutta Noto. E affiancata a esso, con la sua facciata neoclassica che guarda sul sagrato delimitato dai piastrini, c’è la Basilica.
È uno di quei luoghi che raccontano una storia lunga e complicata, fatta di volontà nobiliare, di architettura contesa tra stili, di religiose che appartenevano alle famiglie più potenti della città, di un incendio che nel 1930 distrusse un’ala intera, di un regista italiano che nel 1993 ci trovò lo scenario perfetto per il suo film. La Basilica del SS. Salvatore di Noto è tutto questo insieme, e quando ci stai davanti e alzi gli occhi verso la torre campanaria che sale verso il cielo, hai la sensazione che ogni pietra abbia qualcosa da dirti.
Il complesso: tre edifici, tre secoli, un’identità
Il complesso del SS. Salvatore non è un edificio solo, ma tre costruzioni di epoche e stili diversi che hanno trovato un modo di stare insieme con un’armonia che gli architetti contemporanei si sognano. C’è il Monastero benedettino, il più antico, costruito nei primi decenni del Settecento su progetto di Rosario Gagliardi, il grande architetto netino che ha lasciato la sua impronta su quasi tutti gli edifici più importanti della città, con la collaborazione successiva di Vincenzo Sinatra. C’è la Basilica, iniziata nel 1767 e consacrata nel 1802, che segna il passaggio dal tardo barocco locale al neoclassicismo. C’è infine il Seminario, costruito a metà Ottocento su progetto di Corrado Carpano.
Il Monastero ospitava nel Settecento le suore benedettine che provenivano esclusivamente dall’alta nobiltà siciliana. Era una delle istituzioni religiose più influenti e ricche della città, simbolo del potere delle grandi famiglie netine che qui destinavano le figlie alla vita claustrale. Continuò a funzionare come convento fino al 1930, quando un incendio distrusse tutta l’ala nord-occidentale. Oggi nell’ex monastero ha sede il MuCiAN, il Museo Civico Archeologico di Noto, riaperto nel 2021 dopo trentacinque anni di chiusura.
La Basilica: da Andrea Gigante al Canonico Mazza
La costruzione della Basilica fu fortemente voluta da Suor Maria Isabella Rau della Ferla, madre badessa proveniente da una delle famiglie aristocratiche più influenti di Noto. I lavori iniziarono nel 1767 sotto la guida dell’architetto Andrea Gigante, sacerdote e architetto, con l’obiettivo di sostituire una chiesa preesistente già in costruzione dal 1723 ma ridotta in rovina.
Gigante morì prima di vedere completata l’opera. Il progetto fu modificato e il nuovo disegno della facciata e del pronao fu attribuito al Canonico D. Antonio Mazza. La basilica fu consacrata nel 1802. Il risultato di questo lavoro a più mani è una facciata che è uno dei documenti architettonici più importanti di Noto: sobria, geometrica, con il pronao a colonne corinzie e i due ordini sovrapposti separati da un cornicione marcato. È neoclassicismo puro, che contrasta e dialoga allo stesso tempo con il movimento plastico barocco della torre campanaria del monastero accanto.
La torre campanaria: il belvedere di Noto
La torre campanaria è l’elemento che unisce il monastero alla basilica ed è anche il punto di osservazione più bello di tutta Noto. Suddivisa in più livelli con logge aperte, coronata da un belvedere con balaustra e una cuspide finale, ha quell’effetto di movimento della superficie muraria che è tipico del linguaggio di Rosario Gagliardi: concavo-convesso, dinamico, mai statico. Da lassù Noto si offre a trecentosessanta gradi, con il corso che si allunga verso la porta Reale, le cupole delle chiese, la campagna iblea sullo sfondo.
Le aperture polilobate della torre, quel particolare tipo di finestre con più lobi che si alternano alla superficie muraria, sono una delle firme stilistiche di Gagliardi che si ritrova identica in altri suoi edifici netini, come la facciata della chiesa di San Carlo Borromeo. La paternità dell’intera torre campanaria a Gagliardi è supportata da questi elementi formali, anche se alcune fonti indicano un successivo intervento di Vincenzo Sinatra nella realizzazione.
Il film di Zeffirelli e il legame con Verga
Nel 1993 Franco Zeffirelli scelse Noto e il complesso del SS. Salvatore come location principale per il suo film Storia di una capinera, tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Verga pubblicato nel 1871. Il romanzo racconta la storia di Maria, giovane monaca costretta alla vita claustrale da una famiglia che non può permettersi di mantenerla nel mondo esterno, e il complesso benedettino netino, con la sua architettura austera e i suoi chiostri silenziosi, offriva esattamente il contesto visivo che la storia richiedeva.
Il film, con Angela Bettis protagonista e una fotografia che esaltava i colori della pietra iblea, non fu un grande successo commerciale ma resta un documento visivo prezioso della Noto degli anni Novanta, prima dei grandi restauri successivi al crollo della cupola della Cattedrale nel 1996. Passeggiare oggi tra le strade del centro storico avendo visto il film cambia la percezione dei luoghi: ci si ritrova a riconoscere angoli, portoni, sagrati che erano già stati scelti da un occhio cinematografico.
Il sito UNESCO e il ruolo nel contesto netino
Il complesso del SS. Salvatore è parte del sito seriale UNESCO delle Citta tardo barocche del Val di Noto, riconosciuto nel 2002. Il sito comprende otto comuni della Sicilia sud-orientale ricostruiti dopo il terremoto del 1693 secondo principi urbanistici comuni e con un linguaggio architettonico che ha sviluppato una versione locale del barocco di straordinaria coerenza e originalità. Noto ne è la capitale indiscussa, e il complesso del SS. Salvatore ne è forse il monumento più complesso e stratificato, quello che racconta meglio la lunga storia della ricostruzione.
| COME ARRIVARE E COSA SAPERE Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, Noto (SR). Lato destro della Cattedrale, nel cuore del centro storico UNESCO. Torre campanaria: accessibile con biglietto separato. Uno dei punti panoramici piu belli di Noto. Verificare orari di apertura in loco o all’Info Point. MuCiAN: il Museo Civico Archeologico di Noto ha sede nell’ex monastero del complesso. Dieci sale con reperti dalla preistoria all’eta medievale. Riaperto nel 2021. Storia di una capinera: il film di Franco Zeffirelli del 1993 tratto da Verga e stato girato in parte in questo complesso. Un motivo in piu per fermarcisi. Biglietto cumulativo Noto: considera il biglietto cumulativo che include i principali monumenti della citta. Disponibile all’Info Point di Noto all’ingresso della Porta Reale. |
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
