Vai al contenuto

Il Castello di Venere di Erice: la fortezza normanna sulla vetta del mondo

Castello di Venere Erice: storia e panorama dalla vetta

Sul punto più alto del Monte Erice, a 751 metri sul mare, sorge una fortezza normanna del XII secolo costruita sui resti di un santuario antichissimo dedicato alla dea Venere Ericina. Da lassù lo sguardo raggiunge le Isole Egadi, le saline di Trapani e, nelle giornate più limpide, la costa della Tunisia.

Arrivare al Castello di Venere di Erice è già un’esperienza in sé. Ci si avvicina percorrendo le strade lastricate di ciottoli del borgo medievale, si sale tra le case bianche e le chiese di pietra, e a un certo punto la vista si apre e davanti a te ci sono le mura di una fortezza che sembra costruita su una nuvola. Sotto, tutto: il Golfo di Trapani a forma di falce, le geometrie bianche e rosa delle saline, le Egadi che galleggiano sul mare blu, il porto lontano. È uno di quei panorami che tolgono le parole.

Il castello che si vede oggi è quello che i Normanni costruirono nel XII secolo riutilizzando i materiali dell’antico santuario. Ma la storia di questo luogo è molto più antica. Dall’età arcaica, almeno dal VII-VI secolo avanti Cristo come attestano le iscrizioni ritrovate a Erice, sulla rupe isolata all’angolo sud-orientale della vetta esisteva un santuario aperto dedicato al culto di una divinità femminile della fecondità. I Fenici adoravano qui Astarte, i Greci Afrodite, i Romani Venere. La fama di Venere Ericina era così grande che le fu dedicato un tempio anche a Roma, e il culto si diffuse in tutto il Mediterraneo. Durante la notte, un grande fuoco acceso nell’area sacra serviva da faro per i navigatori.

Il Castello di Venere a Erice - foto di Giuseppe Cianci

La storia del luogo: dal santuario alla fortezza

Il geografo arabo Ibn-Giubayr, nel XII secolo, menziona il castello di Erice nella sua descrizione del Mediterraneo, citando esplicitamente il ponte levatoio che collegava la fortezza alle Torri del Balio. È una delle prime attestazioni scritte che ci confermano la presenza normanna consolidata su questo sito. I Normanni, com’era loro abitudine in Sicilia, costruirono la nuova struttura difensiva riutilizzando il materiale proveniente dalle rovine del tempio antico: blocchi di calcare, capitelli, elementi architettonici che si trovano ancora oggi inglobati nelle mura della fortezza.

Nel Medioevo il castello ospitava le più alte cariche del territorio: il Castellano, che amministrava la giustizia penale e dirigeva il carcere, e il Bajulo, che soprintendeva alla giustizia civile e al controllo delle tasse. L’area circostante il castello prese il nome di Balio proprio dalla figura del Bajulo, e quei giardini del Balio, ricostruiti dal conte Agostino Pepoli nel 1872 quando ottenne in concessione la fortezza, sono oggi uno dei punti panoramici più belli di tutto il borgo. Fino al 1819 il castello rimase presidio militare: prima dei Normanni, poi degli Aragonesi che vi aggiunsero lo stemma di Carlo V d’Asburgo ancora visibile sopra il portone d’ingresso, poi degli Spagnoli che vi stanziarono i soldati nel Seicento.

Il Castello di Venere a Erice - foto di Giuseppe Cianci

L’architettura: mura, piombatoio e le tracce del tempio

Quello che rimane oggi del castello è la cinta muraria normanna con i resti delle torri angolari, il portone d’ingresso con il suo piombatoio, la bifora e lo stemma asburgico, e lo spazio interno aperto dove scavi più recenti hanno portato alla luce elementi architettonici riferibili sia al tempio antico sia alla fortezza medievale. Non è un castello con interni riccamente conservati: è una fortezza-rudere di grande impatto visivo, con le mura che seguono il perimetro della rupe e si affacciano su uno strapiombo mozzafiato. L’ingresso avveniva un tempo attraverso un ponte levatoio che collegava il castello alle Torri del Balio, due torri medievali collegate da una cortina merlata che si trovano appena fuori dalle mura.

Gli scavi condotti all’interno della fortezza hanno restituito frammenti del santuario antico riutilizzati nelle fondamenta e nelle mura normanne. Alcune colonne, basi di statue, elementi di decorazione architettonica sono stati recuperati e in parte esposti nel Museo Cordici di Erice, che ospita tra l’altro la famosa Testina marmorea di Afrodite del IV secolo avanti Cristo, uno dei pezzi più belli della scultura greca trovati in Sicilia.

Il Castello di Venere a Erice - foto di Giuseppe Cianci

Come visitare il Castello di Venere

Il castello si trova all’estrema punta del borgo di Erice, raggiungibile a piedi dalla Porta Trapani in circa venti minuti di cammino piacevole tra le vie del centro medievale. I Giardini del Balio, adiacenti alle Torri del Balio, sono uno spazio aperto da non perdere: da lì si gode una delle viste più celebrate di tutta la Sicilia. Il castello è aperto al pubblico con un biglietto d’ingresso che varia per stagione. Per l’intero percorso museale che comprende Castello, Museo Cordici, Torretta Pepoli e il Quartiere Spagnolo, esiste un biglietto cumulativo. Erice è raggiungibile da Trapani in auto su strada panoramica, oppure con la funivia che parte da Trapani per Erice in circa dieci minuti.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

Dove si trova: Largo Castello, Erice (Trapani). All’estremità sud-orientale del borgo, raggiungibile a piedi da Porta Trapani in circa 20 minuti.

Orari: variabili per stagione. In estate apertura fino alle 20:00, in inverno riduzione degli orari e apertura su prenotazione nei giorni feriali. Verificare sempre prima della visita.

Biglietti: ingresso al solo castello circa 4 euro. Biglietto cumulativo con Museo Cordici, Torretta Pepoli e Quartiere Spagnolo circa 12 euro.

Come arrivare a Erice: in auto da Trapani la SP3 sale fino al borgo in circa 30 minuti. Funivia da Trapani (Via Capua): circa 10 minuti di traversata con vista sulle saline e sul golfo.

Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *