Quattrocentoventi metri sul mare, meno di mille abitanti, un castello normanno che guarda l’Etna da un lato e lo Ionio dall’altro. Forza d’Agrò è uno di quei posti che esistono per ricordarti come la Sicilia vera non finisce mai di sorprenderti.
Il balcone sullo Ionio
Ci sono posti che devi guadagnarti. Non arrivano sulla strada di niente, non li trovi per caso percorrendo l’autostrada. Devi decidere di andarci, imboccare la strada provinciale, la SP16, che sale dalla costa, stringersi tra le curve, guardare come il mare si allontana e si fa sempre più grande man mano che sali. E quando arrivi in cima, quando il paese compare tra gli ulivi e i mandorli, capisci che la strada valeva ogni curva.
Forza d’Agrò sorge a 420 metri sul livello del mare, abbarbicato su un cocuzzolo alle propaggini meridionali dei Monti Peloritani, a metà strada tra Messina e Taormina. Si affaccia sulla costa ionica con una prospettiva che in certi giorni toglie il respiro: il mare azzurro in basso, l’Etna con il suo pennacchio a sud, la Baia di Taormina che si disegna come un gioiello tra i promontori, e nelle serate limpide lo Stretto di Messina e la costa calabrese che sembrano a portata di mano. È uno di quei panorami che i siciliani tengono per sé, che non finiscono sulle cartoline, che si scoprono solo venendoci.
Meno di mille abitanti. Un’anima medievale intatta. E una storia lunga tremila anni che ha lasciato tracce ovunque, nelle pietre, nelle chiese, nei vicoli, nel castello diroccato che ancora domina il paese dall’alto.
Dal Vicum Agrillae ai Normanni
Le prime tracce documentate di questo territorio risalgono all’epoca sicana e sicula, quando le colline della Valle d’Agrò erano già frequentate dall’uomo. Poi vennero i Greci, poi i Romani, poi i Bizantini che lasciarono quella rete di insediamenti rupestri e chiese rupestri che si trova ancora oggi esplorando le contrade intorno al paese.
Il nome più antico del borgo è Vicum Agrillae, il villaggio di Agrilla, citato per la prima volta in un documento del X secolo quando era ubicato in contrada Casale, nella parte occidentale del Monte Calvario, in territorio di quella che oggi è Sant’Alessio Siculo. Nel 1116, il re Ruggero II donò il villaggio all’abate del monastero dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò, il potente monastero basiliano che dominava la Valle d’Agrò dalla sua posizione a strapiombo sul fiume. Da quel momento il borgo fu sottoposto all’abate, con tutti gli obblighi che ne derivavano: coltivare i campi del convento, consegnare due galline e una capra a Natale e a Pasqua. Non era esattamente la libertà, ma era la protezione di un’istituzione potente in tempi in cui la protezione valeva tutto.
L’attuale abitato fu riedificato intorno al 1300, nel sito che ancora conserva oggi, intorno al castello. Ed è nel XIV secolo che Forza d’Agrò prende la fisionomia medievale che ancora si respira camminando per i suoi vicoli.

Il Castello Argano e la scalinata che sale nel tempo
Il Castello di Forza d’Agrò, conosciuto anche come Castello Argano, è il simbolo del borgo e il punto da cui tutto il resto si capisce. Si trova nella parte più alta del paese, raggiungibile attraverso una lunga scalinata di pietra che sale tra le case strette, superando archi medievali, passando davanti a portali seicenteschi, attraversando il quartiere del Quartarello che è rimasto intatto nella sua struttura urbanistica medievale, con le stradine a zig zag, le case addossate alla rupe, i tetti di tegole.
Fu costruito dal Conte Ruggero d’Altavilla nell’XI secolo come presidio militare sulla costa ionica. Dell’imponente struttura originale restano oggi le mura perimetrali, i resti della chiesa del SS. Crocifisso al suo interno, e alcune parti degli alloggi militari. Nel 1876 fu trasformato in cimitero, uso che mantenne per qualche decennio. Oggi è in parte un rudere, e proprio per questo è straordinariamente bello. Non c’è nulla di restaurato, nulla di rimesso a nuovo con il cemento. Le mura cadono dove cadono, i portali mostrano l’usura del tempo, l’erba cresce tra le pietre. È un castello che non fa finta di niente.
Dal castello la vista è quella che i Normanni avevano: il mare in basso, le campagne intorno, le montagne di fronte. Lo stesso sguardo da cui si sorvegliava il passaggio dei nemici e si contavano le navi in arrivo. Uno dei punti panoramici più straordinari di tutta la costa ionica.
L’Arco Durazzesco e la Piazza della Triade
Scendendo dal castello verso il centro del paese si attraversa uno degli elementi architettonici più raffinati di Forza d’Agrò: l’Arco Durazzesco, un portale in stile gotico-catalano costruito nel XV secolo per volontà della dinastia degli Aragonesi-Durazzo. È un arco a sesto acuto, con decorazioni in pietra arenaria bianca che contrasta con il colore caldo delle mura intorno. Passarci sotto è uno di quei gesti piccoli che ti portano fisicamente in un’altra epoca.
Dall’arco si accede alla Piazza della Triade, una delle piazze più suggestive della Sicilia orientale. Si affaccia su di essa la Chiesa della Santissima Trinità, edificata nel XV secolo e restaurata nel 1576, con la facciata quattrocentesca e alcuni interventi di epoca manierista. All’interno il pezzo più importante è la copia fedele della Visita dei Tre Angeli ad Abramo, opera attribuita al pittore Antonino Giuffrè della scuola di Antonello da Messina. L’originale fu trafugato nel 1971 e non fu mai recuperato. Quella perdita è ancora una ferita aperta per il paese.
Il Convento Agostiniano che affianca la chiesa fu edificato tra il 1559 e il 1591, con il chiostro e la cripta. Oggi ospita il CioccolArt Sicily Museum, un museo dedicato alla storia del cioccolato siciliano con degustazioni. Non è quello che ti aspetti di trovare in un convento medievale del Cinquecento, e forse è proprio per questo che funziona.
La Cattedrale e il crocifisso che guarda da secoli
Il cuore del paese è la Piazza Carullo, che i forzesi chiamano semplicemente la piazza, dove si affaccia la Cattedrale di Santa Maria Annunziata. Fu costruita nel 1707 sul sito di una chiesa preesistente del Quattrocento, crollata per il terremoto del 1693 che devastò la Sicilia orientale. La facciata è barocca, con l’alta torre campanaria merlata che domina la piazza e si vede da chilometri di distanza dalla costa.
Dentro, gli occhi cadono subito sul SS. Crocifisso, una croce dipinta su tavola di autore ignoto della corrente antonelliana messinese del XV secolo, 206 centimetri per 164. È considerata l’opera d’arte principale del comune, e dal 1834 è collocata al quarto altare di sinistra, dopo essere stata per secoli nel castello. Guardandola si capisce perché il paese l’ha sempre protetta con tanta cura. Ha una qualità visiva che colpisce, una presenza fisica che non si dimentica.
La chiesa conserva anche la statua di Santa Caterina d’Alessandria del XVI secolo realizzata dallo scultore Martino Montanini, e l’Annunciazione attribuita al messinese Stefano Giordano. Nel 2016 fu inaugurato nella stessa chiesa il Museo Parrocchiale di Arte Sacra, con oggetti liturgici opera di argentieri messinesi, tra cui un ostensorio d’argento del XVII secolo che custodisce una reliquia del legno della Santa Croce.

Il Padrino, Coppola e la Sicilia del cinema
Non si può parlare di Forza d’Agrò senza parlare di Francis Ford Coppola. Nel 1971, durante le riprese del Padrino, il regista americano e il suo scenografo Dean Tavoularis percorsero la Sicilia orientale cercando i luoghi che dovevano incarnare la Sicilia del romanzo di Mario Puzo, quella violenta, arcaica, bellissima, in cui Michael Corleone si nasconde dopo l’omicidio del capitano McCluskey. Trovarono Forza d’Agrò, e ne restarono folgorati.
Le scene girate qui includono il matrimonio di Michael con Apollonia, ambientato in una piazza del paese, e diverse sequenze nei vicoli e sulle stradine della borgata di Savoca vicina. Il bar dove Michael chiede in sposa Apollonia è a Savoca, ma molte inquadrature esterne sono di Forza d’Agrò. Da allora ogni anno arrivano pellegrini cinefili da tutto il mondo, americani soprattutto, che camminano per i vicoli con la sceneggiatura in mano cercando gli angoli del film.
La Sicilia che Coppola cercava è ancora tutta qui. Non è cambiata quasi niente. Questa è forse la cosa più straordinaria di Forza d’Agrò.
La Rivolta del Vespro e la fedeltà alla Spagna
Forza d’Agrò ha attraversato la storia grande della Sicilia con un protagonismo che non ci si aspetterebbe da un borgo di poche centinaia di anime. Nel 1282, durante la Rivolta del Vespro contro gli Angioini, il paese contribuì con venti arcieri a sorvegliare la via da Taormina a Messina. Poi, nella rivolta antispagnola del 1674-78, Forza d’Agrò scelse il lato opposto a quello di Messina e rimase fedele alla monarchia spagnola. La sconfitta degli spagnoli costò cara: nel 1676 il paese perse tutti i suoi privilegi durante l’occupazione francese, fu assorbita dalla vicina Savoca e sottoposta alla sua dipendenza militare. Poi arrivò il terremoto del 1693, poi la ricostruzione, poi il Settecento con i suoi palazzi signorili, il Palazzo Mauro, il Palazzo Miano, il Palazzo Garufi, che ancora oggi punteggiano il centro storico con la loro eleganza.

I vicoli, il Quartarello e il tempo che si ferma
Ma la vera esperienza di Forza d’Agrò non è nei monumenti. È nei vicoli. In quelle stradine strette dove le case si sfiorano quasi, dove i balconi fioriti sono così vicini che i vicini si potrebbero toccare mano a mano, dove il sole entra a sprazzi e la pietra profuma di secoli. È nel quartiere del Quartarello, addossato alla rupe del castello, con la piazzetta tonda chiamata u tunnu, il tondo, con il sedile circolare in pietra dove ancora oggi ci si siede a chiacchierare.
È nella Piazza Pasquale Carullo, che i forzesi chiamano la terrazza sullo Stretto di Messina, da cui nelle serate di agosto si guardano le stelle cadenti con il mare tre secoli più in basso. È nella Chiesa di Sant’Antonio Abate del XVI secolo con il suo portale in pietra arenaria lavorata, oggi adibita a Museo d’Arte Sacra. È in quel silenzio che ad agosto sembra impossibile eppure esiste, anche quando il borgo è pieno di turisti, perché i muri di pietra lo conservano come una riserva naturale del suono.
La cuddura, il pane cunzatu e la granita di limone
Forza d’Agrò ha i suoi prodotti tipici, e meritano un paragrafo. La cuddura cu l’ova è il dolce pasquale del borgo, un pane dolce con uova intere incorporate nell’impasto, che si distribuisce ancora oggi durante la Festa dell’Alloro del lunedì di Pasqua. Era il pane delle feste, quello che si preparava una volta all’anno e che per quel motivo sapeva di qualcosa di speciale. Oggi si trova tutto l’anno nelle panetterie del paese.
Il pane cunzatu, condito con olio, pomodoro, olive e acciughe, è lo street food del paese. La granita di limone, quella dei bar sotto i pergolati quando il caldo di luglio schiaccia e non lascia scampo, è di quelle granita che fanno capire perché la granita siciliana è diversa da tutto il resto del mondo. Il limone è quello delle campagne intorno, profumato e acidulo, e la granita sa di frutta vera, non di sciroppo.

✦ COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Dove si trova: Forza d’Agrò, città metropolitana di Messina. Valle d’Agrò, costa ionica, 420 m s.l.m. Circa 45 km da Messina, 17 km da Taormina.
In auto: Da Messina: autostrada A18, uscita Roccalumera, SS114 direzione Catania fino al bivio di Capo Sant’Alessio, poi SP16 in salita verso Forza d’Agrò. Da Catania: A18, uscita Taormina, SS114 direzione Messina fino al bivio di Capo Sant’Alessio, poi SP16. Circa 12 km da entrambi i caselli autostradali.
Cosa visitare: Castello Argano con la scalinata panoramica, Arco Durazzesco del XV sec., Piazza della Triade con la Chiesa della SS. Trinità, Convento Agostiniano con il CioccolArt Sicily Museum (orari lun-sab 10:00-13:00, ingresso 5 euro), Cattedrale di Santa Maria Annunziata con il crocifisso antonelliano, Museo Parrocchiale di Arte Sacra, Chiesa di Sant’Antonio Abate-Museo d’Arte Sacra, quartiere del Quartarello, Piazza Carullo con il belvedere sullo Stretto.
Quando andare: Tutto l’anno. Il lunedì di Pasqua per la Festa dell’Alloro con la distribuzione delle cuddure. Il 14 settembre per la Festa del SS. Crocifisso. Ogni domenica di ottobre per l’Ottobrata Forzese. A dicembre il Presepe Vivente nel borgo di Scifi e i mercatini natalizi.
Per i fan del Padrino: Forza d’Agrò e la vicina Savoca sono le location principali delle scene siciliane del film di Coppola del 1972. Esistono tour guidati sulle orme del Padrino che coprono entrambi i borghi in mezza giornata.
Nei dintorni: Sant’Alessio Siculo (già nel blog), monastero basiliano dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò, Savoca, Taormina, Valle d’Agrò con sentieri escursionistici.
Prodotti tipici: Cuddura cu l’ova, pane cunzatu, granita di limone, olio extravergine d’oliva, vino locale, formaggi, salumi, mandorle.
Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
