Vai al contenuto

Filicudi: l’isola più antica dell’arcipelago, nove relitti sul fondo e il faraglione

Filicudi è l'isola più antica delle Eolie, e porta quella antichità scritta ovunque: nelle rocce, nel mare, nel silenzio.

Nove chilometri e mezzo quadrati, sette vulcani spenti, la vetta più alta delle Eolie occidentali a 773 metri, nove relitti di navi greche e romane nei fondali di Capo Graziano, un villaggio preistorico del 1700 avanti Cristo, la grotta più grande di tutto l’arcipelago e un faraglione di basalto alto settanta metri che la leggenda vuole in grado di esaudire i desideri di chi lo tocca. Filicudi è l’isola più antica delle Eolie, e porta quella antichità scritta ovunque: nelle rocce, nel mare, nel silenzio.

Il nome viene dal greco antico Phoinicussa, che significa ricca di palme nane, la pianta bassa e spinosa che i Greci trovarono sulle pendici dell’isola e che ancora oggi cresce sui promontori costieri, con le sue foglie a ventaglio che resistono al vento di tramontana. Il nome si è trasformato in Filicudi, e la palma nana è rimasta, testarda come tutto quello che cresce su queste isole di roccia vulcanica.

Dal punto di vista geologico Filicudi è la più antica dell’intero arcipelago eoliano. Sette vulcani spenti costruiscono il suo territorio, con morfologie diverse che creano un paesaggio di grande varietà: la Fossa delle Felci, il vulcano principale a 773 metri, domina il centro dell’isola con le sue pendici ricoperte di corbezzoli, eriche e castagni centenari. Le coste sono un’alternanza continua di falesie a picco sul mare, sciare di roccia lavica, insenature segrete, spiagge di ciottoli neri, grotte marine. È una geometria aspra e bellissima che si capisce davvero soltanto circumnavigando l’isola in barca.

Capo Graziano: il villaggio preistorico e i nove relitti

Filicudi porta uno dei nomi più importanti della preistoria mediterranea. La Cultura di Capo Graziano, che prende il nome da questa penisola sull’estremità meridionale dell’isola, identifica una fase della civiltà eoliana dell’età del Bronzo tra il 2200 e il 1500 avanti Cristo circa. Gli scavi condotti tra il 1952 e il 1969 hanno portato alla luce sulla sommità del promontorio, a cento metri sul livello del mare, una ventina di capanne ovali disposte su terrazze artificiali. All’interno delle capanne sono stati trovati reperti di origine egea, ceramiche e oggetti che testimoniano scambi commerciali con la civiltà micenea: le Eolie, grazie all’ossidiana di Lipari, erano snodo fondamentale delle rotte commerciali del Mediterraneo centrale, e Filicudi era uno degli approdi di quella rete.

Ma la storia di Capo Graziano continua sotto il mare. I fondali intorno alla penisola custodiscono il sito archeologico sottomarino più ricco delle Eolie: nove relitti di navi greche e romane riposano a varie profondità, con anfore, ceramiche, oggetti di bordo ancora in situ. Per visitarli serve un brevetto di secondo livello e una guida di un diving autorizzato, ma chi ha la preparazione necessaria troverà qualcosa di difficilmente descrivibile: navi affondate duemila anni fa, con il loro carico ancora intatto sul fondo di un mare trasparentissimo. Il Museo di Filicudi, inaugurato nel 2004 come sede distaccata del Museo di Lipari, espone gratuitamente i reperti recuperati dagli scavi subacquei, con cinque sale dedicate all’età del Bronzo, all’archeologia marina e agli oggetti etno-antropologici dell’isola.

La Canna e la Grotta del Bue Marino

Lo scoglio La Canna è il simbolo di Filicudi. Un faraglione di basalto alto settanta metri che si erge verticale dal mare come una lama scura, circondato da acque cristalline di un blu profondo. È ciò che i geologi chiamano un neck vulcanico: il condotto interno di un vulcano antico, la parte più compatta e resistente all’erosione marina, rimasta in piedi dopo che il resto del cono è stato consumato dalle onde nel corso di millenni. La forma è quasi umana, una figura verticale proiettata verso il cielo, e non stupisce che la leggenda le abbia attribuito poteri magici: si dice che per vedere esaudito un proprio desiderio basti toccarlo. Non è facile, bisogna avvicinarsi in barca e allungare la mano sull’acqua, ma l’impresa vale il tentativo. Vicino alla Canna si trovano lo scoglio Montenassari e lo Scoglio della Fortuna, che ha nella sua forma concava una piscina naturale di acqua cristallina.

La Grotta del Bue Marino è la più grande cavità marina di tutte le Eolie. Si trova sulla costa nord-occidentale dell’isola, vicino a Punta Perciato. L’entrata è a ogiva, con un caratteristico atrio che introduce a una cavità ampia trenta metri, alta venti, profonda altrettanti. Il mare nel corso del tempo ha formato sul fondo una spiaggetta interna. La luce che entra dall’apertura crea giochi di rifrazione sull’acqua che cambiano continuamente con il movimento delle onde: blu, verde acqua, turchese, con improvvisi bagliori dorati quando il sole è nel punto giusto. Il nome viene dai pescatori antichi, che credevano ci vivesse la foca monaca, il bue marino. La foca monaca è sparita da decenni da queste coste, ma i movimenti del mare nel fondo della grotta producono ancora oggi un suono basso e cupo che ricorda un muggito.

Zucco Grande, i sentieri e il villaggio fantasma

Il versante nord-est di Filicudi ospita il villaggio abbandonato di Zucco Grande, che un tempo aveva trecento abitanti e oggi è completamente deserto. Le case sono per lo più crollate e sommerse dalla vegetazione, le strade sono diventate sentieri, e il silenzio che si respira lì è ancora più denso di quello che si trova nel resto dell’isola. Dal 1997 fa parte della riserva naturale, protetto dalla legge e dall’isolamento. Poco più avanti il sentiero porta a Vallone Fontanella, dove una piccola sorgente d’acqua all’interno di una grotta, la fontanedda, è la quasi unica fonte d’acqua naturale dell’isola. Il sentiero che sale dalla Valdichiesa attraverso Zucco Grande fino alle zone più interne è uno dei percorsi di trekking più suggestivi dell’arcipelago.

Per chi vuole salire alla Fossa delle Felci, il percorso parte dal porto, segue l’antica mulattiera lastricata in pietra lavica passando davanti alla chiesa di Santo Stefano a Valdichiesa, costruita nel 1897 sulle rovine di una chiesa più antica, e in circa novanta minuti porta alla vetta a 773 metri. Da lassù si vede tutto l’arcipelago eoliano, Alicudi a ovest, Salina a est, Lipari e Vulcano verso la Sicilia, le Eolie viste dall’alto di quello che sono: un sistema di vulcani emersi da un mare che continua a ribollire in profondità.

Le frazioni, Pecorini a Mare e la vita quotidiana

Filicudi ha quasi duecento abitanti distribuiti in più frazioni collegate da una strada asfaltata, una rarità rispetto ad Alicudi. Il Porto è il centro nevralgico, con le piccole attività commerciali, il museo, l’albergo e la spiaggia di ciottoli. Valdichiesa è la contrada più in quota, con la chiesa di Santo Stefano e il punto di partenza per i sentieri verso la Fossa delle Felci. Pecorini a Mare è il borgo di pescatori più pittoresco, con le barche colorate tirate in secca sulla spiaggia di ciottoli neri, le case basse dei pescatori, la piazzetta, il lido, il centro di immersioni subacquee. Ai residenti è consentito portare l’auto, ma l’isola si gira comodamente a piedi o in scooter.

A tavola si mangia come nelle Eolie si è sempre mangiato: pesce pescato il giorno stesso, pane cunzato con olio, origano, pomodoro e acciughe salate, capperi, totano arrosto, insalata di polpo. I ristoranti sono pochi e cambiano poco il menu perché cambiano poco gli ingredienti. Non è un difetto: è il segno che qui la cucina segue ancora le stagioni e le condizioni del mare, non le mode. E la granita di gelso nero, fatta con i gelsi selvatici che crescono sull’isola, è una di quelle cose che non si trovano altrove.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Come arrivare: aliscafo o traghetto da Milazzo. Filicudi dista circa 2h30 di aliscafo da Milazzo. Possibili collegamenti da Palermo e Napoli in stagione. Verificare orari su Liberty Lines o Siremar.
Il Museo di Filicudi (sede distaccata del Museo di Lipari) è al porto: ingresso gratuito, orari da verificare.
Il Villaggio di Capo Graziano si raggiunge a piedi dal porto in 20 minuti: ingresso libero.
La Canna e la Grotta del Bue Marino si visitano in barca: escursioni organizzate disponibili al porto.
Per i relitti di Capo Graziano: brevetto di secondo livello + diving autorizzato (contatti al porto e a Pecorini a Mare).
Portare contanti: nessun bancomat sull’isola.
Periodo migliore: maggio-giugno e settembre. Luglio-agosto è animato ma senza i livelli di affollamento delle isole maggiori.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *