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La Festa del Mandorlo in Fiore di Agrigento: quando la Valle dei Templi diventa la capitale mondiale del folklore

Festa del Mandorlo in Fiore Agrigento: storia e folklore

Ogni anno, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, i mandorli della Valle dei Templi esplodono in fiore prima ancora che il resto d’Europa si accorga che l’inverno sta finendo. E Agrigento trasforma questa fioritura in una delle feste del folklore più grandi e longeve del mondo.

C’è un momento dell’anno in cui Agrigento appartiene al mondo intero. Non alla Sicilia, non all’Italia: al mondo. È quel momento di fine inverno, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, quando i mandorli della Valle dei Templi cominciano a fiorire prima di qualsiasi altra cosa, quando i rami spogli si coprono di bianco e di rosa con una velocità che sembra quasi impaziente, e quando nella città di Luigi Pirandello e di Empedocle arrivano gruppi folkloristici da ogni continente per celebrare insieme la stessa cosa: il ritorno della vita dopo l’inverno.

La Festa del Mandorlo in Fiore è tutto questo e molto di più. È una delle manifestazioni di folklore più antiche e prestigiose d’Europa, uno degli eventi culturali siciliani più conosciuti nel mondo, un appuntamento che si ripete da decenni con la regolarità di un rito e con la capacità di rinnovarsi ogni anno. Chi la vede una volta vuole rivederla. Chi la racconta non riesce mai a essere del tutto preciso, perché ci sono cose che si devono vivere per capirle: la Valle dei Templi illuminata di notte con i gruppi in costume, il suono dei tamburi e delle launeddas che si mescola ai ritmi africani e sudamericani, i carretti siciliani dipinti che sfilano tra le colonne millenarie.

Le origini: da Naro ad Agrigento, una festa nata dalla terra

Per capire la Festa del Mandorlo in Fiore bisogna partire da Naro, un piccolo paese a una ventina di chilometri da Agrigento, arroccato su una collina di tufo giallo nel cuore dell’entroterra agrigentino. È lì che tutto è cominciato, negli anni Trenta del Novecento, per volontà del conte Alfonso Gaetani. L’idea era semplice e concreta: organizzare una festa contadina che celebrasse la fioritura precoce dei mandorli e, insieme, facesse conoscere i prodotti tipici siciliani. Una festa allegra, colorata, che trasformasse in occasione di incontro e di commercio il momento dell’anno in cui la natura dava il primo segnale di risveglio.

Le diverse fonti si dividono tra il 1934 e il 1937 come anno di fondazione, probabilmente perché l’idea maturò progressivamente prima di prendere forma definitiva. Quello che è certo è che la manifestazione nacque a Naro come sagra popolare, con i carretti siciliani che sfilavano carichi di fiori e le donne in costume tradizionale, le bande musicali e i ballerini. Era una festa del mondo contadino, radicata nel ciclo delle stagioni, nel lavoro dei campi, nell’economia dell’agrume e della mandorla. Naro celebra ancora oggi la sua sagra del Mandorlo in Fiore nello stesso periodo, conservando vivo il legame con le origini.

Il trasferimento ad Agrigento avvenne tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Cinquanta, con la Valle dei Templi che diventò il palcoscenico definitivo e insostituibile. Difficile immaginare uno scenario più suggestivo: le colonne doriche del Tempio della Concordia, del Tempio di Ercole, del Tempio di Giunone che si alzano tra i mandorli in fiore in un paesaggio che fonde tremila anni di storia con la ciclica bellezza della natura. Il Tempio della Concordia, tra i templi greci meglio conservati al mondo, è diventato il simbolo visivo della festa: la sua silhouette con il bianco e il rosa dei mandorli è forse l’immagine più riconoscibile dell’intera Sicilia primaverile.

Il Festival Internazionale del Folklore: la svolta degli anni Cinquanta

La svolta decisiva arrivò nel 1954, quando alla Sagra del Mandorlo in Fiore fu abbinato il Festival Internazionale del Folklore. Fu una scelta che trasformò una festa locale di grande qualità in un evento di respiro mondiale. Per la prima volta gruppi folkloristici provenienti da altri paesi europei parteciparono alla manifestazione, portando con sé i loro costumi, le loro musiche, le loro danze. Agrigento scoprì che la sua festa poteva parlare a tutti, che il messaggio di rinascita che il mandorlo in fiore portava con sé era universale, comprensibile a qualsiasi latitudine.

Da quell’edizione in poi, il numero dei paesi partecipanti è cresciuto anno dopo anno fino a raggiungere decine di nazioni da tutti i continenti. I gruppi folkloristici che arrivano ad Agrigento portano con sé le tradizioni dei loro paesi: danze dell’Europa centrale, musiche dell’Africa subsahariana, ritmi dell’America Latina, costumi dell’Asia centrale. Ogni edizione è un viaggio intorno al mondo attraverso il folklore, un incontro tra culture diverse che condividono per una settimana lo stesso spazio e la stessa voglia di ballare, suonare e stare insieme.

Negli anni successivi la manifestazione si è arricchita di due ulteriori festival che ne hanno ampliato la portata: il Festival Internazionale dei Bambini del Mondo, che porta ad Agrigento gruppi di bambini in costume tradizionale da ogni angolo del pianeta, e il Corteo Storico d’Italia, che vede sfilare gruppi in costumi storici delle diverse regioni italiane. Tre festival in uno, distribuiti nell’arco di una settimana intensa.

Come si svolge: una settimana di folklore, luce e musica

La Festa del Mandorlo in Fiore dura tradizionalmente una settimana, con il cuore della manifestazione concentrato nel fine settimana conclusivo. Ma già nei giorni precedenti la città si anima: i gruppi folkloristici arrivano da ogni parte del mondo, le prove si tengono nelle piazze e nei teatri, il centro storico di Agrigento comincia a riempirsi di costumi, di lingue, di musiche diverse. Via Atenea, la strada principale del centro storico, diventa una passerella internazionale.

Tra i momenti più attesi dell’intera manifestazione c’è l’accensione del Tripode dell’Amicizia, il rito che dà ufficialmente il via alla settimana centrale della festa. Al tramonto, nella Valle dei Templi, davanti al Tempio della Concordia, viene acceso il tripode: una fiamma che simboleggia l’amicizia tra i popoli, il dialogo tra le culture, il valore della pace che è il messaggio più profondo di questa manifestazione. Il silenzio che precede l’accensione, con la valle illuminata dal sole che tramonta tra le colonne, è uno di quei momenti che chi li vive racconta per anni.

La Fiaccolata dell’Amicizia è un altro dei momenti simbolo: un corteo serale che attraversa le vie della città con tutti i gruppi folkloristici in costume, ognuno con la propria fiaccola accesa, in un serpentone di luci e colori che percorre il centro storico tra due ali di folla festante. È una processione laica di grande potenza visiva, una delle immagini più belle che la festa offre ai visitatori.

Il Folk Moda è la passerella dei costumi tradizionali: i gruppi si esibiscono sfilando con i propri abiti tipici, presentati come se si trattasse di una sfilata di alta moda. È un modo efficace per valorizzare il patrimonio tessile e sartoriale di ogni tradizione popolare, e il confronto tra i costumi di paesi così diversi tra loro produce ogni anno visioni di grande bellezza.

Le sfilate nelle vie del centro si tengono ogni giorno nei giorni centrali della settimana: i gruppi si esibiscono percorrendo il corso principale, le piazze, i vicoli del centro storico, portando la loro musica e la loro danza direttamente al pubblico. Sono momenti spontanei e gioiosi, meno formali delle esibizioni serali, in cui il contatto con i gruppi è diretto e ravvicinato.

Il gran finale: la sfilata alla Valle dei Templi e il Tempio d’Oro

Il momento più atteso di tutta la settimana è la domenica conclusiva, con la grande sfilata che parte dal centro di Agrigento e percorre le strade fino alla Valle dei Templi. È uno spettacolo che non ha eguali: decine di gruppi folkloristici in costume, le bande musicali, i carretti siciliani dipinti a mano con le scene dei paladini e delle battaglie, tutto in fila ordinata e festosa che avanza tra la folla verso il palcoscenico più antico del mondo.

La cerimonia conclusiva si tiene ai piedi del Tempio della Concordia, o nelle immediate vicinanze, e il momento clou è l’assegnazione del Tempio d’Oro: il premio più ambito della manifestazione, una riproduzione del Tempio di Castore e Polluce di Agrigento, che viene consegnato al gruppo folkloristico vincitore della giuria internazionale. Il Tempio d’Oro è un riconoscimento che le compagnie di tutto il mondo ambiscono a ottenere, e la cerimonia di consegna ha ogni anno una solennità commossa che dice quanto questa manifestazione sia presa sul serio da chi vi partecipa.

Il mito del mandorlo: Acamante, Fillide e il primo albero in fiore

La Festa del Mandorlo in Fiore non è solo folklore e gastronomia: ha anche una radice mitica che la collega alla tradizione classica. Secondo il mito, richiamato da Omero, la fioritura del mandorlo è legata alla storia d’amore di Acamante e Fillide. Acamante, figlio di Teseo, partì per combattere la guerra di Troia lasciando Fillide, figlia del re di Tracia, in attesa del suo ritorno. Lei lo aspettò per anni, e quando ormai era certa che non sarebbe mai tornato, morì di dolore. Gli dei, mossi a compassione, la trasformarono in un mandorlo. Quando Acamante tornò e seppe della sua morte, abbracciò l’albero piangendo, e il mandorlo rifiorì. Da allora, ogni anno, il mandorlo fiorisce prima di qualsiasi altra pianta, come se Fillide non smettesse mai di aspettare.

Questo mito risuona con la natura stessa del mandorlo siciliano, che fiorisce in pieno inverno, spesso già a dicembre o gennaio nella Valle dei Templi, con una precocità che sembra quasi disperata, quasi urgente. Vedere quei fiori bianchi e rosa tra le colonne dei templi greci, in un paesaggio in cui ogni pietra porta un significato antico, aggiunge alla festa un livello di significato che va oltre la sagra, oltre il folklore, fino a toccare qualcosa di più fondamentale: la ciclicità della vita, il ritorno della primavera, la promessa di rinascita che ogni anno si rinnova.

I dolci della festa: la mandorla come protagonista

La Festa del Mandorlo in Fiore è anche una grande celebrazione gastronomica che mette al centro il frutto per eccellenza del territorio agrigentino. Le degustazioni e i mercatini che animano il centro storico durante la settimana della festa offrono tutto il meglio della pasticceria siciliana a base di mandorla: gli amaretti morbidi, preparati con mandorle dolci e amare tostate e macinate, fragranti e umidi al centro; la pasta di mandorle, usata per le frutta martorana e per i dolci di San Martino; il torrone di mandorle, nella versione dura e in quella morbida; i cannoli con crema alle mandorle; la granita di mandorla servita con la brioche calda di prima mattina.

Nel 2011, durante la sessantaseiesima edizione della Sagra, un gruppo di pasticcieri agrigentini creò davanti al Tempio della Concordia il torrone più lungo del mondo: 660 metri di mandorlato preparato con 1.500 chili di mandorle e 1.000 di zucchero, che entrò nel catalogo del Guinness World Records. Nel 2016, alla settantunesima edizione, fu il turno della torta di frutta più lunga del mondo: 606 metri e quasi tre tonnellate di peso. Due primati mondiali conquistati con le mandorle del territorio agrigentino, nel luogo più suggestivo che si possa immaginare.

La continuità nonostante le interruzioni

In quasi novant’anni di storia la Festa del Mandorlo in Fiore ha subito solo tre interruzioni significative. La prima durante la seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1947, quando la Sicilia era teatro di guerra e di bombardamenti. La seconda nel 1966, quando la frana che devastò buona parte di Agrigento, distruggendo intere aree residenziali e costringendo migliaia di persone ad abbandonare le proprie case, rese impossibile qualsiasi celebrazione. La terza nel 2020 e nel 2021, durante la pandemia da Covid-19, quando la manifestazione fu sospesa come tutto il resto della vita pubblica italiana. Tre interruzioni in quasi novant’anni: un record di continuità che dice molto della solidità di questa tradizione e del legame profondo che la lega alla città e ai suoi abitanti.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

Quando: tradizionalmente la prima o seconda settimana di marzo, con il cuore della manifestazione nel fine settimana conclusivo. Le date ufficiali vengono pubblicate ogni anno sul sito del Comune di Agrigento e su agrigentodoc.it.

Come arrivare: in auto dall’autostrada A19 Palermo-Catania, uscita Caltanissetta, poi SS640 per Agrigento. In treno da Palermo o Catania con cambio a Caltanissetta o Canicattì. In aereo all’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo e poi in bus o noleggio auto.

Treni speciali: durante i fine settimana della festa Trenitalia attiva treni straordinari che collegano Agrigento Centrale, Agrigento Bassa e il Tempio di Vulcano direttamente nella Valle dei Templi. Un modo comodo e suggestivo per raggiungere la Valle senza auto.

Dove alloggiare: prenotare con molto anticipo, almeno due o tre mesi prima. Agrigento, Porto Empedocle, San Leone e i paesi vicini si riempiono rapidamente. Alternativa: Palermo o Catania con spostamento giornaliero.

Biglietti: la maggior parte degli eventi nelle vie cittadine è gratuita. Alcune esibizioni serali al Palacongressi e alla Valle dei Templi possono richiedere biglietto. Informazioni: Pro Loco Agrigento, Via Atenea 274, tel. 0922 590141.

Informazioni ufficiali: Comune di Agrigento tel. 0922 590111 · Servizio Turistico Regionale di Agrigento, Via Empedocle 73, tel. 0922 20391.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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