Chiusa Sclafani è un tranquillo borgo agricolo incastonato tra i monti Sicani, noto per il suo centro storico di origine medievale e per la prelibata produzione di ciliegie.
Arroccato sulle pendici di una collina chiamata “Omo Morto”, a 658 metri sul livello del mare, Chiusa Sclafani è uno di quei borghi che la Sicilia custodisce con gelosa discrezione, lontano dai grandi flussi turistici e dalla confusione delle coste. Si trova nella provincia di Palermo, a circa 77 chilometri dal capoluogo, e il suo territorio si distende nello spartiacque tra la valle del fiume Belice e quella del fiume Sosio, con vedute che nelle giornate limpide abbracciano una distesa di colline, vigneti, uliveti e boschi.
Il centro storico mantiene intatta la sua pianta medievale: un labirinto di vicoli in pietra, scalinate strette, archi e slarghi improvvisi dove ci si ritrova davanti a una chiesa, una fontana o un palazzo nobiliare. Il paese è avvolto da un silenzio profondo, spezzato soltanto dal suono delle campane e dal chiacchiericcio delle poche anime che ancora abitano queste contrade. L’aria è pulita, fresca anche d’estate, e il paesaggio circostante cambia colore con le stagioni: bianco di fiori in primavera, verde intenso in estate, dorato e ocra in autunno.
La storia
Le origini di Chiusa Sclafani si perdono in un passato stratificato e affascinante. Alcuni elementi strutturali presenti nell’area urbana, uniti al ritrovamento nel 1877 di una necropoli nelle località di Cicirello e Chiusa la Vecchia, suggeriscono l’esistenza di un insediamento ben più antico, forse risalente all’epoca arabo-bizantina. Nel 1175 il feudo di Chiusa fu concesso da Guglielmo II a Giovanni Antonio Sclafani, condottiero di origine germanica giunto in Sicilia al seguito dei Normanni. Fu suo figlio Matteo a dare impulso decisivo al borgo, costruendo un castello sui resti di un preesistente casale saraceno e fondando una prima chiesa dedicata a San Nicola di Bari. L’anno di riferimento è il 1320, data a cui si fa risalire la nascita dell’attuale centro abitato.
Il nome “Chiusa” deriverebbe — secondo le ipotesi più accreditate — dalla conformazione geografica del luogo: il centro urbano, incastonato tra tre colli e due rami del fiume Isburi, appariva letteralmente “chiuso” tra di essi. Un’altra teoria vuole invece che il termine rimandi a un antico recinto destinato all’allevamento dei cavalli, mentre una terza ipotesi lo collega a una riserva di caccia del Conte. Il cognome “Sclafani” fu aggiunto ufficialmente nel 1863, per distinguere il comune da altri omonimi e per rendere omaggio al suo fondatore.
Nei secoli successivi il borgo passò di mano in mano tra potenti famiglie feudali: dagli Sclafani ai Peralta, poi ai Cardona, ai Gioeni e infine ai Colonna di Paliano. Proprio durante il dominio dei Colonna, tra il Cinquecento e il Seicento, Chiusa Sclafani raggiunse il suo massimo splendore culturale e artistico. La corte di Alfonso II Cardona era aperta a musicisti, pittori e scultori di rilievo, e al borgo soggiornarono artisti come Pietro Ruzzolone, Antonello Crescenzio, Cornelio Fiammingo e lo scultore romano Benedetto Marabitti. In quel periodo Chiusa era un crocevia intellettuale di tutta la Sicilia occidentale, insieme a Giuliana e Burgio. Arrivò a contare più di 5.000 abitanti, espandendosi nei quartieri di San Rocco, del Collegio e di San Michele.
Cosa vedere
Il patrimonio artistico e architettonico di Chiusa Sclafani è sorprendentemente ricco per le dimensioni del borgo. La Chiesa Madre di San Nicola di Bari è il monumento più rappresentativo: al suo interno si conservano opere pittoriche di grande pregio, frutto di quel periodo aureo cinquecentesco in cui la cultura artistica fioriva nella contea. Accanto ad essa, l’urbano tessuto ecclesiastico si arricchisce del Santuario della Madonna del Carmelo, di diverse altre chiese minori e della suggestiva Badia delle monache benedettine, che ancora oggi racconta di una Sicilia profondamente segnata dalla spiritualità monastica.
Passeggiando per i vicoli del centro si incontrano palazzi nobiliari dalla facciata austera, balconi in ferro battuto e portali in pietra scolpita che testimoniano la ricchezza di un tempo. Il Castello Sclafani, oggi ridotto a ruderi, sovrasta simbolicamente il borgo dall’alto e ricorda le origini medievali di tutto questo. Nelle vicinanze, la borgata rurale di San Carlo — frazione del comune fondata nel 1628 da un mercante genovese di nome Ido Lercari — è un piccolo gioiello sospeso nel tempo, dove le pietre sembrano raccontare storie antiche. Da San Carlo si può ammirare la Rupe di Cristia, che conserva i resti di un’antica fortificazione, forse riconducibile all’antica città sicana di Scirtea, rasa al suolo dai Romani nel 104 a.C.
La natura e i dintorni
Gran parte del territorio comunale ricade all’interno dell’ex Parco Regionale dei Monti Sicani, la quinta area naturale protetta della Sicilia, che si estende a cavallo tra le province di Palermo e Agrigento. All’interno del parco si trovano quattro riserve naturali: la Riserva dei Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, il Monte Cammarata, il Monte Carcaci e la Riserva Orientata di Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco. Boschi di querce, pareti rocciose a strapiombo, acque limpidissime e gole profonde scavate dal fiume Sosio rendono questo angolo di Sicilia straordinario per gli amanti del trekking e dell’escursionismo. Sui monti vicini al paese sono stati ritrovati i fossili più antichi dell’intera isola, a testimonianza di una storia geologica millenaria.
Nei dintorni vale la pena visitare altri borghi sicani, ognuno con la propria anima: Palazzo Adriano, celebre per essere stato set del film Nuovo Cinema Paradiso; Bivona, con il suo castello medievale; Giuliana, che conserva una torre federiciana; Corleone, carica di storia complessa e di una bellezza aspra. A sud si raggiunge Sciacca con i suoi fanghi termali e il mare, mentre spostandosi verso nord si arriva a Palermo in poco più di un’ora.
Cosa Mangiare
Chiusa Sclafani è soprannominata il “Paese dei Ciliegi” e i suoi abitanti vengono chiamati dai vicini “cirasara”, cioè ciliegiatori. Non è un nomignolo casuale: le ciliegie prodotte in questo territorio, in particolare la varietà “cappuccia” dai frutti grandi e di colore rosso scuro uniforme, hanno ottenuto il riconoscimento DOP e sono considerate tra le più dolci e pregiate d’Italia. In primavera, quando i ciliegi fioriscono, la vallata si tinge di bianco in un panorama di rara bellezza, e in giugno la Sagra delle Ciliegie — giunta a oltre cinquanta edizioni — richiama visitatori da tutta l’isola.
Il prodotto gastronomico più curioso e identitario è la ranza e sciura: una focaccia di origine araba, prodotta esclusivamente a Chiusa Sclafani, il cui nome rimanda agli ingredienti originari — la “ranza” (il cruschello della farina) e la “ciura” (il fiore della farina). Oggi l’impasto è quello del pane arricchito con olio d’oliva, condito con maggiorana, cipolla e sarde salate. Un sapore antico, autentico, difficile da trovare altrove.
Immancabile il cannolo nella sua versione locale, preparato con la stessa meticolosità di un tempo: la ricotta è setacciata con un crivello finissimo e arricchita di zuccata a pezzettini e scaglie di cioccolato, racchiusa in una scorza croccante e fragrante. A settembre, nella borgata di San Carlo, si celebra la Sagra delle Pesche, dove questo frutto viene gustato in tutte le sue declinazioni: al vino rosso, in gelato, in marmellata. L’olio extravergine d’oliva locale è di ottima qualità, così come i formaggi prodotti nelle aziende artigianali del territorio — caciotte, caciocavallo e ricotte fresche dalla pasta gentile. Il territorio è inoltre incluso nella zona di produzione dell’Arancia di Ribera DOP.
Le feste e le tradizioni
La vita comunitaria di Chiusa Sclafani ruota attorno a un calendario fitto di celebrazioni che fondono fede popolare e tradizione gastronomica. Il primo gennaio si apre con la “Nisciuta du Bamminu”, durante la quale il simulacro del Bambin Gesù viene portato a braccia di casa in casa. A marzo, la Festa di San Giuseppe è tra le più sentite: si allestiscono le tradizionali tavolate cariche di pietanze, e si prepara il banchetto per i poveri, in un gesto antico di condivisione e devozione. Nei giorni successivi alla Pentecoste si celebra la Festa del Santissimo Crocifisso, tra le più solenni dell’anno. A dicembre, il patrono San Nicola di Bari è festeggiato con la distribuzione dei “panuzzi” benedetti ai fedeli, una tradizione che sopravvive intatta da secoli.
Come raggiungere il Borgo
Chiusa Sclafani dista circa 77 chilometri da Palermo e 80 da Agrigento. La strada più comoda da Palermo è la SS624 in direzione Sciacca, svoltando poi sulla SP18 verso il borgo. Il viaggio in auto dura circa un’ora e mezza e attraversa paesaggi di grande bellezza. Non esistono collegamenti ferroviari diretti — la vecchia linea Palermo-Corleone-Sciacca, di cui San Carlo era un importante snodo, fu dismessa decenni fa. È possibile raggiungere il paese anche con autobus di linea dalla stazione di Palermo, anche se i servizi sono limitati e richiedono più tempo. Il consiglio è di arrivare in auto, così da poter esplorare liberamente anche i borghi vicini e i sentieri del parco.
Chiusa Sclafani non è un borgo che si lascia afferrare in fretta. Ha la lentezza delle cose vere, quella che invita a sedersi su una panchina in piazza, ad aspettare che il sole cali sui tetti di pietra, ad assaggiare una ciliegia direttamente dall’albero. È la Sicilia che non si trova sulle cartoline, quella che bisogna cercare e che, una volta trovata, non si dimentica più.
Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
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