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Cava d’Ispica: la vallata dei millenni

Cava d'Ispica: il canyon dei millenni nel ragusano

Tredici chilometri di canyon ibleo, quattromila anni di storia scavata nella roccia. Sicani, Siculi, Greci, Romani, Cristiani, Arabi, Normanni: ognuno ha lasciato la sua firma nelle pareti di calcare. Cava d’Ispica è la Sicilia più antica.

Un canyon che è un libro di pietra

Tra Modica a nord e Ispica a sud, l’altopiano ibleo si incrina. Una faglia, un corso d’acqua millenario, e la roccia calcarea che cede: così nasce la Cava d’Ispica, un canyon lungo tredici chilometri, profondo fino a cento metri, largo più di mezzo chilometro nei punti più ampi. Il torrente che scorre nel fondovalle si chiama Pernamazzoni nella parte settentrionale e Busaitone in quella meridionale, due nomi dialettali che non dicono quasi niente ai forestieri ma che ai modicani e agli ispicesi suonano come casa.

Cava d'Ispica il Canyon foto di Giuseppe Cianci

Il canyon non è solo un paesaggio straordinario, con le sue pareti calcaree verticali, la macchia mediterranea di carrubi, ulivi selvatici, palme nane e lecci, la fauna di conigli, volpi, istrici e gufi reali. È anche, e soprattutto, uno dei più grandi e più complessi siti archeologici della Sicilia, uno di quelli in cui la presenza umana si è esercitata ininterrottamente per quattromila anni, dalla preistoria fino al terremoto del 1693 che ne decretò l’abbandono definitivo. Come disse l’archeologo Biagio Pace, Cava Ispica è una delle più grandi curiosità archeologiche della Sicilia per il suo aspetto pittoresco e il grande numero di escavazioni nelle pareti rocciose del suo lungo corso.

Dai Sicani alla prima età del Bronzo: le radici più antiche

Le prime tracce di presenza umana nella Cava risalgono all’Antica Età del Bronzo, tra il 2000 e il 1500 avanti Cristo. Erano i Sicani, la popolazione autoctona della Sicilia occidentale che si era spinta anche nell’entroterra ibleo, a scegliere le grotte naturali di questa vallata come rifugio e come sepoltura. Nella contrada Baravitalla, all’estremità settentrionale della Cava, sono stati trovati tracce di capanne e focolai di un villaggio preistorico, e soprattutto una tomba monumentale appartenuta a qualche illustre personaggio, caratterizzata da dieci finti piastrini ricavati ai lati dell’ingresso e da due ambienti separati da un portello: un’anticamera ovale e una camera funeraria a forno. Un’architettura funebre di straordinaria raffinatezza per un’epoca così lontana.

Poi arrivarono i Siculi, quella popolazione che dalla Sicilia orientale si espanse verso ovest, conquistando e mescolandosi con i Sicani. Nella Cava fondarono insediamenti nuovi, scavando grotte a più piani intercomunicanti nelle pareti della vallata. Le cosiddette tombe a forno di Scalaricotta, con la loro forma caratteristica ricavata nella roccia viva, appartengono a questo periodo. I Siculi della Cava mantennero rapporti commerciali con i Greci che colonizzavano la costa, senza però essere mai conquistati né assorbiti del tutto. Restarono una comunità autonoma, con la loro lingua, le loro tradizioni, le loro forme architettoniche.

Le catacombe paleocristiane: quando la Cava si fece chiesa

La svolta più drammatica nella storia della Cava d’Ispica arrivò con il Cristianesimo. Nei secoli della persecuzione, quando professare la fede poteva costare la vita, le comunità cristiane dell’area iblea trovarono nelle grotte della Cava il rifugio naturale che cercavano. Qui scavarono piccoli luoghi di culto, riadattarono ambienti preesistenti, decorarono le pareti con immagini sacre. Qui soprattutto seppellirono i loro morti, in quelle catacombe che ancora oggi sono tra i monumenti più importanti del sito.

Cava d'Ispica le Catacombe foto di Giuseppe Cianci

La più famosa è la Larderia, una grande catacomba paleocristiana del IV-V secolo con oltre 464 tombe distribuite su tre corridoi, il centrale lungo quaranta metri. Il nome Larderia deriva dall’araba Ardeia, a ricordare la dominazione successiva. Il Camposanto è un altro complesso funerario con sessanta tombe paleocristiane. La Spezieria è una chiese rupestre triabsidata, con le tre absidi che si aprono sul fondo come petali di un fiore. E poi la Grotta dei Santi, il monumento più toccante di tutta la Cava: una grande grotta rettangolare le cui pareti sono coperte di affreschi raffiguranti trentasei santi in stile bizantino. I volti sono stati manomessi da qualcuno in cerca di monete nascoste, la tradizione dice, lasciando quelle figure senza volto che fissano il visitatore con quella qualità inquieta e solenne che solo le cose ferite sanno avere.

Il Ginnasio, il Castello e le Centoscale

Tra i monumenti più singolari della Cava c’è il Ginnasio, un ambiente di epoca ellenistico-romana scavato nella roccia e riportato alla luce solo di recente. È formato da due sale comunicanti con sedili laterali e vasche per abluzioni. Sulla parete sono ancora visibili incisioni in greco che designavano i posti: PRE per i presbyteroi, gli anziani, NEO per i neoteroi, i giovani. Un’assemblea comunitaria del mondo greco-romano, scavata nella roccia calcarea degli Iblei, che si riuniva in questo spazio sotterraneo. La scoperta fu una delle più significative degli ultimi decenni per la conoscenza del sito.

Cava d'Ispica il Centoscale foto di Giuseppe Cianci

Al lato meridionale della Cava, in territorio ispicese, si trova il Parco della Forza, dove sorgeva l’antica Spaccaforno. Il fortilitium, la piccola fortezza dei feudatari Statella, dominava lo sperone roccioso, con il torrente che scorreva ai suoi piedi come difesa naturale. Da questa fortezza scende il monumento più curioso dell’intera Cava: le Centoscale, un lungo scalone sotterraneo di 240 gradini scavati nella roccia che scende ripidamente per sessanta metri di dislivello fino al fondovalle, utilizzato probabilmente per l’approvvigionamento idrico in caso di assedio o per raggiungere il torrente in modo protetto. Ancora oggi è percorribile, e l’esperienza di scendere quei gradini nella penombra del tunnel calcareo è una delle più fisicamente potenti del sito.

Il 1693 e l’abbandono: seimila persone nel vento

Nel 1693, quando il terremoto dell’11 gennaio rase al suolo la Sicilia sud-orientale, la Cava d’Ispica ospitava ancora circa seimila persone. Erano una comunità viva, che si muoveva nelle grotte, curava i campi sul pianoro, commerciava con i paesi vicini. In una sola notte, quell’insediamento millenario cessò di esistere. I sopravvissuti scesero dal canyon e costruirono la nuova città di Ispica sul pianoro, lontano dalla Cava che per secoli era stata casa loro. Cominciò quel lungo periodo di abbandono che ancora oggi si respira camminando nella vallata, quella qualità malinconica dei luoghi che sono stati abitati e poi lasciati, che aspettano in silenzio qualcosa che non tornerà.

Oggi il Parco Archeologico è diviso in due aree principali, accessibili da Modica a nord e da Ispica a sud. La visita completa richiede sei-sette ore, a piedi su terreno irregolare, con scarpe adatte e acqua abbondante. È il tipo di visita che si pianifica, che non si fa di fretta, che premia chi ha pazienza di cercare quello che non è immediatamente visibile. Come tutti i grandi luoghi, la Cava d’Ispica non si rivela a chi la attraversa di corsa. Si rivela a chi si ferma.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

📍 Dove si trova
Cava d’Ispica, tra Modica (RG) e Ispica (RG). Due ingressi: Parco Archeologico lato Modica (contrada Mulino Cavallo, SS115) e Parco della Forza lato Ispica (SS115 km 299). Distanza Modica-Ispica lungo la cava: 13 km.

🕘 Orari Parco Archeologico
Lato Modica: tutti i giorni 9:00-18:00 (estate), 9:00-16:00 (inverno). Prima domenica del mese ingresso gratuito. Ingresso a pagamento: circa €4. Lato Ispica (Parco della Forza): stessi orari. Verificare aggiornamenti sul sito della Regione Siciliana.

🏛️ Cosa vedere
Catacomba della Larderia (464 tombe IV-V sec.), Grotta dei Santi (36 santi in affresco bizantino), Grotta di Santa Maria (affreschi paleocristiani), Ginnasio greco-romano con iscrizioni, Tomba del Principe (Età del Bronzo), Centoscale (240 gradini sotterranei), Parco della Forza con il castello medievale e l’Antiquarium, chiesa rupestre di San Nicola, Camposanto.

🥾 Come prepararsi
Visita completa nord-sud: 6-7 ore. Scarpe da trekking obbligatorie (terreno molto irregolare). Acqua abbondante. Cappello in estate (temperature estreme). Le due aree possono essere visitate separatamente in 1-2 ore ciascuna.

🌿 Nei dintorni
Modica (10 km, barocco UNESCO), Ispica con la piazza e la chiesa barocca, Parco Forza con museo, Scicli (20 km), Noto (35 km), Marzamemi (25 km).

Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali

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