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Castronovo di Sicilia, dallo scrigno dei Sicani al primo Parlamento dell’isola

  • Sicilia
Castronovo di Sicilia: borgo medievale nei Monti Sicani da scoprire

A 680 metri nei Monti Sicani, al confine tra Palermo e Agrigento: grotte preistoriche, la fortezza araba di Kars-nubu, il tradimento del mugnaio e una storia che ha attraversato ogni civiltà della Sicilia.

Ci sono borghi siciliani che sembrano nati per custodire storie. Non come oggetti da esporre, ma come cose vive da tenere al sicuro. Castronovo di Sicilia è uno di questi. Sorge a 680 metri nei Monti Sicani, stretta tra l’altopiano del Kassar a nord e la rupe di San Vitale a ovest, con il fiume Platani che scorre alle falde orientali del paese in quello che i greci chiamavano Alycus e che un tempo era navigabile. La posizione non potrebbe essere più strategica: Castronovo stava esattamente nel mezzo tra le coste meridionale e settentrionale della Sicilia, su un itinerario che da secoli collegava l’interno dell’isola con i due mari. Chi controllava questo borgo controllava un passaggio, e per questo ogni civiltà che ha attraversato l’isola ha voluto averlo, o l’ha conquistato, o l’ha distrutto e ricostruito.

Visti dall’esterno, il Kassar, il Picco della Specola e la Rupe di San Vitale formano con le loro guglie quello che lo storico Luigi Tirrito nel Settecento descrisse come una grandiosa e splendida cattedrale normanna. È ancora così. Il paesaggio di Castronovo non ha bisogno di essere interpretato: si legge da solo, in quella geometria di rocce e case che sembra progettata da qualcuno che sapeva quello che faceva.

Dalle grotte dei Sicani a Kars-nubu: quattromila anni di storia

La storia di Castronovo comincia nelle grotte. In contrada Grotte, sulle rive del Platani, sono stati individuati insediamenti di abitazioni trogloditiche attribuibili al popolo dei Sicani, i primi abitanti storicamente documentati della Sicilia interna. Alcune di queste grotte mostrano, secondo le descrizioni dello storico locale Vito Mastrangelo che le visitò per primo nel 1743, segni incisi nelle pareti che suggeriscono una presenza umana di lunghissima durata. La grotta più grande, che prende il nome dalla pianta del capelvenere che vi germoglia, aveva al suo interno sedili scolpiti nella roccia. Non lontano, la Necropoli di Capelvenere conserva un ninfeo con una piccola piscina naturale: un luogo che la tradizione vuole legato al culto di una divinità acquatica, forse una ninfa, forse una sibilla, e che alcune fonti medievali associano addirittura alla famosa Taide citata da Dante nel diciottesimo canto dell’Inferno.

Dopo i Sicani vennero i Greci, che chiamarono questo territorio Castro, poi i Romani, che lo ribattezzarono Castra e lo usarono come presidio lungo la via che attraversava l’interno. Fu durante la dominazione romana che il borgo subì una prima distruzione, e la popolazione si rifugiò sulla rupe di San Vitale, lasciando le zone basse. Poi vennero i Bizantini, che costruirono sul monte Kassar una lunga cortina muraria con undici torri difensive, visibile ancora oggi sul versante settentrionale della montagna: una delle opere difensive bizantine meglio conservate della Sicilia occidentale, probabilmente databile tra il VII e l’VIII secolo.

L’839 segnò l’arrivo degli Arabi, che conquistarono tutto il territorio dei Monti Sicani e diedero al borgo il nome con cui sarebbe stato conosciuto per due secoli: Kars-nubu, che nella lingua araba significava qualcosa come dai bei dintorni, dalle molte entrate, terra ricca tra piccoli torrenti. Non era solo un nome: era una descrizione. Gli Arabi riconobbero nella posizione e nella fertilità di questo territorio qualcosa di prezioso, e lavorarono per valorizzarlo. Avviarono le prime opere di bonifica, introdussero le pratiche irrigue, portarono nuove colture. Il borgo rifiorì, e quella prosperità è ancora scritta nel paesaggio agricolo dei dintorni.

Kars-nubu: così gli Arabi chiamarono Castronovo per due secoli. Il nome significa terra dai bei dintorni, fertile, ricca d’acqua tra i piccoli torrenti. Non era poesia: era una valutazione agronomica precisa di un territorio che valeva la pena tenere.

Il tradimento del mugnaio e la conquista normanna

La conquista normanna di Castronovo ha una storia che mescola storia e leggenda nel modo in cui solo la Sicilia sa fare. Il conte Ruggero d’Altavilla, che tra il 1061 e il 1091 strappò l’isola agli Arabi pezzo per pezzo, si trovò di fronte alla fortezza di Kars-nubu: una posizione naturalmente inespugnabile, arroccata sulla rupe del Kassar, con mura e torri che sembravano non lasciare alcun varco. Secondo la tradizione, Ruggero non riuscì ad espugnarla con la forza. Ci volle un mugnaio.

Il mugnaio si chiamava Aymo de Milatio. Aveva un conto aperto con un certo Bekus, signore arabo della fortezza, che lo aveva offeso in modo intollerabile. Secondo alcune versioni fu una questione di onore, secondo altre fu la moglie del mugnaio a scatenare la rivalità. In ogni caso, Aymo decise di fare quello che nessun assalto frontale aveva saputo fare: si accordò con i Normanni e di notte indicò loro un percorso segreto che consentiva di calarsi con delle funi dalla montagna del Kassar direttamente all’interno della fortezza araba. I soldati di Ruggero scesero nella notte, e la città cadde senza spargimento di sangue. Il tradimento del mugnaio è ancora oggi il racconto più noto della storia locale, quella storia che ogni castronovese conosce.

Ruggero d’Altavilla, una volta in possesso della fortezza, non perse tempo. Costruì una seconda fortezza accanto a quella esistente, collegandola con una strada sotterranea. Sul colle di San Vitale fece erigere una cappella dedicata a San Giorgio, diventata poi la chiesa del Giudice Giusto, e un presidio militare che nel 1091 sarebbe diventato il nucleo della futura chiesa madre. Concesse poi la signoria del borgo al suo fedelissimo Ruggero di Barnavilla, il cui figlio Rinaldo la perse quando partecipò alla rivolta dei baroni contro Guglielmo I. Era il sistema normanno: feudi come premi fedeltà, con annessa la clausola di revoca in caso di tradimento.

La pace di Caltabellotta e il primo Parlamento di Sicilia

Nel corso dei secoli successivi Castronovo non fu mai solo un borgo di montagna: fu un centro politico di primo piano nelle vicende del regno di Sicilia. Due episodi in particolare la portarono al centro della storia dell’isola, a distanza di un decennio l’uno dall’altro.

Il primo risale al 1302. Federico II d’Aragona, dopo aver sconfitto gli Angioini nelle battaglie di Caccamo, Corleone e Sciacca, stabilì il suo quartier generale proprio a Castronovo per avviare le trattative che avrebbero posto fine alla guerra del Vespro. Quella guerra durava da vent’anni, da quando il Vespro palermitano del 1282 aveva cacciato i Francesi dall’isola, e aveva ridotto la Sicilia a un campo di battaglia continuo. Castronovo divenne la sede principale di Federico, il luogo da cui si negoziò la pace che il 24 agosto 1302 fu sancita a Caltabellotta. Un borgo di tremila abitanti che ospita il quartier generale di un re mentre si ridisegna l’equilibrio politico del Mediterraneo occidentale: non è una cosa che capita a tutti.

Il secondo episodio è ancora più significativo sul piano istituzionale. Il 10 luglio 1391, nella chiesa di San Pietro sulle sponde del Platani, Manfredi III Chiaramonte, conte di Castronovo, convocò la prima seduta del Parlamento del Regno di Sicilia. L’iniziativa era nata dall’impegno di Chiaramonte con il legato di Papa Bonifacio IX di fare cessare le discordie interne all’isola. Fu un tentativo, riuscito solo in parte, di riportare ordine in un regno lacerato dalla guerra dei baroni. Ma il gesto istituzionale rimane: il primo Parlamento siciliano si tenne sulle rive del Platani, a Castronovo, in una chiesa che ancora esiste. Dieci anni dopo, nel 1401, l’Università di Castronovo si diede un proprio statuto, sanzionato poi dal re Martino, che introduceva i primi elementi di diritto amministrativo locale in un regolamento municipale. Quasi sei secoli prima dello Statuto della Regione Siciliana.

Il castello, le chiese e il prigioniero misterioso

Il castello di Castronovo fu costruito da Ruggero nel 1091 sul sito della preesistente fortezza araba, ampliato nel 1375 da Manfredi Chiaramonte e trasformato nel Seicento in prigione. Di quella storia militare e carceraria rimangono oggi i ruderi imponenti che dominano il paese dall’alto, con alcune sezioni di muro ancora in piedi e le tracce dei torrioni angolari. Nel 1600, quando il castello era già diventato una prigione, vi fu rinchiuso un detenuto misterioso che portò con sé una quantità di monete e posate recanti delle iniziali. Non sappiamo chi fosse: i reperti, ritrovati durante recenti campagne di scavo nascosti in una fessura della cella, portano quelle iniziali come unica traccia di un’identità che non è ancora stata ricostruita. Il caso del Prigioniero di Castronovo è ancora aperto.

Le chiese del borgo sono numerose e ciascuna ha la sua storia. La Chiesa Madre della Santissima Trinità, che occupa il sito del presidio militare normanno costruito nel 1091, fu consacrata come chiesa nel 1388 e come chiesa madre nel 1404. Le due torri originali sono ancora visibili: una è oggi il campanile, l’altra è stata trasformata in abside. All’interno custodisce opere d’arte di pregio, tra cui una tela di Vito D’Anna del XVIII secolo. La Chiesa di San Vitale, dedicata al patrono locale, conserva il simulacro del Santo portato in processione ogni anno il 9 marzo. La Madonna dell’Udienza, di origine greco-bizantina, è considerata la chiesa più antica di Castronovo: sorgeva sul colle San Vitale, dove aveva sede il primo nucleo del borgo, ed era l’antica matrice prima che il titolo passasse alla chiesa della Trinità.

Sul colle San Vitale si trovano anche i resti più antichi del borgo: i ruderi del castello normanno originario, i resti di un mulino e di diverse strutture medievali, in un sito che conserva stratificazioni che vanno dalla preistoria all’età moderna. È un posto che vale la salita, non solo per la storia ma per il panorama: da quella rupe si vede il Platani che scorre in basso, i boschi della Riserva di Monte Carcaci a est, e la catena dei Sicani che va verso l’orizzonte in tutte le direzioni.

San Vitale: il santo di Castronovo che visse come monaco in Basilicata

Ogni borgo siciliano ha il suo santo patrono, ma pochi borghi siciliani hanno un santo autoctono, nato tra quelle strade e quei vicoli, di cui si conosce la storia vera. Castronovo ce l’ha. Vitale de Mennita nacque a Kars-nubu, il nome arabo di Castronovo, nei primi anni del X secolo, da una famiglia di origine bizantina ricca e di nobile lignaggio. Rinunciò a tutto nella mezza età, abbracciò la vita monastica nel monastero basiliano di San Filippo ad Agira, poi trascorse decenni tra pellegrinaggi e periodi di vita solitaria. Si ritirò infine in una grotta ad Armento, in Basilicata, dove morì.

Per secoli nessuno a Castronovo sapeva che San Vitale, venerato in Basilicata, fosse nato proprio lì. Furono alcuni viaggiatori arrivati da Armento a ricostruire l’origine siciliana del santo, riconoscendo nei racconti locali i dettagli che corrispondevano alla vita di Vitale. Nel 1671 i castronovesi gli dedicarono una chiesa, e poco dopo lo proclamarono patrono della città. La leggenda dell’apparizione in sogno è quella che racconta il legame finale: un maestro falegname e il proprietario di un ulivo fecero lo stesso sogno nella stessa notte, in cui San Vitale indicava quell’ulivo come il legno da cui ricavare la sua statua. E così fu fatto. Il simulacro è ancora quello, processione ogni anno il 9 marzo.

Il marmo giallo del Kassar: una pietra che finì a Palermo

C’è una curiosità che pochi conoscono e che dice qualcosa di importante sulla qualità delle risorse naturali di questo territorio. Il monte Kassar non è fatto solo di calcare comune: nella sua composizione geologica compare il marmo giallo del Kassar, una varietà di pietra locale estratta e lavorata per secoli dagli artigiani castronovesi. Questo marmo giallo è stato usato per abbellire alcune chiese di Palermo, è parte dello stemma posto sul palazzo municipale del capoluogo, ed è stato usato per realizzare il sarcofago che custodisce i resti di Fra Vitale Lino, un cappuccino legato alla storia religiosa del borgo. Una pietra locale che ha trovato posto nei monumenti della capitale dell’isola: un caso raro di esportazione di eccellenza da un borgo dell’entroterra verso la grande città.

La Riserva di Monte Carcaci e la natura dei Sicani

Il territorio di Castronovo comprende una porzione significativa della Riserva Naturale Orientata di Monte Carcaci, una delle quattro riserve che compongono il sistema naturale dei Monti Sicani. La riserva si estende per circa duemila ettari tra i comuni di Castronovo, San Giovanni Gemini e Santo Stefano Quisquina, tutti appartenenti al Demanio Forestale. Le vette principali all’interno del territorio sono la Serra del Leone a 1316 metri, il Monte Carcaci a 1196 metri, il Pizzo Lupo a 1092 metri. I boschi sono misti di conifere e latifoglie, con querceti di leccio e roverella alle quote più basse e boschi di pino nelle zone di rimboschimento impiantate dalla Forestale a partire dagli anni Cinquanta.

L’area attrezzata di Santa Caterina, raggiungibile dalla strada che collega Filaga a Castronovo, è un punto di accesso alla riserva con spazi pic-nic, fontanelle e strutture per il relax all’aria aperta. Conserva anche tracce di un insediamento bizantino che gli studiosi stanno ancora studiando. Il Fondo Salaci, con i suoi quindici ettari di eccellenze botaniche, è un altro punto di interesse naturalistico raggiungibile a piedi dai sentieri della riserva. La rete sentieristica del territorio comprende percorsi che attraversano boschi, pascoli, e zone rupestri con fioriture primaverili di orchidee selvatiche che nei mesi di aprile e maggio trasformano i prati in qualcosa di difficile da dimenticare.

Le fontane storiche e l’acqua come fondamento del borgo

C’è un elemento che attraversa tutta la storia di Castronovo e che è rimasto centrale nella sua identità: l’acqua. Il borgo è letteralmente costruito intorno alle sorgenti. Il centro abitato medievale si formò intorno a due borghi, il Rabato e il Rakal-biat, che sorsero ai piedi della rupe intorno a due ricche sorgenti. Il nome arabo Kars-nubu stesso contiene un riferimento alla ricchezza idrica del territorio. Le fontane storiche di Castronovo, alcune delle quali risalenti ai secoli dell’insediamento medievale, sono oggi considerate tra i beni architettonici più significativi del patrimonio sicano. Il marmo giallo del Kassar è stato usato per decorare alcune delle vasche di queste fontane, in una continuità tra risorsa naturale locale e architettura idraulica pubblica che attraversa i secoli.

Questa abbondanza d’acqua ha fatto di Castronovo un polo produttivo nel settore lattiero-caseario. Le sorgenti alimentano i pascoli, i pascoli nutrono le greggi, le greggi producono il latte con cui si fanno i formaggi che ancora oggi sono tra i prodotti più apprezzati dell’area sicana. La ricotta freschissima, il pecorino stagionato, la tuma, il caciocavallo prodotti nel territorio di Castronovo si trovano nelle botteghe e nei mercati locali, acquistabili direttamente dai produttori che lavorano ancora con metodi tradizionali.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE 📍 Castronovo di Sicilia — Città Metropolitana di Palermo, Monti Sicani. 680 m s.l.m. A 72 km da Palermo e 58 km da Agrigento.

🚗 In auto da Palermo: SS 121 poi SS 189 (scorrimento veloce Palermo-Agrigento) fino al bivio per Castronovo. Da Agrigento: SS 189 verso nord, bivio per Castronovo circa 58 km.

🚆 In treno: collegamento regionale da Palermo e da Agrigento fino alla stazione di Castronovo di Sicilia.

🏛️ Da visitare: Colle San Vitale (ruderi del castello normanno, chiesa della Madonna dell’Udienza), Chiesa Madre della SS. Trinità, Casale di San Pietro sul Platani (primo Parlamento siciliano 1391), Museo Civico Archeologico, Necropoli di Capelvenere con ninfeo.

🥾 Natura: Riserva Naturale Orientata Monte Carcaci, sentieri per Serra del Leone (1316 m) e Monte Carcaci (1196 m). Area attrezzata di Santa Caterina con tracce insediamento bizantino. Fondo Salaci (15 ettari di flora protetta).

🧀 Prodotti: ricotta fresca, pecorino sicano, tuma, caciocavallo. Acquistabili dai produttori locali.

📅 Feste: 9 marzo Festa di San Vitale patrono (processione del simulacro ligneo); agosto Feste Patronali di San Vitale e Santa Lucia con processioni e fuochi d’artificio.

🗺️ Nei dintorni: Palazzo Adriano con Piazza Cinema Paradiso (30 km), Cammarata ai piedi del Monte Cammarata (20 km), Santo Stefano Quisquina con il Santuario dell’Eremo di Santa Rosalia (25 km).

Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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