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Castello Ursino di Catania: storia, segreti e meraviglie di un maniero svevo

Castello Ursino Catania: storia, cosa vedere, museo civico e informazioni pratiche

Il Castello Ursino è molto più di un monumento: è la memoria minerale di Catania, la città che ha imparato a convivere con un vulcano e a costruire la propria identità sull’ostinazione. Come il castello stesso, che ha sopravvissuto a eruzioni, terremoti, prigionieri e secoli: sempre lì, a pianta quadrata, sulla pietra lavica che è la firma dell’Etna sulla sua città.

C’è un momento, arrivando in Piazza Federico II di Svevia nel cuore di Catania, in cui il tempo rallenta. Di fronte a te si erge una mole quadrata di pietra lavica scura, solida e austera come una sentenza, con le sue torri cilindriche agli angoli che sfidano i secoli senza cedere di un millimetro. È il Castello Ursino: otto secoli di storia compressi in mura spesse tre metri, un monumento che ha visto passare imperatori e re, parlamenti e prigionieri, eruzioni vulcaniche e terremoti, uscendone sempre in piedi.

La storia: da fortezza imperiale a museo civico

Federico II e la nascita del castello (1239–1250)

Tra la fine del 1239 e l’inizio del 1240, Federico II di Svevia diede il via alla costruzione del Castello Ursino, affidata al “praepositus aedificiorum” Riccardo da Lentini. La scelta del sito non fu casuale: il castello si imponeva di rappresentare il ritorno del potere dello Stato, e per questo motivo il luogo fu scelto per esaltare il carattere antagonistico nei confronti della Cattedrale, non lontana da esso, così da primeggiare. Potere laico contro potere ecclesiastico: due simboli di pietra a guardarsi in faccia attraverso la città.

In origine la sua funzione era quella di fortezza costiera, inserita in un sistema difensivo che comprendeva anche le strutture di Augusta e Siracusa. Il castello sorgeva allora su un promontorio a picco sul mare, con i fossati che lo separavano dalla città su ogni lato. La costruzione è a pianta quadrata, ogni lato misura circa 50 metri. Le quattro torri angolari sono circolari all’esterno, con pianta interna ottagonale, e muri spessi circa 2,5–3 metri.

Sul nome “Ursino” si sono confrontate diverse teorie. Quella più accreditata lo ricollega al latino castrum sinus, “castello del golfo”, in riferimento alla sua posizione marina originaria. Un’altra lo riconduce alla famiglia castellana degli Ursino che nel XIII secolo lo avrebbe occupato per un certo periodo.

I Vespri Siciliani e la corte aragonese

Il castello non rimase a lungo soltanto una fortezza. Nel 1295 vi si riunì il Parlamento Siciliano, che dichiarò decaduto Giacomo II ed elesse Federico III a re di Sicilia. Nel corso del 1296 il castello fu preso da Roberto d’Angiò ma successivamente espugnato nuovamente dagli Aragonesi.

Re Federico abitò a partire dal 1296 il maniero, facendone la corte aragonese, e così fecero anche i successori Pietro, Ludovico, Federico IV e Maria. La sala dei Parlamenti fu nel 1337 anche la camera ardente per la salma di re Federico III. Nel 1347 all’interno del castello venne firmata la cosiddetta Pace di Catania fra Giovanni di Randazzo e Giovanna d’Angiò. Una storia politica densa, quasi ogni sala del castello è una pagina di cronaca medievale.

L’eruzione del 1669: il mare che si allontana

Il 1669 è l’anno che cambia il volto del castello e di tutta Catania. L’Etna erutta con una violenza straordinaria e la lava scende verso il mare. La lava avvolse il castello da ovest e da est con due bracci di magma, che colmarono i fossati e ne ridussero l’altezza “apparente” dal nuovo piano di calpestio: le basi delle torri “a zampa di elefante” scomparvero alla vista e soltanto vent’anni fa sono state riportate alla luce. La lava, riversandosi nel mare a ridosso dell’edificio, creò una striscia di terra ferma e da quel momento il Castello Ursino non fu più affacciato sul mare. Una colata lavica che, anziché distruggerlo, lo preservò, e lo trasformò.

La prigione: dal XVI secolo al 1838

Dal XVI secolo fino al 1838 il castello fu adibito a prigione. Fu modificato strutturalmente al fine di adattarlo al suo nuovo ruolo; al piano terra vennero creati degli ambienti angusti noti come “dammusi”, le celle per le anime dannate. I prigionieri erano confinati in celle buie infestate da topi, insetti e tarantole, e nei graffiti rimasti sulle pareti si riconoscono rappresentazioni di galeoni, stemmi e motti in latino e dialetto siciliano: tutto ciò che i reclusi riuscivano a vedere del mondo esterno. Questi segni sul muro sono tra i dettagli più toccanti di tutta la visita.

Il Museo Civico e i restauri del Novecento

Dopo due anni di lavori, nel 1934 il Castello Ursino fu aperto al pubblico come sede del Museo Civico di Catania. È uno dei pochi castelli svevi in Sicilia ad aver mantenuto intatta la sua forma originaria. Tra il 1988 e il 2004 si sono succeduti importanti interventi di restauro con finanziamenti europei, che hanno restituito al castello la leggibilità delle sue strutture originali.

Il Castello Ursino a Catania - Foto di Giuseppe Cianci

Architettura: l’estetica del potere imperiale

La costruzione si distingue per la sua pianta quadrata, con quattro torri cilindriche agli angoli e torri semicircolari lungo i lati nord e ovest. Le mura spesse, realizzate in pietra lavica, conferiscono all’edificio un aspetto solido e severo.

La facciata è un trattato di simbologia imperiale. Ospita un’incisione muraria che raffigura il candelabro a sette bracci, la menorah, il cui numero sette fa riferimento al ciclo dell’esistenza umana legato alle fasi lunari. Altro elemento decorativo è l’aquila che artiglia la lepre, emblema del trionfo di Federico sui ribelli e dell’egemonia politica sul popolo catanese. Ogni pietra racconta qualcosa: chi la sa leggere, trova un manifesto politico scolpito per l’eternità.

Il Museo Civico: cosa vedere sala per sala

Costituitosi grazie alle donazioni di illustri collezionisti privati, il fondo museale del Castello Ursino rappresenta una testimonianza eccezionale della storia culturale della città, una raccolta estremamente ricca ed eterogenea che documenta tutte le epoche del passato attraverso reperti archeologici, frammenti architettonici, epigrafi, dipinti ed oggetti artistici ornamentali di diverse epoche.

Il cortile interno

Il percorso comincia dal cortile interno, un’area dove sono esposti reperti romani e due importanti sarcofagi del IV–V secolo d.C. È anche il punto di partenza migliore per ammirare la struttura complessiva del maniero e capire le proporzioni imponenti dell’edificio.

Il Salone San Giorgio e i graffiti dei prigionieri

Sul lato sud è il bel portale che dà accesso al Salone San Giorgio, su cui spiccano iscrizioni e graffiti realizzati dai prigionieri all’epoca in cui il castello era adibito a carcere, fra la fine del XVI e il XVIII secolo. Fra i graffiti vi sono rappresentazioni di galeoni, stemmi e motti in latino e dialetto siciliano, creando un’aria di mistero e suggestione che rende ogni visita al Castello un vero e proprio viaggio nel tempo.

La Torre dei Martìri

La Torre dei Martìri è così chiamata perché adoperata per rinchiudere e perseguitare i prigionieri. È uno degli ambienti più carichi di atmosfera dell’intero castello, con la sua luce fioca e le pareti che sembrano assorbire secoli di dolore.

La collezione Biscari

La collezione appartenuta a Ignazio Paternò Castello, già alla fine del Settecento, ricopre un’importanza primaria sia per il numero che per la varietà dei pezzi. Di essa facevano parte opere preziose di scultura greca e romana, vasi attici, sicelioti e italioti, più di trecento iscrizioni o epigrafi greche e latine, bronzetti e prodotti fittili di vario tipo, monete. Una delle raccolte più significative del Mezzogiorno d’Italia.

La Pinacoteca

Il museo vanta una ricchissima pinacoteca: dalle tavolette bizantineggianti del XV secolo agli oli su tela del XIX secolo, con numerosi reperti di epoca ellenistica e romana, vasi greci, monete greche e romane, portali del XIII e XV secolo, incisioni, stampe e paramenti sacri.

Curiosità e leggende

Il sito su cui sorge il castello ha radici ancora più antiche del maniero stesso. Sul sito dove sorge l’edificio attuale è testimoniato uno dei nuclei più antichi dell’abitato catanese, risalente alla prima fase abitativa della polis greca di Katane. Camminare nei suoi sotterranei significa attraversare strati di civiltà sovrapposti per tremila anni.

Il Castello Ursino, insieme alla Cattedrale, rappresenta il più grande, complesso e costoso cantiere governativo nella storia della città di Catania, dall’età romana al terremoto del 1693. Un primato che dice tutto sulla volontà di potenza di Federico II.

Curiosa anche la connessione con la letteratura: il castello è legato al nome di Ignazio Paternò Castello, il V Principe di Biscari, il cui museo privato fu definito dal grande critico e diplomatico francese Dominique Vivant Denon una “lodevole raccolta”, una delle più importanti d’Europa del suo tempo.

Il Castello Ursino a Catania - Foto di Giuseppe Cianci

Informazioni pratiche per la visita

Indirizzo: Piazza Federico II di Svevia, 95121 Catania

Orari: Lunedì–Venerdì: 9:00–19:00 (ultimo ingresso ore 18:00) Sabato e Domenica: 9:00–20:30 (ultimo ingresso ore 19:30) (Verificare sempre gli orari aggiornati sul sito ufficiale del Comune di Catania)

Biglietti: Intero: € 6,00 — Ridotto: € 3,00 Ingresso gratuito per residenti under 18 e over 65, e nelle giornate speciali come la Giornata Internazionale dei Musei.

Visite guidate: disponibili in italiano e in altre lingue, su prenotazione o in date specifiche.

Accessibilità: il castello è accessibile a persone con disabilità motorie tramite rampe e ascensori. Si consiglia di contattare il museo in anticipo.

Tempo consigliato: 1,5–2 ore per la visita completa di cortile, piano terra e primo piano; più tempo in caso di mostre temporanee.

Contatti: museocivico.castelloursino@comune.catania.it

Come raggiungerlo e cosa vedere nei dintorni

Il Castello Ursino si trova nel centro storico di Catania, a pochi minuti a piedi da Piazza del Duomo, dalla Fontana dell’Elefante e dalla Via Etnea. Nelle immediate vicinanze si trovano il Mercato della Pescheria — uno dei mercati del pesce più vitali e pittoreschi di Sicilia — e la Via Crociferi, detta la “strada delle chiese”, con le sue facciate barocche.

Chi vuole approfondire la storia medievale e sveva di Catania può completare la visita con il Teatro Romano e l’Odeon, a breve distanza, e con la Cattedrale di Sant’Agata, consacrata nel 1092 e ricostruita dopo il terremoto del 1693.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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