Venticinque fotografie. Un’isola che non smette di stupire. Ogni scatto è una promessa: tornerai.
Ci sono luoghi che esistono due volte: una volta nella realtà e una volta nella memoria di chi li ha attraversati con gli occhi aperti. In Sicilia capita spesso di confondere le due cose. Il tramonto su un porto di pescatori, la luce obliqua su una scalinata barocca, l’acqua ferma di una gurna all’ombra della lava, tutto sembra già visto, già sognato, già rimpianto. Queste fotografie non sono cartoline nel senso turistico del termine. Sono appunti di luce. Inviti. Prove che certi posti esistono davvero.
Donnalucata, tramonto sulla spiaggia di Palo Bianco
La spiaggia di Palo Bianco prende il nome dalla pietra calcarea che affiora lungo la riva, una pietra bianca, quasi accecante di giorno, che al tramonto si tinge di miele e di arancio. In questa fotografia il cielo si scioglie sull’acqua bassa della costa iblea con quella precisione cromatica che solo il sole di fine giornata sa trovare. La spiaggia è deserta, o quasi: un dettaglio che restituisce al paesaggio la sua dimensione vera, quella di un luogo non ancora consumato dal turismo di massa.

“Palo Bianco al tramonto è uno di quei momenti in cui ti dimentichi di scattare e ti limiti a guardare. Poi ricordi che hai una macchina fotografica in mano.”
Donnalucata, il porto dei pescatori al tramonto
Il porto di Donnalucata è uno dei più caratteristici della costa ragusana: piccolo, concreto, ancora abitato dai pescatori che ci lavorano ogni giorno. Al tramonto, le barche ormeggiate, i colori sbiaditi della pittura, i riflessi sull’acqua scura, diventano una composizione che appartiene più alla pittura che alla fotografia. C’è qualcosa di permanente in questi porti: mentre il turismo cambia la faccia della Sicilia, il mare e chi lo affronta ogni mattina continuano la loro storia senza alzare la voce.

“La luce del tramonto sui pescherecci è la forma più onesta di bellezza siciliana: non costruita, non curata, semplicemente lì.”
Il borgo marinaro di Avola
Avola è nota per il suo mandorlato e per il vino Nero d’Avola, ma il suo borgo marinaro è un capitolo meno raccontato. Affacciato sul Mediterraneo con quella semplicità tipica dei paesi costieri che non hanno mai avuto bisogno di esibirsi, il lungomare di Avola parla un linguaggio fatto di bianchi abbacinanti, di barche tirate in secco, di profumo di salsedine che si mescola con quello del pane appena sfornato. Questa fotografia coglie il carattere autentico di una Sicilia che non recita niente: è così e basta.

“Avola è una di quelle cittadine che devi fermarti ad ascoltare. Se ci passi soltanto, ti perdi la parte più interessante.”
Cava d’Aliga, il tramonto che brucia sul mare
Cava d’Aliga è una piccola marina alle porte di Scicli, una di quelle frazioni che esistono quasi solo d’estate e d’inverno tornano al silenzio. Ma al tramonto, in qualsiasi stagione, il Canale di Sicilia regala spettacoli che tolgono il fiato. Il cielo diventa una tavolozza: arancio bruciato, rosa polvere, il blu profondo che avanza dal basso. La fotografia ferma un istante che dura pochi minuti. Chi abita qui lo sa: bisogna essere puntuali.

“A Cava d’Aliga ho capito che il tramonto non è uno sfondo. È il protagonista.”
Stromboli al tramonto, in mare aperto
Questa fotografia è stata scattata dall’aliscafo, in pieno mare aperto, con il profilo di Stromboli che si staglia contro il cielo del tramonto. C’è qualcosa di ancestrale nel guardare un vulcano attivo dall’acqua mentre il sole cala: la terra che brucia, il mare che riflette, e tu nel mezzo su un battello che vibra. Stromboli non è mai quieto, emette fumi, regala boati sordi nelle notti di calma, eppure da questa distanza sembra quasi sereno, un gigante addormentato su cui il crepuscolo si posa con delicatezza.

“Guardare Stromboli dall’aliscafo al tramonto è una di quelle esperienze che non si traducono in parole. Per fortuna esiste la fotografia.”
Gurne dell’Alcantara, l’acqua che scava la lava.
Le gole basaltiche dell’Alcantara sono note, ma le gurne, le piccole pozze naturali che il fiume scava nel basalto nel tratto più alto, sono meno frequentate e più silenziose. In questa fotografia si vede un tratto del fiume dove l’acqua si raccoglie in un laghetto naturale, circondata dalla roccia nera dell’Etna raffreddata nei secoli. L’acqua è di un verde-azzurro improbabile, quasi artificiale. Non lo è. È il risultato di millenni di convivenza tra il fuoco del vulcano e la pazienza del fiume.

“Le gurne dell’Alcantara ricordano che la Sicilia non è solo sole e mare. Ha anche il freddo delle sorgenti, il buio della lava, la lentezza dell’acqua.”
Lipari, il porto dell’isola maggiore
Il porto di Lipari è il cuore pulsante dell’arcipelago eoliano. Da qui partono e arrivano i collegamenti con le altre isole, Vulcano, Salina, Panarea, Stromboli, ed è qui che l’isola si sveglia ogni mattina e si addormenta ogni sera. La fotografia mostra il porto nella sua dimensione quotidiana: imbarcazioni ormeggiate, il profilo del paese arroccato sul colle, l’aria che sa di acqua salata e di motori. Lipari non è mai solo una cartolina: è un luogo vivo, con la sua storia millenaria di marinai, vulcani e commerci.

“Lipari ti accoglie con il rumore del porto. E te la porti dentro ancora quando sei già tornato a casa.”
Milazzo, la città dal castello
Dal castello aragonese di Milazzo, una delle fortezze più imponenti della Sicilia nordorientale, costruita sui resti di un insediamento greco e poi arabo, si abbraccia con un solo sguardo secoli di storia e chilometri di costa. La fotografia aerea restituisce la forma della penisola che si allunga verso le Eolie: case bianche, il porto commerciale, il mare che cambia colore da una parte all’altra. Milazzo è spesso considerata soltanto il porto d’imbarco per le isole, ma merita di essere vissuta per quello che è: una città con carattere proprio, complessa e bella.

“Dal castello di Milazzo capisci perché ogni potenza del Mediterraneo volesse controllare questo posto. Il panorama è già una risposta.”
Marzamemi, le barche sulla balata
Marzamemi è uno di quei borghi che sembrano usciti da un romanzo. Il piccolo porto, la piazza basolata in pietra lavica detta la balata, le case basse dai colori pastello, le barche che dondolano appena sull’acqua: ogni elemento contribuisce a creare qualcosa di raro, un luogo che non ha ceduto alla propria bellezza diventando una cartolina vuota. La fotografia coglie le imbarcazioni colorate ormeggiate sulla balata, riflessi e scafo, legno e ferro, azzurro e arancio. Un quadro che si rinnova ogni giorno.

“A Marzamemi capisci che la semplicità non è povertà di idee: è la forma più difficile della perfezione.”
Naro, il castello nel cuore della Sicilia
Il castello di Naro è uno dei monumenti medievali più significativi dell’agrigentino: una struttura normanna del XIII secolo che domina il paese dall’alto con quella solidità tranquilla che appartiene alle cose fatte per durare. La fotografia ne restituisce il profilo severo, muri di pietra calcarea color miele, torri angolari, il cielo di Sicilia come cornice. Naro è una cittadina del Vallone, nell’entroterra agrigentino, spesso dimenticata dagli itinerari turistici: un torto da correggere. Chi passa da queste parti trova una città barocca di rara bellezza, con uno dei castelli più integri dell’isola.

“Il castello di Naro racconta una Sicilia che non cerca di piacere. Esiste, e questo basta.”
La tonnara vecchia e il Castello Tafuri
Portopalo di Capo Passero è il punto più meridionale della Sicilia, dove il Mediterraneo orientale e quello occidentale si incontrano. In questa fotografia convivono due simboli di questo luogo: la vecchia tonnara, un edificio industriale del passato che sa di sangue e fatica, di tonni e di reti, e il Castello Tafuri, la piccola fortezza sull’isolotto che fronteggia il paese. Insieme raccontano una storia di secoli: difesa, pesca, commercio, mare. Il punto estremo dell’isola ha sempre avuto questa natura di crocevia.

“A Portopalo ci si sente al limite di qualcosa. Oltre, c’è solo mare aperto. Prima, c’è tutta la Sicilia.”
Panarea, l’isola più piccola, vista dal porto
Panarea è la più piccola delle Eolie abitate — tre chilometri quadrati, niente automobili, niente caos — ma è anche la più esclusiva. Dal porto, il paese si sale a piedi lungo i vicoli bianchi che sembrano mutuati dall’Egeo: cubismo mediterraneo, bouganville, silenzio. La fotografia mostra il profilo dell’isola dal mare: un grumo di case bianche su un costone verde, aghi di roccia lavica che emergono dall’acqua. Panarea non è per tutti. È per chi sa aspettare.

“Panarea somiglia a quello che immaginavi quando pensavi alle Eolie, e poi ti sorprende lo stesso.”
Punta Secca, il porto di Montalbano
Chi ha visto il Commissario Montalbano riconosce immediatamente Punta Secca: è qui che si trova la casa del personaggio televisivo, affacciata su questo piccolo porto di pescatori che ha guadagnato fama internazionale senza perdere la sua modestia di villaggio di mare. Il porticciolo è minuscolo, una manciata di barche, un faro bianco, la roccia calcarea che scende nell’acqua. La fotografia lo coglie nella sua quotidianità: un luogo che esiste indipendentemente dalla finzione televisiva, e che per questo risulta più bello.


“Punta Secca esisteva prima di Montalbano e esiste dopo. Ha solo guadagnato qualche visitatore in più.”
Pozzallo, due spiagge, una città
La spiaggia di Pietrenere
A Pietrenere la spiaggia si alterna a scogli levigati, le pietre nere di basalto che danno il nome al posto, e l’acqua raggiunge tonalità di turchese che sembrano irreali. È una delle spiagge più caratteristiche del ragusano, frequentata dai pozzallesi come alternativa alla spiaggia sabbiosa del lungomare. La fotografia ne mostra l’aspetto autentico: non una meta da depliant, ma un luogo vissuto, con tutta la sua irregolarità rocciosa e la sua bellezza non costruita.

“Le pietre nere di Pozzallo fanno male ai piedi ma fanno bene agli occhi. Vale lo scambio.”
La spiaggia di Raganzino
Raganzino è la spiaggia libera e popolare di Pozzallo, quella dove la città scende al mare con la stessa naturalezza con cui scende in piazza. Sabbia chiara, acqua bassa, famiglie, bambini, l’odore di crema solare e di fritto. È il litorale di una comunità, non una spiaggia da rivista. La fotografia coglie questa dimensione collettiva, il mare come spazio comune, come appendice del paese, come luogo dove il tempo rallenta per tutti allo stesso modo.

“A Raganzino il mare non è uno scenario. È un diritto.”
Sampieri, i pescatori di Scicli sul mare
Sampieri è una frazione di Scicli che si affaccia sul mare con la stessa riservatezza di chi non ha niente da dimostrare. Le barche dei pescatori ormeggiate lungo la riva o tirate in secco sono la testimonianza di un’attività che continua da generazioni, quasi ignara del turismo che negli ultimi anni ha portato nuova attenzione su questo tratto di costa ragusana. La fotografia ferma questo equilibrio fragile: tra la vita di mare e il cambiamento che avanza, tra la tradizione e il resto del mondo.


“Sampieri è il posto che ami trovare quando hai smesso di cercare qualcosa di famoso.”
Scala dei Turchi, la marna bianca e il mare
La Scala dei Turchi è una formazione di marna bianca che precipita sul mare con una logica propria, quasi scultorea, quasi artificiale. Le gradinate naturali create dall’erosione marina e atmosferica hanno dato il nome al luogo: i pirati saraceni, si dice, vi salivano per sbarcare sulla costa agrigentina. La fotografia mostra la roccia nella sua luce ideale — quella bianca, abbacinante, che contrasta con il blu petrolio del Mediterraneo. È uno dei paesaggi più iconici di Sicilia, e questa fotografia capisce perché senza bisogno di spiegarlo.


“La Scala dei Turchi è una di quelle cose che vedi in fotografia e pensi siano esagerate. Poi ci vai e capisci che non lo erano abbastanza.”
Taormina, i giardini pubblici
La statua degli amanti
Taormina è stata amata da scrittori, fotografi, aristocratici e re. Ha il privilegio raro di essere all’altezza della sua fama. In questa fotografia, i suoi giardini pubblici e una statua in bronzo che ritrae una coppia. Si tratta di una scultura contemporanea di buon gusto. Giardini, terrazze, il profilo dell’Etna sullo sfondo, il mare in basso. Taormina non è una città, è un belvedere permanente, un luogo dove ogni angolo è già una composizione. La fotografia non fa che confermarlo.

“Taormina ti chiede di essere all’altezza di quello che guardi. Non sempre ci riesci, ma è un buon esercizio.”
Caltagirone, la scalinata di Santa Maria del Monte
La scalinata di Santa Maria del Monte è il simbolo di Caltagirone: 142 gradini rivestiti di maioliche policrome, ciascun gradino decorato con motivi diversi che raccontano la storia della ceramica locale attraverso i secoli. La fotografia la coglie nella sua totalità, la risalita verso la chiesa in cima, i colori che esplodono sulla pietra, l’architettura che incornicia il tutto. Caltagirone è la capitale siciliana della ceramica, un primato che porta con serietà e con orgoglio. Questa scalinata ne è la firma.

“La scalinata di Caltagirone è bella sempre: di giorno con la luce che fa brillare le maioliche, di sera durante l’Illuminazione di agosto, in qualsiasi stagione.”
Ortigia, l’isola nell’isola
Il porto turistico di Ortigia
Ortigia è la parte antica di Siracusa, un’isola collegata alla terraferma da due ponti, sospesa tra il Mediterraneo e tremila anni di storia. Il porto turistico, con le sue barche a vela ormeggiate, il lungomare ordinato, il profilo barocco della città che si specchia nell’acqua, è spesso il primo punto di contatto per chi arriva dal mare. La fotografia mostra questa porta d’accesso con la sua eleganza quotidiana: Ortigia non ha bisogno di esibirsi, basta guardarla.

“Entrare a Ortigia dal porto è come girare una pagina di storia. Non sai bene in quale epoca sei, ma non importa.”
Piazza Duomo
Piazza Duomo è una delle piazze più belle del barocco siciliano — e forse d’Europa. Costruita su un tempio greco del V secolo a.C. le cui colonne doriche sono ancora visibili nelle navate laterali della cattedrale, la piazza è un sovrascrittura millenaria di civiltà. La fotografia la mostra nella sua proporzione perfetta: il selciato chiaro, le facciate barocche che delimitano lo spazio, la cattedrale che chiude la prospettiva con tutta la sua massa serena. Una piazza che non chiede niente e dà tutto.

“Piazza Duomo di Ortigia non ha bisogno di luci serali o di eventi speciali. È spettacolare già così.”
La Fonte Aretusa
La Fonte Aretusa è una sorgente d’acqua dolce che sgorga a pochi metri dal mare, nella parte più meridionale di Ortigia. Nella mitologia greca, Aretusa era una ninfa trasformata in fonte da Artemide per sfuggire al dio fluviale Alfeo; la sorgente è circondata da papiri, una delle poche colonie spontanee al di fuori dell’Egitto, e da anatre selvatiche che si muovono indifferenti ai turisti. La fotografia mostra questo luogo incredibile nella sua dimensione reale: non un monumento, ma una sorgente viva, che scorre da sempre e per sempre.

“La Fonte Aretusa è il posto in cui smetti di fare il turista e cominci a credere ai miti.”
Le cartoline si mandano quando si è già andati via. Ma queste, forse, si mandano per dire: vieni, c’è ancora qualcosa da vedere. © Giuseppe Cianci
Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
