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Carlentini: la città inespugnabile fondata da Carlo V per difendere la Sicilia

Carlentini: la fortezza di Carlo V tra storia e barocco

Nel 1551 il viceré Giovanni De Vega fondò sul colle Meta un centro abitato strategico, chiamato Carleontini in onore di Carlo V d’Asburgo: la Lentini di Carlo. Progettata come fortezza contro le incursioni turche, Carlentini è cresciuta mantenendo intatto il suo impianto a scacchiera e una serie di chiese che meritano più attenzione di quanta gliene venga riservata.

Carlentini non nasce per caso e non nasce per amore, come Paceco. Nasce per necessità strategica, militare, in un momento in cui il Mediterraneo era un campo di battaglia permanente tra la flotta di Carlo V d’Asburgo e quella di Solimano il Magnifico. Siamo nel 1551, e le coste orientali della Sicilia vivevano nell’ansia cronica delle incursioni turche. Il viceré Giovanni De Vega, uno degli uomini più capaci che la corona spagnola abbia mai inviato nell’isola, decise di rinforzare il sistema difensivo costiero. Sul colle chiamato Meta, che dominava con lo sguardo il mare, l’Etna, la pianura catanese e le coste calabresi, fece costruire una città nuova.

L’ingegnere incaricato del progetto fu Pietro di Prato, e il piano che elaborò era quello di una vera e propria fortezza urbana: impianto a scacchiera con strade parallele e perpendicolari, cinta muraria con porte e torrioni, una via principale che attraversava il tutto da nord a sud. Alcune di queste mura e torrioni esistono ancora, visibili nei pressi di Piazza Malta. Il nome che fu scelto per il nuovo insediamento era Carleontini, la Leontinoi di Carlo: un omaggio esplicito all’imperatore che aveva autorizzato e finanziato la fondazione. Nel tempo il nome si è storpiato in Carlentini, come lo conosciamo oggi.

La posizione strategica e le mura del Cinquecento

La scelta del colle Meta non fu casuale. A 200 metri sul livello del mare, con una vista a trecentosessanta gradi che nelle giornate limpide arrivava fino alle coste calabresi, la posizione di Carlentini era quella ideale per un posto di avvistamento. Le mura che circondavano la città erano spesse e dotate di bastioni angolari, un sistema difensivo che rifletteva le più avanzate concezioni dell’architettura militare del Cinquecento, quella degli ingegneri spagnoli e italiani che avevano rivoluzionato la fortezza medievale sostituendo le torri circolari con i bastioni pentagonali in grado di resistere all’artiglieria.

Nel corso del XVI secolo Carlentini fu effettivamente messa alla prova. Le incursioni turche sulle coste siciliane erano frequenti e devastanti: borghi interi venivano saccheggiati, la popolazione fatta schiava. La reputazione di inespugnabilità che Carlentini si guadagnò in quei decenni non era solo propaganda: la città resistette alle minacce, fu un punto di riferimento per la popolazione della zona in cerca di rifugio, e contribuì alla difesa di Catania, Augusta e Siracusa come aveva nella sua progettazione originaria. Nel 1639 un terremoto scosse la città senza però distruggerla. Fu il sisma del 1693, quello stesso che rase al suolo Lentini e tutta la Sicilia orientale, a costringere a una ricostruzione quasi totale.

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La Chiesa Madre: tre secoli per completarla

La Chiesa Madre dell’Immacolata Concezione è l’edificio più longevo di Carlentini nel senso letterale del termine: la sua costruzione iniziò nel 1551, nell’anno stesso della fondazione della città, e non fu completata fino al 1913 con il termine della facciata esterna. Trecentosessantadue anni per portare a termine una chiesa. È un caso che non ha molti paralleli in Sicilia, e si sente: l’edificio porta addosso i segni di stili architettonici diversi che si sono sovrapposti nel tempo, dal barocco delle navate laterali al neoclassicismo delle colonne della navata centrale, dalla torre campanaria ultimata nel 1933 alla cuspide rivestita in ceramiche di Caltagirone.

All’interno, la Cappella di Santa Lucia custodisce le reliquie della patrona, e il grande organo a canne del 1941 è uno degli strumenti più pregiati delle chiese della provincia di Siracusa. La storia della chiesa è anche la storia della città: ogni aggiunta, ogni modifica, ogni restauro racconta un momento preciso del percorso di Carlentini, dalla fortezza cinquecentesca alla cittadina tranquilla di oggi.

La Chiesa di San Sebastiano

La foto che accompagna questo articolo mostra la facciata della Chiesa di San Sebastiano, e già dall’immagine si capisce che non è un edificio qualsiasi. La facciata barocca è un tripudio di sculture, statue, fregi, decorazioni che ricoprono ogni superficie disponibile con una generosità quasi barocca nel senso etimologico del termine: eccessiva, opulenta, meravigliosa. Statue di santi occupano le nicchie dei due ordini sovrapposti, angeli e putti si affacciano tra i cornicioni, e in cima il campanile si alza con quella leggerezza che la pietra calcarea calcarea riesce a dare quando è lavorata da mani capaci.

La chiesa è ad unica navata e conserva sopra l’altare maggiore, in una cappella laterale, il simulacro settecentesco di San Sebastiano: il santo martire romano, trafitto dalle frecce, è il protettore tradizionale contro la peste e le epidemie, e il culto a Carlentini ha radici profonde che risalgono agli anni delle grandi pestilenze del Seicento. La sua festa si celebra con una processione che percorre le vie del centro storico in uno dei momenti più sentiti della vita religiosa della comunità.

La Chiesa del Carmine e l’Abbazia di Roccadia

La Chiesa del Carmine Santa Maria degli Angeli è l’altra grande testimonianza architettonica di Carlentini, con il suo portale cinquecentesco che sopravvisse anche al terremoto del 1639 e che è uno dei rari esempi di architettura rinascimentale rimasti intatti nel territorio. Il chiostro annesso, con i suoi pilastri di pietra, è un luogo di quiete che non ti aspetti di trovare nel mezzo della città. L’organo a canne del 1742 è considerato uno dei più belli della provincia di Siracusa.

Qualche chilometro fuori dal centro si trovano i resti dell’Abbazia di Santa Maria di Roccadia, fondata dai Cistercensi nel 1176 e completamente distrutta dal terremoto del 1693. Quello che rimane è la piccola chiesa conventuale, restaurata dopo il terremoto del 1990, custode di una delle immagini più antiche e venerate del territorio: un’icona della Madonna con il Bambino che tiene in mano un melograno, che la tradizione vuole donata da re Ruggero II ai monaci al momento della fondazione.

Le arance e il legame con Lentini

Carlentini condivide con Lentini e Francofonte la produzione dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP, il prodotto che più di ogni altro ha trasformato il paesaggio di questa zona della Sicilia orientale. Gli agrumeti che circondano la città per chilometri sono tra i più produttivi dell’isola, e ogni inverno i frutti che maturano sulle piante sono un’attrazione in sé: il rosso dei tarocchi, la dolcezza delle moro, il profumo che si diffonde nell’aria quando le arance cadono sull’erba bagnata di rugiada. La sagra dei Sapori Antichi, che si tiene ogni anno a settembre, celebra questi prodotti insieme alle altre specialità locali.

Il legame tra Carlentini e Lentini va oltre la vicinanza geografica e la produzione agricola condivisa. Le due città sono gemelle per storia: Carlentini nasce come costola di Lentini, il suo nome porta quello dell’antica polis greca trasformato in omaggio imperiale, e nei secoli le due comunità hanno costruito un’identità comune che si manifesta anche nella devozione condivisa ai Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, i cui luoghi di culto si trovano nel territorio di Lentini ma la cui venerazione è radicata altrettanto profondamente a Carlentini.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

Come arrivare: Carlentini è a 7 km da Lentini e circa 45 km da Siracusa. In auto dalla SS194 o dalla SS385. Il centro storico è accessibile a piedi dal parcheggio in Piazza Malta.

Chiesa di San Sebastiano: Via dei Vespri 71. Aperta per le funzioni religiose; chiedere in sacrestia per visita fuori orario.

Chiesa Madre: in Via Roma, nel centro storico. Aperta tutti i giorni. La torre campanaria con la cuspide in ceramica di Caltagirone si vede da tutta la piazza principale.

Abbazia di Roccadia: in Via Marconi. La piccola chiesa è aperta al culto. L’icona della Madonna con il melograno si trova nell’unica navata.

Festa patronale Santa Lucia: l’ultima domenica di agosto. La processione con la Sacra Reliquia parte dalla Chiesa di Sant’Anna e raggiunge la chiesa di Roccadia.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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