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Bivona: il borgo che fu primo ducato di Sicilia e custodisce il culto più antico di Santa Rosalia

  • Sicilia
Bivona, il borgo che fu primo ducato del Regno di Sicilia

Nell’alta valle del fiume Magazzolo, tra i Monti Sicani e i giardini di pesco che profumano l’aria d’estate, Bivona custodisce una storia che poche guide raccontano per intero: radici arabe, una comunità ebraica medievale, quaranta chiese costruite in un borgo piccolo come un fazzoletto e una pesca che l’Unione Europea ha deciso di proteggere.

Bivona non è solo un borgo da vedere. È un luogo da leggere, strato per strato.

Ci sono borghi che sembrano piccoli finché non si comincia a grattare la superficie. Bivona è uno di questi. Poco più di tremila abitanti, ottantanove chilometri quadrati di territorio incastonato tra i Monti Sicani, a sessantaquattro chilometri da Agrigento lungo la Statale 118. Un paese che al primo sguardo sembra uno dei tanti borghi dell’entroterra siciliano: strade strette, chiese di pietra, il silenzio pomeridiano, qualche anziano seduto all’ombra. Ma basta fermarsi un po’ di più, basta iniziare a fare domande, e la storia comincia a uscire dalle pietre con una densità che sorprende.

Bivona ha avuto radici arabe, una comunità ebraica medievale con tanto di sinagoga, più di quaranta edifici sacri costruiti in un centro abitato che non ha mai superato i ventimila abitanti, il culto più antico documentato in Sicilia di Santa Rosalia, il titolo di primo ducato dell’intero Regno di Sicilia per volontà di Carlo V, e una pesca con il marchio IGP che i bivonesi considerano, con qualche ragione, tra le più buone del mondo. Non è male per un borgo che la maggior parte dei turisti attraversa senza fermarsi.

Bivona ha avuto un ducato prima di quasi tutte le città siciliane. Eppure è rimasta un borgo. Ed è esattamente per questo che vale il viaggio.

Le origini: tra Siracusani, Arabi e Normanni

Le origini di Bivona sono oggetto di dibattito tra gli storici, e il dibattito stesso dice qualcosa sull’età e sulla complessità del luogo. Alcuni studiosi la vorrebbero fondata dai Siracusani con il nome di Hipponium, ipotesi suggestiva ma non definitivamente documentata. Ciò che è certo è che i primi documenti storici risalgono al 1160, quando Bivona risulta attestata come semplice casale abitato da popolazione musulmana ai tempi di Re Ruggero II di Sicilia e dei suoi successori Guglielmo I e Guglielmo II. La presenza araba nel territorio non è solo documentaria: lascia tracce profonde nel dialetto locale, nella toponomastica del territorio e in alcune strutture architettoniche del centro storico, tra cui le volte ad arco che i bivonesi chiamano ancora oggi con il termine dialettale xanèe, le tipiche volte arabe che abbelliscono i crocicchi delle vie del centro storico.

Con la fine del dominio arabo e l’arrivo dei Normanni, Bivona entra nella rete feudale della Sicilia medievale. All’inizio del XIV secolo l’ammiraglio genovese Giovanni Corrado De Aurea vi fa costruire un castello attorno al quale si struttura il primo nucleo urbano vero e proprio. Di quel castello oggi restano solo i ruderi, ma la sua posizione dominante sulla valle del Magazzolo racconta ancora la logica difensiva e di controllo che aveva guidato la scelta del sito. Nella seconda metà del Duecento Bivona diventa possesso feudale ed entra in un periodo di crescita che la porterà, nel corso del Quattrocento, a essere uno dei principali centri abitati della Sicilia centro-meridionale.

La storia medievale di Bivona è anche la storia di conflitti tra le grandi famiglie feudali siciliane. I Perollo di Sciacca e i De Luna si contendono il feudo con una rivalità che lascia tracce nei documenti e nelle cronache dell’epoca. All’inizio del Quattrocento il feudo passa definitivamente ai De Luna, famiglia aragonese di grande influenza politica nel regno, che lo terrà per oltre due secoli. È Pietro de Luna che nel 1530 ottiene dall’imperatore Carlo V il titolo di duca di Bivona. E nel 1554, con un atto che trasforma definitivamente la storia del borgo, Carlo V eleva Bivona al rango di ducato, il primo dell’intero Regno di Sicilia, conferendole al contempo il titolo di città. L’investitura passerà poi ai nobili Moncada nel 1621.

La comunità ebraica: la giudecca e il soprannome che resiste

Una delle pagine meno conosciute e più affascinanti della storia di Bivona è quella della sua comunità ebraica medievale. Nel XV secolo Bivona ospitava una giudecca, il quartiere ebraico, con una comunità che nel 1454 contava più di quaranta famiglie, numero sufficiente per l’istituzione di una sinagoga locale. Di quella sinagoga restano oggi pochissime tracce, ma la presenza ebraica ha lasciato un segno nella memoria collettiva del borgo in modo insolito e duraturo.

I bivonesi vengono ancora oggi chiamati dai paesi vicini con il soprannome di judè, giudei. L’origine del soprannome è doppia: da un lato la memoria dell’antica comunità ebraica, dall’altro un’antica tradizione religiosa ormai perduta. Bivona era solita portare in processione un Crocifisso in legno ebanizzato il primo venerdì dopo Pasqua, a una settimana di distanza dalla Settimana Santa. I paesi vicini commentavano con una canzoncina in dialetto: Vivunisi judè, ca doppu na simana Lu mittistivu ncruci arrè, cioè Bivonesi giudei, che dopo una settimana l’avete messo nuovamente in croce. La comunità ebraica fu espulsa nel 1492, con l’editto di espulsione degli Ebrei dai territori della Corona di Spagna. Il soprannome, però, è rimasto.

A Bivona il soprannome di giudei è diventato un’identità. La storia, quando è abbastanza lunga, smette di essere una ferita e diventa un carattere.

Santa Rosalia: il culto più antico di Sicilia

Tra tutte le storie che Bivona custodisce, quella legata a Santa Rosalia è forse la più sorprendente per chi conosce la santa soprattutto attraverso il culto palermitano. La tradizione religiosa bivonese sostiene, con documenti che gli studiosi considerano attendibili, che Bivona ospiti il culto più antico di Santa Rosalia documentato in Sicilia. La vergine palermitana, nata intorno al 1130 e morta verso il 1170, avrebbe vissuto gran parte della sua vita eremitica proprio sulle montagne di Bivona, in una grotta del territorio locale, prima di trasferirsi sul Monte Pellegrino a Palermo dove morì.

Nel 1575 una pestilenza devastante colpisce Bivona. Secondo la tradizione locale, l’intercessione di Santa Rosalia pone fine all’epidemia, e da quel momento la santa viene proclamata patrona del borgo. È un culto che precede di decenni quello palermitano: Palermo adottò Santa Rosalia come patrona nel 1625, dopo che le sue reliquie, ritrovate sul Monte Pellegrino, avevano posto fine a un’altra peste. Nella Chiesa di Santa Rosalia di Bivona è custodita la statua della Santuzza insieme ai resti di quella che la tradizione chiama la sacra quercia della grotta di Bivona, il luogo del suo eremitaggio. Il quattro settembre di ogni anno la processione della vara di Santa Rosalia attraversa le vie del borgo, con le bande musicali e i fuochi d’artificio che chiudono i festeggiamenti.

Quaranta chiese in un borgo: il patrimonio sacro di Bivona

C’è una cosa che colpisce chiunque visiti Bivona con un po’ di attenzione: il numero di edifici religiosi in rapporto alle dimensioni del centro abitato. Nella sua storia il borgo ha ospitato più di quaranta edifici sacri, una quarantina di ordini e istituti religiosi, e chiese che i bivonesi stessi descrivono come piccoli musei per la ricchezza delle opere d’arte che contengono. Non è comune per una comunità che non ha mai superato i ventimila abitanti.

Il monumento più fotografato e più amato di Bivona è il Portale Chiaramontano, unica testimonianza sopravvissuta dell’antica Chiesa Madre, distrutta da un terremoto. Il portale, databile intorno al Trecento, è uno splendido esempio di architettura gotica chiaramontana, lo stile elaborato dalla potente famiglia Chiaramonte che dominò la Sicilia tra il XIV e il XV secolo. Le sue decorazioni scolpite con motivi geometrici e floreali intrecciati restituiscono l’immagine di una città che al suo apice sapeva richiamare artigiani e artisti di grande qualità.

La Chiesa Madre attuale, a navata unica, fu eretta nel corso del XVII secolo per volontà dei Gesuiti, che a Bivona avevano stabilito un collegio promosso dallo stesso Ignazio di Loyola. All’interno è conservata la statua marmorea della Madonna della Candelora, opera della scuola del Gagini, la famiglia di scultori palermitani che tra il Quattrocento e il Cinquecento ha lasciato le sue opere in quasi tutte le chiese siciliane. Il Convento dei Cappuccini, appena fuori dal centro abitato, custodisce tele e statue di notevole pregio e è legato alla figura di San Bernardo da Corleone, frate cappuccino vissuto tra il 1605 e il 1667 e canonizzato nel 2001, il cui cammino spirituale tocca i luoghi dei Monti Sicani. Il settecentesco Torre dell’orologio, infine, sovrasta la piazza principale con una presenza discreta ma autorevole che è diventata simbolo visivo del borgo.

La Pesca di Bivona IGP: quando un frutto diventa identità

Nessun racconto di Bivona può essere completo senza fermarsi sulla pesca. Non una pesca qualsiasi: la Pesca di Bivona, riconosciuta con il marchio IGP, Indicazione Geografica Protetta, dall’Unione Europea, che certifica la sua origine e le sue caratteristiche irriproducibili al di fuori di questo specifico territorio.

Il microclima dell’alta valle del Magazzolo, con le escursioni termiche tra il giorno e la notte, l’abbondanza d’acqua dei Monti Sicani e la tradizione di coltivazione affinata nei secoli, produce una pesca dalla polpa densa e succosa di colore bianco crema con accenni rossastri, dal sapore dolce e leggermente aromatico che i bivonesi descrivono con un orgoglio che non è campanilismo ma semplice constatazione. La produzione annuale si aggira intorno alle 2.500 tonnellate. I giardini di pesco che circondano il paese sono spettacolari in primavera, quando la fioritura rosa e bianca copre i versanti collinari, e carichi e profumati in estate, quando le pesche raggiungono la maturazione piena.

Ogni anno ad agosto la Sagra della Pesca trasforma le piazze e le vie di Bivona in un’esposizione del frutto e dei prodotti che ne derivano: marmellate, sciroppi, dolci, gelati, liquori. È uno di quei momenti in cui una comunità si riconosce in ciò che produce, e lo fa con una generosità che chi viene da fuori percepisce immediatamente.

La Pesca di Bivona è protetta dall’Unione Europea. Ma la vera protezione è quella dei bivonesi, che la coltivano da secoli con la stessa cura con cui si custodisce qualcosa di prezioso e irripetibile.

Le tradizioni: San Giuseppe, il Carnevale e i xanèe

Oltre alla festa di Santa Rosalia e alla sagra della pesca, il calendario civile e religioso di Bivona è scandito da appuntamenti che mostrano la continuità di tradizioni antiche. Il 19 marzo, per la festa di San Giuseppe, è tradizione visitare le tavolate offerte dalle famiglie del borgo come voto o richiesta di grazia al santo. Le tavole sono imbandite con dolci, pietanze e il pane modellato in forme simboliche che variano di famiglia in famiglia, secondo codici tramandati oralmente. È una tradizione viva, partecipata, che coinvolge l’intera comunità e che accoglie anche i visitatori con quella naturalezza tipica dei borghi che non hanno ancora imparato a distinguere tra residenti e turisti.

Il Carnevale Bivonese è un altro appuntamento sentito, con la sfilata dei carri allegorici e dei gruppi mascherati che animano le vie del centro per i giorni di festa. E poi ci sono i xanèe, le volte ad arco che si trovano nei crocicchi delle vie del centro storico, eredità diretta dell’architettura araba medievale. Non sono monumenti nel senso convenzionale del termine: sono elementi funzionali integrati nel tessuto urbano, che danno al centro storico di Bivona una qualità spaziale particolare, una sensazione di protezione e ombra che nei pomeriggi siciliani d’estate vale più di qualsiasi museo climatizzato.

L’arte e la cultura: lo scultore, la biblioteca e la casa museo

Bivona ospita la Casa Museo Carmelo Cammarata, dedicata allo scultore locale vissuto tra il 1924 e il 1999, le cui opere sono realizzate secondo tecniche tipiche della scultura siciliana. È uno di quei piccoli musei che si trovano nei borghi italiani e che contengono, nelle dimensioni di poche stanze, una storia artistica autentica e profondamente radicata nel territorio. La Biblioteca Comunale Romano Cammarata, aperta al pubblico, è un punto di riferimento culturale per la comunità e per il territorio circostante. Bivona ospita inoltre la casa editrice Cammarata Editore, attiva dal 2001, che pubblica testi di narrativa e ha una collana dedicata alla multimedialità: un’iniziativa culturale insolita per un borgo di queste dimensioni, che dice qualcosa sulla vivacità intellettuale di questa comunità.

La Piazza San Giovanni, nel cuore del centro storico, funge da terrazza naturale su tutta la valle: da lì si gode il panorama del territorio bivonese, della diga Castello sulle acque del Magazzolo, della catena dei Monti Sicani e di alcuni paesi limitrofi. È uno di quei posti che non hanno bisogno di didascalie. Ci si siede, si guarda, e la Sicilia interna si spiega da sola.

Come arrivare e quando visitare

Bivona si trova in provincia di Agrigento, raggiungibile da Agrigento percorrendo la Statale 118 per circa sessantaquattro chilometri. Da Palermo si scende verso sud attraverso Corleone e poi si segue la provinciale attraverso i Monti Sicani. Da Catania si può raggiungere attraverso la A19 fino a Enna, poi verso Caltanissetta e infine risalendo verso i Sicani. La strada che sale verso Bivona attraversa paesaggi di grande bellezza, con i vigneti e gli uliveti dei versanti bassi che lasciano progressivamente il posto alle querce e ai castagneti delle quote più alte.

Il periodo migliore per visitare Bivona dipende da cosa si cerca. In primavera la fioritura dei pescheti trasforma il paesaggio intorno al borgo in qualcosa di spettacolare, e le temperature permettono di camminare con piacere tra i sentieri del territorio. In agosto la Sagra della Pesca è l’occasione per conoscere il borgo nella sua versione più animata e accogliente. Il quattro settembre la processione di Santa Rosalia offre uno sguardo diretto su una tradizione religiosa che a Bivona non è mai stata folklore: è ancora devozione vera, partecipata con un’intensità che sorprende chi viene da fuori. In autunno il paesaggio si ammanta dei colori delle foreste dei Sicani, e il borgo ritrova la sua dimensione quotidiana, quella in cui è più facile capire com’è davvero.

Bivona non è un borgo che si consuma in un’ora. È un borgo che chiede di fermarsi, di entrare in una chiesa, di sedersi in piazza, di assaggiare una pesca, di fare una domanda a qualcuno del posto e di aspettare la risposta. Quel tipo di viaggio in Sicilia si sta facendo sempre più raro. E per questo vale sempre di più.

Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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